RIFORMA DELLA LEGISLAZIONE SUGLI AFFITTI
RIFORMA DELLA LEGISLAZIONE SUGLI AFFITTI
1. La situazione attuale
Il mercato della locazione in Italia si trova oggi in una fase di forte squilibrio.
Secondo i dati CENSIS (dicembre 2022), il 70,8% delle famiglie italiane è proprietario della casa in cui vive, mentre solo il 20,5% vive in affitto. Un ulteriore 28% delle famiglie possiede più di un immobile, segno di una forte tradizione di investimento nella proprietà privata, radicata nella cultura economica e sociale del Paese.
Sempre secondo il Censis Il valore simbolico della casa in Italia è particolarmente elevato: per oltre il 90% degli italiani rappresenta un rifugio sicuro e una forma di garanzia per il futuro. L’esperienza della pandemia ha rafforzato questa percezione, consolidando la casa come pilastro di stabilità economica e familiare ed è ritenuta un buon strumento di investimento.
Tuttavia, il quadro attuale mostra un mercato delle locazioni in contrazione: le abitazioni disponibili in affitto sono poche, i canoni elevati, e cresce la quota di proprietari che preferisce lasciare gli immobili sfitti o convertirli in affitti brevi turistici, percepiti come più sicuri e redditizi.
Il risultato è un mercato immobiliare rigido, che penalizza studenti, lavoratori fuori sede e famiglie in mobilità.
2. Le criticità del sistema attuale
Il sistema normativo e fiscale che regola le locazioni è oggi eccessivamente complesso e squilibrato, e presenta ostacoli che scoraggiano la regolare messa a disposizione degli immobili.
Le principali criticità possono essere suddivise in due categorie: quelle legate al rapporto tra locatore e inquilino e quelle di natura burocratico-fiscale.
2.1. Criticità nei rapporti tra proprietari e inquilini
L’attuale disciplina degli sfratti presenta criticità strutturali che scoraggiano fortemente i proprietari dal mettere immobili sul mercato della locazione, contribuendo alla scarsità dell’offerta abitativa. Le criticità principali sono:
- Termini eccessivamente lunghi per ottenere il rilascio dell’immobile in caso di morosità o finita locazione, dovuti alla stratificazione normativa e alla forte discrezionalità del giudice nel concedere rinvii e sospensioni.
- Il “termine di grazia” permette all’inquilino moroso di sanare il debito anche dopo mesi, più volte nel corso del rapporto, rallentando lo sfratto e aumentando il rischio per il proprietario.
- Le procedure esecutive, anche dopo il provvedimento di sfratto, sono lente e incerte, richiedono molteplici accessi dell’Ufficiale Giudiziario e dipendono dalla disponibilità della forza pubblica.
- Il proprietario, durante tutta la durata del contenzioso, continua a sostenere costi (IMU, condominio, spese legali, bollette) senza poter utilizzare l’immobile e senza incassare i canoni.
- Il sistema fiscale attuale prevede che il proprietario paghi imposte anche su canoni non percepiti, recuperabili solo a distanza di tempo tramite credito d’imposta dopo la conclusione della procedura giudiziaria.
Nel complesso, il sistema attuale genera incertezza, costi elevati e tempi imprevedibili, che rendono il mercato della locazione a lungo termine poco attrattivo rispetto ad alternative meno rischiose (affitti brevi, uso personale, case lasciate vuote).
2.2. Criticità fiscali
- L’attuale regime fiscale sulle locazioni abitative (IRPEF ordinaria o cedolare secca al 21%) risulta penalizzante, soprattutto considerando la presenza di imposte aggiuntive come l’IMU che colpiscono lo stesso immobile.
- La cedolare secca al 10% è riservata ai soli contratti a canone concordato nei comuni ad alta tensione abitativa, lasciando fuori gran parte dei proprietari e creando un sistema fiscale disomogeneo e poco incentivante.
- L’assenza di un meccanismo che consenta di dedurre i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria porta a tassare il reddito lordo anziché quello effettivo, scoraggiando la messa a reddito degli immobili e riducendo la qualità del patrimonio locativo.
2.3 Criticità legate all’assenza di un mercato dell’affitto professionale
- Le procedure complesse e i tempi lunghi per interventi di trasformazione, recupero o sostituzione edilizia riducono l’interesse a investire in nuovi alloggi in affitto, concentrando il mercato quasi esclusivamente sulla piccola proprietà privata.
- A differenza di quanto accade in molte città europee, in Italia mancano operatori professionali della locazione (fondi immobiliari, REIT, società di gestione), in grado di portare sul mercato un’offerta abitativa stabile e strutturata.
- Dal punto di vista fiscale, gli immobili residenziali destinati alla locazione da parte di operatori professionali sono trattati come beni patrimoniali e non come beni strumentali, con un carico impositivo che disincentiva la nascita di un vero settore dell’affitto professionale.
3. Proposte di riforma
L’obiettivo è costruire un sistema di locazione trasparente, flessibile e sicuro, che incentivi la legalità, tuteli i diritti di entrambe le parti e renda conveniente la locazione regolare.
