Il Partito Liberaldemocratico inaugura la sede provinciale di Taranto
Taranto cresce.
E cresce anche la nostra presenza sul territorio.Venerdì inauguriamo la sede provinciale del Partito Liberaldemocratico: un luogo aperto, dove costruire idee, confrontarsi e portare...
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Marattin: "Libdem e Azione al centro, centrosinistra bravo a dire no ma governare è altro
Il leader del Partito Liberaldemocratico, Luigi Marattin, traccia un bilancio della campagna referendaria appena conclusa.
Onorevole Marattin, gli studi sui flussi elettorali indicano il Partito Liberaldemocratico come l’unica forza fuori dal centrodestra ad aver contribuito pienamente al Sì: come interpreta questo dato politico?
«Io rispondo per la nostra forza politica, non mi permetto di giudicare altri, anche chi su questa vicenda ha assunto comportamenti oggettivamente ridicoli. Il Partito Liberaldemocratico non fa politica con il tatticismo o per istinto di sopravvivenza: facciamo le battaglie in cui crediamo e che sono coerenti con la nostra idea di società liberale. La separazione delle carriere lo era e lo è, siamo fieri di aver fatto questa battaglia e la rifaremmo altre mille volte. Gli elettori hanno deciso diversamente e ci inchiniamo col sorriso alla loro volontà».
Tredici milioni di italiani hanno espresso un’esigenza di cambiamento del sistema giudiziario: come intendete tradurre questo consenso in iniziativa politica concreta nei prossimi mesi?
«Chiediamo a tutti coloro che hanno votato SÌ e non si riconoscono in uno dei partiti del centrodestra di venire a darci una mano. Non solo continueremo a parlare di riforme liberali nella giustizia, ma anche in tutti gli altri settori: dal fisco alla concorrenza, dalla scuola alla sanità, dal digitale all’energia passando per pubblica amministrazione e riforme istituzionali, e tanto altro ancora. Abbiamo 22 gruppi tematici che lavorano a pieno ritmo con centinaia di persone, da Bolzano a Ragusa».
Dal risultato referendario emerge un segnale anche per il governo: quali correzioni di rotta dovrebbe adottare Giorgia Meloni sul terreno della giustizia?
«È evidente che sui temi bocciati dal referendum si è chiuso il sipario per anni, se non per decenni. Ci sarà per molti anni qualcuno pronto a dire che “il popolo si è già espresso”. Detto ciò, e ribadito che secondo noi quella era una riforma indispensabile, ci sono anche altre cose da fare per migliorare la fornitura del bene pubblico giustizia: dall’organizzazione dei distretti giudiziari alla valutazione dei magistrati, passando per l’ottimizzazione delle risorse e gli incentivi all’efficienza».
A Palazzo Chigi c’è, secondo lei, anche un problema di classe dirigente e di merito? Il governo ha valorizzato profili identitari come quelli di Colle Oppio: è il momento di aprire a competenze nuove e più ampie?
«Era il 2006 quando da 27 enne consigliere comunale di Ferrara, tenni una relazione all’Assemblea Nazionale di Libertà Eguale a Orvieto affermando che in Italia si era rotto il meccanismo di formazione, selezione e ricambio della classe politica. Lo penso ancora. I partiti, tutti i partiti, hanno sostituito i meccanismi della Prima Repubblica (che funzionavano) con la cooptazione del più fedele o con la sindrome dell’album di famiglia. Ma questa è una conseguenza, e non una causa, della rottura dei meccanismi di formazione e selezione. Ecco perché tre settimane fa abbiamo inaugurato la Scuola di Formazione Politica: non un evento spot, ma 4 mesi di lezioni e esami, dalla filosofia al diritto, passando per storia, economia, intelligenza artificiale e gare di dibattito pubblico».
Forza Italia ha mostrato limiti evidenti nella lettura del voto: si apre uno spazio politico al centro per una proposta autenticamente garantista e liberale?
