Un mondo instabile alla ricerca di un nuovo modello economico e sociale

Un mondo instabile alla ricerca di un nuovo modello economico e sociale.

La necessità di un Liberalismo Democratico ed Europeista.

di Enrico Traino

I modelli economici e sociali che hanno caratterizzato il secolo scorso sono in crisi, apparentemente inadeguati al nuovo secolo, ed un nuovo equilibrio non è all’orizzonte; lo scenario attuale è pertanto caratterizzato da forte instabilità ed elevata incertezza.

Per individuare le possibili soluzioni è utile inquadrare i fenomeni in una prospettiva storica.

Il primo modello ad imporsi in Europa e negli Stati Uniti in età contemporanea fu il capitalismo ottocentesco, che trovava la sua giustificazione ideologica in una visione utopica del libero mercato, così come teorizzata da Adam Smith con la sua “mano invisibile”; grazie ad essa, in un mercato libero la ricerca egoistica del proprio interesse condurrebbe al benessere dell’intera società.

Il miglioramento delle condizioni di vita della maggior parte degli individui era tuttavia considerato un risultato accessorio, poiché il capitalismo primigenio non si poneva affatto il problema di migliorare le sorti della maggioranza della popolazione, che considerava mera forza lavoro da sfruttare in cambio di un salario. Quando, nel 1848, Marx ed Engels scrissero il “Manifesto del Partito Comunista”, le condizioni di vita della maggioranza della popolazione erano di fatto al limite della sopravvivenza.

L’ideologia comunista, nata dalla legittima aspirazione delle fasce sociali più disagiate a migliorare le proprie condizioni ed a rendere la società più equa, si pose quindi come alternativa al capitalismo industriale ottocentesco.

Il tentativo di mettere in pratica questa ideologia tuttavia si è rivelato nel tempo ed in tutta evidenza un modello sociale ed economico fallimentare: gli stessi partiti comunisti occidentali avevano perso gran parte della propria base sociale già prima d’essere sepolti dalla caduta del muro di Berlino.

            A partire dalla fine della Seconda guerra mondiale e per più di un trentennio, sino agli anni Ottanta del secolo scorso si è affermato un terzo modello, a metà strada tra capitalismo e comunismo. Nei paesi dell’Europa occidentale, un capitalismo temperato da politiche sociali, un “capitalismo democratico, consentì un prolungato e costante sviluppo non solo economico ma anche sociale.

Questo progresso diffuso fu reso possibile dal sussistere di particolari condizioni socio-politiche; esso si basava infatti su un compromesso virtuoso, su un vero e proprio Patto Sociale, in virtù del quale allo sfruttamento del lavoro e alla sua trasformazione in merce corrispondevano l’inurbamento, l’emigrazione dalle campagne e la fuga dalla povertà endemica che le affliggeva, e gradualmente veniva realizzandosi la trasformazione del proletariato urbano in un insieme di cittadini con uguali diritti. Nasceva la “civiltà del lavoro”, una società in cui i capitalisti come Ford negli Stati Uniti ed Agnelli in Italia sfruttavano sì i loro operai, ma nel contempo corrispondevano a questi salari sufficienti a permettere loro di acquistare le automobili che producevano. Gli industriali, pur conservando una posizione di dominanza, erano costretti tuttavia a trattare con i sindacati dei lavoratori; il risultato di tale contrapposizione dialettica produceva uno sviluppo economico che si riversava su tutte le classi sociali. L’interazione tra i partiti socialdemocratici dell’Europa occidentale ed il capitalismo democratico ha creato le fondamenta dello Stato sociale così come lo conosciamo oggi.

A partire dagli anni Ottanta, però, il meccanismo ha iniziato ad incepparsi, allorché il mondo finanziario ha iniziato a far circolare liberamente i capitali mondiali e al tempo stesso, a creare meccanismi finanziari capaci di moltiplicare una ricchezza in buona parte virtuale senza contropartita nella produzione reale.

La finanza globale ha iniziato gradualmente a prevalere su ogni altra forza politica, economica o sociale, trasformando il capitalismo democratico in quello che è stato definito “turbo-capitalismo”.

“ll capitalismo è morto per overdose, perché ha avuto troppo successo. (…) Il capitale avanza, la democrazia indietreggia. Saltano i vincoli politici e istituzionali che avevano trattenuto «gli spiriti animali» del capitalismo, che vince, ma vince troppo”). È stato di fatto ribaltato “quel patto sociale post-bellico che vedeva i mercati addomesticati dalla democrazia. Considerata produttiva nel keynesismo, la democrazia egualitaria diventa un ostacolo all’efficienza. (…) La rottura del rapporto tra il capitalismo e la democrazia rende, oggi più che mai, un tutt’uno la questione sociale e la questione democratica” (1). (Wolfgang Streeck, Max-Planck Institut di Colonia)

Il prevalere del turbo-capitalismo e l’avanzata di multinazionali globali, le quali con la complicità di alcuni governi pagano tasse irrisorie sui loro profitti, sottraendoli quindi alla comunità dei cittadini, e che usano il loro immenso potere economico per condizionare l’azione dei legislatori, ha di fatto rotto il compromesso fra capitale e lavoro ed i meccanismi di redistribuzione inclusiva su cui le democrazie occidentali hanno prosperato per decenni a partire dal dopoguerra.

Come può dirsi democratica una società in cui i ricchi diventano sempre più ricchi ed il benessere non ricade sulla maggior parte della popolazione? Questo è esattamente ciò che sta accadendo, sia pure con intensità diverse, in tutte le nazioni occidentali(3) e questo ingenera inevitabilmente l’emersione e la crescita di fenomeni populisti.

