Newsletter#45 - Manuale minimo per chi vuole fare sul serio

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#45

Le fondamenta della libertà


Riformare le istituzioni, formare la classe dirigente: il nostro impegno per un’Italia più forte

Le istituzioni non sono un palcoscenico E la politica non dovrebbe essere una campagna pubblicitaria permanente.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un copione che si ripete: annunci solenni, conferenze stampa, slogan sotto i flash. Poi, settimane dopo, arrivano i testi veri. A volte diversi. A volte ridimensionati. A volte silenziosamente corretti. Quando il dibattito pubblico si fonda sugli annunci e non sulle norme scritte, la legge perde centralità e la propaganda prende il sopravvento. Il Parlamento discute a valle. I cittadini giudicano sulla base delle narrazioni. La fiducia si erode.

Una liberal-democrazia funziona se il primato della legge viene prima del primato della comunicazione: se le regole sono chiare. Se le riforme si discutono nel merito. Se le istituzioni sono più forti degli slogan. 

Funziona anche se la separazione dei poteri non è solo un principio scritto nei manuali, ma una garanzia concreta per i cittadini: chi fa le leggi, chi governa e chi giudica devono essere distinti, autonomi, reciprocamente bilanciati. È questo equilibrio che impedisce agli abusi di diventare sistema.

Non basta indignarsi per il degrado delle istituzioni. Quando serve bisogna avere il coraggio di riformarle. Per questo è importante prima di tutto andare a votare per il referendum: proprio perché questa consultazione non prevede quorum, far sentire la propria voce dà legittimazione maggiore al cambiamento che vogliamo costruire.

In questi mesi stiamo assistendo ad una campagna elettorale vuota, dove gli slogan e la personalizzazione del referendum prevalgono sulla spiegazione dei quesiti. Ma il Referendum non è un voto pro o contro il Governo, bensì un voto sulla Giustizia e la Magistratura, sulla necessità di rendere davvero efficace il processo accusatorio, completando quella riforma che volle proprio un uomo di sinistra, Giuliano Vassalli.

Il fronte del No arruola comici, artisti, intellettuali per portare acqua alla propria narrazione. Noi rispondiamo spiegando con i fatti

👉 Le nostre risposte al fronte del NO

La posizione del PLD sul referendum per la separazione delle carriere è chiara e netta dall’inizio: votare Sì per restituire finalmente al Paese una giustizia davvero indipendente.

 


 

Il giudice deve essere davvero terzo

Significa che chi accusa e chi giudica non appartengono alla stessa carriera. Significa che la legge è davvero uguale per tutti. Significa che il processo non è un confronto tra parti sbilanciate, ma una garanzia per il cittadino.

Oggi in Italia la separazione delle funzioni esiste solo in parte. Ma le carriere restano intrecciate: pubblici ministeri e giudici condividono concorso, organo di autogoverno e progressioni. È un'anomalia che indebolisce la percezione di imparzialità e alimenta sfiducia.

Il referendum sulla separazione delle carriere non è una battaglia contro qualcuno. È una riforma a favore dello Stato di diritto. Due concorsi distinti. Due percorsi professionali autonomi. Un giudice pienamente terzo, come previsto dallo spirito delle riforme del 1988 e del 1999.

In questi giorni circolano semplificazioni e confusioni volute: si parla di “separazione delle funzioni” per evitare di discutere della vera questione. Ma il punto è semplice: chi giudica non deve essere legato, direttamente o indirettamente, a chi accusa

Depotenziare le correnti è una questione che riguarda tutti.

👉 L'intervento di Patrizia De Grazia dei Radicali

Un altro tassello della narrazione del NO è che chi sostiene questa riforma faccia il gioco della destra o ne sia parte. Eppure c’è tutta una fetta della sinistra riformista che voterà SI convintamente e ne sta spiegando le ragioni. Votare SÌ è una battaglia per la libertà, che serve anche a restituire fiducia nella magistratura.

👉 L'intervento di Anna Paola Concia

Ciò che viene raccontato dal fronte del NO per smontare le ragioni della riforma è spesso parziale, incompleto, quando non addirittura falso. In queste settimane noi del PLD stiamo rispondendo punto su punto.

👉 Leggi il post di Luigi Marattin

 


 

La nostra scuola di politica

Le riforme sono indispensabili. Ma da sole non bastano. Le istituzioni funzionano se chi le guida ha competenza, cultura delle regole, senso dello Stato. Se la politica torna ad essere studio, responsabilità, capacità di decidere — non solo comunicazione. 

Per questo è nata COMPETERE, la scuola di formazione politica del Partito Liberaldemocratico.

Vogliamo formare una nuova classe dirigente liberaldemocratica capace di governare processi complessi: economia, giustizia, politica internazionale, organizzazione dello Stato. Con metodo, con rigore, con spirito critico.

In un tempo in cui le liberal-democrazie sono sotto pressione, non possiamo limitarci a difenderle a parole. Dobbiamo prepararci a guidarle. Non basta denunciare il degrado delle istituzioni.
Non basta chiedere riforme.

Serve una generazione pronta a farle funzionare meglio. Serve soprattutto, una generazione che abbia chiaro come per problemi complessi, servono soluzioni complesse. Senza slogan vuoti, né populismi, ma conoscenza reale dei problemi e delle possibili strategie per affrontarli, ciascuna diversa a seconda del contesto.

👉 Il programma della scuola di formazione politica

👉  Guarda il nostro post

 


 

Con l’Ucraina, senza se e senza ma

Quattro anni dopo l’invasione russa, una cosa è chiara: la libertà non è garantita per sempre.Il Partito Liberaldemocratico è stato,e resta, dalla parte dell’Ucraina, senza distinguo. Perché quando una democrazia viene aggredita, la neutralità non è equilibrio: è resa.

In queste settimane siamo scesi in piazza in molte città italiane, accanto alla comunità ucraina, per ribadire che la sovranità e la libertà dei popoli non sono negoziabili.

Le liberal-democrazie si difendono riformando le istituzioni, si difendono anche sostenendo chi combatte per esse. Da questa posizione non ci spostiamo.

👉  Leggi il nostro post

Il PLD era presente alla manifestazione promossa a Roma dalla comunità ucraina e in molte altre piazze italiane dove sono stati ricordati i 4 anni dall’invasione russa.

👉  Il saluto di Marattin alla comunità ucraina

👉  Il Pld alla manifestazione di Roma 👉  Il PLd nelle altre manifestazioni in Italia

 


 

PLD TALKS: LE LIVE DEL PARTITO

PLD Talks è lo spazio settimanale del Partito Liberaldemocratico dedicato al confronto sui temi che contano davvero: economia, istituzioni, diritti civili.
Senza slogan, senza tifoserie. Solo idee, dati e proposte.

📺 Riguarda tutte le nostre live su temi come Nucleare, Difesa Europea, Giovani, Economia e molto altro cliccando qui.

 


 

DAI TERRITORI

 


 

PARLANO DI NOI

  • Il segretario Luigi Marattin in una intervista a Il Foglio parla dell’intervento militare in Iran e non solo: “Rileggere tutti la Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Riserva molte sorprese” (👉 Leggi qui
  • Il PLD con Marattin unico a intervenire positivamente sul board of peace. Ne parla l Riformista (👉 Leggi qui
  • Il Riformista raccoglie la posizione di Giuseppe Gravela, componente della segreteria PLD sul tema del DL Energia (👉 Leggi qui)
  • IL PLD è schierato contro il taglio dei fondi a Radio Radicale. Il segretario Marattin ne parla proprio ai microfoni dell’emittente (👉 Ascolta l'intervista)
  • Sul Corriere Toscano, Luigi Marattin interviene sul tema della spesa previdenziale e spiega come agire senza aumentare il debito pubblico  (👉 Leggi qui)

 


 

APPUNTAMENTI

  • Luigi Marattin, segretario del PLD presenta a Trento il suo libro “La via Liberaldemocratica” (👉 Guarda il post

 


 

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Bergamo, il PLD sulla gestione della cultura in città: servono più visione e coordinamento - giornalelombardoveneto.it

La cultura rappresenta uno degli asset strategici più importanti per Bergamo: un patrimonio fatto di musei di eccellenza, come la GAMeC e l’Accademia Carrara, nuove realtà come GRES Art 671, una rete di associazioni e operatori che contribuiscono ogni giorno alla vitalità culturale della città.

Proprio per questo noi del PLD riteniamo necessario avviare una riflessione seria e costruttiva su come oggi la cultura viene organizzata, gestita, promossa e resa accessibile ai cittadini.

Negli ultimi mesi sono emerse alcune criticità che non possono essere ignorate. Il blocco del cantiere della nuova sede della GAMeC ha creato incertezza su uno dei progetti culturali più importanti degli ultimi anni, generando preoccupazione tra cittadini e operatori. Un’opera strategica di questo livello avrebbe richiesto una governance più solida, una programmazione più attenta e una comunicazione più chiara sui tempi, sui costi e sulle responsabilità.

Anche sul piano della comunicazione istituzionale, pur apprezzando l’intenzione dell’Amministrazione di rafforzare questo ambito, attraverso l’inserimento di una figura dedicata, riteniamo che l’impostazione attuale presenti alcune debolezze. Alla nuova responsabile sono state affidate numerose attività molto diverse tra loro – dalla strategia alla produzione di contenuti, dalla gestione dei canali digitali al supporto agli eventi – che normalmente competono a più professionalità specialistiche. Il rischio è quello di concentrare troppe aspettative su una sola figura, con inevitabili difficoltà per la stessa nel garantire continuità, qualità e visione di lungo periodo.

La comunicazione culturale, oggi, non è un semplice strumento informativo, ma una leva strategica per aumentare la partecipazione, ampliare il pubblico e rafforzare l’identità della città. Per questo serve un vero sistema coordinato tra Comune, musei e operatori culturali, con obiettivi misurabili e strumenti adeguati.