«Dipenderà, purtroppo, solo dalla legge elettorale. Se la maggioranza avesse il coraggio di eliminare il premio di maggioranza, la prateria che oggi al centro comunque c’è diventerebbe l’Oceano Pacifico. Purtroppo, perlomeno fino a prima del referendum, c’era ancora la convinzione che le forze politiche debbano essere prigioniere di un bipolarismo rissoso che oramai fa solo danni».
In vista delle prossime elezioni, è realistico immaginare una forza liberaldemocratica autonoma, fuori dai poli tradizionali, oppure il sistema politico resta inevitabilmente bipolare? E se foste costretti a scegliere, andreste con il centrodestra o il centrosinistra?
«Vedo che anche voi, quando fate l’elenco dei partiti di “centro” o comunque liberali, includete sempre Italia Viva e Più Europa. Io ne sarei contentissimo, e in più occasioni ho rivolto appelli pubblici e privati ad abbandonare il centro sociale del Campo Largo e costruire con noi un’offerta politica liberale, ampia e contendibile. Ma quelle due forze politiche ripetono tutti i giorni di essere le più convinti sostenitrici del Campo Largo. Al centro rimaniamo noi ed Azione, e nelle prossime settimane anche noi, come Gratteri, “tireremo la nostra rete” con serenità e amicizia per capire se si tratta di una possibilità concreta oppure no. Per noi rimane la prima scelta».
Nel campo largo si discute di primarie e di leadership: Giuseppe Conte può davvero assumere la guida della coalizione e questo rappresenterebbe un chiarimento definitivo degli equilibri tra le opposizioni?
«Non sono affari che ci riguardano. Neanche alla lontana. Faccio solo notare una cosa che nessuno ha sottolineato finora. Anche nel 2011 ci fu un referendum – quello sulla cosiddetta “acqua pubblica” – vinto anche lui a suon di balle, che fu interpretato come l’antipasto della sicura grande vittoria del centrosinistra. E anche lì si votò dopo poco più di un anno, e per giunta contro un centrodestra a pezzi. E ci ricordiamo come andò a finire, la celebre “non vittoria” di Bersani. Perché il centrosinistra dà il meglio di sé quando bisogna dire NO. I loro problemi cominciano quando devono dire dei SI, cioè passare alla proposta concreta di governo. In quel caso finisce come tutte le volte che in Parlamento si parla, per fare un esempio, di politica estera: sono cinque partiti, e presentano regolarmente cinque risoluzioni diverse».
Aldo Torchiaro
Fonte: Il Riformista
Biennale 2026, PLD: "Libertà dell’arte sì, ma non ingenuità verso la propaganda"
Dai libdem arriva la proposta di escludere dalla kermesse esponenti dell’apparato di governo russo e, nel contempo, di aprire ad artisti dissidenti, come spiega Valeria Pernice, membro della Segreteria Nazionale
“Condividiamo un principio che per noi è fondamentale: l’arte non deve avere confini né censure. Ed è proprio in nome di questo principio che non possiamo accettare che venga piegato a fini politici. La partecipazione del padiglione russo alla Biennale di Venezia 2026, così come oggi configurata, non è una libera espressione di artisti indipendenti, ma un progetto promosso da figure legate ai vertici del potere russo, inserito nella strategia di diplomazia culturale del Cremlino. Il punto non è il singolo artista, che va sempre difeso nella sua libertà. Il punto è che questo padiglione non è indipendente. In un sistema come quello russo, fortemente centralizzato, la produzione culturale ufficiale difficilmente è neutrale. Ignorarlo in nome di un’idea astratta di apertura significa, nei fatti, accettare il rischio che l’arte venga utilizzata come strumento di propaganda”. Così Valeria Pernice, responsabile nazione con delega ai territori, per il Partito Liberaldemocratico.