Per combattere il populismo, degenerazione della dialettica democratica, è necessario comprendere appunto che questo non è semplicemente un prodotto dei media digitali, che pure certamente contribuiscono a veicolarlo e ad amplificarlo con le loro distorte pseudo-informazioni virtuali, ma un frutto malato che si sviluppa su un terreno socio-economico del tutto reale.

I dati statistici confermano infatti come a partire da metà degli anni Ottanta le disuguaglianze, che si erano ridotte costantemente per i quattro decenni precedenti, hanno ricominciato a crescere, in maniera marcata negli Stati Uniti, ma anche nei paesi dell’Europa continentale, sia pure in maniera meno estrema grazie a sistemi maggiormente solidaristici e redistributivi.

In sintesi, da 40 anni il modello economico attuale ha smesso di riversare i suoi effetti positivi sulla maggior parte della popolazione, ed avvantaggia in maniera sproporzionata chi si trova al vertice della piramide.

I dati non sono sempre facilmente disponibili, ma da studi più approfonditi effettuati su singoli Paesi(2) risulta evidente che ad accaparrarsi porzioni crescenti della ricchezza complessivamente prodotta, contrariamente a quanto spesso viene grossolanamente riportato, non è l’1% della popolazione, ma più correttamente, all’interno di questo 1%, è più specificamente lo 0,1% o addirittura lo 0,01% in cima che vede crescere di più redditi e patrimoni.

Andamento della % di Reddito guadagnata dall’1% più ricco della popolazione

in alcuni paesi occidentali (1940-2024) -  Fonte: World Inequality Data Base

La soluzione a questa crisi va ricercata in un modello che costituisca la sintesi tra liberismo e solidarietà, appunto un ritrovato Liberalismo Democratico.

In Italia questa sfida è ancora più essenziale, perché il nostro Paese non ha mai avuto un governo Liberale, basato sulla meritocrazia, sulla libera concorrenza, sul libero mercato come unico modo di “far crescere la torta”, sul rispetto quasi sacrale per le risorse ottenute con le tasse dei cittadini. Risorse sacre, da gestire quindi alla luce della continua ricerca dell’efficienza e anche della trasparenza integerrima.

È necessario allora finalmente in Italia un approccio liberale, perché se il nostro Paese continuerà ad essere ostaggio di corporazioni e giochi di potere e di una gestione clientelare della cosa pubblica non ci sarà più nessuna torta da spartire.

Allo stesso tempo, è impossibile pensare di governare e sconfiggere i populismi senza intaccare le cause sociali ed economiche sui cui si basa, e quindi senza un approccio democratico ed orientato anche alla giustizia sociale, senza porsi il problema di dare risposte alla oggettiva crescente disuguaglianza.

Si impone dunque la necessità di un approccio Liberale, ma anche Democratico.

Nel contempo, parafrasando Croce, nel contesto attuale è impossibile non dirsi anche Europeisti. Infatti, per proteggere la Democrazia dalla minaccia populista, che la corrode dall’interno, è necessario come si è detto che essa sia efficace, che riesca a fornire risposte ai cittadini. Ma le democrazie attuali sono innanzi tutto democrazie nazionali, ancorate al concetto di Stato-Nazione e quindi intrinsecamente inadeguate a governare fenomeni sempre più sovranazionali. Anche per questo è entrato in crisi il concetto stesso di Democrazia: a cosa serve infatti la Democrazia se non mi difende, se non migliora le mie condizioni di vita, se non riesce a dare risposte ai miei bisogni, se percepisco una crescente ingiustizia sociale?

“Il capitalismo globale non può essere governato dalla democrazia nazionale. Al contrario, la evira. Dal momento che la democrazia globale è inconcepibile, ne risulta che il capitalismo globale è incompatibile con la democrazia. (…) È molto più pericoloso lasciare indifesi individui, famiglie, economie regionali e nazionali rispetto ai capricci dei mercati internazionali, con il rischio che cerchino protezione nei Trump e nelle Le Pen di turno” (1).

In risposta all’insoddisfazione della classe media, la soluzione dei populisti è tornare ai modelli del passato, ai nazionalismi, magari alle guerre commerciali ed al protezionismo anteguerra come stanno facendo gli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump, che ha ormai enunciato con chiarezza di vedere l’Unione Europea non più come un partner ma come un avversario strategico.

Di fronte a questa doppia sfida – da parte dei populismi che le minano dall’interno e delle potenze avverse (Cina, Russia alle quali ora vanno aggiunti, forse permanentemente, gli Stati Uniti)

l’unica soluzione possibile per potenze di media dimensione come i Paesi europei è al contrario avviare finalmente un processo di conversione di un nocciolo limitato di Stati verso una struttura sempre più profondamente federale.

È il concetto dell’Europa “a cerchi concentrici”, o “a più velocità”: partire da un numero di Paesi già simili, e renderli sempre più omogenei a partire dalla creazione di un unico mercato dei capitali e dalla progressiva integrazione dei sistemi di difesa, sino all’armonizzazione delle regole di tassazione dei redditi personali e d’impresa, inclusi i colossi del web  le imprese sovranazionali, che oggi di fatto sottraggono la gran parte dei propri profitti ad ogni ragionevole e legittima tassazione.

Il modello a cui tendere dovrebbe essere un’Europa liberale ma solidale, che rafforzi le proprie politiche industriali, che propugni innanzi tutto l’efficienza, prerequisito indispensabile per poter attuare politiche di welfare attente ai diritti dei lavoratori, alla sicurezza del lavoro, alla crescita dei salari, al diritto alla salute.

