Newsletter#47 Speciale Referendum - Se non voti, decidono gli altri

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#47

Per il referendum costituzionale si vota domenica 22 marzo, dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo, dalle 7 alle 15. Per votare basta presentarsi nel proprio seggio con tessera elettorale e documento: non c’è quorum, ogni voto è decisivo.

Se non voti, decidono gli altri


È arrivato il momento. Il 22 e 23 marzo 2026, si vota il referendum costituzionale sulla giustizia.

Non è un passaggio come gli altri. Non solo per il tema - che riguarda uno dei pilastri dello Stato di diritto - ma anche per le modalità: trattandosi di un referendum confermativo, non è previsto quorum. La riforma sarà approvata o respinta sulla base dei voti validi.

Questo significa che ogni voto conta davvero.

Sappiamo bene che, anche tra persone che condividono valori e battaglie comuni, su questo tema possano emergere sensibilità diverse. È giusto che sia così. Quando si parla di giustizia, istituzioni e regole democratiche, è naturale interrogarsi con particolare attenzione.

Proprio per questo vogliamo partire dal merito.

 


 

Il merito della riforma

Oggi la magistratura è organizzata come un unico ordine: giudici e pubblici ministeri condividono la stessa carriera e sono governati dallo stesso organo.

La riforma interviene su questo assetto con tre scelte precise.

La prima è la separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica. Non cambiano le funzioni, ma si introduce una distinzione ordinamentale chiara, coerente con un processo accusatorio.

La seconda è la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti, ciascuno competente per la propria carriera. Non cambia l’equilibrio tra membri togati e laici, ma cambia il meccanismo di selezione, con l’obiettivo di ridurre il peso delle correnti.

La terza è l’istituzione di una Alta Corte disciplinare autonoma, separando chi governa le carriere da chi giudica le responsabilità.

Il punto di fondo è rafforzare la terzietà del giudice, rendendo più chiari i ruoli e più credibile il sistema.

E c’è un chiarimento essenziale: non cambia l’indipendenza della magistratura, né l’obbligatorietà dell’azione penale .
Non c’è alcuna subordinazione al potere politico, né alcuna modifica delle regole del processo per i cittadini.

 


 

Perché riguarda tutti

Questa non è una riforma tecnica, ma una riforma che incide sulla fiducia dei cittadini nella giustizia. Perché senza un giudice percepito come davvero terzo, il giusto processo resta incompiuto.

Come ha scritto Francesco Hellmann, Tesoriere nazionale del PLD:

«Il referendum del 22 e 23 marzo è molto più di un voto: è una scelta di libertà. Da troppo tempo il sistema giustizia in Italia fatica a garantire ciò che invece dovrebbe essere un pilastro fondamentale: un giudice davvero terzo e imparziale.»

È anche una questione di responsabilità e merito, perché oggi - come ha osservato Basilio Milio, del Comitato Giustizia Sì, «il merito di tanti magistrati viene mortificato dalle degenerazioni correntizie».

Ridurre il peso delle correnti, distinguere le funzioni, separare i ruoli: sono scelte che vanno tutte nella stessa direzione, quella di una giustizia più credibile e più equa.

 


 

Non si vota su un governo

Una parte del dibattito si è concentrata su un punto diverso: la sfiducia verso chi ha promosso questa riforma.

È una posizione comprensibile, ma non può essere il criterio decisivo. Perché qui non si vota su un governo. Si vota su un assetto istituzionale.

Condividiamo le parole di Emanuela Pistoia, del Comitato Giustizia Sì: «fidiamoci dello stato di diritto e dei contenuti di questa riforma, che è liberale nonostante chi l’ha proposta non lo sia».

Guardare alle norme significa riconoscere che questa riforma non limita l’autonomia dei magistrati, ma interviene su meccanismi che nel tempo hanno prodotto distorsioni evidenti.

 


 

Cosa fare adesso

Il primo passo è semplice: partecipare.

Il 22 e 23 marzo andiamo a votare.
Perché in questo referendum ogni voto è determinante.

Se sei indeciso, fermati sul merito:
leggi, confrontati, valuta senza pregiudizi. Non per appartenenza, ma per convinzione.

Se sei già convinto, fai un passo in più:
parlane, condividi, coinvolgi. Porta qualcuno a votare con te.

Perché in un referendum senza quorum, la differenza la fanno le persone che si attivano.

 


 

Una campagna fatta di persone

Il Comitato Giustizia Sì vuole innanzitutto dire grazie a tutte le volontarie e i volontari che, in queste settimane, hanno contribuito a portare questa campagna nelle piazze, nei territori, nelle discussioni quotidiane.

Un impegno fatto di tempo, confronto e responsabilità, che ha reso possibile un dibattito vero su un tema complesso e spesso divisivo.
Termina una campagna segnata anche da una apparente contrapposizione tra politica e magistratura, spesso raccontata come se qualsiasi intervento fosse un attacco a un potere “buono” per definizione e dunque indiscutibile. Ma non è una sfida tra politica e magistratura. È una discussione su come rendere la giustizia più credibile e più equilibrata.

La riforma interviene su un assetto che risale all’ordinamento del 1941 e che, nonostante fosse già allora considerato provvisorio, è rimasto sostanzialmente invariato per decenni. Come osserva Giammarco Brenelli, Presidente del Comitato Giustizia Sì, «da allora sono passati 79 anni»: una continuità che nel tempo ha consolidato anche dinamiche interne — in particolare il peso delle correnti — che incidono sulla gestione delle carriere.

È su questo punto che la riforma interviene: distingue in modo più netto chi accusa da chi giudica, separa le funzioni di governo delle carriere da quelle disciplinari e contribuisce a rafforzare il giudice, sottraendolo a meccanismi che possono indebolirne la credibilità.

È un passaggio coerente con l’evoluzione del processo penale e con il principio del giusto processo previsto dall’articolo 111 della Costituzione. Non a caso, nelle parole di Brenelli, «la Riforma conclude il percorso del processo liberale».

Il 22 e 23 marzo, quindi, andiamo a votare.
E portiamo convintamente anche un nelle urne.

 


 

PLD TALKS: LE LIVE DEL PARTITO

PLD Talks è lo spazio settimanale del Partito Liberaldemocratico dedicato al confronto sui temi che contano davvero: economia, istituzioni, diritti civili.
Senza slogan, senza tifoserie. Solo idee, dati e proposte.

📺 Riguarda la puntata del 19 marzo "È il momento di scegliere" su Youtube

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DAI TERRITORI

  • Umbria
    • Perugia: Dibattito organizzato da Azione Umbria e Civici x e Europa Radicale e ORA! Umbria e Partito Liberal Democratico ‘Si al referendum giustizia’ (🔗Sì al referendum sulla giustizia).
  • Toscana
    • Firenze: L'iniziativa promossa da +Europa, Partito Socialista Italiano, Azione, Partito Liberaldemocratico, Radicali Italiani, Libertà Eguale, ORA! e Federazione Giovani Socialisti ‘ Riformisti per il Si’. (🔗Riformisti per il Si).
  • Veneto
    • Verona Le mistificazioni arrivano ogni giorno da destra e da sinistra, togliendo il focus su ciò che davvero conta: il contenuto della Riforma.(🔗Il contenuto della Riforma)
  • Emilia Romagna
    • Rimini Il sorteggio è uno degli elementi qualificanti della riforma perché il Csm (due con la riforma) non è un organo di rappresentanza ma di alta amministrazione.(🔗Il Sorteggio)
  • Campania
    • Napoli Al Referendum giustizia io voto Si (🔗Io Voto Si)

I nostri eventi informativi per il Referendum, in tutta Italia. Queste immagini raccontano incontri e dialoghi, ma soprattutto l’impegno di tante persone che, con dedizione e rispetto, hanno portato il confronto tra i cittadini con toni sempre corretti e costruttivi. (🔗La scelta di oggi può influenzare il futuro della giustizia nel nostro Paese.)

 


 

PARLANO DI NOI

 


 

APPUNTAMENTI

  • SCUOLA DI FORMAZIONE COMPETERE La politica non è improvvisazione. È studio, competenza e responsabilità. Per questo nasce Competere, la scuola di formazione del Partito Liberaldemocratico. Un luogo dove giovani, amministratori e cittadini possono approfondire economia, istituzioni, politiche pubbliche e cultura liberaldemocratica. Perché un Paese migliore non si costruisce con gli slogan, ma con idee solide e persone preparate.(👉 Scuola di Formazione Competere).
  • 26 Marzo - Milano - GOVERNARE LA METROPOLI Questo incontro è il secondo appuntamento del ciclo Milano al Centro – Un Centro per Milano, il progetto del Partito Liberaldemocratico per rilanciare lo sviluppo della città e renderla più accogliente e sostenibile.(👉 GOVERNARE LA METROPOLI).

 


 

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Newsletter#47 - 365 di questi giorni

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#47

Controvento


A un anno dalla fondazione del Partito Liberaldemocratico continuiamo a portare in politica le idee con cui siamo nati: crescita, istituzioni solide e difesa della libertà

Un anno fa nasceva il Partito Liberaldemocratico. Non per aggiungere una sigla al catalogo già affollato della politica italiana, ma per provare a rimettere in piedi una cosa più rara di quanto sembri: una forza che dica la verità sui problemi del Paese senza cercare scorciatoie retoriche.

La verità, del resto, non è complicata. L’Italia cresce poco, investe poco, innova meno di quanto potrebbe e da troppo tempo confonde la protezione con l’immobilismo. In politica si parla molto di redistribuzione e troppo poco di creazione di ricchezza. Si invoca lo Stato, ma ci si dimentica che uno Stato serio non è quello che promette tutto: è quello che funziona, che fa rispettare le regole, che non piega le istituzioni alla convenienza del momento. È da qui che nasce la necessità di una forza liberaldemocratica: dalla constatazione che senza crescita economica, senza istituzioni imparziali e senza libertà effettiva, la democrazia si svuota e resta solo il rumore.

In questo primo anno il Partito Liberaldemocratico ha cominciato a costruire una comunità politica fondata non sulla fedeltà personale, ma sulla condivisione di alcuni principi elementari: responsabilità, concorrenza, merito, Stato di diritto, europeismo, serietà di governo. Non è poco, in una stagione in cui troppi partiti sembrano tenersi insieme per inerzia, per paura di contarsi o per devozione al capo di turno. Il primo anniversario del partito è stato l’occasione per ribadire questo impianto con sobrietà e chiarezza.