La dichiarazione dell’esponente libdem arriva dopo la notizia di un nuovo strappo da parte del Ministro Giuli con la Fondazione, dopo la decisione di ospitare la Russia all’esposizione d’arte in programma dal 9 maggio. Il ministro Giuli non sarà infatti presente, pur non avendo fatto alcun cenno alla vicenda durante la cerimonia di proclamazione di Ancona a capitale della Cultura, ma il segnale politico è evidente.
Il ministero, inoltre, non ha ancora fatto sapere se dai documenti inviati dalla Biennale, a partire dalla corrispondenza con le autorità russe, siano emerse possibili violazioni del quadro sanzionatorio europeo nei confronti di Mosca. Né sono arrivate indicazioni sulla praticabilità dei vari interventi ipotizzati in questi giorni, dal commissariamento della fondazione al congelamento del padiglione russo, fino ad un intervento che impedisca agli artisti di entrare in Italia.
“Non è un caso che diversi Paesi europei abbiano sollevato il problema e che l’Unione Europea abbia richiamato la Biennale sulle possibili conseguenze anche sul piano dei finanziamenti. La nostra posizione non è quella della chiusura, ma nemmeno quella dell’ingenuità”, ha aggiunto Pernice.
“Per questo chiediamo: l’esclusione degli attuali promotori e organizzatori del padiglione, in quanto espressione dell’apparato statale russo; la trasformazione di quello spazio in un luogo aperto agli artisti russi indipendenti, in particolare a quelli censurati, perseguitati o costretti all’esilio. Difendere la libertà dell’arte significa difendere gli artisti, non i regimi. Venezia deve restare uno spazio di libertà, non diventare una vetrina della diplomazia culturale del Cremlino”, ha concluso Pernice.
Fonte: Il Riformista
#PLDTalks – É IL MOMENTO DI SCEGLIERE: Le ragioni del Sì al referendum
PLD Talk torna un altro appuntamento sul referendum sulla Giustizia, “É IL MOMENTO DI SCEGLIERE: Le ragioni del Sì al referendum
Ospiti
ANNA GALLUCCI – Sostituto Procuratore della Repubblica Tribunale di Pesaro
GIAMMARCO BRENELLI – Presidente COMITATO GIUSTIZIA SÌ Responsabile Giustizia PLD
Modera
PAMELA FATIGHENTI Cofondatrice del Comitato Giustizia Si e responsabile Organizzazione del PLD
🎙️ #PLDTalks – É IL MOMENTO DI SCEGLIERE: Le ragioni del Sì al referendum
📅 Data Live: 19/03/2026
🕒 Ora: 21:00
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Liberaldemocratici, Marattin: "Sorpreso da quel 2% nel nostro primo anno. Nati senza una lira abbiamo 4000 iscritti. L’appoggio a chi vorrà fare riforme liberali"
Luigi Marattin, 47 anni, è il più giovane segretario di partito in Parlamento. E il soggetto politico di cui è leader, il Partito Liberaldemocratico, è il più giovane in assoluto: festeggia il primo compleanno. Il momento giusto per fare un primo tagliando e capire con il suo leader come sta crescendo.
Un anno fa nasceva il Pld. Che anno è stato, arrivato alla vigilia del primo compleanno?
«Organi nazionali che si riuniscono con regolarità, organi locali eletti in tutte le regioni dall’Alto Adige alla Sicilia e nel 80% delle province, più di 4.000 iscritti (online e con 25 euro obbligatori), 120 amministratori locali, 14 gruppi tematici permanenti, un webinar e una newsletter settimanali, una scuola di formazione politica, un comitato referendario e – pur senza una lira – ci avviciniamo secondo molti istituti al 2% nei sondaggi. Se me lo avesse detto un anno fa non ci avrei creduto».
Che cosa l’ha colpita di più, tra i fatti inaspettati che hanno accompagnato questo primo anno di vita?