Un ulteriore tema rilevante è quello dell’accessibilità economica alla cultura. I musei cittadini prevedono già diverse agevolazioni: riduzioni per giovani, studenti e over 65, gratuità per minori e categorie protette, promozioni dedicate ai residenti. Tuttavia, queste opportunità risultano spesso frammentate, poco coordinate tra i vari enti museali e non sempre comunicate in modo immediato e comparabile.

Riteniamo che una città che investe risorse importanti nella cultura debba porsi l’obiettivo di renderla realmente accessibile a tutti, non solo agli appassionati o ai turisti. Serve una politica tariffaria più integrata, più semplice e più visibile.

In questo quadro, il Partito LiberalDemocratico di Bergamo propone alcune linee di intervento concrete e realistiche:

• una programmazione culturale cittadina pluriennale, che metta in rete musei, spazi espositivi, associazioni e quartieri, superando la logica degli eventi isolati;

• una governance più strutturata per i grandi progetti culturali, con cronoprogrammi pubblici e monitoraggio costante;

• un sistema di comunicazione integrato, con un portale unico della cultura cittadina e campagne coordinate tra Comune e istituzioni culturali;

• l’introduzione di strumenti di accesso agevolato come, ad esempio, una card culturale cittadina, più giornate dedicate ai residenti nel corso dell’anno e politiche tariffarie più uniformi;

• una rendicontazione chiara e leggibile sull’utilizzo delle risorse pubbliche destinate alla cultura, con indicatori di partecipazione e impatto.

Bergamo ha tutte le potenzialità per essere una vera capitale culturale permanente, non solo per i grandi eventi


Fonte: giornalelombardoveneto.it


RIFORMA DELLA LEGISLAZIONE SUGLI AFFITTI

RIFORMA DELLA LEGISLAZIONE SUGLI AFFITTI

1. La situazione attuale

Il mercato della locazione in Italia si trova oggi in una fase di forte squilibrio.

Secondo i dati CENSIS (dicembre 2022), il 70,8% delle famiglie italiane è proprietario della casa in cui vive, mentre solo il 20,5% vive in affitto. Un ulteriore 28% delle famiglie possiede più di un immobile, segno di una forte tradizione di investimento nella proprietà privata, radicata nella cultura economica e sociale del Paese.

Sempre secondo il Censis Il valore simbolico della casa in Italia è particolarmente elevato: per oltre il 90% degli italiani rappresenta un rifugio sicuro e una forma di garanzia per il futuro. L’esperienza della pandemia ha rafforzato questa percezione, consolidando la casa come pilastro di stabilità economica e familiare ed è ritenuta un buon strumento di investimento.

Tuttavia, il quadro attuale mostra un mercato delle locazioni in contrazione: le abitazioni disponibili in affitto sono poche, i canoni elevati, e cresce la quota di proprietari che preferisce lasciare gli immobili sfitti o convertirli in affitti brevi turistici, percepiti come più sicuri e redditizi.

Il risultato è un mercato immobiliare rigido, che penalizza studenti, lavoratori fuori sede e famiglie in mobilità.


2. Le criticità del sistema attuale

Il sistema normativo e fiscale che regola le locazioni è oggi eccessivamente complesso e squilibrato, e presenta ostacoli che scoraggiano la regolare messa a disposizione degli immobili.

Le principali criticità possono essere suddivise in due categorie: quelle legate al rapporto tra locatore e inquilino e quelle di natura burocratico-fiscale.

 

2.1. Criticità nei rapporti tra proprietari e inquilini

L’attuale disciplina degli sfratti presenta criticità strutturali che scoraggiano fortemente i proprietari dal mettere immobili sul mercato della locazione, contribuendo alla scarsità dell’offerta abitativa. Le criticità principali sono:

  • Termini eccessivamente lunghi per ottenere il rilascio dell’immobile in caso di morosità o finita locazione, dovuti alla stratificazione normativa e alla forte discrezionalità del giudice nel concedere rinvii e sospensioni.
  • Il “termine di grazia” permette all’inquilino moroso di sanare il debito anche dopo mesi, più volte nel corso del rapporto, rallentando lo sfratto e aumentando il rischio per il proprietario.
  • Le procedure esecutive, anche dopo il provvedimento di sfratto, sono lente e incerte, richiedono molteplici accessi dell’Ufficiale Giudiziario e dipendono dalla disponibilità della forza pubblica.
  • Il proprietario, durante tutta la durata del contenzioso, continua a sostenere costi (IMU, condominio, spese legali, bollette) senza poter utilizzare l’immobile e senza incassare i canoni.
  • Il sistema fiscale attuale prevede che il proprietario paghi imposte anche su canoni non percepiti, recuperabili solo a distanza di tempo tramite credito d’imposta dopo la conclusione della procedura giudiziaria.

Nel complesso, il sistema attuale genera incertezza, costi elevati e tempi imprevedibili, che rendono il mercato della locazione a lungo termine poco attrattivo rispetto ad alternative meno rischiose (affitti brevi, uso personale, case lasciate vuote).

 

2.2. Criticità fiscali

  • L’attuale regime fiscale sulle locazioni abitative (IRPEF ordinaria o cedolare secca al 21%) risulta penalizzante, soprattutto considerando la presenza di imposte aggiuntive come l’IMU che colpiscono lo stesso immobile.
  • La cedolare secca al 10% è riservata ai soli contratti a canone concordato nei comuni ad alta tensione abitativa, lasciando fuori gran parte dei proprietari e creando un sistema fiscale disomogeneo e poco incentivante.
  • L’assenza di un meccanismo che consenta di dedurre i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria porta a tassare il reddito lordo anziché quello effettivo, scoraggiando la messa a reddito degli immobili e riducendo la qualità del patrimonio locativo.

 

2.3 Criticità legate all’assenza di un mercato dell’affitto professionale

  • Le procedure complesse e i tempi lunghi per interventi di trasformazione, recupero o sostituzione edilizia riducono l’interesse a investire in nuovi alloggi in affitto, concentrando il mercato quasi esclusivamente sulla piccola proprietà privata.
  • A differenza di quanto accade in molte città europee, in Italia mancano operatori professionali della locazione (fondi immobiliari, REIT, società di gestione), in grado di portare sul mercato un’offerta abitativa stabile e strutturata.
  • Dal punto di vista fiscale, gli immobili residenziali destinati alla locazione da parte di operatori professionali sono trattati come beni patrimoniali e non come beni strumentali, con un carico impositivo che disincentiva la nascita di un vero settore dell’affitto professionale.


3. Proposte di riforma

L’obiettivo è costruire un sistema di locazione trasparente, flessibile e sicuro, che incentivi la legalità, tuteli i diritti di entrambe le parti e renda conveniente la locazione regolare.

Le riforme proposte intervengono su tre aree: semplificazione normativa, fiscalità equa e tutela dei rapporti contrattuali.

 

3.1. Semplificazione e flessibilità contrattuale

  • Nuova legge quadro unica sulla locazione privata, che sostituisca la Legge 431/1998 e le norme correlate, unificando la disciplina in un testo chiaro e coerente.
  • Superamento delle tipologie contrattuali rigide (4+4, 3+2, transitorio): Si propone di abrogare l’attuale sistema di contratti tipizzati a durata predeterminata e di consentire alle parti la piena libertà di concordare condizioni, durata e canone, garantendo così maggiore flessibilità e adattabilità ai diversi contesti abitativi e lavorativi.

Per garantire certezza giuridica e stabilità del rapporto, si introduce una durata minima standard di 1 anno per i contratti di locazione libera, con possibilità di proroga e recesso nei limiti previsti dalla legge.

Resta salva la possibilità di stipulare contratti di durata più breve esclusivamente nei casi previsti dalla normativa speciale (lavoro temporaneo, cure mediche, esigenze documentate).

  • Modifica degli artt. 1596 e 1613 c.c. per consentire:
  • recesso dell’inquilino con preavviso di 1 mese;
  • recesso del locatore con preavviso di 4 mesi, garantendo un equilibrio tra flessibilità e tutela.

Questa maggiore libertà contrattuale favorirebbe la mobilità abitativa e l’emersione degli affitti oggi non registrati.

 

3.2. Contratti standardizzati e gratuiti

  • Introduzione di un modello unico nazionale di contratto precompilato, scaricabile e registrabile online tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate e/o dall’applicazione IO.
  • Registrazione automatica e abolizione dei costi di imposta di registro, di disdetta anticipata e delle procedure tramite modello F23.
  • Un sistema informatizzato semplifica gli adempimenti e garantisce la trasparenza dei rapporti.
  • Abolizione dell’obbligo di attestazione di congruità rilasciata da associazioni private per i contratti a canone concordato, sostituita da autodichiarazione standardizzata e controlli pubblici ex post, eliminando costi fissi e intermediazioni obbligatorie.

 

3.3. Riforma delle procedure di sfratto: certezza dei tempi e meno rischio per i proprietari

Per incentivare un aumento stabile dell’offerta di immobili in locazione, è necessario intervenire sulla disciplina degli sfratti, rendendola più rapida, prevedibile e sostenibile per entrambe le parti. La proposta di riforma, in linea con le migliori pratiche europee, si articola nei seguenti punti:

  • Riduzione e limitazione del “termine di grazia”, prevedendo un periodo massimo di 30 giorni, esercitabile una sola volta, con criteri applicativi chiari e non rimessi alla discrezionalità del giudice.
  • Tempi certi e procedure più snelle per la reimmissione del proprietario nel possesso dell’immobile, limitando i rinvii e stabilendo scadenze obbligatorie per gli accessi dell’Ufficiale Giudiziario e per l’intervento della forza pubblica.
  • Semplificazione e uniformità della procedura esecutiva, così da evitare differenze applicative tra tribunali e garantire maggiore prevedibilità agli operatori.
  • Mantenimento di una tutela minima per l’inquilino, che conserva la possibilità di sanare la morosità una sola volta e di contestare eventuali abusi documentali del locatore.