Siamo entrati in un periodo di elevata instabilità e di insoddisfazione dei cittadini verso la democrazia, e la storia insegna che quando si verificano queste condizioni, c’è il rischio concreto dell’emergere di fenomeni autoritari, dei quali i populismi sono spesso precursori.

Per l’Europa sembra avvicinarsi il tempo dell’ultima chiamata: il progetto di una Federazione Europea forse non è mai stato difficile come oggi, ed al contempo non è mai stato più necessario.

  • Dall’intervista di Wolfgang Streeck, direttore del Max-Planck Institut di Colonia a L’Espresso.
  • Inequality and the super-rich, Daniel Waldenström – Research Institute of Industrial Economics and Paris School of Economics – January 2017
  • World Inequality Data Base – https://wid.world/data/

Enrico Traino
13.12.2025


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Newsletter#35 - Metti la cera, togli la cera

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#35

La realtà presenta il conto


È arrivata la legge di bilancio, ma il governo continua a fare e disfare invece di prendere delle decisioni

La realtà non ha senso dell’umorismo: presenta il conto e non accetta scuse.
La politica italiana, invece, continua a fare cabaret: promette, rinvia e si applaude da sola. Cittadine e cittadini chiedono scelte chiare su lavoro, crescita, apertura e futuro. In cambio ricevono rinvii, ritocchi cosmetici e una produzione seriale di narrazioni consolatorie. È una politica che non decide, ma tranquillizza, che non governa, ma racconta.

Noi del Partito Liberaldemocratico abbiamo scelto consapevolmente una strada diversa e certamente più impervia: guardare i dati. È una strada in salita, scomoda, che non regala applausi immediati. Ma continuare a replicare gli schemi del passato, come mostrano anche i recenti balletti della manovra, ci ha già portati esattamente dove siamo oggi: un Paese più debole, che cresce poco o non cresce affatto, e che ha progressivamente ipotecato il destino di chi lavora e produce, sempre meno e con sempre meno prospettive.

I dati, in Italia, hanno una pessima reputazione perché interrompono le favole a metà frase. Eppure è proprio questa strada, fatta di responsabilità, coerenza e una visione fondata sui numeri, che riteniamo l’unica capace di realizzare davvero le cose, non solo di prometterle, rinviarle o mascherarle con l’ennesima coreografia di bilancio.

La manovra economica è il momento in cui la politica smette di raccontarsi e mostra che cosa sceglie davvero. Anche quest’anno lo schema è prevedibile. Si dichiara di voler aiutare giovani, famiglie e lavoro, ma le risorse continuano a finire dove finiscono da decenni: su un sistema pensionistico già tra i più costosi al mondo, destinato ad assorbire una quota crescente di spesa pubblica nel prossimo decennio. È il classico investimento annunciato sul futuro che si traduce, puntualmente, in una tutela rafforzata del passato.

Un punto viene finalmente ammesso: così non è sostenibile. La riduzione graduale della spesa previdenziale va nella direzione giusta perché prende atto di un fatto elementare. Senza correzioni strutturali, il costo ricade sempre sugli stessi. Chi lavora oggi. Chi lavorerà domani. Chi finanzia il sistema senza alcuna garanzia di benefici futuri comparabili. Il problema è che il coraggio, quando si parla di pensioni, ha sempre una data di scadenza molto ravvicinata.

La dinamica è ormai rituale. Si annuncia la riforma, si promette gradualità, si riconosce che il sistema non regge. Poi scatta il riflesso condizionato: eccezioni, finestre, deroghe, tutte pensate per disinnescare il conflitto politico immediato. È qui che la scena diventa quella di Karate Kid. Nel film, il maestro fa lucidare l’auto all’allievo ripetendo ossessivamente “metti la cera, togli la cera”, assicurandogli che quel gesto apparentemente inutile servirà a imparare a difendersi. Solo che, nella versione italiana delle pensioni, il colpo di scena finale non arriva mai. Non c’è la tecnica che si consolida, non c’è l’apprendimento, non c’è il cambiamento. C’è solo la ripetizione meccanica del gesto, un eterno fare e disfare. Un passo avanti e uno indietro, mentre il tempo passa e il problema viene sistematicamente scaricato su chi lavora.

Il messaggio implicito è sempre lo stesso: nessuno perde davvero, tutto resta in equilibrio. È un’illusione. Ogni rinvio sulle pensioni ha un costo preciso e misurabile. Meno risorse per ridurre le tasse sul lavoro, meno investimenti, meno spazio per politiche capaci di rendere il Paese più dinamico. La politica evita lo scontro oggi e prepara un conto più salato per domani, confidando che a pagarlo siano sempre gli stessi.

👉 Aiutaci a far circolare un commento serio su pensioni e manovra

👉 Marattin: non mollare sulle pensioni

👉 Pensioni: fatti oltre le parole

Nel frattempo, le risorse che potrebbero ridurre davvero le tasse su lavoro e ceto medio vengono rinviate ancora una volta. Ed è qui che il PLD, anche in Parlamento, ha scelto di essere esplicito. Luigi Marattin lo ha detto senza giri di parole: intervenire sull’IRPEF in modo marginale, temporaneo o simbolico non cambia nulla. Se non si riduce strutturalmente il cuneo fiscale e l’aliquota effettiva sul lavoro, soprattutto sui redditi medi, si continua a penalizzare chi produce, lavora e resta in Italia.

Lo stesso vale per le tasse ideologiche riesumate ciclicamente come soluzione miracolosa. La Tobin Tax è l’esempio perfetto. Marattin lo ha ricordato più volte: è una tassa che promette molto e incassa poco, che colpisce soprattutto i mercati più regolati e nazionali, spingendo attività e capitali altrove. Non riduce la speculazione, non finanzia politiche redistributive significative, ma produce un effetto certo: rendere il sistema finanziario italiano meno competitivo. Una tassa che fa sentire virtuosi, ma non funziona.

