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#35

La realtà presenta il conto


È arrivata la legge di bilancio, ma il governo continua a fare e disfare invece di prendere delle decisioni

La realtà non ha senso dell’umorismo: presenta il conto e non accetta scuse.
La politica italiana, invece, continua a fare cabaret: promette, rinvia e si applaude da sola. Cittadine e cittadini chiedono scelte chiare su lavoro, crescita, apertura e futuro. In cambio ricevono rinvii, ritocchi cosmetici e una produzione seriale di narrazioni consolatorie. È una politica che non decide, ma tranquillizza, che non governa, ma racconta.

Noi del Partito Liberaldemocratico abbiamo scelto consapevolmente una strada diversa e certamente più impervia: guardare i dati. È una strada in salita, scomoda, che non regala applausi immediati. Ma continuare a replicare gli schemi del passato, come mostrano anche i recenti balletti della manovra, ci ha già portati esattamente dove siamo oggi: un Paese più debole, che cresce poco o non cresce affatto, e che ha progressivamente ipotecato il destino di chi lavora e produce, sempre meno e con sempre meno prospettive.

I dati, in Italia, hanno una pessima reputazione perché interrompono le favole a metà frase. Eppure è proprio questa strada, fatta di responsabilità, coerenza e una visione fondata sui numeri, che riteniamo l’unica capace di realizzare davvero le cose, non solo di prometterle, rinviarle o mascherarle con l’ennesima coreografia di bilancio.

La manovra economica è il momento in cui la politica smette di raccontarsi e mostra che cosa sceglie davvero. Anche quest’anno lo schema è prevedibile. Si dichiara di voler aiutare giovani, famiglie e lavoro, ma le risorse continuano a finire dove finiscono da decenni: su un sistema pensionistico già tra i più costosi al mondo, destinato ad assorbire una quota crescente di spesa pubblica nel prossimo decennio. È il classico investimento annunciato sul futuro che si traduce, puntualmente, in una tutela rafforzata del passato.

Un punto viene finalmente ammesso: così non è sostenibile. La riduzione graduale della spesa previdenziale va nella direzione giusta perché prende atto di un fatto elementare. Senza correzioni strutturali, il costo ricade sempre sugli stessi. Chi lavora oggi. Chi lavorerà domani. Chi finanzia il sistema senza alcuna garanzia di benefici futuri comparabili. Il problema è che il coraggio, quando si parla di pensioni, ha sempre una data di scadenza molto ravvicinata.

La dinamica è ormai rituale. Si annuncia la riforma, si promette gradualità, si riconosce che il sistema non regge. Poi scatta il riflesso condizionato: eccezioni, finestre, deroghe, tutte pensate per disinnescare il conflitto politico immediato. È qui che la scena diventa quella di Karate Kid. Nel film, il maestro fa lucidare l’auto all’allievo ripetendo ossessivamente “metti la cera, togli la cera”, assicurandogli che quel gesto apparentemente inutile servirà a imparare a difendersi. Solo che, nella versione italiana delle pensioni, il colpo di scena finale non arriva mai. Non c’è la tecnica che si consolida, non c’è l’apprendimento, non c’è il cambiamento. C’è solo la ripetizione meccanica del gesto, un eterno fare e disfare. Un passo avanti e uno indietro, mentre il tempo passa e il problema viene sistematicamente scaricato su chi lavora.

Il messaggio implicito è sempre lo stesso: nessuno perde davvero, tutto resta in equilibrio. È un’illusione. Ogni rinvio sulle pensioni ha un costo preciso e misurabile. Meno risorse per ridurre le tasse sul lavoro, meno investimenti, meno spazio per politiche capaci di rendere il Paese più dinamico. La politica evita lo scontro oggi e prepara un conto più salato per domani, confidando che a pagarlo siano sempre gli stessi.

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👉 Marattin: non mollare sulle pensioni

👉 Pensioni: fatti oltre le parole

Nel frattempo, le risorse che potrebbero ridurre davvero le tasse su lavoro e ceto medio vengono rinviate ancora una volta. Ed è qui che il PLD, anche in Parlamento, ha scelto di essere esplicito. Luigi Marattin lo ha detto senza giri di parole: intervenire sull’IRPEF in modo marginale, temporaneo o simbolico non cambia nulla. Se non si riduce strutturalmente il cuneo fiscale e l’aliquota effettiva sul lavoro, soprattutto sui redditi medi, si continua a penalizzare chi produce, lavora e resta in Italia.