Questa riforma mira a ristabilire un equilibrio ragionevole tra diritti del locatore e diritti del conduttore, riducendo il rischio economico e l’imprevedibilità che oggi spingono molti proprietari a sottrarsi al mercato dell’affitto tradizionale.

Un sistema più rapido, certo e sostenibile permetterebbe di aumentare l’offerta di immobili, calmierare i prezzi e rendere il mercato più competitivo e funzionale.

 

3.4. Fiscalità per i piccoli locatori

  • Introduzione della deducibilità dei costi di manutenzione per gli immobili locati Si propone di consentire ai proprietari la deduzione integrale dei costi di manutenzione ordinaria e straordinaria, qualora documentati e riferibili ad immobili locati.

Questo meccanismo fiscale – già previsto in vari ordinamenti europei – permetterebbe di tassare il reddito netto e non il reddito lordo, incentivando al tempo stesso la cura e il mantenimento del patrimonio immobiliare privato.

Si aggiunge l’assoluta contrarietà all’innalzamento della cedolare secca per le locazioni brevi non imprenditoriali. Il PLD evidenzia come un aumento dell’aliquota:

  • non comporterebbe alcuna crescita dell’offerta di locazioni a lungo termine,
  • penalizzerebbe esclusivamente i proprietari non professionali che utilizzano l’affitto breve come integrazione reddituale,
  • ridurrebbe l’attrattività del comparto turistico extralberghiero,
  • aumenterebbe il rischio di ritorno all’irregolarità e all’affitto in nero.

Viene pertanto richiesto il mantenimento dell’attuale regime fiscale delle locazioni brevi non imprenditoriali, evitando misure punitive e prive di evidenza di efficacia.

 

3.5. Urbanistica e fiscalità per lo sviluppo dell’affitto professionale

Per affrontare in modo strutturale la scarsità di offerta abitativa in locazione, le misure su contratti e tassazione dei piccoli proprietari devono essere affiancate da una strategia urbanistico-fiscale mirata a favorire la nascita di operatori professionali della locazione, complementari alla proprietà diffusa. In questa direzione si propone di:

  • riconoscere gli immobili residenziali destinati stabilmente alla locazione da parte di operatori professionali come beni strumentali dell’attività, e non come meri beni patrimoniali;
  • consentire la deducibilità integrale dei costi di costruzione, manutenzione, gestione e finanziamento, allineando il trattamento fiscale a quello previsto per le altre attività produttive;
  • determinare il reddito imponibile sulla base del reddito effettivo (canoni incassati meno costi deducibili), superando logiche forfettarie o basate esclusivamente sulla rendita catastale;

Questa impostazione si integra con la proposta, già formulata per i proprietari persone fisiche, di rendere deducibili i costi di manutenzione per tutti gli immobili locati: la logica comune è incentivare chi immette case sul mercato e contribuisce ad ampliare l’offerta regolare, non chi lascia gli immobili vuoti o sottoutilizzati.


4. Obbiettivi della riforma

L’obiettivo generale della riforma è quello di ripristinare la libertà di scelta tra affitto breve e affitto lungo, superando le distorsioni prodotte da un sistema normativo rigido, punitivo e incapace di garantire ai proprietari condizioni di sicurezza e prevedibilità.

Oggi molti immobili vengono lasciati vuoti o destinati esclusivamente agli affitti brevi perché i contratti di lungo termine, così come strutturati, espongono il proprietario a rischi eccessivi: sfratti interminabili, tassazione su canoni non percepiti, scarsa tutela in caso di morosità, obblighi di durata non sempre compatibili con le esigenze reali delle parti.

Le misure proposte – maggiore flessibilità contrattuale con durata minima di un anno, tutela bilanciata, deducibilità dei costi di manutenzione e stabilità fiscale – riavvicineranno i due mercati e rimuoveranno gli ostacoli che oggi rendono l’affitto lungo una scelta penalizzante.

Il proprietario potrà così valutare con piena libertà e responsabilità quale forma di locazione sia più adatta alla propria situazione, senza la pressione di regimi fiscali punitivi o di un sistema contrattuale che lo espone a rischi sproporzionati.

Un secondo obiettivo è favorire un clima di trasparenza e fiducia reciproca, superando quell’atteggiamento conflittuale che per decenni ha contrapposto locatori e conduttori.

Quando diritti e doveri sono chiari, le procedure sono rapide e il quadro normativo è comprensibile, il rapporto tra le parti torna a essere un patto equilibrato e non più un terreno di scontro.

La riforma vuole quindi riappacificare le parti, restituendo al rapporto locativo la sua natura originaria: un accordo volontario tra due soggetti che hanno entrambi interesse a rispettarlo.

Fondamentale è anche l’obiettivo di ridurre l’evasione fiscale e il ricorso agli affitti in nero.
Questo non si ottiene con misure repressive o con aumenti di aliquote, ma attraverso un sistema che renda conveniente e sicura la registrazione dei contratti.

La possibilità di dedurre i costi di manutenzione, l’esistenza di un regime fiscale stabile e non punitivo e l’introduzione di procedure di rilascio certe e rapide faranno sì che la legalità diventi la scelta più razionale per tutti.

Inoltre, una maggiore sicurezza per i proprietari porterà naturalmente a un aumento dell’offerta regolare di immobili in affitto.

L’ingresso di nuove abitazioni sul mercato – diverse dalle sole case vacanza – contribuirà a soddisfare le esigenze di mobilità abitativa e professionale, fondamentali per studenti, lavoratori e giovani famiglie.

Più offerta significa anche prezzi più equilibrati, perché come sempre accade in un mercato concorrenziale, è la disponibilità reale di immobili a determinare l’andamento dei canoni, non misure coercitive o interventi emergenziali.

Infine, la riforma mira a creare un equilibrio moderno tra libertà contrattuale e tutela dei diritti fondamentali, superando quella logica del conflitto permanente che ha segnato per decenni il dibattito sulle locazioni.

Il nostro obiettivo è sostituire un sistema difensivo e punitivo con un modello fondato sulla responsabilità reciproca, sulla libertà negoziale e sulla certezza delle regole, così da costruire un mercato più giusto, dinamico e collaborativo, in cui le parti possano davvero scegliere e accordarsi liberamente all’interno di un quadro trasparente e garantito.


Leggi il Documento Completo

Newsletter#44 - Senza energia non c’è libertà

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#44

Liberare energia


La proposta del PLD in materia energetica per bollette più stabili, meno dipendenza e più sicurezza energetica

L’energia è la misura concreta della libertà di un Paese. Senza autonomia e stabilità restiamo vulnerabili a crisi, tensioni internazionali e ricatti geopolitici. Senza energia non c’è libertà. Significa bollette che cambiano ogni volta che esplode una crisi internazionale. Significa imprese che non riescono a programmare investimenti. Significa famiglie che non sanno quanto pagheranno il prossimo inverno. Oggi l’Italia importa oltre il 70% dell’energia che consuma. 

Questa dipendenza si traduce in volatilità dei prezzi, trasferimento di ricchezza all’estero e minore autonomia nelle scelte politiche. Ogni shock internazionale — dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente — si riflette direttamente sulle bollette italiane. Il Partito Liberaldemocratico ha presentato “Liberare Energia”, un piano organico che affronta il problema alla radice. Sicurezza degli approvvigionamenti, stabilità delle bollette, competitività industriale e transizione ambientale non sono obiettivi alternativi: devono procedere insieme. Serve un mix realistico. Rinnovabili sì, ma integrate in un sistema stabile e programmabile. Gas nazionale nella fase di transizione, per ridurre la dipendenza esterna. Mercati più trasparenti e meno distorsioni regolatorie. 

Comunità energetiche efficienti, non solo simboliche, e il ritorno del nucleare di nuova generazione, come fonte programmabile e a basse emissioni, capace di garantire continuità e ridurre la volatilità. Non è una scelta ideologica. È una scelta di responsabilità. L’energia non è un tema per addetti ai lavori. È ciò che permette alle famiglie di vivere con meno incertezza e alle imprese di crescere senza temere la prossima crisi. Per questo servono regole stabili, tempi certi e una strategia di lungo periodo. Perché un Paese che non controlla la propria energia non controlla davvero il proprio destino.

👉 Proposta in materia di Energia

👉 Liberare Energia

 


 

Lo Stato che tassa o lo Stato che governa?

Quando si parla di politica economica, troppo spesso la risposta più semplice è anche quella più immediata: aumentare le tasse per recuperare risorse e dire “abbiamo fatto qualcosa”.

Nel settore energetico questa tentazione è emersa chiaramente con il recente Decreto Energia/Bollette, approvato dal Consiglio dei ministri, che prevede tra le misure urgenti anche un aumento di due punti dell’aliquota IRAP per le imprese del comparto energetico (👉 IRAP)  per il 2026 e il 2027, destinando le maggiori entrate alla riduzione degli oneri di sistema sulle bollette delle imprese non energivore. Intervenire con un aumento di imposte ogni volta che un comparto realizza utili non risolve però il problema strutturale. Quando le banche realizzano profitti elevati, c’è chi propone di tassarle di più Quando un settore cresce, scatta subito l’idea che “stia guadagnando troppo”. 

Questa logica rischia di trasformare lo Stato da regolatore a esattore reattivo. Se esistono distorsioni o rendite di posizione, la risposta non è automatica tassazione: è necessario intervenire con regole migliori e con autorità di regolazione efficaci che garantiscano trasparenza, concorrenza e stabilità dei mercati. 

Se il problema è la concorrenza, si rafforza la concorrenza. Se il problema sono le tariffe, si rivedono le tariffe con criteri chiari. L’aumento dell’IRAP deciso per il comparto energetico è un esempio di come misure episodiche possano essere impiegate per obiettivi specifici, in questo caso, ridurre oneri di sistema alle imprese, ma non possono sostituire una visione strutturale di lungo periodo. Secondo le stime, l’incremento porterà l’aliquota dal 3,9% al 5,9% per le imprese energetiche nel 2026-27, con l’obiettivo di finanziare la riduzione degli oneri per oltre 4 milioni di imprese, ma senza affrontare la fragilità di fondo del mercato energetico italiano.  