Il nodo politico resta banale.
O si portano fino in fondo le scelte necessarie, spostando davvero risorse verso lavoro, crescita e giovani, oppure si continua a fare e disfare fingendo che tutto sia compatibile con tutto. È esattamente questa ambiguità che il PLD rifiuta, dentro e fuori dal Parlamento.

Questa ambiguità non riguarda solo i conti pubblici o la manovra. Riguarda il rapporto con la libertà. In molti contesti, anche lontani da noi, la libertà diventa un problema nel momento in cui prende voce, soprattutto quando a pretenderla sono donne**. Narges Mohammadi in Iran e María Corina Machado in Venezuela** ne sono esempi evidenti: colpite non per ciò che fanno, ma per ciò che rappresentano. La libertà è contagiosa, e i regimi lo sanno. È per questo che difendere lo stato di diritto, la coerenza delle istituzioni e le libertà individuali non è un esercizio retorico, ma una scelta politica concreta.

👉 Marcucci: storie di libertà e corraggio

Lo stesso vale per la giustizia.
Il PLD è il primo partito ad aver promosso un comitato per il sì al referendum, Giustizia Sì, scegliendo di esporsi quando altri preferiscono l’ambiguità. Una scelta coerente con un’idea semplice: una giustizia lenta e imprevedibile è un freno economico prima ancora che un problema giuridico. Di questo percorso avremo modo di entrare nel merito nelle prossime settimane.

Il nostro impegno non è rinviabile per una ragione molto concreta. Ogni anno oltre 100.000 giovani lasciano l’Italia, in larga parte diplomati e laureati. Non per vocazione all’estero, ma per stipendi più alti, carriere meno bloccate, istituzioni più affidabili. È un’emorragia continua di capitale umano, competenze e futuro fiscale. Un Paese che perde i suoi giovani non sta costruendo il futuro. Lo sta consumando.

Ecco perché diffidiamo dei politici che continuano a evocare ossessivamente “la dimensione del futuro”. Nella maggior parte dei casi lo fanno perché non riescono a governare il presente. Parlare del futuro costa poco. Mettere mano a pensioni, giustizia, burocrazia e tasse sul lavoro costa consenso.

Il PLD ha scelto la linea meno comoda e più onesta.
Lo dobbiamo a noi che abitiamo il presente, a chi lavora, produce e paga oggi.
E lo dobbiamo alle nuove generazioni, che non hanno bisogno di promesse ma di un Paese che funzioni.

Meno storytelling, più numeri.
Perché difendere il presente è facile. Governare il futuro richiede decisioni vere.

 


 

La diatriba sul Mercosur

Sul commercio internazionale si ripete lo stesso schema visto nella manovra: a parole si difende l’interesse nazionale, nei fatti si cede alla paura e alle rendite. Il dibattito sull’accordo UE–Mercosur è esemplare. Da mesi la politica chiede “ancora garanzie”, rinvia, alza barriere simboliche, come se il commercio fosse una minaccia da neutralizzare e non una leva da usare, confondendo la prudenza con l’immobilismo.

Eppure i dati raccontano altro. Le tutele per l’agricoltura europea sono già state rafforzate più volte, con clausole di salvaguardia, controlli sanitari e strumenti di compensazione. Non siamo davanti a un far west commerciale, ma a un accordo negoziato per anni, rivisto, corretto, limato. Come abbiamo ricordato anche nei nostri approfondimenti pubblicati in questi giorni, affossare il Mercosur non significa difendere l’agricoltura o l’industria italiana, significa rinunciare a opportunità di export, a mercati in crescita, a un posizionamento strategico dell’Europa nel mondo

Vedi gli approfondimenti dei nostri interventi sul Mercorsur:

👉 No al rinvio!

👉 Fate presto!

Il punto, come sempre, non è teorico ma politico. Ogni accordo di libero scambio firmato dall’Unione Europea ha prodotto benefici netti anche per l’economia italiana, soprattutto per le imprese esportatrici e le filiere ad alto valore aggiunto. Bloccare o rinviare il Mercosur non rende il Paese più sicuro, lo rende più isolato. In un mondo in cui Stati Uniti, Cina e grandi blocchi regionali occupano spazi economici e geopolitici, l’Italia che dice no per paura non diventa più sovrana. Diventa solo più marginale.

Anche qui il nodo è lo stesso che vediamo su pensioni, giustizia e burocrazia: scegliere se governare la realtà o inseguire il consenso immediato. Rinviare non è neutralità. È una scelta precisa. E, come spesso accade, non è una scelta a nostro favore.

 


 

UK ed Erasmus +

A riprova dei danni causati da Brexit, Il Regno Unito rientra nel programma  Erasmus+. L’isolazionismo promette controllo, ma alla fine produce solo perdita di opportunità. La cultura ignora i confini che la burocrazia vorrebbe rendere invalicabili e, quando si torna a fare i conti con la realtà, apertura e cooperazione riemergono come scelte razionali.

Non per ideologia. Perché funzionano.

👉 Leggi e condividi il post del PLD

 


 

Ucraina: Salvinovskij e la geopolitica da bar

Anche sulla questione ucraina il nodo è sempre lo stesso: chi ci governa riesce a farlo con responsabiltà?

Quando il vicepremier Matteo Salvini si produce in paragoni storici fuori luogo, ammiccanti e confusi, e quelle parole vengono applaudite e rilanciate dalla propaganda russa, non siamo davanti a una gaffe folcloristica. Non è colore locale. Non è “libertà di opinione”. È un problema politico serio per un Paese che fa parte dell’Unione Europea e della NATO.