Lo stesso vale per le tasse ideologiche riesumate ciclicamente come soluzione miracolosa. La Tobin Tax è l’esempio perfetto. Marattin lo ha ricordato più volte: è una tassa che promette molto e incassa poco, che colpisce soprattutto i mercati più regolati e nazionali, spingendo attività e capitali altrove. Non riduce la speculazione, non finanzia politiche redistributive significative, ma produce un effetto certo: rendere il sistema finanziario italiano meno competitivo. Una tassa che fa sentire virtuosi, ma non funziona.

Il nodo politico resta banale.
O si portano fino in fondo le scelte necessarie, spostando davvero risorse verso lavoro, crescita e giovani, oppure si continua a fare e disfare fingendo che tutto sia compatibile con tutto. È esattamente questa ambiguità che il PLD rifiuta, dentro e fuori dal Parlamento.

Questa ambiguità non riguarda solo i conti pubblici o la manovra. Riguarda il rapporto con la libertà. In molti contesti, anche lontani da noi, la libertà diventa un problema nel momento in cui prende voce, soprattutto quando a pretenderla sono donne**. Narges Mohammadi in Iran e María Corina Machado in Venezuela** ne sono esempi evidenti: colpite non per ciò che fanno, ma per ciò che rappresentano. La libertà è contagiosa, e i regimi lo sanno. È per questo che difendere lo stato di diritto, la coerenza delle istituzioni e le libertà individuali non è un esercizio retorico, ma una scelta politica concreta.

👉 Marcucci: storie di libertà e corraggio

Lo stesso vale per la giustizia.
Il PLD è il primo partito ad aver promosso un comitato per il sì al referendum, Giustizia Sì, scegliendo di esporsi quando altri preferiscono l’ambiguità. Una scelta coerente con un’idea semplice: una giustizia lenta e imprevedibile è un freno economico prima ancora che un problema giuridico. Di questo percorso avremo modo di entrare nel merito nelle prossime settimane.

Il nostro impegno non è rinviabile per una ragione molto concreta. Ogni anno oltre 100.000 giovani lasciano l’Italia, in larga parte diplomati e laureati. Non per vocazione all’estero, ma per stipendi più alti, carriere meno bloccate, istituzioni più affidabili. È un’emorragia continua di capitale umano, competenze e futuro fiscale. Un Paese che perde i suoi giovani non sta costruendo il futuro. Lo sta consumando.

Ecco perché diffidiamo dei politici che continuano a evocare ossessivamente “la dimensione del futuro”. Nella maggior parte dei casi lo fanno perché non riescono a governare il presente. Parlare del futuro costa poco. Mettere mano a pensioni, giustizia, burocrazia e tasse sul lavoro costa consenso.

Il PLD ha scelto la linea meno comoda e più onesta.
Lo dobbiamo a noi che abitiamo il presente, a chi lavora, produce e paga oggi.
E lo dobbiamo alle nuove generazioni, che non hanno bisogno di promesse ma di un Paese che funzioni.

Meno storytelling, più numeri.
Perché difendere il presente è facile. Governare il futuro richiede decisioni vere.

 


 

La diatriba sul Mercosur

Sul commercio internazionale si ripete lo stesso schema visto nella manovra: a parole si difende l’interesse nazionale, nei fatti si cede alla paura e alle rendite. Il dibattito sull’accordo UE–Mercosur è esemplare. Da mesi la politica chiede “ancora garanzie”, rinvia, alza barriere simboliche, come se il commercio fosse una minaccia da neutralizzare e non una leva da usare, confondendo la prudenza con l’immobilismo.

Eppure i dati raccontano altro. Le tutele per l’agricoltura europea sono già state rafforzate più volte, con clausole di salvaguardia, controlli sanitari e strumenti di compensazione. Non siamo davanti a un far west commerciale, ma a un accordo negoziato per anni, rivisto, corretto, limato. Come abbiamo ricordato anche nei nostri approfondimenti pubblicati in questi giorni, affossare il Mercosur non significa difendere l’agricoltura o l’industria italiana, significa rinunciare a opportunità di export, a mercati in crescita, a un posizionamento strategico dell’Europa nel mondo

Vedi gli approfondimenti dei nostri interventi sul Mercorsur:

👉 No al rinvio!

👉 Fate presto!