Non è casuale che questo passaggio si sia intrecciato con l’avvio di Competere, la scuola di formazione politica del Partito Liberaldemocratico. Domenica 8 marzo, a Roma, presso Spazio Forma, il partito ha scelto di celebrare il proprio primo anno non con una liturgia celebrativa ma con una giornata di studio e confronto: l’intervento del Segretario Nazionale Luigi Marattin, la presentazione dei docenti da parte di Victor Rasetto e del direttore Francesco Ausania, l’avvio di un percorso che vuole prendere sul serio la formazione politica.

Questo è un punto decisivo. La politica italiana soffre non solo per la povertà delle idee, ma anche per la povertà della selezione. Da anni assistiamo a una degradazione delle forme della convivenza pubblica: meno confronto, meno disciplina, meno studio; più tifoseria, più improvvisazione, più conformismo verbale. Si parla continuamente di “partecipazione”, ma troppo spesso si intende una partecipazione senza fatica, senza approfondimento, senza responsabilità. È un errore. Una comunità politica seria non deve soltanto mobilitare consenso: deve formare persone capaci di capire i problemi, di reggere un contraddittorio, di assumere decisioni e di risponderne.

Per questo la formazione non è un’aggiunta ornamentale. È il cuore del problema. Se non ricostruiamo una classe dirigente preparata, abituata a ragionare sui costi delle scelte pubbliche, sulla qualità delle istituzioni, sul rapporto fra libertà economica e coesione sociale, continueremo a oscillare fra demagogia e amministrazione mediocre. E invece la politica, quando funziona, ha un compito molto semplice e molto esigente: creare le condizioni perché i cittadini possano vivere meglio, lavorare meglio, rischiare di più, dipendere di meno dall’arbitrio del potere e dalle inefficienze del sistema.

C’è bisogno del Partito Liberaldemocratico per questo. Per riportare nel dibattito pubblico italiano alcune idee che altrove sarebbero quasi banali e che qui sembrano rivoluzionarie: che la crescita non è una colpa ma una necessità; che le istituzioni valgono se sono neutrali e credibili; che la libertà non è una parola ornamentale ma il presupposto di una società aperta; che il mercato, quando è davvero aperto e regolato bene, è spesso più giusto dei monopoli, delle rendite e delle mediazioni opache; che governare non significa distribuire favori ma produrre condizioni di sviluppo.

Non è un progetto per chi cerca una scorciatoia emotiva. È un progetto per chi pensa che l’Italia abbia ancora bisogno di riforme serie, di rigore intellettuale e di politica adulta. In tempi di semplificazioni aggressive, di leadership costruite sul riflesso istantaneo e di comunità politiche ridotte a curva da stadio, anche questo può sembrare un gesto controvento. Probabilmente lo è. Ma è precisamente per questo che serve.

👉Un anno di PLD: bilancio, identità e prospettive del partito

👉Competere: la scuola di formazione politica del PLD

👉Diritti, autonomia, rispetto: il senso politico dell’8 marzo

 


 

Se non cresce la produttività non crescono i salari

In Italia, appena si pronuncia la parola “salari”, spunta sempre il solito prestigiatore della politica: quello che lascia intendere che basti una norma, un tavolo, una dichiarazione indignata e, zac, gli stipendi salgono. Peccato che la realtà sia più testarda della propaganda: nel 2024 il 10,3% degli occupati era a rischio di povertà lavorativa e, all’inizio del 2025, i salari reali italiani erano ancora inferiori del 7,5% rispetto all’inizio del 2021, il peggior arretramento tra le grandi economie OCSE. Non è un incidente. È il conto presentato da un Paese che da anni preferisce raccontarsi favole invece di fare riforme.

Perché i salari non crescono per grazia ricevuta. Crescono quando cresce la produttività. E qui casca il palco. Secondo l’Istat, tra il 2014 e il 2023 la produttività del lavoro in Italia è aumentata in media dello 0,5% l’anno, contro l’1,1% della media Ue27; e Eurostat certifica che tra il 2005 e il 2024 l’Italia è stata uno dei pochissimi Paesi europei in cui la produttività reale per occupato è addirittura diminuita. Capito il punto? Noi pretendiamo salari tedeschi con una dinamica della produttività che spesso non regge nemmeno il confronto con la media europea. È economia, non cattiveria.

E allora basta con il repertorio del Paese che vuole stipendi più alti ma si scandalizza per tutto ciò che li rende possibili. Il Partito Liberaldemocratico propone un patto per la produttività perché è lì che si decide la partita vera: più contrattazione aziendale, premi di produttività detassati, meno ostacoli alla crescita dimensionale delle imprese, più concorrenza nei servizi. L’Ocse segnala che l’Italia continua a soffrire anche per la sua struttura produttiva frammentata; continuiamo a venerare la micro-impresa come se fosse un totem identitario, e poi ci stupiamo se investe poco, innova meno e paga peggio.

La prova del nove è sempre la stessa: quando si apre davvero il mercato, i cittadini ci guadagnano. L’alta velocità ferroviaria italiana, con l’ingresso della concorrenza, ha prodotto più offerta, più frequenze, servizi più differenziati e prezzi più bassi a vantaggio dei passeggeri. Dove invece si blindano monopoli, rendite e affidamenti senza gara, il risultato è invariabile: servizi peggiori, meno incentivi a innovare e conto finale scaricato su famiglie e imprese. In Italia il problema non è il mercato che esagera. È il contrario: troppo spesso il mercato non lo si lascia nemmeno cominciare. 

👉I salari non si alzano per decreto: la sfida vera è la produttività

👉Treni regionali, basta rendite di posizione: serve il modello della concorrenza

👉Alta velocità sì, pendolari no: il costo dei monopoli ferroviari locali

 


 

Le regole della democrazia non sono una battaglia di parte

Il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026 non riguarda un tecnicismo per addetti ai lavori. Riguarda il sistema operativo del Paese. E i sistemi operativi, a differenza delle liturgie politiche, non sono cose immobili: si aggiornano, oppure si impiantano. La giustizia è una di quelle infrastrutture che interessano tutti, anche chi pensa di non averne mai a che fare. Perché quando funziona male non danneggia soltanto chi finisce in un’aula di tribunale: rende più fragile l’intero ambiente in cui viviamo, lavoriamo, investiamo, firmiamo un contratto, apriamo un’attività, difendiamo un diritto. Il referendum confermativo riguarda la riforma costituzionale sull’ordinamento giurisdizionale, che separa le carriere dei magistrati giudicanti e requirenti, istituisce due distinti organi di autogoverno e una Corte disciplinare dedicata.

Il punto liberale è semplice: chi giudica deve essere davvero terzo rispetto a chi accusa. Non è una formula polemica. È un principio di igiene istituzionale. In una democrazia liberale le regole del gioco non servono a compiacere una parte, ma a garantire che anche il conflitto si svolga dentro un quadro credibile. Quando questo quadro è chiaro, la giustizia non diventa “amica” di qualcuno: diventa più imparziale. E l’imparzialità, in uno Stato di diritto, non è un lusso teorico. È la condizione minima perché i cittadini si fidino delle istituzioni senza doverlo fare per fede. Il senso del Sì, per il Partito Liberaldemocratico, sta qui: rafforzare la distanza tra funzione requirente e funzione giudicante per rendere il sistema più trasparente, più coerente, più affidabile.

La parola giusta, qui, è proprio reliable. In inglese non vuol dire soltanto “affidabile” nel senso blando con cui lo usiamo spesso noi. Vuol dire qualcosa o qualcuno di cui ti puoi fidare perché funziona come deve, in modo prevedibile, stabile, coerente con l’aspettativa che genera. Cambridge la definisce così: qualcosa che può essere trusted or believed perché works or behaves well in the way you expect. E l’etimologia è ancora più istruttiva: reliable viene da rely + -able; e rely risale al francese relier e al latino religare, cioè “legare saldamente”, “tenere insieme”, “vincolare”. Una giustizia reliable, insomma, è una giustizia a cui una società può legare con fiducia le proprie aspettative, perché sa che non cambieranno arbitrariamente a seconda di chi accusa, di chi giudica o del clima del momento.

Ed è qui che la questione smette di essere corporativa e diventa economica e civile. Una giustizia più affidabile significa più credibilità del Paese. Significa che le regole contano davvero. Significa che un contratto non è una scommessa, che un contenzioso non è un buco nero, che un investimento non dipende dal grado di opacità del contesto. L’Ocse lo dice senza giri di parole: in Italia la debole efficienza del sistema giudiziario contribuisce alla bassa crescita della produttività, indebolendo investimenti privati e crescita delle imprese. E la Commissione europea osserva che, nonostante i miglioramenti, in Italia i tempi dei procedimenti civili e commerciali restano i più lunghi dell’Unione, arrivando ancora a circa sei anni complessivi sui tre gradi di giudizio. Non è un dettaglio. È una tassa occulta sulla fiducia. 

👉Giustizia imparziale, istituzioni più credibili

👉Le regole della democrazia non sono terreno di tifoseria

👉L’intergruppo parlamentare per il Sì al referendum sulla giustizia

👉Quando il dibattito civile vale più della delegittimazione

👉Più equilibrio tra accusa e giudice, più fiducia nelle istituzioni

 


 

La libertà non è mai un fatto locale

Su questo intervento si può discutere. Anzi: si deve discutere. Si possono discutere i mezzi, i limiti, i costi, gli effetti non voluti. Nessuna persona ragionevole ama la guerra. Ma una discussione seria non può cominciare da una rimozione. E la rimozione, qui, sarebbe fingere che prima del conflitto l’Iran fosse soltanto un dossier geopolitico. Non era così. L’ONU parla di una crisi dei diritti umani già segnata da una repressione istituzionalizzata “a livelli senza precedenti”, con violazioni che possono arrivare ai crimini contro l’umanità; già nel 2025 la missione ONU documentava sorveglianza crescente, persecuzione di donne e ragazze, intimidazioni, processi iniqui ed esecuzioni contro chi chiedeva diritti e dissenso.

Per questo la situazione iraniana ci riguarda. Non perché dobbiamo coltivare l’illusione infantile che ogni crisi si risolva con la forza. Ma perché per anni abbiamo visto giovani donne e uomini iraniani pagare un prezzo altissimo per un’ambizione che dovrebbe sembrarci elementare: vivere in un Paese più libero. Le proteste seguite alla morte di Mahsa Amini avevano portato in piazza donne e uomini, giovani e anziani; all’inizio del 2026 una nuova ondata di proteste si è poi diffusa in tutte le 31 province, con decine di morti e migliaia di arresti, segno di una crisi di legittimità che il regime non riesce più a coprire con la vecchia miscela di propaganda e repressione. Possiamo davvero voltarci dall’altra parte, come se il massacro civile di quella generazione fosse soltanto un incidente locale?