«La passione che abbiamo generato. In chi ci scrive dicendoci che da anni non votava, e solo grazie a noi ha trovato la motivazione per riprendere a far politica. Nei cittadini che vengono, incuriositi, a sentire le nostre iniziative perché “alla Tv di voi non parlano”. I nostri meravigliosi dirigenti (nazionali e locali), che sacrificano il proprio tempo libero, da soli e a mani nude, per la ragione più bella e dimenticata del far politica: perché ci credono, senza volere nulla in cambio».
I sondaggi sembrano premiare la sua scelta. Una base di consenso c’è. Basterà a superare la soglia della legge elettorale?
«Secondo diversi istituti autorevoli (come Piepoli o Emg) abbiamo ormai lo stesso livello di consenso di alcuni piccoli partiti che stanno in tutti i Tg e tre o quattro volte la settimana e ogni giorno sui quotidiani e nelle principali trasmissioni tv. Noi invece siamo per lo più ignorati, ma fa parte del gioco e non mi turba. Il nostro è un progetto di lungo periodo. Non ci spaventa costruire con calma e con serenità».
A proposito, anche se ancora è in bozza, la nuova legge privilegia le coalizioni. C’è ancora spazio per il terzo polo?
«Tutto quello che potevano fare per disincentivare progetti esterni alle due coalizioni lo hanno fatto: la soglia bassa al 40%, il premio elevato, il ballottaggio, la norma che permette ai piccoli di essere eletti pure con lo 0,01% purché siano dentro le coalizioni. Ma qualsiasi legge elettorale ci sia, non può eludere il punto principale: c’è un pezzo di Paese che, col proprio voto, non vuole contribuire a portare né Conte (o Landini) né Salvini (o Vannacci) a fare i ministri. E quel pezzo di paese potrà votare solo noi, o meglio l’offerta politica che spero costruiremo con altri in quest’area».
Quali misure servono al Paese, per tornare a crescere?
«Che lo Stato faccia meno cose, ma in maniera eccellente. Che si cambi il modo in cui i soldi pubblici vengono spesi, non la loro quantità. Che il fisco sia leggero e semplice. Che il settore pubblico sia impregnato di innovazione e meritocrazia, non di conservatorismo, appiattimento e protezione politica. Che l’università esca dal diritto amministrativo e diventi libera di innovare e di pagare un giovane ricercatore quanto merita, non quanto dice una tabella ministeriale».
Tra pochi giorni si vota per il referendum giustizia, lei è schierato per il Sì. Cosa può cambiare dal giorno dopo il referendum?
«Si può realizzare, in concreto, la riforma che fece un partigiano socialista – che era stato rinchiuso dai fascisti in Via Tasso – nel 1988 con il consenso generale. E quello che tutte le forze politiche, insieme, scrissero in Costituzione nel 1999: dare al cittadino la certezza che, se dovesse capitare nell’ingranaggio della giustizia, chi lo giudica non ha niente, ma proprio niente, a che vedere con chi lo accusa».
E quali, tra le idee del Pld, possono risultare utili a riformare davvero l’Italia?
«In un anno abbiamo lanciato una dozzina di idee che nessun altro partito propone. Dal monocameralismo alla riforma della contrattazione collettiva, dagli asili nido aziendali alle proposte per gli affitti, dalla privatizzazione della Rai alla rivoluzione concorrenziale in tutti i settori, dalla riforma della scuola alla sanità, dalla riduzione fiscale per il ceto medio al contrasto dell’anonimato in rete, passando per le proposte coraggiose su energia e, a breve, su università e immigrazione».
Energia, difesa, sicurezza. C’è molto da fare. Avete gioco facile, vista la concorrenza in campo…
«Le nostre proposte sono “liberismo selvaggio” per i populisti di sinistra e “al servizio dei poteri forti” per i populisti di destra. Per noi sono, semplicemente, le ricette liberali di cui ha bisogno l’Italia. Che, si dimentica troppo spesso, negli ultimi 30 anni è stato il paese al mondo che è cresciuto di meno. E senza crescita, non si può realizzare nessuna condizione che permetta alle persone di cercare la propria felicità».