Questa è geopolitica da bar, ma praticata dai piani alti. E la geopolitica da bar, quando diventa messaggio pubblico di governo, indebolisce l’Italia. La rende ambigua, poco affidabile, esattamente nel momento in cui servirebbero chiarezza e solidità.

C’è poi il cortocircuito più grottesco.
Si sventola il tricolore, si parla ossessivamente di patria e sovranità, salvo poi assumere posture di piaggeria verso chi oggi si muove con prepotenza nello spazio europeo, politico ed economico. Patrioti a favore di telecamera, accomodanti con chi lavora apertamente per dividere l’Europa.

Nel mondo reale, quello fatto di alleanze, trattati e responsabilità, certe uscite non sono opinioni da talk show. Sono scelte politiche. E ogni scelta che semina ambiguità sull’Ucraina e sull’aggressione russa fa comodo a chi vuole un’Europa debole, divisa e litigiosa.

La politica estera non è un palco per l’applauso facile.
È il luogo dove si misura se un Paese sa stare in piedi.
Ogni volta che Salvini gioca con la storia come fosse un meme, l’Italia non guadagna autonomia. Perde credibilità.

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👉 L’intervento del nostro segretario Luigi Marattin

 


 

TESSERAMENTO 2026

È ufficiale: è aperta la campagna di tesseramento 2026 del Partito Liberaldemocratico.

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PLD TALKS: LE LIVE DEL PARTITO

PLD Talks è lo spazio settimanale del Partito Liberaldemocratico dedicato al confronto sui temi che contano davvero: economia, istituzioni, diritti civili.
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DAI TERRITORI

  • Lombardia: 10 forum tematici aperti per contribuire in modo concreto alla proposta politica del Partito Liberaldemocratico in Lombardia. Partecipazione aperta, anche ai non tesserati. 🔗Leggi il post
  • Milano: Grande partecipazione all’evento promosso lo scorso 14 dicembre. Tanti giovani presenti, con i quali il PLD ha discusso ed affrontato le loro problematiche 🔗Leggi il post e guarda le foto
  • Pisa: è stata presentata la proposta di riforma della scuola del Partito Liberal Democratico: autonomia, formazione dei docenti e rilancio del ruolo sociale dell’istruzione. 🔗 Leggi l’articolo
  • Bergamo: il PLD denuncia ritardi gravi e prevedibili nei lavori RFI per la gestione degli interventi relativi al treno per Orio e il raddoppio della linea. 🔗Leggi l’articolo
  • Puglia: il PLD sostiene i lavoratori di Casa Sollievo della Sofferenza contro ipotesi di contratti peggiorativi. Difendere i diritti del personale significa tutelare la qualità e la sicurezza delle cure. 🔗 Leggi l’articolo

 


 

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#34

La politica non è un videogioco


Scegliere la realtà significa affrontare i problemi per come sono, non per come tornano comodi alla politica

Scegliere la realtà, oggi, è un atto politico. In un tempo in cui la politica assomiglia sempre più a un videogioco, fatto di simulazioni rassicuranti, scorciatoie narrative e avversari immaginari, guardare i problemi per come sono, e non per come tornano comodi, è diventato controcorrente.

Il Partito Liberaldemocratico sceglie il mondo reale. Quello in cui le decisioni hanno conseguenze, la competenza è necessaria e la libertà non si difende con le scenografie, ma con la serietà. Scegliere la realtà significa chiamare le cose con il loro nome: guardare all’Europa per ciò che è davvero, assumersi la responsabilità della difesa, portare ordine nello spazio digitale e affrontare l’economia senza scorciatoie. Il dibattito europeo degli ultimi giorni mostra con chiarezza quanto spesso la politica preferisca rifugiarsi nei simboli invece di confrontarsi con la sostanza. Le bandiere postate sui social hanno fatto rumore, ma non hanno risposto alla sola domanda che conta: che cosa serve davvero all’Europa per non dipendere più dagli equilibri decisi altrove?

Le parole di Luigi Marattin, Del Prete e Serino vanno tutte nella stessa direzione.
Il tempo delle illusioni è finito. Senza una difesa comune, senza istituzioni capaci di decidere, senza una vera integrazione economica che superi i confini nazionali, l’Europa resterà un continente che commenta le scelte altrui invece di prenderle.

Marattin lo ha detto con chiarezza: la sovranità europea non nasce dalle dichiarazioni, ma dalla capacità di assumersi responsabilità politiche e militari.
Del Prete ha richiamato la necessità di smettere di fingere che basti evocare l’Europa per renderla forte.
Serino ha ricordato che senza decisioni comuni, l’Unione resta vulnerabile, divisa, esposta alle pressioni esterne.

Scegliere la realtà significa accettare che l’Europa non può più permettersi ambiguità: o diventa adulta, autonoma e responsabile, oppure continuerà a essere spettatrice in un mondo che non aspetta.

In un Paese in cui i due poli oscillano tra sovranismi di occasione e bandierine tattiche, il PLD sceglie ancora una volta il mondo reale: un’Europa che non vive di narrativa, ma della capacità di proteggere i suoi cittadini, difendere la libertà e sostenere il peso delle decisioni difficili.

La politica non è un videogioco e noi non abbiamo mai creduto alle simulazioni.

👉 Le dichiarazioni di Serino

 


 

Il digitale non è un mondo finto

Anche nel digitale la politica continua a comportarsi come se si trattasse di uno spazio senza conseguenze, un ambiente virtuale in cui tutto è reversibile e nulla è davvero responsabile. Ma il confine tra rete e mondo reale non esiste più: online si organizzano campagne d’odio, si diffondono notizie false, si commettono reati che colpiscono persone vere.