Questo non obbliga nessuno a diventare tifoso delle bombe. Al contrario. Proprio i dissidenti iraniani ricordano che i bombardamenti, da soli, non rovesciano il regime: serve una sollevazione popolare, serve resistenza interna, serve una società che possa rialzare la testa. Eppure anche questa constatazione non assolve l’indifferenza. Perché nel conflitto in corso, che dura da quasi due settimane, sono morte circa 2.000 persone in Iran; e la stessa missione ONU avverte che la guerra rischia di aggravare una repressione già feroce, soprattutto mentre il regime spegne internet e stringe ancora di più il controllo sulla popolazione civile. Si può dubitare dell’intervento. Non si può fingere che l’alternativa fosse la pace.

Qui torna utile Popper. Il suo paradosso della tolleranza dice, in sostanza, che una società aperta non può tollerare senza limiti chi vuole distruggere la tolleranza stessa. Non è un inno alla guerra. È un avvertimento contro la passività morale travestita da equilibrio. Una democrazia liberale non ha il dovere di amare i conflitti; ha però il dovere di riconoscere e contrastare i regimi che incarcerano, torturano, perseguitano e uccidono chi chiede libertà. Quando questo accade, la neutralità non è quasi mai neutralità: molto più spesso è comodità. E la comodità, in politica estera come nella vita, è spesso il nome educato con cui chiamiamo il voltarsi dall’altra parte.

👉L’Iran e il prezzo pagato da chi chiede libertà

👉Non esiste una neutralità innocente davanti alla repressione

👉Quando una democrazia liberale non può voltarsi dall’altra parte

👉Nessuno ama i conflitti, ma l’indifferenza ha un costo

👉La responsabilità politica di chiamare le cose con il loro nome

 


 

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DAI TERRITORI

  • Emilia-Romagna
  • Piemonte
  • Lazio
    • Frosinone: il PLD esprime pieno sostegno al progetto Piazza Labriola – Isola Verde Digitale, valorizzandone la portata urbana e innovativa. (🔗Pieno sostegno al progetto)  Leggo Cassino
  • Marche
    • Macerata: Cogliandro rilancia il tema della concorrenza e propone la vendita delle farmacie comunali, riportando al centro il dibattito sull’efficienza dei servizi locali. (🔗Vendiamo le farmacie comunali)  Il Resto del Carlino
  • Puglia sulla sanità regionale, Viggiani chiede di uscire dalla propaganda e affrontare il disavanzo con verità e riforme strutturali. (🔗Il disavanzo richiede verità e riforme) ©StatoQuotidiano
  • Trentino-Alto Adige
    • Trento: video dell’intervento di Luigi Marattin a Trento del 2 marzo, nel quadro delle iniziative territoriali del partito. (🔗Marattin a Trento – video)  TGR Trentino Alto Adige
  • Friuli Venezia Giulia
    • Trieste: Doglia e Tronchin intervengono sul tema di guerra ed energia, invitando a evitare allarmismi sul gas e a mantenere alta l’attenzione sui carburanti. (🔗No allarmismi sul gas)  Trieste Cafe
  • Toscana

 


 

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Newsletter#46 - Il problema dell’Italia

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#46

Se non produci ricchezza, distribuisci debiti


Il vero problema dell’economia italiana non è lavorare troppo ma produrre troppo poco. Senza produttività non esiste redistribuzione sostenibile. È ora di invertire la rotta

Negli ultimi giorni il dibattito politico si è concentrato sulla proposta di ridurre l’orario di lavoro a parità di salario. È una proposta che parte da un presupposto semplice: l’innovazione tecnologica aumenterebbe la produttività e permetterebbe quindi di lavorare meno mantenendo lo stesso livello di reddito.

Il problema è che in Italia questo aumento di produttività non si è verificato. Secondo i dati ISTAT, negli ultimi trent’anni la produttività del lavoro è cresciuta in media dello 0,3% all’anno, contro circa l’1,5% della media europea. Cinque volte meno.

In un Paese dove la produttività non cresce, ridurre l’orario di lavoro a parità di salario non significa distribuire meglio la ricchezza. Significa semplicemente crearne meno.

Per questo il Partito Liberaldemocratico propone un grande Patto per la produttività tra forze politiche, sindacali e imprenditoriali. Alcune priorità sono chiare: riformare un sistema di contrattazione collettiva fermo da oltre trent’anni dando più spazio alla contrattazione decentrata; rendere strutturale la detassazione dei premi di produttività e degli aumenti retributivi decisi a livello aziendale; rimuovere gli ostacoli alla crescita dimensionale delle imprese.

La crescita economica richiede anche un altro elemento spesso dimenticato nel dibattito pubblico: mercati aperti e libero scambio. Per un Paese come l’Italia, che vive di esportazioni e integrazione economica, il protezionismo non è una soluzione ma un problema.

Se non torniamo a discutere seriamente di produttività, competenze e competitività internazionale, continueremo a inseguire slogan invece di affrontare il vero nodo della crescita italiana.

👉 Le nostre considerazioni sul rapporto lavoro - salario -produttività richiamate anche da questo articolo su TAG24

👉 Tasse e spesa pubblica

 


 

Le regole della democrazia

In Italia la legge elettorale è stata cambiata più volte negli ultimi trent’anni, spesso a ridosso delle elezioni e sulla base delle convenienze del momento. È un errore. La legge elettorale non è uno strumento tattico: è una scelta che definisce che tipo di democrazia vogliamo essere.

Il Partito Liberaldemocratico lo dice con chiarezza: servono sistemi coerenti. O un proporzionale con soglia di sbarramento e preferenze, oppure un maggioritario a doppio turno di collegio. Gli ibridi tra i due modelli non funzionano, perché finiscono per sommarne i difetti.

Lo stesso principio vale per la giustizia. Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo nasce dall’esigenza di correggere distorsioni che negli anni hanno indebolito la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Anche qui la questione è semplice: rafforzare l’imparzialità e il buon funzionamento delle istituzioni.

Le regole della democrazia non dovrebbero essere oggetto di propaganda o di scontro quotidiano. Dovrebbero essere il terreno comune su cui si confrontano visioni politiche diverse.

👉 Le nostre idee sulla legge elettorale

👉 Il ruolo del Parlamento e quello della Magistratura

 


 

Dalla parte della libertà

In questi giorni siamo scesi in piazza a Roma insieme a tanti cittadini iraniani che chiedono una cosa semplice: poter vivere in libertà.

Le società occidentali, con tutti i loro difetti, restano il miglior sistema che l’uomo abbia costruito per permettere a ciascuno di cercare la propria felicità. Per questo la difesa dei diritti civili, dei diritti umani e della libertà non può essere oggetto di divisione politica.

Il Partito Liberaldemocratico continuerà a sostenere chi combatte per questi valori, in Iran come ovunque nel mondo. Perché le liberal-democrazie non si difendono solo a parole: si difendono anche prendendo posizione.

👉 L'intervento di Luigi Marattin alla manifestazione a Roma

👉 Alcune considerazioni sulla manifestazione

 


 

PLD TALKS: LE LIVE DEL PARTITO

PLD Talks è lo spazio settimanale del Partito Liberaldemocratico dedicato al confronto sui temi che contano davvero: economia, istituzioni, diritti civili.
Senza slogan, senza tifoserie. Solo idee, dati e proposte.

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DAI TERRITORI

  • Campania
    • Salerno: Bruno D’Isanto, operatore sportivo professionista e membro del direttivo del PLD e Antonluca Cuoco, segretario del PLD cittadino denunciano la disorganizzazione, nonché la carenza di spazi e di impianti sportivi.  (🔗 Dove e come si può fare sport?) © SalernoToday
  • Lombardia
  • Emilia Romagna 
  • Puglia

 


 

PARLANO DI NOI

  • Intervista a Marattin sua L’Altra Voce-Il Quotidiano Nazionale. L’attacco all’Iran e le possibili conseguenze sul mondo, l’Europa, Israele, Milei, ma anche politica interna: la legge elettorale, la folle proposta del Pd sul lavoro, le proposte delPartito Liberaldemocratico sulla produttività, le cose che il governo sta facendo bene e quelle che sta sbagliando. (👉 L’Altra Voce-Il Quotidiano Nazionale
  • Riviera. Referendum Giustizia: a Siderno un incontro pubblico per approfondire le ragioni del SÌ. (👉 Riviera
  • Gaiatalia Firenze. Il Partito Liberaldemocratico appoggia convintamente la campagna per il SI al referendum costituzionale sull’ordinamento giudiziario. (👉 Gaiatalia
  • Gazzetta di Manduria. Manduria 2026 il Partito Liberldemocratico ufficializza la candidatura di  Sammarco a Sindaco. (👉 Gazzetta di manduria
  • La Nuova Riviera. Alessandro Maria Bollettini, 29 anni, primo candidato sindaco a San Benedetto (👉 La Nuova Riviera)
  • Carosello informativo Referendum Verona e Rimini. Un carosello semplice ed essenziale per arrivare pronto al voto (👉 Carosello Referendum Verona) (👉 Carosello Referendum Rimini)
  • Comitato Giustiazia Si Marche. La verità sulla riforma della magistratura: perché è giusto votare Si(👉 Giustizia Si Marche)

 


 

APPUNTAMENTI

  • Torino. Il futuro energetico dell’Italia va discusso con dati, scienza e competenze. “Nucleare: oltre la paura”, un confronto tra esperti per parlare di tecnologie, sicurezza e prospettive dell’energia nucleare.(👉 Nucleare oltre la ragione)
  • Salerno. Venerdì 13 marzo nel Palazzo della Provincia di Salerno  un confronto pubblico per parlare di Referendum (👉 Le Ragioni del Si Salerno)
  • Marche. La verità sulla riforma della magistratura: perché è giusto votare Si(👉 Giustizia Si Marche)

 


 

SCUOLA DI FORMAZIONE COMPETERE

La politica non è improvvisazione.

È studio, competenza e responsabilità. Per questo nasce Competere, la scuola di formazione del Partito Liberaldemocratico. Un luogo dove giovani, amministratori e cittadini possono approfondire economia, istituzioni, politiche pubbliche e cultura liberaldemocratica. Perché un Paese migliore non si costruisce con gli slogan, ma con idee solide e persone preparate.(👉 Scuola di Formazione Competere).