La linea liberaldemocratica è chiara: meno interventi episodici, più regole stabili. Lo Stato deve fare meno cose, ma farle bene. Anche, e soprattutto,  quando si parla di energia, banche e settori strategici. La politica economica non è improvvisazione fiscale: è costruzione di un quadro normativo coerente dove tasse, investimenti e concorrenza producano crescita reale, non reazioni emotive.

👉 Aumento IRAP

 


 

Equilibri fragili, decisioni serie

La politica estera richiede serietà di giudizio e realismo, non slogan e semplificazioni. In Medio Oriente il rischio di una nuova escalation è concreto. Nonostante gli sforzi internazionali per stabilizzare la regione, la tregua a Gaza rimane fragile e il tessuto geopolitico è instabile. Il piano negoziato dagli Stati Uniti per la Striscia di Gaza è stato recepito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come documento di legittimazione internazionale, con l’obiettivo di stabilire una forza di stabilizzazione e creare condizioni per la pace.  

Questa iniziativa non è perfetta - nessuna soluzione diplomatica lo è -  ma rappresenta oggi l’unico percorso concreto condiviso dalla comunità internazionale per evitare un ritorno al conflitto, smantellare le strutture di violenza e avviare una gestione civile e cooperativa della Striscia. Non si tratta di sostenere posizioni ideologiche a favore o contro un attore specifico, ma di riconoscere che la stabilità e la pace richiedono un approccio multilaterale, vincoli chiari e un processo negoziale sostenibile. Il rischio opposto, trasformare ogni tensione in uno scontro ideologico, è la via più facile e la più pericolosa: alimenta polarizzazioni interne senza produrre soluzioni concrete. La stessa serietà che chiediamo in materia di politica energetica, visione, stabilità, realismo, è imprescindibile anche nella politica estera.Perché la libertà e la sicurezza dei cittadini non sono valori astratti: dipendono dalle scelte che i governi e le istituzioni internazionali assumono oggi, nel quadro di equilibri fragili e complessi.

👉 Equilibri Fragili

👉 Hamas si schiera con Francesca Albanese

 


 

Prendi aria. Fai spazio. Respira Libertà

Iscriviti al Partito Liberaldemocratico per il 2026!

partitoliberaldemocratico.com/tesseramento

 

 


 

PLD TALKS: LE LIVE DEL PARTITO

PLD Talks è lo spazio settimanale del Partito Liberaldemocratico dedicato al confronto sui temi che contano davvero: economia, istituzioni, diritti civili.
Senza slogan, senza tifoserie. Solo idee, dati e proposte.

📺 Riguarda la puntata del 10 febbraio  “Il nuovo (dis)ordine mondiale e multilateralismo'' su YouTube

📺 Riguarda tutte le nostre live su temi come Nucleare, Difesa Europea, Giovani, Economia e molto altro cliccando qui.

 


 

DAI TERRITORI

  • Lombardia
    • Milano: Adriana Pepe, funzionaria di banca neo pensionata e nuova segretaria della sezione milanese, è stata intervistata sulle prossime elezioni comunali (🔗 Il Giorno)
    • Monza: Leonardo Canesi, segretario provinciale del partito, è intervenuto nella polemica su Liberbar: “Non è un bar come gli altri (...), è un bene pubblico e non una zona franca (🔗 Monza Today)
    • Legnano: Elezioni, Radice rinnova la sua “promessa” per Legnano. E apre al centro (🔗 Malpensa24)
  • Campania - Avellino: Il segretario, Salvatore Pastore, ha rilasciato un’intervista nella quale esprime offre una prima lettura dell’attuale scenario politico cittadino (🔗 Ottopagine)
  • Piemonte - Fossano (CN): all’incontro organizzato dal PLD il 13 febbraio u.s.,  il medico attivista Khosro Nikzat, presidente dell’Associazione medici e farmacisti iraniani in Italia ha affermato: "Siamo molto vicini alla fine del regime. Ma da solo non cade. Non ha scrupolo a uccidere e può far leva sulla forza”.    (🔗 Incontro a Fossano sulla Resistenza Iraniana)
  • Liguria
    • La Spezia: Il PLD ha rilasciato un comunicato sull’aggressione ad un agente di polizia da parte di un carcerato (🔗 Città della Spezia)
    • Genova: Il PLD si è fatto portavoce delle istanze dei residenti e commercianti del centro storico sul tema della sicurezza (🔗 Genova24)
  • Emilia Romagna: Ravenna: Il PLD è intervenuto sulle concessioni balneari di Cervia che, secondo il Segretario, Nicola Cavina, devono essere messe a gara (🔗 Ravenna Web)
  • Trentino: Matteo Montagner è intervenuto sul turismo locale: “Il vero problema non è ‘quanto turismo (ma) che tipo”: “se non cambiamo rotta il turismo rischia di diventare una monocultura, e come tutte le monoculture può impoverire e desertificare il terreno" (🔗 Il dolomiti)
  • Toscana: Pistoia: Incontro sul referendum del prossimo 22-23 marzo venerdì 20 febbraio al quale, fra gli altri, interverrà Pamela Fatighenti della segretaria nazionale(🔗 Val di Nievole oggi)

 


 

PARLANO DI NOI

  • Il Riformista: con Azione una proposta comune per dare sostegno all’occupazione femminile e contrastare il calo demografico (🔗 Leggi l'articolo)
  • AdnKronos: Sondaggio elezioni, centrodestra e centrosinistra quasi pari (🔗 Leggi l'articolo)
  • Il Riformista: Dall’Ue 90 miliardi per l’Ucraina, centrodestra unito alla Camera: il campo largo va in frantumi, M5S e Avs prestano il fianco a Vannacci (🔗 Leggi l'articolo)
  • Il Tempo: Banche: Marattin, 'Salvini molto meglio con Conte e Fratoianni' (🔗 Leggi l'articolo)
  • Formiche: Jfc Napoli e il fianco Sud, perché il nuovo ruolo dell’Italia è una prova geopolitica. Scrive Serino (🔗 Leggi l'articolo)

 


 

APPUNTAMENTI

  • Friuli Venezia Giulia: manifestazioni di domenica 22 febbraio a Trieste, Udine e Pordenone in occasione del quarto anniversario dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia.(🔗 Manifestazione FVG)
  • Abruzzo: Lavoro Impresa e Futuro: lunedì 23 febbraio alle 18 a Chieti, con  i candidati a sindaco nelle prossime elezioni amministrative e tutto il gruppo abruzzese del partito. (🔗 Lavoro Impresa e Futuro)

 


 

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LIBERARE ENERGIA

 LIBERARE ENERGIA

 PREMESSA 

 L’energia è la misura della libertà di un Paese. Senza energia accessibile e sicura non esistono crescita né autonomia. Ma l’autonomia energetica richiede infrastrutture efficienti e fonti stabili, in grado di sostenere la domanda a fronte di un mondo più instabile, sia sul piano climatico che geopolitico. L’energia non è una merce come le altre: è un’infrastruttura abilitante. Senza una disponibilità continua, sicura e a costi sostenibili, non possono esistere la produzione industriale, i servizi avanzati, la sanità moderna, le infrastrutture digitali né una piena partecipazione sociale. La qualità del sistema energetico determina il livello di libertà economica e politica di un Paese. Un sistema fragile genera dipendenza, instabilità dei prezzi, perdita di competitività e vulnerabilità alle crisi geopolitiche. La politica energetica deve quindi essere concepita come una politica di sicurezza nazionale, di sviluppo economico e di sovranità democratica, fondata su dati, scienza e strumenti di mercato. La sicurezza energetica comprende anche la vigilanza sulle filiere tecnologiche strategiche, al fine di evitare nuove dipendenze industriali concentrate. 


 1 ENERGIA, SVILUPPO E SICUREZZA NAZIONALE 

 Lo sviluppo economico moderno è storicamente associato a una crescente disponibilità di energia e a un miglioramento continuo dell’efficienza tecnologica. L’aumento del PIL e la riduzione dell’intensità energetica non sono processi contraddittori: i Paesi più avanzati sono quelli che producono più valore per unità di energia consumata, non quelli che rinunciano all’energia. Oggi l’Italia presenta una vulnerabilità strutturale: una dipendenza elevata dalle importazioni di energia primaria, in particolare di gas naturale e petrolio. Nel 2022 l’Italia ha importato oltre il 74% dell’energia primaria che consuma2, questa dipendenza ha tre effetti sistemici: 

1.esposizione alla volatilità dei prezzi internazionali

2.trasferimento netto di ricchezza all’estero

3.riduzione dell’autonomia decisionale in contesti di crisi geopolitica

Ridurre la dipendenza energetica significa creare le condizioni perché imprese e cittadini operino in un contesto più libero, competitivo e aperto, favorendo decisioni economiche e industriali meno vincolate da fattori esterni. 

In questo quadro, la sicurezza energetica richiede il superamento degli ostacoli sociali, economici e di sistema che limitano la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali. È necessario rimuovere i vincoli normativi e autorizzativi che impediscono un aumento dei siti di estrazioni nazionali di idrocarburi, laddove tecnicamente ed economicamente sostenibile, al fine di sostituire una quota di petrolio e gas naturale importati, sia via gasdotto sia in forma liquefatta. Tale approccio non mira all’autosufficienza, ma a una riduzione strutturale della dipendenza estera nella fase di transizione. In tale contesto, un maggiore coordinamento tra produzione nazionale di gas e fabbisogno interno contribuirebbe a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e l’efficienza del sistema energetico. 