La proposta del Partito Liberaldemocratico, presentata da Matteo Montagner, parte da questa realtà. Garantire libertà di espressione e anonimato pubblico, ma affiancarli a un riconoscimento dell’identità in background, che consenta di chiamare alla responsabilità chi usa la rete per danneggiare gli altri.

Non è censura. È riconoscere che lo spazio digitale è ormai parte integrante della vita civile e che non può continuare a funzionare con regole diverse da quelle del resto della società. Anche qui, scegliere la realtà significa smettere di trattare internet come un gioco e costruire strumenti seri per tutelare diritti, libertà e sicurezza.

👉 Il Video di Matteo Montagner

 


 

Economia: dalla narrativa all’efficienza

Il dibattito economico italiano continua a oscillare tra scorciatoie e narrazioni facili.
Le discussioni sull’oro di Bankitalia, sul golden power o sulla sanità pubblica ne sono la dimostrazione.

L’emendamento sul patrimonio aureo, definito da Luigi Marattin un esercizio a metà tra Robin Hood e La Casa di Carta, è un esempio lampante di populismo economico: ignora regole, trattati e buon senso, ma produce titoli e applausi.

Lo stesso schema si ripete sulla sanità. Da anni si risponde a ogni problema con la stessa formula: “servono più soldi”. Eppure, in venticinque anni, il Fondo sanitario nazionale è più che raddoppiato, mentre i risultati non sono migliorati in modo proporzionale.

La posizione del PLD è netta: le risorse contano, ma non bastano.
In un Paese in cui la spesa cresce e gli indicatori peggiorano, la vera riforma non è aggiungere fondi senza criterio, ma spendere meglio, valutare ciò che funziona, correggere ciò che non funziona.

Scegliere la realtà, anche in economia, significa passare dalla retorica all’efficienza e accettare che governare non è raccontare storie rassicuranti, ma prendere decisioni che producano risultati.

 


 

Apriamo la campagna tesseramento 2026: costruisci con noi il futuro liberale dell’Italia

È ufficiale: è aperta la campagna di tesseramento 2026 del Partito Liberaldemocratico.
Dopo appena pochi mesi di vita e, nonostante le difficoltà di avviare un progetto politico nuovo in un tempo segnato da polarizzazione e retorica facile, il PLD ha già dimostrato che esiste una domanda reale di serietà, responsabilità e capacità di proposta.

Come ha ricordato Luigi Marattin nel lancio della campagna, il PLD nasce con l’obiettivo di rendere l’Italia un posto in cui sia più facile per ciascuno scoprire le proprie attitudini, svilupparle e costruirci una vita che abbia un senso personale e collettivo. Un’Italia in cui il rapporto tra impegno individuale e risultato sia evidente, dove merito e opportunità siano reali, non slogan.

Il tesseramento è un passo concreto per entrare nella comunità politica che vuole cambiare il paese, che non si accontenta delle lamentele quotidiane ma propone soluzioni strutturali e coerenti. Significa aderire a una visione liberale che mette al centro:

  • la libertà individuale e l’economia di mercato
  • la competenza e il merito come motore di opportunità sociali
  • un’Europa autonoma e responsabile
  • istituzioni efficienti e una giustizia che funziona.

⠀Il tesseramento 2026 è aperto a tutti coloro che si riconoscono in questi valori e vogliono contribuire con il proprio tempo, le proprie idee e il proprio impegno.

👉 Per iscriverti clicca qui e diventa parte del cambiamento

 


 

Referendum sulla Giustizia

In vista del referendum il Partito Liberaldemocratico ha costituito il comitato “Giustizia Sì”. La nostra battaglia non è identitaria: è la richiesta di un sistema più rapido, più giusto e più vicino ai cittadini. E dimostra che, quando si costruiscono contenuti seri, le alleanze si fanno sui temi e non sulle convenienze.

 


 

PLD TALKS: LE LIVE DEL PARTITO

PLD Talks è lo spazio settimanale del Partito Liberaldemocratico dedicato al confronto sui temi che contano davvero: economia, istituzioni, diritti civili.
Senza slogan, senza tifoserie. Solo idee, dati e proposte.

📺 Riguarda la puntata del 2 dicembre
L’AI Act ostacola l’innovazione: le proposte del PLD per riformarlo.
Con Oscar Giannino (giornalista economico); Carlo Alberto Carnevale Maffè (SDA Bocconi School of Management); Alessandro Pulidori (Business Process re-engineering). Coordina: Manuela Arata (esperta di innovazione)

👉 Guarda la puntata su YouTube 

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IL PERCORSO CONGRESSUALE CONTINUA

Continuano i congressi regionali per rafforzare la nostra presenza sui territori e valorizzare le persone che, con passione e impegno, scelgono di mettersi in gioco.

 


 