 


 

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Newsletter#45 - Manuale minimo per chi vuole fare sul serio

Newsletter

#45

Le fondamenta della libertà


Riformare le istituzioni, formare la classe dirigente: il nostro impegno per un’Italia più forte

Le istituzioni non sono un palcoscenico E la politica non dovrebbe essere una campagna pubblicitaria permanente.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un copione che si ripete: annunci solenni, conferenze stampa, slogan sotto i flash. Poi, settimane dopo, arrivano i testi veri. A volte diversi. A volte ridimensionati. A volte silenziosamente corretti. Quando il dibattito pubblico si fonda sugli annunci e non sulle norme scritte, la legge perde centralità e la propaganda prende il sopravvento. Il Parlamento discute a valle. I cittadini giudicano sulla base delle narrazioni. La fiducia si erode.

Una liberal-democrazia funziona se il primato della legge viene prima del primato della comunicazione: se le regole sono chiare. Se le riforme si discutono nel merito. Se le istituzioni sono più forti degli slogan. 

Funziona anche se la separazione dei poteri non è solo un principio scritto nei manuali, ma una garanzia concreta per i cittadini: chi fa le leggi, chi governa e chi giudica devono essere distinti, autonomi, reciprocamente bilanciati. È questo equilibrio che impedisce agli abusi di diventare sistema.

Non basta indignarsi per il degrado delle istituzioni. Quando serve bisogna avere il coraggio di riformarle. Per questo è importante prima di tutto andare a votare per il referendum: proprio perché questa consultazione non prevede quorum, far sentire la propria voce dà legittimazione maggiore al cambiamento che vogliamo costruire.

In questi mesi stiamo assistendo ad una campagna elettorale vuota, dove gli slogan e la personalizzazione del referendum prevalgono sulla spiegazione dei quesiti. Ma il Referendum non è un voto pro o contro il Governo, bensì un voto sulla Giustizia e la Magistratura, sulla necessità di rendere davvero efficace il processo accusatorio, completando quella riforma che volle proprio un uomo di sinistra, Giuliano Vassalli.

Il fronte del No arruola comici, artisti, intellettuali per portare acqua alla propria narrazione. Noi rispondiamo spiegando con i fatti

👉 Le nostre risposte al fronte del NO

La posizione del PLD sul referendum per la separazione delle carriere è chiara e netta dall’inizio: votare Sì per restituire finalmente al Paese una giustizia davvero indipendente.

 


 

Il giudice deve essere davvero terzo

Significa che chi accusa e chi giudica non appartengono alla stessa carriera. Significa che la legge è davvero uguale per tutti. Significa che il processo non è un confronto tra parti sbilanciate, ma una garanzia per il cittadino.

Oggi in Italia la separazione delle funzioni esiste solo in parte. Ma le carriere restano intrecciate: pubblici ministeri e giudici condividono concorso, organo di autogoverno e progressioni. È un'anomalia che indebolisce la percezione di imparzialità e alimenta sfiducia.

Il referendum sulla separazione delle carriere non è una battaglia contro qualcuno. È una riforma a favore dello Stato di diritto. Due concorsi distinti. Due percorsi professionali autonomi. Un giudice pienamente terzo, come previsto dallo spirito delle riforme del 1988 e del 1999.

In questi giorni circolano semplificazioni e confusioni volute: si parla di “separazione delle funzioni” per evitare di discutere della vera questione. Ma il punto è semplice: chi giudica non deve essere legato, direttamente o indirettamente, a chi accusa

Depotenziare le correnti è una questione che riguarda tutti.

👉 L'intervento di Patrizia De Grazia dei Radicali

Un altro tassello della narrazione del NO è che chi sostiene questa riforma faccia il gioco della destra o ne sia parte. Eppure c’è tutta una fetta della sinistra riformista che voterà SI convintamente e ne sta spiegando le ragioni. Votare SÌ è una battaglia per la libertà, che serve anche a restituire fiducia nella magistratura.

👉 L'intervento di Anna Paola Concia

Ciò che viene raccontato dal fronte del NO per smontare le ragioni della riforma è spesso parziale, incompleto, quando non addirittura falso. In queste settimane noi del PLD stiamo rispondendo punto su punto.

👉 Leggi il post di Luigi Marattin

 


 

La nostra scuola di politica

Le riforme sono indispensabili. Ma da sole non bastano. Le istituzioni funzionano se chi le guida ha competenza, cultura delle regole, senso dello Stato. Se la politica torna ad essere studio, responsabilità, capacità di decidere — non solo comunicazione. 

Per questo è nata COMPETERE, la scuola di formazione politica del Partito Liberaldemocratico.

Vogliamo formare una nuova classe dirigente liberaldemocratica capace di governare processi complessi: economia, giustizia, politica internazionale, organizzazione dello Stato. Con metodo, con rigore, con spirito critico.

In un tempo in cui le liberal-democrazie sono sotto pressione, non possiamo limitarci a difenderle a parole. Dobbiamo prepararci a guidarle. Non basta denunciare il degrado delle istituzioni.
Non basta chiedere riforme.

Serve una generazione pronta a farle funzionare meglio. Serve soprattutto, una generazione che abbia chiaro come per problemi complessi, servono soluzioni complesse. Senza slogan vuoti, né populismi, ma conoscenza reale dei problemi e delle possibili strategie per affrontarli, ciascuna diversa a seconda del contesto.

👉 Il programma della scuola di formazione politica

👉  Guarda il nostro post

 


 

Con l’Ucraina, senza se e senza ma

Quattro anni dopo l’invasione russa, una cosa è chiara: la libertà non è garantita per sempre.Il Partito Liberaldemocratico è stato,e resta, dalla parte dell’Ucraina, senza distinguo. Perché quando una democrazia viene aggredita, la neutralità non è equilibrio: è resa.

In queste settimane siamo scesi in piazza in molte città italiane, accanto alla comunità ucraina, per ribadire che la sovranità e la libertà dei popoli non sono negoziabili.

Le liberal-democrazie si difendono riformando le istituzioni, si difendono anche sostenendo chi combatte per esse. Da questa posizione non ci spostiamo.

👉  Leggi il nostro post

Il PLD era presente alla manifestazione promossa a Roma dalla comunità ucraina e in molte altre piazze italiane dove sono stati ricordati i 4 anni dall’invasione russa.

👉  Il saluto di Marattin alla comunità ucraina

👉  Il Pld alla manifestazione di Roma 👉  Il PLd nelle altre manifestazioni in Italia

 


 

PLD TALKS: LE LIVE DEL PARTITO

PLD Talks è lo spazio settimanale del Partito Liberaldemocratico dedicato al confronto sui temi che contano davvero: economia, istituzioni, diritti civili.
Senza slogan, senza tifoserie. Solo idee, dati e proposte.

📺 Riguarda tutte le nostre live su temi come Nucleare, Difesa Europea, Giovani, Economia e molto altro cliccando qui.

 


 

DAI TERRITORI

 


 

PARLANO DI NOI

  • Il segretario Luigi Marattin in una intervista a Il Foglio parla dell’intervento militare in Iran e non solo: “Rileggere tutti la Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Riserva molte sorprese” (👉 Leggi qui
  • Il PLD con Marattin unico a intervenire positivamente sul board of peace. Ne parla l Riformista (👉 Leggi qui
  • Il Riformista raccoglie la posizione di Giuseppe Gravela, componente della segreteria PLD sul tema del DL Energia (👉 Leggi qui)
  • IL PLD è schierato contro il taglio dei fondi a Radio Radicale. Il segretario Marattin ne parla proprio ai microfoni dell’emittente (👉 Ascolta l'intervista)
  • Sul Corriere Toscano, Luigi Marattin interviene sul tema della spesa previdenziale e spiega come agire senza aumentare il debito pubblico  (👉 Leggi qui)

 


 

APPUNTAMENTI

  • Luigi Marattin, segretario del PLD presenta a Trento il suo libro “La via Liberaldemocratica” (👉 Guarda il post

 


 

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Newsletter#44 - Senza energia non c’è libertà

Newsletter

#44

Liberare energia


La proposta del PLD in materia energetica per bollette più stabili, meno dipendenza e più sicurezza energetica

L’energia è la misura concreta della libertà di un Paese. Senza autonomia e stabilità restiamo vulnerabili a crisi, tensioni internazionali e ricatti geopolitici. Senza energia non c’è libertà. Significa bollette che cambiano ogni volta che esplode una crisi internazionale. Significa imprese che non riescono a programmare investimenti. Significa famiglie che non sanno quanto pagheranno il prossimo inverno. Oggi l’Italia importa oltre il 70% dell’energia che consuma. 

Questa dipendenza si traduce in volatilità dei prezzi, trasferimento di ricchezza all’estero e minore autonomia nelle scelte politiche. Ogni shock internazionale — dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente — si riflette direttamente sulle bollette italiane. Il Partito Liberaldemocratico ha presentato “Liberare Energia”, un piano organico che affronta il problema alla radice. Sicurezza degli approvvigionamenti, stabilità delle bollette, competitività industriale e transizione ambientale non sono obiettivi alternativi: devono procedere insieme. Serve un mix realistico. Rinnovabili sì, ma integrate in un sistema stabile e programmabile. Gas nazionale nella fase di transizione, per ridurre la dipendenza esterna. Mercati più trasparenti e meno distorsioni regolatorie. 

Comunità energetiche efficienti, non solo simboliche, e il ritorno del nucleare di nuova generazione, come fonte programmabile e a basse emissioni, capace di garantire continuità e ridurre la volatilità. Non è una scelta ideologica. È una scelta di responsabilità. L’energia non è un tema per addetti ai lavori. È ciò che permette alle famiglie di vivere con meno incertezza e alle imprese di crescere senza temere la prossima crisi. Per questo servono regole stabili, tempi certi e una strategia di lungo periodo. Perché un Paese che non controlla la propria energia non controlla davvero il proprio destino.

👉 Proposta in materia di Energia

👉 Liberare Energia

 


 

Lo Stato che tassa o lo Stato che governa?

Quando si parla di politica economica, troppo spesso la risposta più semplice è anche quella più immediata: aumentare le tasse per recuperare risorse e dire “abbiamo fatto qualcosa”.