La transizione energetica deve quindi perseguire simultaneamente: 

• sicurezza degli approvvigionamenti 

• riduzione e stabilità dei prezzi 

• competitività industriale 

• decarbonizzazione 

Nel valutare la sicurezza energetica è necessario considerare anche la dipendenza da filiere tecnologiche concentrate in pochi Paesi extra-europei. La capacità di produrre, manutenere e rinnovare le infrastrutture energetiche è parte integrante della sovranità economica. 


2 IL SISTEMA ELETTRICO ITALIANO: REALTÀ FISICA E LIMITI STRUTTURALI 

Il sistema elettrico italiano è caratterizzato da una crescente elettrificazione dei consumi finali: climatizzazione, mobilità elettrica, data center, servizi digitali e industria. Questa evoluzione aumenta non solo il fabbisogno annuo di energia, ma soprattutto la necessità di potenza disponibile nei momenti critici. 

Nel 2024, le rinnovabili hanno coperto il 41,2% della domanda elettrica italiana, il gas naturale il 40,7%, il carbone meno del 4%. Le fonti rinnovabili non programmabili hanno aumentato significativamente il contributo alla produzione elettrica, ma presentano limiti fisici non eliminabili: 

• produzione variabile nel tempo 

• disallineamento tra produzione e domanda 

• concentrazione geografica delle risorse 

Gli eventi climatici estremi (siccità, ondate di calore) hanno dimostrato che anche fonti storicamente affidabili, come l’idroelettrico, possono diventare vulnerabili. 

Già nel 2022, la grave scarsità di risorsa idrica registrata mise a dura prova il settore energetico e l’Italia, con un calo della produzione di circa 17 TWh, fu il Paese europeo che risentì maggiormente della carenza d’acqua4, quell’anno la produzione idroelettrica si ridusse di oltre il 20% rispetto alla media del decennio 2010-20205. 

Un sistema elettrico non può essere valutato sulla media annua, ma sulla sua capacità di reggere i picchi di stress e d seguire il profilo della domanda. 

Ne consegue la necessità di un mix energetico che integri: 

• fonti intermittenti con accumulo 

• flessibilità 

• capacità programmabile a basse emissioni 

L’espansione delle fonti rinnovabili deve essere valutata in funzione dell’equilibrio complessivo del sistema elettrico, della resilienza infrastrutturale e della sicurezza degli approvvigionamenti dei materiali. 


3 PRINCIPI GUIDA DELLA POLITICA ENERGETICA LIBERAL-DEMOCRATICA 

Il Partito LiberalDemocratico adotta un approccio pragmatico e non ideologico alla transizione energetica, fondato su sei principi: 

1. Sicurezza energetica come interesse nazionale primario 

2. Neutralità tecnologica, nel rispetto degli obiettivi climatici e della competitività delle soluzioni tecniche 

3. Mercati concorrenziali e regolazione efficace 

4. Responsabilità degli operatori per gli effetti di sistema 

5. Trasparenza e coinvolgimento informato dei cittadini 

6. Diversificazione tecnologica e industriale: nessuna tecnologia energetica può diventare pilastro esclusivo del sistema se associata a dipendenze critiche e concentrate da fornitori esteri. 

Lo Stato non deve scegliere le tecnologie vincitrici, ma creare le condizioni affinché le soluzioni più efficienti emergano. Ciò richiede tuttavia una capacità pubblica solida di valutazione tecnica ed economica delle tecnologie disponibili, senza la quale non è possibile disegnare strumenti di mercato efficaci e neutrali. 


4 GOVERNANCE, AUTORIZZAZIONI, RETI E MERCATI 

4.1 Indirizzo strategico nazionale e cooperazione istituzionale 

La frammentazione delle competenze tra Stato e Regioni ha rallentato lo sviluppo di infrastrutture energetiche strategiche. È necessario rafforzare il coordinamento senza esautorare i territori. 

 

Proposte 

1. Definire con chiarezza il ruolo dello Stato e delle Regioni in materia energetica 

Lo Stato stabilisce le priorità strategiche nazionali e gli obiettivi da raggiungere; le Regioni realizzano gli interventi e rilasciano le autorizzazioni entro tempi certi. In caso di ritardi o mancato rispetto delle scadenze previste dalla legge, è possibile l’intervento sostitutivo dello Stato. 

Obiettivo: evitare conflitti di competenza, ridurre i blocchi decisionali e garantire la realizzazione delle infrastrutture energetiche strategiche. 

2. Assicurare una regia nazionale sul rispetto dei tempi e degli impegni 

Senza creare nuovi enti, lo Stato attiva un sistema di coordinamento e monitoraggio che controlla l’avanzamento dei progetti energetici strategici e interviene solo nei casi di stallo, nei limiti previsti dalla Costituzione. 

Obiettivo: garantire coerenza delle scelte a livello nazionale, rispetto degli impegni europei e certezza dei tempi di realizzazione. 

 

4.2 Semplificazione autorizzativa e certezza dei procedimenti 

La complessità autorizzativa è uno dei principali fattori di rischio per gli investimenti energetici in Italia. 

La produzione diffusa resta frenata da iter autorizzativi lunghi e disomogenei: per un parco eolico servono in media 7 anni di permessi. 

 

Proposte 

1. Digitalizzare integralmente i procedimenti autorizzativi attraverso sportelli unici nazionali e regionali, con tracciabilità e scadenze vincolanti. 

Obiettivo: ridurre drasticamente i tempi autorizzativi e il rischio amministrativo. 

2. Standardizzare requisiti e fasi procedurali a livello nazionale, limitando la discrezionalità non motivata. 

Obiettivo: garantire parità di trattamento e prevedibilità regolatoria. 

 

4.3 Strumenti di mercato: CfD, PPA e bancabilità 

La transizione energetica richiede investimenti molto elevati e tempi di rientro lunghi, in un contesto di forte incertezza dei prezzi. Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza energetica e competitività industriale è quindi essenziale ridurre il rischio per chi investe, così da abbassare il costo del capitale. In Italia sono già presenti meccanismi di tipo CfD (Contract for Difference) per le fonti rinnovabili. Tuttavia, nella configurazione attuale essi operano prevalentemente come strumenti di incentivo e non sempre consentono una piena riduzione del rischio di mercato, in particolare per le tecnologie caratterizzate da elevata intensità di capitale e da esposizione alla volatilità dei prezzi. 

 

Proposte 

1. Rafforzare ed evolvere i CfD come strumento pubblico di stabilizzazione dei ricavi e di riduzione del rischio sistemico, attraverso schemi differenziati in funzione delle tecnologie e del contributo al sistema: 

• rinnovabili non programmabili (eolico e FV): per nuovi impianti e repowering, CfD progettati per mitigare l’esposizione alla volatilità dei prezzi, alla cannibalizzazione e al curtailment 

• idroelettrico (nuovi impianti, rifacimenti e potenziamenti) 

• tecnologie a basse emissioni in grado di garantire produzione programmabile 

• soluzioni che contribuiscono alla flessibilità e all’adeguatezza del sistema, attraverso schemi di CfD dedicati 

I CfD dovranno essere assegnati tramite aste competitive e trasparenti, nel rispetto delle regole UE su concorrenza e aiuti di Stato. Le procedure dovranno essere progettate in modo da ridurre effettivamente il rischio per gli investitori, favorire la realizzazione dei progetti e garantire continuità e prevedibilità degli investimenti, consentendo, ove opportuno, l’integrazione con PPA (Power Purchase Agreement) di lungo termine, anche attraverso CfD parziali. 

Nelle aste potranno essere inclusi criteri oggettivi e non discriminatori legati alla resilienza delle catene di fornitura e alla diversificazione dei fornitori. 

Obiettivo: ridurre il costo del capitale e stabilizzare i prezzi dell’energia, senza aumentare i costi per i consumatori (con i CFD, quando il prezzo dell’energia sale oltre un livello prestabilito, i ricavi extra dei produttori non restano a loro, ma vengono restituiti al sistema. Queste risorse servono a ridurre gli oneri di sistema e contribuiscono così ad abbassare il costo finale dell’energia per famiglie e imprese.) 

2. Favorire la diffusione di PPA a lungo termine tra produttori e consumatori industriali, anche attraverso: 

• la definizione di standard contrattuali semplici e replicabili, anche tramite piattaforme organizzate di mercato, per ridurre i costi di negoziazione e aumentare la trasparenza;

• strumenti di mitigazione del rischio di controparte, ulteriori rispetto a quelli esistenti, in particolare a favore di nuovi entranti e PMI; 

• forme di aggregazione per PMI e filiere, in grado di consentire l’accesso ai PPA anche a imprese di dimensioni ridotte. 

I Power Purchase Agreement (PPA) consentono alle imprese di fissare nel tempo il prezzo dell’energia, riducendo l’esposizione alla volatilità dei mercati, e agli investitori di disporre di ricavi stabili e prevedibili, favorendo investimenti di lungo periodo basati su logiche di mercato. I PPA per le fonti intermittenti (o virtuale PPA) potranno essere consentiti finchè la rete elettrica nazionale potrà assorbire lo sfasamento produzione/consumo senza generare congestioni, curtailment e costi di bilanciamento. 

Obiettivo: rafforzare la competitività dell’industria, ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi e sostenere investimenti di lungo periodo. 

CfD e PPA sono strumenti diversi ma complementari: i primi riducono il rischio sistemico, i secondi rafforzano il mercato e l’industria. 

 

4.4 Adeguatezza, flessibilità e responsabilizzazione 

Il meccanismo di remunerazione della capacità (Capacity Market) è già uno strumento fondamentale per garantire la sicurezza del sistema elettrico italiano. Nel tempo, dovrà però adattarsi a un sistema sempre più complesso, caratterizzato da una forte presenza di fonti rinnovabili, da una maggiore variabilità della produzione e dall’ingresso di nuove soluzioni tecnologiche, inclusi i sistemi di accumulo e, nel lungo periodo, anche forme di generazione programmabile a basse emissioni, come il nucleare di nuova generazione. 