DAI TERRITORI

  • Provincia di Como: Il segretario provinciale del PLD, Peppino Titone si è espresso sull’attività turistica lariana: “I dati del 2024 parlano chiaro: il turismo nella nostra provincia e nell’area lariana è in crescita del 9%, trainato soprattutto dai visitatori stranieri. È un risultato straordinario, ma che porta con sé una sfida urgente: l’overtourism.”, sottolineando che: “Solo attraverso un approccio unitario e strategico potremo trasformare l'overtourism in opportunità di sviluppo diffuso”. Perciò propone di: 1 istituire un Ente Unico di Promozione Lariana, unendo Como e Lecco; 2) Valorizzare le aree interne (Val d’Intelvi, Alto Lago, Triangolo Lariano, Valsassina); 3) Copiare il modello vincente del Trentino: unire panorami mozzafiato a servizi di qualità e sostegno alle aziende agricole. (🔗 Vedi post su Facebook)
  • Lombardia: Il PLD chiede una completa e trasparente ricostruzione del caso San Raffaele, poiché esso è soltanto la punta di un iceberg che investe tutta la sanità. Sono quindi doverosi alcuni interventi come: la valorizzazione reale (economica e professionale) degli infermieri; controlli seri e uguali per tutti; trasparenza per smontare le false narrazioni e la revisione strutturale del personale sanitario. (🔗 Vedi post su Facebook)
  • Marsala: Il PLD sostiene la candidatura di Andreana Patti a sindaco: “Le esigenze del territorio rappresentano per noi il primo criterio di scelta” - affermano Salvo Liuzzo e Gianfranco Valenti - Nel caso di Marsala, la decisione di sostenere la Dott.ssa Patti è stata fortemente voluta e condivisa, in piena sintonia con il gruppo che il partito sta consolidando in città con grande impegno. Questa scelta definisce con chiarezza la nostra linea politica: puntare sulla competenza e sulle risposte concrete da dare alla città.” (🔗 Leggi su Itaca Notizie)
  • Valenza: Nasce il Centro Riformista che comprende Azione, Moderati, Italia Viva e il Partito Liberaldemocratico, rappresentato da Mauro Milano. All’evento, molto partecipato, sono intervenuti Gianluca Chiesa, vicesegretario provinciale del Partito Liberaldemocratico Alessandria, e Barbara Baino, segretaria regionale del Partito Liberaldemocratico Piemonte. (🔗 Leggi su Radio Gold)
  • Puglia: Paola Tagariello, delegata a Giustizia e Diritti Civili nella Segreteria Regionale auspica la separazione delle carriere per rendere più chiari i ruoli, più forte la fiducia, più credibile lo Stato di diritto, poiché una giustizia liberale non teme le garanzie, le pretende. “La riforma non è contro qualcuno, ma è per qualcuno” (🔗 Vedi post su Facebook)
  • Bari: Si terrà sabato 20 dicembre l’apericena di Natale del PLD Puglia (🔗 Per i dettagli vedi post su Facebook)

 


 

PARLANO DI NOI

  • L’intervista di Luigi marattin a Milano Finanza sulle vere ragioni dell’assurda “caccia all’oro di Bankitalia”, l’eterno dibattito sul tetto al contante, l’errore madornale della Tobin Tax.(Leggi)
  • L’editoriale di Luigi Marattin su L’Altra Voce-Quotidiano Nazionale. (Leggi)

 


 

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#33

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Assemblea e territori: un’alternativa liberaldemocratica per cambiare l’Italia

L’assemblea all’Hotel Quirinale di Roma ha segnato per il PLD un punto di arrivo, ma anche di partenza. Arrivo perchè ha chiuso uno step, iniziato lo scorso giugno con il congresso fondativo del partito. Partenza perché dà il via ad una nuova fase, che ci accompagnerà fino alle prossime elezioni politiche. 

Un appuntamento che ha evidenziato la maturità politica del PLD, frutto di un lavoro collettivo che chiarisce identità, metodo e direzione. In un panorama in cui i due poli continuano a sovrapporre slogan e riposizionamenti, l’assemblea rappresenta una scelta opposta: discutere contenuti, costruire una comunità e mettere a fuoco una linea chiara. 

L’intervento introduttivo del presidente Andrea Marcucci, la relazione del segretario Luigi Marattin e il contributo del senatore Carlo Calenda delineano un progetto serio, riformista, occidentale, radicato nella responsabilità fiscale e nell’efficienza dello Stato. L’obiettivo non è “mettere insieme” sigle, ma dare forma a una casa liberal-democratica credibile, capace di parlare al Paese senza tatticismi e senza paura di dire la verità. L’assemblea di Roma fotografa esatta di tutto questo. Il PLD sta consolidando una comunità politica che cresce e si costruisce giorno per giorno, attraverso un progetto serio, credibile, veramente alternativo.

👉 L'intervento del segretario Marattin

La nostra forza non sta nei numeri del momento - che comunque secondo tutti i sondaggi ci vedono in crescita - bensì nella qualità di chi sceglie di esserci e costruire un’Italia più libera, più seria, più responsabile.

👉 Le dichiarazioni di Marattin e Calenda

 


 

Tesseramento: una scelta di campo per cambiare il Paese

Il tesseramento 2026 non è una formalità amministrativa, ma un gesto politico che racconta più di quanto possano fare i sondaggi. In un tempo in cui molti ripetono che “non c’è spazio per noi”, che “conviene scegliere il male minore”, che “i risultati sono già scritti”, la nostra comunità dimostra il contrario: esiste un’Italia che non si rassegna e che continua ad accendere una luce, anche quando tutto sembra spingere verso l’apatia. La forza del PLD non sta nei numeri del momento, ma nella qualità di chi sceglie di fare un passo avanti. Tessera dopo tessera, persona dopo persona.

Scegliere il Partito Liberaldemocratico, in questo momento in cui l’Italia è schiacciata fra due differenti populismi, oltretutto anche spaccati al loro interno su questioni cruciali come il sostegno all’Ucraina, ad Israele, la politica economica e anche un differente modo di concepire la giustizia, vuol dire tenere la barra dritta verso un solo obiettivo: un’Italia moderna e competitiva, ancorata nei valori dell’Occidente democratico, che costruisce il cambiamento con gesti concreti e senza slogan.

👉 Perché tesserarsi? Te lo spieghiamo qui

Per tesserarsi basta poco: 👉 Clicca qui

Se invece vuoi essere anche protagonista attivo nella tua regione o nel tuo territorio, i nostri segretari regionali e provinciali sono a disposizione e potranno darti tutte le indicazioni: costruiamo insieme l’Italia del futuro, ma facciamolo già adesso.