Nel settore energetico questa tentazione è emersa chiaramente con il recente Decreto Energia/Bollette, approvato dal Consiglio dei ministri, che prevede tra le misure urgenti anche un aumento di due punti dell’aliquota IRAP per le imprese del comparto energetico (👉 IRAP)  per il 2026 e il 2027, destinando le maggiori entrate alla riduzione degli oneri di sistema sulle bollette delle imprese non energivore. Intervenire con un aumento di imposte ogni volta che un comparto realizza utili non risolve però il problema strutturale. Quando le banche realizzano profitti elevati, c’è chi propone di tassarle di più Quando un settore cresce, scatta subito l’idea che “stia guadagnando troppo”. 

Questa logica rischia di trasformare lo Stato da regolatore a esattore reattivo. Se esistono distorsioni o rendite di posizione, la risposta non è automatica tassazione: è necessario intervenire con regole migliori e con autorità di regolazione efficaci che garantiscano trasparenza, concorrenza e stabilità dei mercati. 

Se il problema è la concorrenza, si rafforza la concorrenza. Se il problema sono le tariffe, si rivedono le tariffe con criteri chiari. L’aumento dell’IRAP deciso per il comparto energetico è un esempio di come misure episodiche possano essere impiegate per obiettivi specifici, in questo caso, ridurre oneri di sistema alle imprese, ma non possono sostituire una visione strutturale di lungo periodo. Secondo le stime, l’incremento porterà l’aliquota dal 3,9% al 5,9% per le imprese energetiche nel 2026-27, con l’obiettivo di finanziare la riduzione degli oneri per oltre 4 milioni di imprese, ma senza affrontare la fragilità di fondo del mercato energetico italiano.  

La linea liberaldemocratica è chiara: meno interventi episodici, più regole stabili. Lo Stato deve fare meno cose, ma farle bene. Anche, e soprattutto,  quando si parla di energia, banche e settori strategici. La politica economica non è improvvisazione fiscale: è costruzione di un quadro normativo coerente dove tasse, investimenti e concorrenza producano crescita reale, non reazioni emotive.

👉 Aumento IRAP

 


 

Equilibri fragili, decisioni serie

La politica estera richiede serietà di giudizio e realismo, non slogan e semplificazioni. In Medio Oriente il rischio di una nuova escalation è concreto. Nonostante gli sforzi internazionali per stabilizzare la regione, la tregua a Gaza rimane fragile e il tessuto geopolitico è instabile. Il piano negoziato dagli Stati Uniti per la Striscia di Gaza è stato recepito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come documento di legittimazione internazionale, con l’obiettivo di stabilire una forza di stabilizzazione e creare condizioni per la pace.  

Questa iniziativa non è perfetta - nessuna soluzione diplomatica lo è -  ma rappresenta oggi l’unico percorso concreto condiviso dalla comunità internazionale per evitare un ritorno al conflitto, smantellare le strutture di violenza e avviare una gestione civile e cooperativa della Striscia. Non si tratta di sostenere posizioni ideologiche a favore o contro un attore specifico, ma di riconoscere che la stabilità e la pace richiedono un approccio multilaterale, vincoli chiari e un processo negoziale sostenibile. Il rischio opposto, trasformare ogni tensione in uno scontro ideologico, è la via più facile e la più pericolosa: alimenta polarizzazioni interne senza produrre soluzioni concrete. La stessa serietà che chiediamo in materia di politica energetica, visione, stabilità, realismo, è imprescindibile anche nella politica estera.Perché la libertà e la sicurezza dei cittadini non sono valori astratti: dipendono dalle scelte che i governi e le istituzioni internazionali assumono oggi, nel quadro di equilibri fragili e complessi.

👉 Equilibri Fragili

👉 Hamas si schiera con Francesca Albanese

 


 

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DAI TERRITORI

  • Lombardia
    • Milano: Adriana Pepe, funzionaria di banca neo pensionata e nuova segretaria della sezione milanese, è stata intervistata sulle prossime elezioni comunali (🔗 Il Giorno)
    • Monza: Leonardo Canesi, segretario provinciale del partito, è intervenuto nella polemica su Liberbar: “Non è un bar come gli altri (...), è un bene pubblico e non una zona franca (🔗 Monza Today)
    • Legnano: Elezioni, Radice rinnova la sua “promessa” per Legnano. E apre al centro (🔗 Malpensa24)
  • Campania - Avellino: Il segretario, Salvatore Pastore, ha rilasciato un’intervista nella quale esprime offre una prima lettura dell’attuale scenario politico cittadino (🔗 Ottopagine)
  • Piemonte - Fossano (CN): all’incontro organizzato dal PLD il 13 febbraio u.s.,  il medico attivista Khosro Nikzat, presidente dell’Associazione medici e farmacisti iraniani in Italia ha affermato: "Siamo molto vicini alla fine del regime. Ma da solo non cade. Non ha scrupolo a uccidere e può far leva sulla forza”.    (🔗 Incontro a Fossano sulla Resistenza Iraniana)
  • Liguria
    • La Spezia: Il PLD ha rilasciato un comunicato sull’aggressione ad un agente di polizia da parte di un carcerato (🔗 Città della Spezia)
    • Genova: Il PLD si è fatto portavoce delle istanze dei residenti e commercianti del centro storico sul tema della sicurezza (🔗 Genova24)
  • Emilia Romagna: Ravenna: Il PLD è intervenuto sulle concessioni balneari di Cervia che, secondo il Segretario, Nicola Cavina, devono essere messe a gara (🔗 Ravenna Web)
  • Trentino: Matteo Montagner è intervenuto sul turismo locale: “Il vero problema non è ‘quanto turismo (ma) che tipo”: “se non cambiamo rotta il turismo rischia di diventare una monocultura, e come tutte le monoculture può impoverire e desertificare il terreno" (🔗 Il dolomiti)
  • Toscana: Pistoia: Incontro sul referendum del prossimo 22-23 marzo venerdì 20 febbraio al quale, fra gli altri, interverrà Pamela Fatighenti della segretaria nazionale(🔗 Val di Nievole oggi)

 


 

PARLANO DI NOI

  • Il Riformista: con Azione una proposta comune per dare sostegno all’occupazione femminile e contrastare il calo demografico (🔗 Leggi l'articolo)
  • AdnKronos: Sondaggio elezioni, centrodestra e centrosinistra quasi pari (🔗 Leggi l'articolo)
  • Il Riformista: Dall’Ue 90 miliardi per l’Ucraina, centrodestra unito alla Camera: il campo largo va in frantumi, M5S e Avs prestano il fianco a Vannacci (🔗 Leggi l'articolo)
  • Il Tempo: Banche: Marattin, 'Salvini molto meglio con Conte e Fratoianni' (🔗 Leggi l'articolo)
  • Formiche: Jfc Napoli e il fianco Sud, perché il nuovo ruolo dell’Italia è una prova geopolitica. Scrive Serino (🔗 Leggi l'articolo)

 


 

APPUNTAMENTI

  • Friuli Venezia Giulia: manifestazioni di domenica 22 febbraio a Trieste, Udine e Pordenone in occasione del quarto anniversario dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia.(🔗 Manifestazione FVG)
  • Abruzzo: Lavoro Impresa e Futuro: lunedì 23 febbraio alle 18 a Chieti, con  i candidati a sindaco nelle prossime elezioni amministrative e tutto il gruppo abruzzese del partito. (🔗 Lavoro Impresa e Futuro)

 


 

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Newsletter#43 - Tranquilli, niente bonus a sorpresa

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#43

La politica è l’arte del possibile


La proposta del PLD sui nidi aziendali è pensata per aiutare le famiglie a conciliare lavoro e genitorialità.

La politica è l’arte del possibile.
Non del miracoloso. Non dell’annuncio a effetto.
Non del bonus a sorpresa.

È possibile sostenere le famiglie senza moltiplicare misure temporanee che durano il tempo di una legge di bilancio.
È possibile creare condizioni stabili affinchè lavoro e genitorialità non si escludano.
È possibile discutere una riforma della giustizia nel merito, senza trasformarla in una guerra di appartenenze.
È possibile chiedere all’Europa di assumersi maggiore responsabilità nella NATO, senza ambiguità e senza slogan.

Per molte famiglie italiane la giornata inizia con una domanda semplice e complicata insieme: chi si prenderà cura di mio figlio mentre vado al lavoro?
La difficoltà di conciliare lavoro e genitorialità non è un tema astratto: pesa sulle scelte di carriera, sui redditi familiari e sulla libertà delle donne di restare nel mercato del lavoro, e riflette la carenza di un ecosistema di servizi che possa sostenere concretamente chi rientra al lavoro dopo la nascita di un figlio. Le politiche pubbliche offrono bonus e congedi, ma manca un’offerta stabile di servizi educativi e di cura per l’infanzia che accompagni davvero le famiglie nella quotidianità. La proposta di legge presentata dal Partito Liberaldemocratico insieme ad Azione (👉 Proposta sui nidi aziendali) punta esattamente a questo: favorire la diffusione dei nidi aziendali, anche attraverso consorzi tra piccole e piccolissime imprese, riconoscendo che un servizio per l’infanzia non è un costo improduttivo ma un investimento.
In Italia la discussione su nidi aziendali e servizi educativi per la prima infanzia si sta facendo più concreta: nel 2025 è stata sottoscritta una lettera di intenti tra il Dipartimento per le politiche della famiglia e la Fondazione “Cresciamo il futuro” per promuovere una rete di asili nido aziendali diffusi come strumento strategico di conciliazione vita-lavoro e sostegno alla genitorialità. Questo approccio è coerente anche con il quadro europeo delle politiche di conciliazione: l’Unione Europea promuove norme che favoriscono congedi parentali e strumenti di supporto alla genitorialità per migliorare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e l’equilibrio familiare. La nostra proposta è chiara e liberale: meno bonus temporanei, più strumenti strutturali; meno Stato che sostituisce, più Stato che crea le condizioni perché imprese e comunità offrano soluzioni efficaci. 

Più investimento nei servizi educativi per l’infanzia.
Più occupazione femminile.
Più libertà di scelta per i genitori.
Più responsabilità, non illusioni.