 

Proposte 

1. Rafforzare il Capacity Market valorizzando la disponibilità effettiva e l’affidabilità della capacità nelle condizioni di stress del sistema e basandolo su aste competitive e tecnologicamente neutrali. Tutte le tecnologie in grado di contribuire alla sicurezza del sistema (generazione programmabile, accumuli e domanda flessibile) dovrebbero poter competere su basi paritarie, senza distorsioni o preferenze amministrative. 

Obiettivo: garantire la sicurezza del sistema elettrico nel lungo periodo, favorendo investimenti efficienti guidati dal mercato e contenendo i costi per i consumatori. 

2. Rafforzare la responsabilizzazione degli operatori attraverso: 

• penalità chiare e realmente applicabili in caso di indisponibilità della capacità impegnata; 

• un’attribuzione dei costi di sbilanciamento che faccia ricadere i costi su chi li genera, in base ai comportamenti reali degli operatori e secondo le regole dei mercati di bilanciamento. 

Obiettivo: incentivare comportamenti responsabili, ridurre inefficienze e tutelare i consumatori finali, rafforzando la fiducia nel funzionamento del mercato elettrico. 

 

4.5 Produzione di prossimità e comunità energetiche 

L’integrazione della generazione distribuita è una priorità liberale per ridurre i carichi sulla rete di trasmissione e minimizzare le perdite energetiche. Sebbene il D.Lgs. 199/2021 e il Decreto CACER (n. 41/2024) abbiano avviato il percorso delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), occorre superare la logica del sussidio per approdare a una reale efficienza di mercato. 

 

Proposte 

1. Parità di trattamento tra autoconsumo collettivo e individuale: Allineando l’Italia ai modelli nord-europei, il Distributore (DSO) deve operare la sterilizzazione diretta in bolletta di oneri di sistema, costi di trasporto, accise e imposte regionali per i kWh condivisi localmente (sotto la medesima cabina primaria). Questa riforma dei meccanismi contabili riduce i tempi di ritorno dell’investimento senza gravare su incentivi a fondo perduto, trasformando il risparmio in valore di sistema anziché in rendita. 

2. Ampliamento della partecipazione ai Distretti Produttivi: È necessario semplificare l’avvio delle CER includendo esplicitamente le aggregazioni produttive. L’integrazione dei distretti industriali permette di ottimizzare le curve di carico e garantire stabilità alla rete, ampliando la partecipazione dei soggetti energivori e aumentando la competitività della manifattura locale. 

In conclusione, la nostra visione mira a trasformare le CER da strumenti di integrazione sociale a veri e propri modelli di business efficienti, dove la riduzione del carico sulla rete si traduce in un beneficio economico diretto per il cittadino e l’impresa, riducendo l’intermediazione statale e favorendo la libertà di iniziativa energetica. 


5 IL RUOLO DEL NUCLEARE NEL MIX ITALIANO 

Lo sviluppo di capacità nucleare programmabile consente di ridurre la necessità di una crescita eccessiva delle fonti non programmabili, contribuendo a un mix più equilibrato e meno dipendente da singole filiere tecnologiche. Le centrali nucleari sono a zero emissioni dirette di CO₂, sicure e affidabili: i reattori di terza generazione e terza generazione avanzata, oggi pienamente commercializzati, sono progettati per rispondere in modo passivo a guasti e anomalie, garantendo massimi standard di sicurezza7. 

Il combustibile nucleare, l’uranio, può essere approvvigionato in modo stabile da una rete di Paesi democratici (Canada, Australia, UE, USA) e incide in misura minima sul prezzo finale dell’energia8: a differenza del gas, le variazioni del prezzo dell’uranio hanno un impatto trascurabile sul costo dell’energia prodotta. 

Nel nucleare il valore si concentra nell’ingegneria, nella costruzione e nella gestione, non nell’approvvigionamento del combustibile. 

 

Proposte 

1. Istituzione di un centro di competenza nazionale sul nucleare 

Riconoscere e riorganizzare ENEA come centro di competenza nazionale sul nucleare, oppure istituire un nuovo ente dedicato che assuma il ruolo di braccio tecnico-scientifico dello Stato, sul modello del CNEN. 

Caratteristiche chiave 

• mandato chiaro e pluriennale 

• governance autonoma e responsabilità parlamentare 

• funzioni di: ingegneria di sistema e valutazione tecnologica, supporto tecnico alle decisioni pubbliche e coordinamento della ricerca applicata 

• netta separazione dal ruolo regolatorio (in capo all’ISIN) 

Obiettivo: Ricostruire una capacità nazionale permanente di competenza, progettazione e valutazione tecnica nel settore nucleare, condizione necessaria per qualsiasi scelta industriale o regolatoria credibile. 

2. Rafforzamento dell’autorità nazionale di sicurezza nucleare e radioprotezione (ISIN) 

Rafforzare strutturalmente ISIN per adeguarne capacità, risorse e mandato a un possibile ritorno del nucleare civile in Italia. 

Linee di intervento 

• incremento stabile dell’organico tecnico-specialistico 

• potenziamento delle competenze di licensing per nuovi impianti (III/III+, SMR) 

• rafforzamento dell’autonomia finanziaria e operativa 

• allineamento sistematico agli standard IAEA e UE 

• cooperazione strutturata con autorità omologhe internazionali 

ISIN resta autorità indipendente, distinta da qualsiasi soggetto promotore, progettuale o industriale. 

Obiettivo 

Garantire i massimi livelli di sicurezza, credibilità internazionale e fiducia pubblica, prerequisito essenziale per autorizzare e controllare qualsiasi attività nucleare. 

3. Definizione di una roadmap nucleare nazionale progressiva e tecnologicamente neutra 

Adottare una roadmap nazionale articolata per fasi successive, fondata su gradualità, neutralità tecnologica e riduzione del rischio industriale e finanziario. 

La strategia dovrà prevedere: 

• impiego prioritario, nel breve-medio termine, di reattori di III e III+ generazione già in esercizio in Paesi OCSE; 

• sviluppo di Small Modular Reactors (SMR) per applicazioni industriali specifiche, teleriscaldamento e integrazione in reti isolate; 

• partecipazione ai programmi internazionali di ricerca su IV generazione e fusione. 

Struttura temporale indicativa 

Fase iniziale – Decisione politica e quadro normativo (0–1 anno) 

Approvazione di una legge-quadro che renda giuridicamente possibile il ritorno al nucleare civile, ne riconosca il carattere strategico e definisca il ruolo dello Stato come regolatore, garante della sicurezza e facilitatore finanziario, non come costruttore. 

Fase istituzionale – Regole e capacità amministrative (1–4 anni) 

Costruzione del sistema autorizzativo nazionale, rafforzamento delle autorità competenti, definizione delle procedure ambientali e completamento del quadro su rifiuti e smantellamento. 

Fase economico-finanziaria – Attrazione degli investimenti (3–6 anni) 

Introduzione di strumenti di stabilizzazione dei ricavi, garanzie pubbliche mirate e meccanismi di mercato per rendere i progetti bancabili e attrarre capitali privati. 

Fase territoriale – Selezione dei siti e consultazioni (4–7 anni) 

Individuazione dei criteri nazionali di localizzazione, consultazioni pubbliche trasparenti, valutazioni ambientali strategiche e selezione di uno o due siti prioritari. 

Fase autorizzativa finale – Progetto e decisione d’investimento (7–10 anni) 

Valutazione tecnica del reattore scelto, rilascio delle licenze e finalizzazione del pacchetto finanziario. 

Fase realizzativa – Costruzione e avviamento (10–16 anni) 

Costruzione dell’impianto, test e avvio commerciale. 

In condizioni favorevoli e con continuità politica, il primo reattore potrebbe entrare in esercizio circa 15–16 anni dopo la decisione iniziale. Con una decisione nel 2026, l’entrata in esercizio potrebbe collocarsi nel periodo 2040–2042 

Obiettivo 

Reintrodurre capacità nucleare in modo graduale, sicuro e coerente con la maturità tecnologica, evitando accelerazioni non realistiche e minimizzando il rischio per cittadini e investitori. 

4. Accelerazione della realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi 

Accelerare in modo irreversibile il processo di localizzazione, autorizzazione e realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, integrandolo esplicitamente nella strategia energetica nazionale. 

Principi 

• pieno adempimento agli obblighi internazionali 

• massima trasparenza e coinvolgimento territoriale 

• riconoscimento del deposito come infrastruttura strategica di sicurezza nazionale 

Obiettivo: Creare le condizioni legali, industriali e reputazionali indispensabili per qualsiasi programma nucleare, presente o futuro, rafforzando al contempo la gestione responsabile dei rifiuti esistenti. 

5. Creazione di un quadro finanziario per la bancabilità dei progetti nucleari 

Rendere i progetti nucleari bancabili attraverso un mix di strumenti pubblici e di mercato, allineati alle migliori pratiche internazionali. 

Strumenti 

• contratti per differenza (CfD) per la stabilizzazione dei ricavi 

• Power Purchase Agreements (PPA) di lungo termine 

• meccanismi di risk-sharing pubblico sul rischio regolatorio e di primo impianto 

Lo Stato non è costruttore né operatore, ma garante della stabilità del quadro regolatorio e finanziario. 

Obiettivo: attrarre capitali privati, ridurre il costo del capitale e rendere sostenibili investimenti ad alta intensità iniziale ma con benefici sistemici di lungo periodo. 


6 TERRITORI, FIDUCIA E TRASPARENZA 

La transizione fallisce senza consenso informato. La fiducia non nasce dall’imposizione, ma dalla conoscenza verificabile. La trasparenza deve riguardare anche l’origine delle tecnologie impiegate, le filiere di fornitura e i rischi di concentrazione industriale. 

Negli ultimi anni, numerose opere energetiche in Italia hanno subito ritardi a causa di iter autorizzativi complessi, oneri amministrativi e opposizioni locali. 