 


 

La democrazia non è un valore negoziabile

Gli episodi di questi giorni mostrano un clima preoccupante verso alcuni presidi fondamentali della nostra vita democratica. Il vandalismo contro la sede de La Stampa non è solo un gesto violento, ma un attacco alla libertà di informazione. 👉 La posizione del PLD

Nello stesso contesto si inseriscono le parole di Francesca Albanese, che contribuiscono a delegittimare chi svolge un lavoro delicato come quello dei giornalisti, alimentando un clima di ostilità invece che di confronto. 👉 Leggi il nostro post

L’informazione è presidio di libertà e nessuno può permettersi di metterla in discussione o attaccarla solo perché fa il suo dovere, che è quello di raccontare i fatti così come sono senza condizionamenti. Le parole di Francesca Albanese sono ancora più gravi perché suonano come una minaccia e richiamano situazioni analoghe in Paesi dove ai giornalisti è impedito di svolgere il loro lavoro.

Un segnale analogo arriva dalla decisione dell’Università di Bologna di escludere gli Allievi Ufficiali dell’Esercito da un Career Day: un gesto che rivela diffidenza verso professionisti che servono lo Stato e che, come ricordiamo spesso, meritano rispetto e non pregiudizi. 

👉 Leggi le dichiarazioni di Pietro Serino

👉 Pietro Serino su Bee Magazine 

Il gesto di Bologna è solo l’ultimo di una serie di episodi avvenuti all’interno dei nostri atenei: le università non possono cedere al ricatto politico di pochi che vogliono trasformarle in laboratori politici anti-Occidentali.

 


 

PLD TALKS: LE LIVE DEL PARTITO

PLD Talks è lo spazio settimanale del Partito Liberaldemocratico dedicato al confronto sui temi che contano davvero: economia, istituzioni, diritti civili.
Senza slogan, senza tifoserie. Solo idee, dati e proposte.

📺 Riguarda la puntata del 2 dicembre
“L’AI Act ostacola l’innovazione: le proposte del PLD per riformarlo.”
Con Oscar Giannino (giornalista economico); Carlo Alberto Carnevale Maffè (SDA Bocconi School of Management); Alessandro Pulidori (Business Process re-engineering). Coordina: Manuela Arata (esperta di innovazione)

👉 Guarda la puntata su YouTube

📺 Riguarda tutte le nostre live  su temi come Nucleare, Difesa Europea, Giovani, Economia e molto altro cliccando qui.

 


 

IL PERCORSO CONGRESSUALE CONTINUA

Continuano i congressi regionali per rafforzare la nostra presenza sui territori e valorizzare le persone che, con passione e impegno, scelgono di mettersi in gioco.

 


 

DAI TERRITORI

  • Milano - Si è svolto  il 4 dicembre al Teatro Franco Parenti un dibattito organizzato dal PLD dal titolo: “Milano al centro. Un centro per Milano” dove politici di vari schieramenti ed esperti del settore si sono confrontati sullo scandalo riguardante la vicenda urbanistica locale e sulle sue conseguenze. Si è trattato di un importante evento di confronto su un tema caldo ma estremamente attuale
    📺  Riguarda l’evento live 👉 Guarda la fotogallery 👉 Guarda il nostro post di sintesi
  • Orvieto - Paolo Cianfoni, del direttivo regionale PLD Umbria ha rappresentato il partito ad un evento organizzato dall’Alleanza per l’Umbria Riformista per la costruzione di un centro liberal. Era presente anche il segretario di Azione Carlo Calenda.    (Leggi su Terni Tomorrow)
  • Bari - Il mercato coperto di Japigia perde esercenti e sempre più box restano chiusi. L’appello del segretario provinciale del PLD Giuseppe Muscio: “Impedire nuove chiusure”.  (Leggi su Borderline24)
  • Sicilia - Il giornalista Mattia Madonia sta subendo attacchi e minacce dopo aver denunciato la campagna disinformativa a favore della Russia di Putin messa in atto da Il Fatto Quotidiano. La solidarietà del PLD Sicilia (Leggi  il post)
  • Piemonte - Il PLD Piemonte aspetta iscritti e simpatizzanti, giovedì 18 dicembre a partire dalle 19.30, nella suggestiva cornice del "Museo del Ruché di Casa Ferraris" a Castagnole Monferrato (AT), per un piacevole e ricco aperitivo, cogliendo l'occasione per brindare insieme al Natale (dettagli   in questo post)

 


 

PARLANO DI NOI

  • Linkiesta parla dell’evento di Milano. Il futuro di Milano dipende da una politica che sappia scegliere (Leggi su Linkiesta). Anche Il Riformista tratta l’evento, con una intervista al nostro segretario Marattin (Leggi su Il Riformista)
  • Grande risalto anche all’assemblea nazionale del PLD su molti quotidiani nazionali. Il Riformista parla esplicitamente di “convergenza al centro” (Leggi), il Quotidiano di Sicilia si concentra sulla lista unica per le elezioni 2027 (Leggi); Il Corriere della Sera intervista il segretario Marattin: “Io e Calenda costruiremo insieme un’area liberaldemocratica per sconfiggere i populismi” (Leggi); Il Messaggero dà il resoconto dell’assemblea (Leggi)
  • Un’intervista a Victor Rasetto, della segreteria nazionale, in seguito alle indagini che hanno coinvolto Federica Mogheri (Guarda il video)Mogherini indagata per frode, Rasetto (PLD): "Siamo garantisti". E se la prende con la Russia

 


 

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