👉 Conferenza stampa con Azione per Proposta Nidi Aziendali

👉 Il Nido in Ufficio

 


 

Discutere nel merito, non per appartenenza

Sul referendum sulla giustizia abbiamo scelto un metodo semplice: confronto aperto, argomenti chiari, rispetto delle posizioni opposte. In un Paese in cui ogni riforma viene immediatamente trasformata in uno scontro identitario, abbiamo deciso di fare l’opposto: mettere al centro il merito.
A Roma, il Comitato Giustizia Sì ha promosso un dibattito pubblico con magistrati, avvocati e giornalisti, dando spazio sia alle ragioni del SÌ sia a quelle del NO. Nessun palco unilaterale, nessuna tifoseria organizzata. Solo argomenti. È lo stesso spirito che ha guidato il confronto a distanza con Stefano Feltri: mettere a disposizione dei cittadini elementi di valutazione, non etichette. Perché una riforma costituzionale non si giudica per simpatia o per appartenenza, ma per i suoi effetti sulle regole che governano lo Stato. Riformare la giustizia significa intervenire sull’equilibrio tra poteri e garanzie.
Significa parlare di separazione delle carriere, di responsabilità, di indipendenza. Significa entrare in un terreno complesso, dove la semplificazione ideologica fa più danni che chiarezza. La posizione del Partito Liberaldemocratico è netta: le riforme si discutono nel merito, con rispetto, senza trasformarle in guerre di religione. Una democrazia adulta non teme il confronto. Lo organizza. Anche qui, scegliere la realtà significa abbandonare le tifoserie e assumersi la responsabilità di un dibattito serio.

👉  Perché è utile votare SI 👉 Comitato Giustizia Sì a Roma

 


 

L’Europa davanti alle sue responsabilità

La nuova distribuzione delle titolarità dei comandi NATO manda un segnale chiaro: gli Stati Uniti confermano la loro leadership nell’Alleanza, ma l’Europa è chiamata ad assumere un ruolo più diretto nella sicurezza del continente. Non è un passaggio tecnico per addetti ai lavori. È una scelta politica che richiede maturità. In un mondo segnato dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente e dalla competizione strategica globale, non esiste più la possibilità di delegare interamente la sicurezza europea ad altri. Più capacità di difesa. Più coordinamento tra Stati membri. Più consapevolezza del proprio peso internazionale. Un’Europa che vuole essere adulta deve accettare che autonomia e responsabilità vanno insieme. Non si può chiedere più sovranità europea e poi sottrarsi agli impegni comuni. In questo contesto conta anche la credibilità delle istituzioni internazionali. Le recenti prese di posizione di Francia e Germania sulla relatrice ONU Francesca Albanese aprono un tema serio di autorevolezza e responsabilità nei ruoli multilaterali. Quando si rappresentano organismi internazionali, le parole non sono opinioni personali: hanno un peso politico e istituzionale. Anche l’Italia è chiamata a esprimere una posizione chiara. La politica estera non è terreno di ambiguità o di calcoli tattici: è il luogo in cui le parole diventano impegni, e gli impegni diventano credibilità. Il Partito Liberaldemocratico lo dice con chiarezza: Europa, NATO, Stato di diritto, responsabilità internazionale. Senza oscillazioni. Senza doppi registri. Perché scegliere la realtà significa anche questo: assumersi il peso delle decisioni difficili, sapendo che la libertà si difende prima di tutto con la coerenza.

👉 Dimissioni Francesca Albanese

 


 

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PLD TALKS: LE LIVE DEL PARTITO

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PARLANO DI NOI

  • @liberi.network e il sondaggio: Il Partito Liberaldemocratico è il terzo partito più cresciuto su Instagram negli ultimi 28 giorni. (🔗 Guarda il post)
  • Il Giornale: secondo il sondaggio dell’Istituto Piepoli il PLd è al 1,5% . (🔗 Sondaggio Istituto Piepoli)
  • L’Espresso: Armi all’Ucraina, i favorevoli e i contrari. La dichiarazione di Luigi Marattin (🔗 Armi all’Ucraina?)

 


 

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Newsletter#42 - Houston, abbiamo un problema

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#42

C’è un problema nello spazio pubblico


Nei social, nel mondo dell’informazione e nella politica, il dibattito pubblico sta diventando sempre più fragile

Una democrazia liberale vive di libertà di parola, ma si indebolisce quando lo spazio pubblico diventa irresponsabile, opaco o manipolato. Difendere la libertà significa renderla praticabile: distinguere fatti e propaganda, garantire responsabilità, proteggere il confronto democratico.

Lo spazio pubblico non è una zona franca: è il luogo in cui si forma il consenso, si prendono decisioni e si misura la credibilità delle istituzioni. Quando diventa opaco, anonimo o manipolato, la libertà si indebolisce e la democrazia perde forza.


Difendere la libertà non significa vietare o censurare, ma renderla praticabile. Serve un approccio liberale che rafforzi la responsabilità individuale, tuteli il pluralismo e impedisca che il dibattito venga ridotto a slogan, delegittimazione morale e disinformazione.
Questo vale per lo spazio digitale, per l’informazione e per il confronto politico. Senza regole condivise e senza rispetto dei fatti, la libertà di espressione smette di essere uno strumento di progresso e diventa un fattore di degrado istituzionale.

Ciò che rende il PLD diverso dagli altri partiti è il modo di affrontare le questioni: senza urlare, senza slogan vuoti e senza semplificazioni eccessive. Cercando di spiegare e ascoltando le posizioni di ciascuno, rispettandole, per poi solo dopo intervenire.

🔗 Il post di Luigi Marattin

 


 

Il dibattito sul referendum corto circuito della politica

Il dibattito sul referendum sulla separazione delle carriere è un esempio concreto di come lo spazio pubblico possa degradarsi quando il confronto politico viene sostituito dalla delegittimazione morale dell’avversario. Come già successo nel 2016, non si propone di votare SI o NO al quesito entrando nel merito, bensì “perchè gli altri votano diversamente”. 

Non si propone di votare Sì o NO ad una riforma che può cambiare la giustizia italiana argomentando ma delegittimando le scelte del fronte avverso e quindi sminuendo il senso stesso della consultazione referendaria.

 Ridurre una riforma discussa da decenni a una contrapposizione caricaturale – fino ad accomunare chi vota SÌ al fascismo – non è solo scorretto (ci sono tantissimi esponenti anche della sinistra riformista schierati a favore della riforma): è un segnale di impoverimento del dibattito democratico.  Al tempo stesso e per par condicio va detto che una parte di coloro che sostengono il Sì sta usando lo stesso metodo contro chi vota No, rilanciando le immagini degli scontri di Torino

 Il Partito Liberaldemocratico sostiene il SÌ non per appartenenza o convenienza, ma per completare una riforma liberale coerente con il passaggio al sistema accusatorio iniziato nel 1988.

🔗 Perchè il Csm attuale non funziona

🔗 La giudice del tribunale dei minori di Catania schierata per il Sì

🔗 Giandomenico Caiazza a 5 Minuti su Rai 1

 


 

Una visita nei luoghi del 7 Ottobre

Il racconto della guerra a Gaza non è esente da questo tipo di narrazione semplificata, dove quello che conta è dividere il mondo in amici e nemici.

A chi raccontava unilateralmente di un genocidio che non esiste il PLD ha preferito toccare con mano. Il segretario del PLD Luigi Marattin è andato in missione sui luoghi del 7 Ottobre, scegliendo di riportare il dibattito dal piano delle narrazioni a quello dei fatti. 

Visitare i luoghi del 7 ottobre, ascoltare i testimoni, osservare il lavoro concreto di cooperazione internazionale per la ricostruzione di Gaza significa sottrarsi alla propaganda e confrontarsi con la realtà.


Dai kibbutz colpiti dagli attacchi di Hamas al lavoro del CMCC, emerge una verità spesso ignorata: la difesa della vita, della sicurezza e dell’autodeterminazione passa da scelte difficili, da alleanze chiare e da un impegno concreto per una Palestina libera dal terrorismo.

🔗 Guarda il racconto del segretario

🔗 Immagini e racconto della visita al CCMC

🔗 La visita al Nova Festival Memorial

🔗 La visita alla base navale di Nahal OZ

 


 

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DAI TERRITORI

  • Umbria. Terni il PLD è fra i promotori, all’interno di un coordinamento delle forze liberali per il Sì al Referendum Giustizia, di un evento che riunisce tutti i comitati locali. (🔗 Leggi su Terni Tomorrow)
  • Macerata Prove di terzo polo nella città marchigiana. Il PLD è in una formazione di orientamento liberale che si prepara alle prossime comunali (🔗 Leggi su Cronache Maceratesi) ⠀
  • Sicilia - Nasce il comitato regionale Giustizia Si per il referendum costituzionale: a coordinarlo sarà l’avvocato Stefano Giordano
    (🔗 Leggi su TP24) ⠀
  • Trieste- Confronto video sul mondo Liberale fra iL PLD  e Forza Italia: interviene il nostro Alessandro Tronchin 🔗 Guarda il video su Trieste Cafè) ⠀
  • Monza- Il PLD locale interviene sulla mozione presentata in consiglio comunale per chiedere il boicottaggio dei farmaci israeliani: “Operazione di marketing politico”(🔗 Leggi su Monza Todat

 


 

PARLANO DI NOI

  • Il TG5 e il servizio sulla visita di Marattin in Israele, con le sue dichiarazioni contro la presenza di Albanese in Parlamento (🔗 Guarda il servizio)
  • Orizzonti Politici intervista il nostro responsabile difesa Pietro Serino su Guerra ibrida e autonomia strategica o (🔗 Leggi la sintesi)
  • A Coffee Break di La 7 il segretario Luigi Marattin come tagliare le tasse e rendere più efficiente il Paese.(🔗 Guard ail video)

 


 

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Newsletter#41 - Il punto è un altro

Newsletter

#41

La linea sottile tra dire tutto e fare qualcosa


Abbiamo scelto di mettere la competenza al servizio della politica

L’Italia non è un Paese povero di idee economiche, ma di scelte coerenti. Da anni sappiamo che la crescita è frenata da una pressione fiscale elevata sul lavoro e sulle imprese e da una spesa pubblica sempre più sbilanciata. Eppure, a ogni legge di bilancio, la risposta è quasi sempre la stessa: rinviare, aggiungere eccezioni, distribuire risorse per tenere insieme il consenso.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Mentre il Paese non cresce, si continua a destinare una quota crescente di risorse a pensionamenti anticipati e spesa improduttiva, lasciando il ceto medio e i giovani schiacciati da aliquote elevate e poche opportunità. Chi guadagna stipendi ordinari si trova tassato come se fosse un privilegiato, mentre chi produce e investe riceve promesse invece che riforme strutturali.