Serve un’Europa più forte. Qual è l’idea del Pld, un federalismo più forte, la caduta dell’unanimità?
«Elezione diretta del presidente della Commissione, potere di iniziativa legislativa al Parlamento, trasformazione del Consiglio in una “camera alta” con voto a maggioranza, devoluzione di alcune materie dagli stati nazionali alla Ue, unione del mercato dei capitali, eurobond, realizzazione del rapporto Draghi. Ma la sostanza è una: gli stati devono capire che o cedono parte della propria sovranità per costruirne una condivisa e democratica, o spariranno».
È stato di recente in Israele. Ed è tra i pochi a difendere risolutamente lo Stato ebraico. Una scelta che le costa?
«No, fare le cose giuste non costa mai. Molti politici ormai assumono questa o quella posizione solo sulla base di ciò che sembra andare di moda. Io non sono mai riuscito a farlo. Penso che la politica debba offrire prospettive ideali all’elettorato, non seguire le mode o a volte persino, come in questo caso, le campagne di disinformazione».
Finalmente è stato approvato il ddl antisemitismo dal Senato. Da liberale, servono regole e leggi più severe?
«Quel disegno di legge non introduce nessun nuovo reato, si limita a sistematizzare una cosa che in un paese normale non dovrebbe neanche essere oggetto di riflessione o dubbio: coordinare le attività di contrasto ad una pratica odiosa come l’antisemitismo, adottando le definizioni accettate a livello internazionale. Il fatto che alcune forze politiche si siano astenute è davvero incomprensibile».
Cosa pensa dell’operazione israelo-americana sull’Iran?
«Che può certamente andar male, e allora quella martoriata regione rimarrà preda del terrore e dell’instabilità. Ma se dovesse andar bene, e cioè se l’Iran fosse liberato da quel regime criminale e instradasse su un cammino di libertà e democrazia, allora cambierebbe il mondo intero».
E l’Italia deve dare il suo contributo, le basi, il supporto ai confini europei e agli alleati Nato?
«Lo ha spiegato bene Crosetto l’altro giorno in Parlamento. Le attività che sono attualmente in corso sono già regolate dagli accordi internazionali vigenti, non serve nessuna autorizzazione aggiuntiva. Se dovesse arrivare una richiesta di supporto ulteriore, il governo la discuterà col parlamento come è giusto che sia».
In uno scenario post-elettorale aperto, darebbe sostegno più volentieri a un governo di centrodestra o di centrosinistra?
«Siamo in un sistema proporzionale, e lo saremo ancor di più dopo la riforma. Quindi ci comporteremo come in tutti i sistemi del genere. Daremo il nostro supporto a chiunque si impegnerà a realizzare le riforme liberali di cui l’Italia ha bisogno. Sicuramente alcuni punti: la riduzione nell’arco della prossima legislatura di 3 punti di spesa pubblica da destinare integralmente al taglio delle tasse; una politica di liberalizzazioni e concorrenza in tutti i settori; l’immediato ritorno al nucleare. Poi, se gli elettori ci daranno più forza, anche altro: in primis la riforma radicale della scuola».
Fonte: Il Riformista
#PLDTalks – PERCHÉ SÌ: COMPRENDERE IL REFERENDUM OLTRE GLI SLOGAN
Parliamo di REFERENDUM con il Prof. Claudio Martinelli , l’Avv.ta Rosanna Credendino e Pamela Fatighenti.
Una live dove cerchiamo di comprendere il referendum oltre gli slogan.Torna l’appuntamento di approfondimento con i #PLDTalks!