Le moderne tecnologie energetiche, dal nucleare alle rinnovabili, operano oggi sotto controlli ambientali e di sicurezza sempre più stringenti, nel quadro delle norme europee più avanzate in materia di tutela ambientale e trasparenza

Ricostruire la fiducia significa coinvolgere i cittadini nei processi decisionali, con il supporto di adeguata e approfondita informazione, evitando l’imposizione e contrastando fermamente fake e distorsioni della realtà tecnico-scientifica. 

 

Proposte 

1. Creare un portale nazionale integrato dei dati energetici, alimentato da ARERA, ISPRA, GSE, Terna e DSO. 

Obiettivo: rendere accessibili informazioni affidabili su sicurezza, impatti e funzionamento degli impianti. 

2. Avviare programmi nazionali di alfabetizzazione energetica affidati a università ed enti indipendenti. 

Obiettivo: contrastare disinformazione e paure infondate. 

3. Coinvolgere strutturalmente le comunità locali nei processi di pianificazione. 

Obiettivo: ridurre conflitti e ritardi, aumentare consenso sociale. 

4. Orientamento regolatorio verso il metering indipendente e la titolarità dei dati 

Obiettivo: dare concreta attuazione al principio della proprietà primaria dei dati di consumo del cliente finale, garantendo la possibilità di affidare il servizio di misura a soggetti indipendenti, nel rispetto degli standard di sicurezza, interoperabilità e protezione dei dati. 

5. Attivazione della flessibilità lato domanda tramite piani tariffari dinamici. 

L’Italia dispone di oltre 30 milioni di contatori intelligenti, oggi utilizzati solo parzialmente. 

Superare l’attuale schema tariffario rigido (mono/bi-orario), non più coerente con un sistema caratterizzato da elevata penetrazione delle fonti rinnovabili e da prezzi all’ingrosso con granularità quartoraria, attraverso l’introduzione di piani tariffari modulabili, dinamici e facilmente comprensibili, che consentano ai clienti finali di: 

• spostare volontariamente i consumi verso le fasce a minor prezzo; 

• ridurre la spesa energetica; 

• contribuire alla stabilità e sicurezza della rete. 

Obiettivo: trasformare la trasparenza in partecipazione attiva dei cittadini al sistema energetico, valorizzando il potenziale degli smart meter già installati. 


7 INNOVAZIONE, RICERCA E FUTURO INDUSTRIALE 

Senza ricerca e competenze la transizione diventa dipendenza tecnologica. L’Italia nel 2023 ha investito solo l’1,38% del PIL in ricerca e sviluppo, contro una media europea del 2,26%12. Eppure, nei progetti europei di punta (dalla fusione nucleare a Padova (RFX) alle reti intelligenti) il Paese conserva eccellenze scientifiche e industriali riconosciute. Innovare non significa inseguire una tecnologia o un modello: significa mettere scienza, impresa e istituzioni in condizione di collaborare, con regole chiare, capitali accessibili e percorsi formativi adeguati. La politica industriale per l’energia deve includere il recupero di capacità produttive e di integrazione di sistema nelle filiere critiche (fotovoltaico, inverter, elettronica di potenza, sistemi di accumulo), anche in cooperazione europea. L’innovazione energetica non è un atto tecnico: è un investimento sulla libertà e sull’indipendenza del Paese. 

 

Proposte 

1. Costruire un sistema nazionale integrato della ricerca energetica con ENEA, INFN13, università e imprese. 

Obiettivo: trasformare l’Italia da importatore a produttore di tecnologia. 

2. Incentivare capitale privato e venture capital con regole fiscali stabili. 

Obiettivo: attrarre investimenti e trattenere competenze. 

3. Rafforzare formazione tecnica, ITS e aggiornamento professionale. 

Obiettivo: costruire le competenze necessarie alla nuova economia dell’energia. 


8 INTEGRAZIONE NEL MERCATO UNICO EUROPEO 

La sicurezza nazionale è indissolubile da quella europea. Il Partito Liberaldemocratico sostiene: 

• Il potenziamento degli interconnector transfrontalieri per una gestione europea della flessibilità. 

• La creazione di un’Unione dell’Energia che agisca come blocco unico nei negoziati internazionali per l’approvvigionamento di materie prime. 

• Un mercato unico dei certificati e della capacità che premi la stabilità del sistema e non solo la produzione spot. 

Dichiarazione di Intenti: Non perseguiamo l’isolazionismo, ma la libertà dai ricatti geopolitici. Un sistema energetico diversificato, tecnologicamente neutro e integrato in Europa è la garanzia che l’Italia rimanga una democrazia industriale forte e libera. 

 

Proposte 

1. Costruire un sistema nazionale integrato della ricerca energetica con ENEA, INFN13, università e imprese. 

Obiettivo: trasformare l’Italia da importatore a produttore di tecnologia. 

2. Incentivare capitale privato e venture capital con regole fiscali stabili. 

Obiettivo: attrarre investimenti e trattenere competenze. 

3. Rafforzare formazione tecnica, ITS e aggiornamento professionale. 

Obiettivo: costruire le competenze necessarie alla nuova economia dell’energia. 


9 CONCLUSIONI 

La transizione energetica è una scelta strutturale di lungo periodo che richiede rigore scientifico, realismo economico e responsabilità politica. Le analisi sviluppate in questo policy paper evidenziano come il successo del percorso dipenda dalla solidità del sistema energetico e dalla sua capacità di sostenere crescita e autonomia decisionale. 

Una politica energetica efficace rafforza la libertà economica e la qualità delle decisioni pubbliche. 

Un assetto energetico affidabile e competitivo costituisce un presupposto essenziale per la tutela degli interessi strategici nazionali. In questa prospettiva, la sicurezza degli approvvigionamenti deve essere riconosciuta come un interesse pubblico primario, in coerenza con gli obiettivi climatici e con il funzionamento dei mercati. 

La sicurezza energetica è una condizione di apertura, non di chiusura. 

La strategia proposta dal Partito LiberalDemocratico si articola su sei pilastri: sicurezza energetica come priorità di interesse pubblico; neutralità tecnologica; mercati concorrenziali accompagnati da una regolazione forte e imparziale; responsabilità degli operatori rispetto agli effetti di sistema; trasparenza delle decisioni e coinvolgimento informato dei cittadini e diversificazione tecnologica e industriale: la transizione energetica deve ridurre le dipendenze dell’Italia, non sostituirle. 

Mercati aperti, regole credibili e cittadini informati sono il fondamento di una transizione sostenibile. 

Questo impianto consente di perseguire un percorso ambizioso e pragmatico, orientato all’interesse generale e fondato su un equilibrio durevole tra sicurezza energetica, competitività economica e sostenibilità ambientale. 

La transizione riesce quando unisce libertà, responsabilità e fiducia nelle istituzioni. 

Leggi il Documento Completo

Newsletter#43 - Tranquilli, niente bonus a sorpresa

Newsletter

#43

La politica è l’arte del possibile


La proposta del PLD sui nidi aziendali è pensata per aiutare le famiglie a conciliare lavoro e genitorialità.

La politica è l’arte del possibile.
Non del miracoloso. Non dell’annuncio a effetto.
Non del bonus a sorpresa.

È possibile sostenere le famiglie senza moltiplicare misure temporanee che durano il tempo di una legge di bilancio.
È possibile creare condizioni stabili affinchè lavoro e genitorialità non si escludano.
È possibile discutere una riforma della giustizia nel merito, senza trasformarla in una guerra di appartenenze.
È possibile chiedere all’Europa di assumersi maggiore responsabilità nella NATO, senza ambiguità e senza slogan.

Per molte famiglie italiane la giornata inizia con una domanda semplice e complicata insieme: chi si prenderà cura di mio figlio mentre vado al lavoro?
La difficoltà di conciliare lavoro e genitorialità non è un tema astratto: pesa sulle scelte di carriera, sui redditi familiari e sulla libertà delle donne di restare nel mercato del lavoro, e riflette la carenza di un ecosistema di servizi che possa sostenere concretamente chi rientra al lavoro dopo la nascita di un figlio. Le politiche pubbliche offrono bonus e congedi, ma manca un’offerta stabile di servizi educativi e di cura per l’infanzia che accompagni davvero le famiglie nella quotidianità. La proposta di legge presentata dal Partito Liberaldemocratico insieme ad Azione (👉 Proposta sui nidi aziendali) punta esattamente a questo: favorire la diffusione dei nidi aziendali, anche attraverso consorzi tra piccole e piccolissime imprese, riconoscendo che un servizio per l’infanzia non è un costo improduttivo ma un investimento.
In Italia la discussione su nidi aziendali e servizi educativi per la prima infanzia si sta facendo più concreta: nel 2025 è stata sottoscritta una lettera di intenti tra il Dipartimento per le politiche della famiglia e la Fondazione “Cresciamo il futuro” per promuovere una rete di asili nido aziendali diffusi come strumento strategico di conciliazione vita-lavoro e sostegno alla genitorialità. Questo approccio è coerente anche con il quadro europeo delle politiche di conciliazione: l’Unione Europea promuove norme che favoriscono congedi parentali e strumenti di supporto alla genitorialità per migliorare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e l’equilibrio familiare. La nostra proposta è chiara e liberale: meno bonus temporanei, più strumenti strutturali; meno Stato che sostituisce, più Stato che crea le condizioni perché imprese e comunità offrano soluzioni efficaci. 

Più investimento nei servizi educativi per l’infanzia.
Più occupazione femminile.
Più libertà di scelta per i genitori.
Più responsabilità, non illusioni.