Noi proponiamo un cambio di priorità netto: fermare l’espansione della spesa pensionistica e usare le risorse disponibili per ridurre le tasse sul lavoro e sull’impresa, semplificare il sistema fiscale e sostenere la produzione. Non è una scelta “contro” qualcuno, ma una scelta per la crescita e per il futuro del Paese.

Continuare a evitare queste decisioni significa accettare un lento declino. Mettere ordine nelle priorità, invece, è l’unico modo per rimettere in moto salari, investimenti e mobilità sociale.

📹 Video: perché continuare a spendere sulle pensioni blocca crescita, salari e futuro dei giovani (link)

 


 

Referendum, un approccio diverso

Manca poco al voto del 22 e 23 marzo, e sul tema della giustizia il Paese si trova davanti a una scelta che da troppo tempo viene rimandata. Il referendum sulla separazione delle carriere non nasce da uno scontro ideologico, ma dal riconoscimento di un dato semplice: se ne discute da decenni senza mai decidere davvero.

Nel frattempo, il dibattito pubblico si è progressivamente impoverito. Al posto del confronto nel merito, si sono affermate narrazioni apocalittiche, slogan e paure agitate per evitare di entrare nel cuore delle riforme. È un copione già visto: quando una decisione è scomoda, la si trasforma in uno scontro identitario per non assumerne la responsabilità.

📌 La risposta di Barbera a Barbero (link)

📹 Video: un debunking della propaganda di ANM (link)

Il Partito Liberaldemocratico sta proponendo un approccio diverso. Grazie al lavoro di moltissimi volontari e cittadini attivi nei territori, sta costruendo occasioni di confronto pubblico tra posizioni opposte, mettendo al centro i dati, le esperienze comparate e il merito delle riforme. La separazione delle carriere viene così presentata per quello che è: una scelta di equilibrio istituzionale, non una resa dei conti. Proprio perché la giustizia è una cosa troppo seria per essere ridotta a tifoseria.

Se in economia scegliere significa dire come usare risorse scarse, in giustizia scegliere significa accettare che le riforme non si giudicano dalle paure che evocano, ma dagli effetti che producono. Il referendum è questo: un’occasione per decidere, finalmente, invece di continuare a rinviare dietro il rumore dello scontro.

🔍Approfondisci: referendum giustizia – separazione delle carriere (link)

 


 

Competere: formarsi per reggere le scelte

Decidere non è solo una questione di volontà politica. È una questione di competenze. Senza strumenti culturali solidi, conoscenza delle istituzioni e capacità di analisi, anche le priorità più giuste rischiano di restare sulla carta o di piegarsi alla pressione del consenso immediato.

Da questa consapevolezza nasce Competere, la Scuola di Formazione Politica del Partito Liberaldemocratico. Un percorso pensato per chi vuole partecipare davvero alla vita politica, a livello locale e nazionale, e contribuire alla costruzione di una nuova classe dirigente liberale, competente e responsabile.

La Scuola prenderà avvio a febbraio e si svilupperà fino a giugno 2026, con un percorso di circa 110 ore, prevalentemente online, affiancato da alcuni momenti in presenza. Il programma copre diritto e amministrazione pubblica, economia, scienza politica, cultura politica e comunicazione, con un’attenzione particolare al lavoro su casi concreti, simulazioni e situazioni reali. Non solo teoria, ma metodo e pratica.

Competere è aperta a tutti, senza limiti di età o di provenienza professionale, e prevede un percorso personalizzato sulla base delle competenze iniziali. Al termine, una valutazione finale e un attestato che costituirà titolo preferenziale per l’assunzione di ruoli di responsabilità nel partito e nelle istituzioni.

Se vogliamo che le scelte di cui parliamo – in economia, nella giustizia, nello Stato – non restino annunci, dobbiamo investire sulle persone. È questo il senso della Scuola: non uno slogan in più, ma uno strumento concreto per rendere possibile ciò che oggi chiediamo alla politica.

Presenta la tua domanda qui entro il 4 Febbraio

 


 

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PLD TALKS: LE LIVE DEL PARTITO

PLD Talks è lo spazio settimanale del Partito Liberaldemocratico dedicato al confronto sui temi che contano davvero: economia, istituzioni, diritti civili.
Senza slogan, senza tifoserie. Solo idee, dati e proposte.

📺 Riguarda tutte le nostre live su temi come Nucleare, Difesa Europea, Giovani, Economia e molto altro cliccando qui.

 


 

DAI TERRITORI

  • Abruzzo - Su Il Riformista viene presentato il progetto politico promosso dal PLD a Chieti: una proposta liberaldemocratica che punta a superare la logica bipolare e a fare della città un polo di innovazione tecnologica e di ricerca. (🔗 Leggi su Il Riformista)
  • Liguria Il PLD di La Spezia propone l’avvio di un patto sociale per la sicurezza, per affrontare il tema in modo strutturale e non emergenziale, coinvolgendo istituzioni, cittadini e realtà locali. (🔗 Leggi su Città della Spezia)⠀
  • Piemonte A Torino il Comitato Giustizia Sì organizza un incontro pubblico dedicato al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, per discutere nel merito la riforma della giustizia e favorire un confronto informato. (🔗 Leggi su Torino Oggi
  • Lombardia A Chiari, in provincia di Brescia, si è svolto un incontro pubblico con Chicco Testa, Marco Bonometti e Oscar Giannino su economia ed energia, promosso in un’ottica di confronto aperto e approfondimento sui temi dello sviluppo.
    (🔗 Leggi su La Voce del Popolo
  • Veneto - In un intervento su Il Riformista, il PLD Veneto richiama le sfide decisive che attendono la regione: dalla formazione delle nuove competenze alla transizione energetica, sottolineando la necessità di una politica capace di governare il cambiamento. (🔗 Leggi su Il Riformista)
    Nel frattempo a Verona nasce ufficialmente il Comitato Giustizia Sì a sostegno del referendum sulla giustizia, con l’obiettivo di promuovere informazione e partecipazione sui contenuti della riforma. (🔗 Leggi su Il Nuovo Giornale Web)
  • Campania Il PLD è impegnato nella campagna referendaria anche a Salerno, dove il Comitato Giustizia Sì organizza un incontro pubblico il 31 gennaio per discutere i contenuti della riforma. (🔗 Leggi su InfoCilento)
  • Estero - Anche i liberaldemocratici europei si schierano a favore del al referendum costituzionale sulla giustizia, rafforzando il respiro internazionale della campagna referendaria. (🔗 Leggi su Aise)

 


 

PARLANO DI NOI

  • Su Il Riformista, Luigi Marattin interviene nel dibattito sul referendum sulla giustizia rispondendo alle critiche di Pif, chiarendo perché la riforma della separazione delle carriere non nasce da sfiducia nella magistratura, ma dall’esigenza di rendere il sistema più equilibrato, credibile ed efficace. (🔗 Leggi l’articolo)

 


 

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Newsletter#40 - Nasce Competere - Scuola di Formazione Politica

Newsletter

#40

Nasce Competere - Scuola di Formazione Politica


Care iscritte, cari iscritti,

il Partito Liberaldemocratico nasce con un’ambizione chiara: contribuire a rinnovare la politica italiana con idee solide, competenze reali e una classe dirigente all’altezza delle sfide del nostro tempo.
Per questo siamo felici di annunciarvi il lancio della Scuola di Formazione Politica del PLD, che abbiamo scelto di chiamare “Competere”, dal latino andare insieme.

La Scuola nasce con un obiettivo preciso: fornire agli iscritti gli strumenti culturali, tecnici e politici necessari per partecipare attivamente alla vita del partito, a livello locale e nazionale, e per costruire nel tempo una nuova classe dirigente liberale, competente e responsabile. È un investimento sul futuro del PLD, ma anche sulla qualità della nostra democrazia.

La prima edizione di Competere si svolgerà da febbraio a giugno 2026. Il percorso sarà prevalentemente online, per consentire la più ampia partecipazione possibile e contenere i costi, con tre momenti in presenza: un evento di apertura, uno intermedio e uno conclusivo.

La Scuola è aperta a tutti, senza limiti di età o di provenienza professionale. È pensata per chi sente l’esigenza di formarsi, crescere e mettersi in gioco, indipendentemente dal ruolo che ricopre oggi o da quello che immagina per il futuro.

Il percorso formativo sarà personalizzato: partendo da una valutazione iniziale, a ciascun partecipante verranno assegnati i moduli più adatti al proprio profilo, alle competenze già maturate e agli obiettivi individuali. Al termine del percorso è prevista una valutazione finale e il rilascio di un attestato di partecipazione, che costituirà titolo preferenziale per l’assunzione di ruoli di responsabilità nel partito e nelle istituzioni.

Il programma è articolato in cinque grandi aree:

  • diritto e amministrazione pubblica,
  • economia,
  • scienza politica e sociologia,
  • cultura politica, organizzazione e comunicazione,
  • moduli esperienziali in presenza, basati su simulazioni di situazioni reali, campagne elettorali, dibattiti e incontri con personalità istituzionali.

Il corpo docente della Scuola di Formazione Politica “Competere” è stato selezionato dalla Direzione della Scuola ed è composto da accademici di chiara fama, provenienti da università e istituzioni accademiche di riconosciuto prestigio – tra cui, a titolo esemplificativo, l’Università Bocconi, l’Università La Sapienza e altre realtà di eccellenza – nonché da practitioners, esperti, professionisti e intellettuali di comprovata esperienza e riconosciuta autorevolezza nei rispettivi ambiti.

L’obiettivo è garantire una formazione di alto livello, capace di coniugare solidità teorica, rigore scientifico e conoscenza pratica dei processi politici, istituzionali ed economici.

La durata complessiva del percorso sarà di circa 110 ore, distribuite su sei mesi, con lezioni settimanali e attività applicative. Particolare attenzione sarà data al confronto, alla discussione e all’analisi di casi concreti, perché la formazione politica non può essere solo teorica.

Per rendere la Scuola sostenibile, è prevista una quota di compartecipazione di 100 euro per gli iscritti e 150€ per i non iscritti al partito, al netto delle spese di viaggio e alloggio per gli eventi in presenza.

“Competere” non è solo una scuola: è uno spazio di crescita comune, di confronto serio, di costruzione di una cultura politica liberaldemocratica riconoscibile e coerente. Vogliamo che diventi uno strumento stabile del nostro partito, capace di rafforzarne l’identità e l’efficacia nel tempo.