Ecco chi partecipa alla diretta:
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Rosanna Credentino – Avvocato, delegata nazionale delle Avvocate Per il Sì
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Claudio Martinelli – Costituzionalista, Professore ordinario di Diritto Comparato presso l’Università di Milano Bicocca
🎙️ #PLDTalks – PERCHÉ SÌ: COMPRENDERE IL REFERENDUM OLTRE GLI SLOGAN
📅 Data Live: 06/03/2026
🕒 Ora: 18:30
📍 Dove vederla: YouTube
#PLDTalks – Il nuovo (dis)ordine mondiale e il multilateralismo
Torna l’appuntamento coi #PLDTalks!
Con un dialogo tra Alessandra Franzi, responsabile Esteri del PLD, e Nathalie Tocci, direttrice dell’istituto di affari internazionali.
Ecco chi partecipa alla diretta:
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Alessandra Franzi – Responsabile Esteri del Partito LIberaldemocratico
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Nathalie Tocci – Direttrice dell’Istituto di Affari Internazionali
🎙️ #PLDTalks – Il nuovo (dis)ordine mondiale e il multilateralismo
📅 Data Live: 10/02/2026
🕒 Ora: 17:00
📍 Dove vederla: YouTube
#PLDTalks – Iran Today
L’Iran non è solo una teocrazia in crisi: è l’attore che sta ridisegnando gli equilibri di potere dal Mediterraneo al Golfo Persico. Ignorare ciò che accade a Teheran significa non capire nulla delle dinamiche energetiche, della sicurezza europea e del futuro degli accordi di Abramo.Nei #PLDTalks di questa settimana analizziamo la realtà interna all’Iran e le sue proiezioni di potenza. Non faremo accademia: analizzeremo rischi e opportunità strategiche per l’Occidente.
Ecco chi partecipa alla diretta:
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Ashkan Rostami – Consiglio di Transizione dell’Iran e fondatore dell’Institute for a New Middle East
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Mariano Giustino – Corrispondente di Radio Radicale, una delle voci più lucide sul campo
- Alessandra Franzi – Responsabile Esteri PLD
#PLDTalks – I GIOVANI E IL MERCATO DEL LAVORO IN ITALIA
🎙️ #PLDTalks – I GIOVANI E IL MERCATO DEL LAVORO IN ITALIA
📅 Data Live: 17/07/2025
🕒 Ora: 18:30
📍 Dove vederla: YouTube
Nuovo appuntamento con le live dei PLD Talks, Giovedì 17 luglio parliamo di giovani e marcato del lavoro.Analizzeremo la situazione attuale, le criticità che lo caratterizzano e proveremo a ragionare su alcune proposte per il futuro.Una live dove analizzeremo la situazione attuale attraverso ospiti interni ed esterni al partito, provando ad argomentare alcune proposte partendo anche dalle loro esperienze personali e professionali.Un dibattito che sarà soltanto un primo atto di una serie di live sul tema.
Ecco chi parteciperà alla diretta:
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Aurora Pezzuto – Responsabile Economia Partito Liberaldemocratico
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Massimo Taddei – Giornalista economico – Direttore Economika
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Matteo Montagner – Manager del comparto IT – imprenditore
📺 Vedi la live
Accedi alla diretta qui:
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#PLDTalks – DIALOGO TRA LUIGI MARATTIN E GAETANO QUAGLIARIELLO
🎙️ #PLDTalks – DIALOGO TRA LUIGI MARATTIN E GAETANO QUAGLIARIELLO
📅 Data Live: 14/07/2025
🕒 Ora: 16:00
📍 Dove vederla: YouTube
Nuovo appuntamento con PLDTalks, lunedì 14 luglio per parlare di politica italiana e dintorni.
Ecco chi parteciperà alla diretta:
- On. Luigi Marattin – Segretario Nazionale e Deputato del Partito Liberaldemocratico
- Prof. Gaetano Quagliariello – Presidente Fondazione Magna Carta
📺 Vedi la live
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