👉 Conferenza stampa con Azione per Proposta Nidi Aziendali

👉 Il Nido in Ufficio

 


 

Discutere nel merito, non per appartenenza

Sul referendum sulla giustizia abbiamo scelto un metodo semplice: confronto aperto, argomenti chiari, rispetto delle posizioni opposte. In un Paese in cui ogni riforma viene immediatamente trasformata in uno scontro identitario, abbiamo deciso di fare l’opposto: mettere al centro il merito.
A Roma, il Comitato Giustizia Sì ha promosso un dibattito pubblico con magistrati, avvocati e giornalisti, dando spazio sia alle ragioni del SÌ sia a quelle del NO. Nessun palco unilaterale, nessuna tifoseria organizzata. Solo argomenti. È lo stesso spirito che ha guidato il confronto a distanza con Stefano Feltri: mettere a disposizione dei cittadini elementi di valutazione, non etichette. Perché una riforma costituzionale non si giudica per simpatia o per appartenenza, ma per i suoi effetti sulle regole che governano lo Stato. Riformare la giustizia significa intervenire sull’equilibrio tra poteri e garanzie.
Significa parlare di separazione delle carriere, di responsabilità, di indipendenza. Significa entrare in un terreno complesso, dove la semplificazione ideologica fa più danni che chiarezza. La posizione del Partito Liberaldemocratico è netta: le riforme si discutono nel merito, con rispetto, senza trasformarle in guerre di religione. Una democrazia adulta non teme il confronto. Lo organizza. Anche qui, scegliere la realtà significa abbandonare le tifoserie e assumersi la responsabilità di un dibattito serio.

👉  Perché è utile votare SI 👉 Comitato Giustizia Sì a Roma

 


 

L’Europa davanti alle sue responsabilità

La nuova distribuzione delle titolarità dei comandi NATO manda un segnale chiaro: gli Stati Uniti confermano la loro leadership nell’Alleanza, ma l’Europa è chiamata ad assumere un ruolo più diretto nella sicurezza del continente. Non è un passaggio tecnico per addetti ai lavori. È una scelta politica che richiede maturità. In un mondo segnato dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente e dalla competizione strategica globale, non esiste più la possibilità di delegare interamente la sicurezza europea ad altri. Più capacità di difesa. Più coordinamento tra Stati membri. Più consapevolezza del proprio peso internazionale. Un’Europa che vuole essere adulta deve accettare che autonomia e responsabilità vanno insieme. Non si può chiedere più sovranità europea e poi sottrarsi agli impegni comuni. In questo contesto conta anche la credibilità delle istituzioni internazionali. Le recenti prese di posizione di Francia e Germania sulla relatrice ONU Francesca Albanese aprono un tema serio di autorevolezza e responsabilità nei ruoli multilaterali. Quando si rappresentano organismi internazionali, le parole non sono opinioni personali: hanno un peso politico e istituzionale. Anche l’Italia è chiamata a esprimere una posizione chiara. La politica estera non è terreno di ambiguità o di calcoli tattici: è il luogo in cui le parole diventano impegni, e gli impegni diventano credibilità. Il Partito Liberaldemocratico lo dice con chiarezza: Europa, NATO, Stato di diritto, responsabilità internazionale. Senza oscillazioni. Senza doppi registri. Perché scegliere la realtà significa anche questo: assumersi il peso delle decisioni difficili, sapendo che la libertà si difende prima di tutto con la coerenza.

👉 Dimissioni Francesca Albanese

 


 

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DAI TERRITORI

 


 

PARLANO DI NOI

  • @liberi.network e il sondaggio: Il Partito Liberaldemocratico è il terzo partito più cresciuto su Instagram negli ultimi 28 giorni. (🔗 Guarda il post)
  • Il Giornale: secondo il sondaggio dell’Istituto Piepoli il PLd è al 1,5% . (🔗 Sondaggio Istituto Piepoli)
  • L’Espresso: Armi all’Ucraina, i favorevoli e i contrari. La dichiarazione di Luigi Marattin (🔗 Armi all’Ucraina?)

 


 

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#PLDTalks – Il nuovo (dis)ordine mondiale e il multilateralismo

Torna l’appuntamento coi #PLDTalks!
Con un dialogo tra Alessandra Franzi, responsabile Esteri del PLD, e Nathalie Tocci, direttrice dell’istituto di affari internazionali. 

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Ecco chi partecipa alla diretta:

  • Alessandra Franzi – Responsabile Esteri del Partito LIberaldemocratico
  • Nathalie Tocci – Direttrice dell’Istituto di Affari Internazionali


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Newsletter#42 - Houston, abbiamo un problema

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#42

C’è un problema nello spazio pubblico


Nei social, nel mondo dell’informazione e nella politica, il dibattito pubblico sta diventando sempre più fragile

Una democrazia liberale vive di libertà di parola, ma si indebolisce quando lo spazio pubblico diventa irresponsabile, opaco o manipolato. Difendere la libertà significa renderla praticabile: distinguere fatti e propaganda, garantire responsabilità, proteggere il confronto democratico.

Lo spazio pubblico non è una zona franca: è il luogo in cui si forma il consenso, si prendono decisioni e si misura la credibilità delle istituzioni. Quando diventa opaco, anonimo o manipolato, la libertà si indebolisce e la democrazia perde forza.


Difendere la libertà non significa vietare o censurare, ma renderla praticabile. Serve un approccio liberale che rafforzi la responsabilità individuale, tuteli il pluralismo e impedisca che il dibattito venga ridotto a slogan, delegittimazione morale e disinformazione.
Questo vale per lo spazio digitale, per l’informazione e per il confronto politico. Senza regole condivise e senza rispetto dei fatti, la libertà di espressione smette di essere uno strumento di progresso e diventa un fattore di degrado istituzionale.

Ciò che rende il PLD diverso dagli altri partiti è il modo di affrontare le questioni: senza urlare, senza slogan vuoti e senza semplificazioni eccessive. Cercando di spiegare e ascoltando le posizioni di ciascuno, rispettandole, per poi solo dopo intervenire.

🔗 Il post di Luigi Marattin

 


 

Il dibattito sul referendum corto circuito della politica

Il dibattito sul referendum sulla separazione delle carriere è un esempio concreto di come lo spazio pubblico possa degradarsi quando il confronto politico viene sostituito dalla delegittimazione morale dell’avversario. Come già successo nel 2016, non si propone di votare SI o NO al quesito entrando nel merito, bensì “perchè gli altri votano diversamente”. 

Non si propone di votare Sì o NO ad una riforma che può cambiare la giustizia italiana argomentando ma delegittimando le scelte del fronte avverso e quindi sminuendo il senso stesso della consultazione referendaria.

 Ridurre una riforma discussa da decenni a una contrapposizione caricaturale – fino ad accomunare chi vota SÌ al fascismo – non è solo scorretto (ci sono tantissimi esponenti anche della sinistra riformista schierati a favore della riforma): è un segnale di impoverimento del dibattito democratico.  Al tempo stesso e per par condicio va detto che una parte di coloro che sostengono il Sì sta usando lo stesso metodo contro chi vota No, rilanciando le immagini degli scontri di Torino

 Il Partito Liberaldemocratico sostiene il SÌ non per appartenenza o convenienza, ma per completare una riforma liberale coerente con il passaggio al sistema accusatorio iniziato nel 1988.

🔗 Perchè il Csm attuale non funziona

🔗 La giudice del tribunale dei minori di Catania schierata per il Sì

🔗 Giandomenico Caiazza a 5 Minuti su Rai 1

 


 

Una visita nei luoghi del 7 Ottobre

Il racconto della guerra a Gaza non è esente da questo tipo di narrazione semplificata, dove quello che conta è dividere il mondo in amici e nemici.

A chi raccontava unilateralmente di un genocidio che non esiste il PLD ha preferito toccare con mano. Il segretario del PLD Luigi Marattin è andato in missione sui luoghi del 7 Ottobre, scegliendo di riportare il dibattito dal piano delle narrazioni a quello dei fatti. 

Visitare i luoghi del 7 ottobre, ascoltare i testimoni, osservare il lavoro concreto di cooperazione internazionale per la ricostruzione di Gaza significa sottrarsi alla propaganda e confrontarsi con la realtà.


Dai kibbutz colpiti dagli attacchi di Hamas al lavoro del CMCC, emerge una verità spesso ignorata: la difesa della vita, della sicurezza e dell’autodeterminazione passa da scelte difficili, da alleanze chiare e da un impegno concreto per una Palestina libera dal terrorismo.

🔗 Guarda il racconto del segretario

🔗 Immagini e racconto della visita al CCMC

🔗 La visita al Nova Festival Memorial

🔗 La visita alla base navale di Nahal OZ

 


 

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DAI TERRITORI

  • Umbria. Terni il PLD è fra i promotori, all’interno di un coordinamento delle forze liberali per il Sì al Referendum Giustizia, di un evento che riunisce tutti i comitati locali. (🔗 Leggi su Terni Tomorrow)
  • Macerata Prove di terzo polo nella città marchigiana. Il PLD è in una formazione di orientamento liberale che si prepara alle prossime comunali (🔗 Leggi su Cronache Maceratesi) ⠀
  • Sicilia - Nasce il comitato regionale Giustizia Si per il referendum costituzionale: a coordinarlo sarà l’avvocato Stefano Giordano
    (🔗 Leggi su TP24) ⠀
  • Trieste- Confronto video sul mondo Liberale fra iL PLD  e Forza Italia: interviene il nostro Alessandro Tronchin 🔗 Guarda il video su Trieste Cafè) ⠀
  • Monza- Il PLD locale interviene sulla mozione presentata in consiglio comunale per chiedere il boicottaggio dei farmaci israeliani: “Operazione di marketing politico”(🔗 Leggi su Monza Todat

 


 

PARLANO DI NOI

  • Il TG5 e il servizio sulla visita di Marattin in Israele, con le sue dichiarazioni contro la presenza di Albanese in Parlamento (🔗 Guarda il servizio)
  • Orizzonti Politici intervista il nostro responsabile difesa Pietro Serino su Guerra ibrida e autonomia strategica o (🔗 Leggi la sintesi)
  • A Coffee Break di La 7 il segretario Luigi Marattin come tagliare le tasse e rendere più efficiente il Paese.(🔗 Guard ail video)

 


 

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