AMMISSIONE

Maggiori informazioni sulla Scuola di Formazione Politica saranno rese disponibili sul sito nazionale del Partito Liberaldemocratico. Le domande di ammissione dovranno essere presentate online entro il giorno 04 Febbraio 2026 ore 23:59, tramite un apposito link che verrà reso disponibile sul sito nazionale e comunicato agli iscritti e dovranno essere formalizzate al Dipartimento di Formazione Politica attraverso la compilazione di un questionario di assessment. Le candidature saranno esaminate dalla Direzione della Scuola che procederà alla selezione dei candidati sulla base dei criteri stabiliti.

I posti disponibili sono pari a 130.

Nel processo di selezione verrà garantito il rispetto dei principi previsti dallo Statuto nazionale, con particolare riferimento alla parità di genere (almeno un terzo per ciascun genere) e alla valorizzazione degli under 35 (almeno un quinto dei partecipanti), ferma restando la valutazione complessiva del profilo del candidato e della sua motivazione a partecipare al percorso formativo.

Vi invitiamo a considerare questa opportunità come un passo concreto per andare insieme, con maggiore consapevolezza e preparazione, verso le sfide che ci attendono.

Presenta la tua domanda qui

Qui la pagina di presentazione sul nostro sito

Un caro saluto,

Luigi Marattin - Segretario Nazionale del Partito Liberaldemocratico

Victor Rasetto - Responsabile al Tesseramento e Formazione Politica del Partito Liberaldemocratico


Newsletter#39 - La politica del “subito”

Newsletter

#39

Elogio della lentezza


Riformare, scegliere e governare sul serio richiede tempo

C’è una strana ossessione che attraversa la politica italiana: l’idea che tutto debba accadere subito. Le riforme vengono raccontate come eventi, non come processi. Si promettono svolte in pochi giorni, risultati immediati, cambiamenti “epocali” a costo zero e in tempo reale. È un linguaggio che funziona bene nei talk show, molto meno nella realtà.

La verità, meno seducente ma più onesta, è che le trasformazioni che servono a un Paese non hanno tempi televisivi. Richiedono anni, non settimane. Richiedono continuità, non annunci. E soprattutto richiedono la disponibilità a dire cose impopolari: che non esistono scorciatoie, che nessuno “sistema tutto” in dieci giorni, che le riforme serie non sono mai indolori né immediate.

È anche per questo che l’etichetta di “moderati” ci sta stretta. Nei toni, certo: il rispetto delle persone non è negoziabile. Ma nella sostanza, per rimettere l’Italia su un percorso diverso dal declino, serve tutt’altro che moderazione. Servono riforme profonde, capaci di cambiare davvero il funzionamento delle istituzioni nel tempo.

 


 

La giustizia non si riforma in dieci giorni

La giustizia è forse il campo in cui questa distanza tra racconto e realtà emerge con più chiarezza. È da decenni che si parla di processi troppo lunghi, di squilibri, di opacità. Eppure ogni volta si ricomincia da capo, come se bastasse una dichiarazione o una riforma cosmetica. Intervenire davvero significa cambiare regole che producono effetti nel tempo: separare i ruoli tra chi accusa e chi giudica, riformare il funzionamento del CSM, spezzare meccanismi che hanno alimentato poteri organizzati e rendite interne.

In tre minuti: smontiamo le bugie del NO (video

Non è una soluzione istantanea, ma è una riforma che lavora nel tempo. La politica dell’immediato rifugge tutto questo. Preferisce il “subito” perché non richiede responsabilità nel lungo periodo. Ma governare sul serio è un’altra cosa: significa accettare che i risultati arrivino dopo, spiegare perché vale la pena aspettarli, e avere il coraggio di iniziare riforme che daranno frutti non domani mattina, ma domani davvero.

Non si tratta di sperimentazioni azzardate o di salti nel buio: il sorteggio è già oggi utilizzato in numerosi ambiti delicati dello Stato, senza che nessuno lo consideri un attentato alla democrazia.

🔍Approfondisci: dove il sorteggio è già previsto e perché non è un’anomalia (link)

Anche perché il problema non è astratto: mentre i cittadini aspettano anni per una sentenza, le carriere dei magistrati continuano a essere influenzate da meccanismi opachi e correntizi.

👉 Perché il sorteggio nel CSM rompe davvero il sistema delle correnti (video)

 


 

Il tempo delle scelte

Lo stesso scarto tra racconto e realtà si ritrova anche fuori dai confini nazionali. La politica estera è spesso il primo luogo in cui le ambiguità diventano visibili, perché non consente di rimandare indefinitamente le scelte. A un certo punto, bisogna decidere da che parte stare. E quella decisione, nel tempo, pesa.

Negli ultimi mesi questo è apparso con una certa evidenza. Sul sostegno all’Ucraina, sulla repressione in Iran, sulle grandi crisi internazionali, il Partito Liberaldemocratico ha mantenuto una linea costante. Non particolarmente rumorosa, ma riconoscibile. Non perché fosse la più semplice, ma perché era quella che non richiedeva aggiustamenti continui. La coerenza, in politica estera, è una forma di investimento a lungo termine.

Il confronto con il resto del sistema politico italiano è istruttivo. In Parlamento, sulle stesse questioni, si moltiplicano risoluzioni divergenti, compromessi temporanei, unità costruite per necessità più che per convinzione. Coalizioni che riescono a stare insieme solo nel brevissimo periodo finiscono per parlare con più voci su temi che ne richiederebbero una sola.

🔗 Politica estera e coalizioni incoerenti: lo strano caso dell’Italia (link)

In un contesto internazionale che non concede pause né scorciatoie, la serietà di una forza politica si misura nella durata delle sue scelte, non nella loro intensità momentanea. Anche qui, come sulla giustizia, il tempo non è un dettaglio: è il criterio con cui distinguere ciò che regge da ciò che si dissolve.

👉 Il PLD nelle piazze per l’Iran libero (link)

 


 

Quando la politica diventa sopravvivenza

Il problema, a questo punto, non è più una singola riforma o una singola scelta. È il funzionamento complessivo del sistema politico italiano, sempre più costruito intorno al brevissimo periodo. Coalizioni che tengono insieme posizioni incompatibili, unità di facciata che durano lo spazio di una votazione, programmi pensati per evitare di perdere oggi più che per governare domani.

È in questo contesto che prende forma il bipolarismo così come lo conosciamo: non come confronto tra visioni alternative, ma come meccanismo di sopravvivenza reciproca, in cui le differenze vengono rimosse o rinviate, salvo poi riemergere puntualmente sui temi decisivi. Politica estera, giustizia, Europa: ogni volta, la stessa difficoltà a tenere una linea nel tempo.

👉 Una generazione senza casa politica: perché tanti elettori sono “prigionieri politici” (link)

Il Partito Liberaldemocratico nasce anche da qui. Dall’idea che la serietà di una proposta politica non si misuri dalla velocità con cui promette risultati, ma dalla capacità di sostenere nel tempo riforme tutt’altro che semplici. Non moderazione nei contenuti, ma chiarezza sui tempi. Non scorciatoie, ma percorsi dichiarati fin dall’inizio.

In un sistema che premia l’annuncio e penalizza la responsabilità, questa è forse la scelta meno comoda. Ma è l’unica che consenta alla politica di tornare a fare ciò che dovrebbe: decidere oggi pensando a ciò che resterà domani.

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PLD TALKS: LE LIVE DEL PARTITO

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👉 Riuarda la puntata del 12 gennaio “Iran Today” su YouTube

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DAI TERRITORI

  • Puglia. Nel flashmob tenutosi a Bari a sostegno dell’Iran libero, il PLD non è stato inserito nell’elenco degli interventi previsti. “L’esclusione di forze politiche firmatarie dal diritto di parola rappresenta una contraddizione evidente, che indebolisce il messaggio stesso della mobilitazione” ha dichiarato il Segretario Regionale Matteo Viggiani.  (🔗 Leggi su Giornale di Puglia)

    È nato a Bari il Comitato Sì per la Giustizia al quale hanno aderito: BariEcoCity, Istituto Liberale area Puglia, Movimento Indipendenza, Libero Sindacato Meridionale e circa 30 cittadini. (🔗 Leggi su Bari Today). 

    È nato a Manduria il Patto federativo tra la nuova sezione locale del PLD e l’Alleanza Civica Popolare composta dai movimenti Manduria Migliore, Federcivica e Puglia Popolare con lo scopo di creare una forza centrista in alternativa alla logica bipolare. (🔗 Leggi su RTMWeb)

  • Umbria Nasce il “fronte liberale per il “Sì” composto da Azione, Europa Radicale, ORA!, i Civici X l’Umbria e il Partito Liberaldemocratico, con lo scopo di sostenere  la campagna referendaria del 22 e 23 marzo per la riforma della giustizia. Il referendum dovrebbe essere l’occasione per discutere nel merito di temi come la specializzazione delle funzioni, la riduzione dei conflitti di interesse e il rafforzamento delle garanzie processuali, evitando letture esclusivamente di schieramento. (🔗 Leggi su Umbria Tag24 )
     
  • Umbria. Sempre il PLD Umbria aderisce al flashmob organizzato da Radicali Perugia sabato 24 a sostegno della popolazione iraniana  (🔗 Leggi il post )
     
  • Frattamaggiore (NA) La Lista civica libertà popolari, protagonista delle elezioni amministrative del 2020, ha aderito al PLD con il quale condivide un’identità politica ispirata ai valori democratici, liberali e centristi. (🔗 Leggi su ErgoTV)
     
  • Toscana È stato presentato a Lucca il Comitato “Giustizia Sì”(🔗 Leggi su La Nazione). 

    Inoltre a Pisa il PLD supporta l’appello al Comune lanciato da genitori e studenti per contrastare l’escalation di insicurezza che negli ultimi mesi ha caratterizzato il centro città. (🔗Leggi suVTrend.it)

  • Macerata. Riccardo Cogliandro, rappresentante del PLD, in contrasto con la Lega, ha espresso ottimismo per l’accordo fra la UE e Mercosur perché creerà la più grande zona di libero scambio (🔗 Leggi su Cronache Maceratesi)

 


 

PARLANO DI NOI

  • Ospite del Giornale Radio  il segretario Luigi Marattin parla di Trump e dei suoi metodi: “La reazione europea a Trump non possono essere controdazi, perchè è un gioco pericoloso Serve qualcosa che fa più male a lui: gli Eurobond”, sottolinea (🔗 Ascolta l'intervento)
  • Al Giornale di Vicenza, Marattin ed Elena Bonetti di Azione illustrano le ragioni del Si al Referendum giustizia (🔗 Leggi l'articolo)

 


 

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