Il punto, come sempre, non è teorico ma politico. Ogni accordo di libero scambio firmato dall’Unione Europea ha prodotto benefici netti anche per l’economia italiana, soprattutto per le imprese esportatrici e le filiere ad alto valore aggiunto. Bloccare o rinviare il Mercosur non rende il Paese più sicuro, lo rende più isolato. In un mondo in cui Stati Uniti, Cina e grandi blocchi regionali occupano spazi economici e geopolitici, l’Italia che dice no per paura non diventa più sovrana. Diventa solo più marginale.

Anche qui il nodo è lo stesso che vediamo su pensioni, giustizia e burocrazia: scegliere se governare la realtà o inseguire il consenso immediato. Rinviare non è neutralità. È una scelta precisa. E, come spesso accade, non è una scelta a nostro favore.

 


 

UK ed Erasmus +

A riprova dei danni causati da Brexit, Il Regno Unito rientra nel programma  Erasmus+. L’isolazionismo promette controllo, ma alla fine produce solo perdita di opportunità. La cultura ignora i confini che la burocrazia vorrebbe rendere invalicabili e, quando si torna a fare i conti con la realtà, apertura e cooperazione riemergono come scelte razionali.

Non per ideologia. Perché funzionano.

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Ucraina: Salvinovskij e la geopolitica da bar

Anche sulla questione ucraina il nodo è sempre lo stesso: chi ci governa riesce a farlo con responsabiltà?

Quando il vicepremier Matteo Salvini si produce in paragoni storici fuori luogo, ammiccanti e confusi, e quelle parole vengono applaudite e rilanciate dalla propaganda russa, non siamo davanti a una gaffe folcloristica. Non è colore locale. Non è “libertà di opinione”. È un problema politico serio per un Paese che fa parte dell’Unione Europea e della NATO.

Questa è geopolitica da bar, ma praticata dai piani alti. E la geopolitica da bar, quando diventa messaggio pubblico di governo, indebolisce l’Italia. La rende ambigua, poco affidabile, esattamente nel momento in cui servirebbero chiarezza e solidità.

C’è poi il cortocircuito più grottesco.
Si sventola il tricolore, si parla ossessivamente di patria e sovranità, salvo poi assumere posture di piaggeria verso chi oggi si muove con prepotenza nello spazio europeo, politico ed economico. Patrioti a favore di telecamera, accomodanti con chi lavora apertamente per dividere l’Europa.

Nel mondo reale, quello fatto di alleanze, trattati e responsabilità, certe uscite non sono opinioni da talk show. Sono scelte politiche. E ogni scelta che semina ambiguità sull’Ucraina e sull’aggressione russa fa comodo a chi vuole un’Europa debole, divisa e litigiosa.

La politica estera non è un palco per l’applauso facile.
È il luogo dove si misura se un Paese sa stare in piedi.
Ogni volta che Salvini gioca con la storia come fosse un meme, l’Italia non guadagna autonomia. Perde credibilità.

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👉 L’intervento del nostro segretario Luigi Marattin

 


 

TESSERAMENTO 2026

È ufficiale: è aperta la campagna di tesseramento 2026 del Partito Liberaldemocratico.

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PLD TALKS: LE LIVE DEL PARTITO

PLD Talks è lo spazio settimanale del Partito Liberaldemocratico dedicato al confronto sui temi che contano davvero: economia, istituzioni, diritti civili.
Senza slogan, senza tifoserie. Solo idee, dati e proposte.

📺 Riguarda tutte le nostre live su temi come Nucleare, Difesa Europea, Giovani, Economia e molto altro cliccando qui.

 


 

DAI TERRITORI

  • Lombardia: 10 forum tematici aperti per contribuire in modo concreto alla proposta politica del Partito Liberaldemocratico in Lombardia. Partecipazione aperta, anche ai non tesserati. 🔗Leggi il post
  • Milano: Grande partecipazione all’evento promosso lo scorso 14 dicembre. Tanti giovani presenti, con i quali il PLD ha discusso ed affrontato le loro problematiche 🔗Leggi il post e guarda le foto
  • Pisa: è stata presentata la proposta di riforma della scuola del Partito Liberal Democratico: autonomia, formazione dei docenti e rilancio del ruolo sociale dell’istruzione. 🔗 Leggi l’articolo
  • Bergamo: il PLD denuncia ritardi gravi e prevedibili nei lavori RFI per la gestione degli interventi relativi al treno per Orio e il raddoppio della linea. 🔗Leggi l’articolo
  • Puglia: il PLD sostiene i lavoratori di Casa Sollievo della Sofferenza contro ipotesi di contratti peggiorativi. Difendere i diritti del personale significa tutelare la qualità e la sicurezza delle cure. 🔗 Leggi l’articolo

 


 

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