Le riforme proposte intervengono su tre aree: semplificazione normativa, fiscalità equa e tutela dei rapporti contrattuali.
3.1. Semplificazione e flessibilità contrattuale
- Nuova legge quadro unica sulla locazione privata, che sostituisca la Legge 431/1998 e le norme correlate, unificando la disciplina in un testo chiaro e coerente.
- Superamento delle tipologie contrattuali rigide (4+4, 3+2, transitorio): Si propone di abrogare l’attuale sistema di contratti tipizzati a durata predeterminata e di consentire alle parti la piena libertà di concordare condizioni, durata e canone, garantendo così maggiore flessibilità e adattabilità ai diversi contesti abitativi e lavorativi.
Per garantire certezza giuridica e stabilità del rapporto, si introduce una durata minima standard di 1 anno per i contratti di locazione libera, con possibilità di proroga e recesso nei limiti previsti dalla legge.
Resta salva la possibilità di stipulare contratti di durata più breve esclusivamente nei casi previsti dalla normativa speciale (lavoro temporaneo, cure mediche, esigenze documentate).
- Modifica degli artt. 1596 e 1613 c.c. per consentire:
- recesso dell’inquilino con preavviso di 1 mese;
- recesso del locatore con preavviso di 4 mesi, garantendo un equilibrio tra flessibilità e tutela.
Questa maggiore libertà contrattuale favorirebbe la mobilità abitativa e l’emersione degli affitti oggi non registrati.
3.2. Contratti standardizzati e gratuiti
- Introduzione di un modello unico nazionale di contratto precompilato, scaricabile e registrabile online tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate e/o dall’applicazione IO.
- Registrazione automatica e abolizione dei costi di imposta di registro, di disdetta anticipata e delle procedure tramite modello F23.
- Un sistema informatizzato semplifica gli adempimenti e garantisce la trasparenza dei rapporti.
- Abolizione dell’obbligo di attestazione di congruità rilasciata da associazioni private per i contratti a canone concordato, sostituita da autodichiarazione standardizzata e controlli pubblici ex post, eliminando costi fissi e intermediazioni obbligatorie.
3.3. Riforma delle procedure di sfratto: certezza dei tempi e meno rischio per i proprietari
Per incentivare un aumento stabile dell’offerta di immobili in locazione, è necessario intervenire sulla disciplina degli sfratti, rendendola più rapida, prevedibile e sostenibile per entrambe le parti. La proposta di riforma, in linea con le migliori pratiche europee, si articola nei seguenti punti:
- Riduzione e limitazione del “termine di grazia”, prevedendo un periodo massimo di 30 giorni, esercitabile una sola volta, con criteri applicativi chiari e non rimessi alla discrezionalità del giudice.
- Tempi certi e procedure più snelle per la reimmissione del proprietario nel possesso dell’immobile, limitando i rinvii e stabilendo scadenze obbligatorie per gli accessi dell’Ufficiale Giudiziario e per l’intervento della forza pubblica.
- Semplificazione e uniformità della procedura esecutiva, così da evitare differenze applicative tra tribunali e garantire maggiore prevedibilità agli operatori.
- Mantenimento di una tutela minima per l’inquilino, che conserva la possibilità di sanare la morosità una sola volta e di contestare eventuali abusi documentali del locatore.
Questa riforma mira a ristabilire un equilibrio ragionevole tra diritti del locatore e diritti del conduttore, riducendo il rischio economico e l’imprevedibilità che oggi spingono molti proprietari a sottrarsi al mercato dell’affitto tradizionale.
Un sistema più rapido, certo e sostenibile permetterebbe di aumentare l’offerta di immobili, calmierare i prezzi e rendere il mercato più competitivo e funzionale.
3.4. Fiscalità per i piccoli locatori
- Introduzione della deducibilità dei costi di manutenzione per gli immobili locati Si propone di consentire ai proprietari la deduzione integrale dei costi di manutenzione ordinaria e straordinaria, qualora documentati e riferibili ad immobili locati.
Questo meccanismo fiscale – già previsto in vari ordinamenti europei – permetterebbe di tassare il reddito netto e non il reddito lordo, incentivando al tempo stesso la cura e il mantenimento del patrimonio immobiliare privato.
Si aggiunge l’assoluta contrarietà all’innalzamento della cedolare secca per le locazioni brevi non imprenditoriali. Il PLD evidenzia come un aumento dell’aliquota:
- non comporterebbe alcuna crescita dell’offerta di locazioni a lungo termine,
- penalizzerebbe esclusivamente i proprietari non professionali che utilizzano l’affitto breve come integrazione reddituale,
- ridurrebbe l’attrattività del comparto turistico extralberghiero,
- aumenterebbe il rischio di ritorno all’irregolarità e all’affitto in nero.
Viene pertanto richiesto il mantenimento dell’attuale regime fiscale delle locazioni brevi non imprenditoriali, evitando misure punitive e prive di evidenza di efficacia.
3.5. Urbanistica e fiscalità per lo sviluppo dell’affitto professionale
Per affrontare in modo strutturale la scarsità di offerta abitativa in locazione, le misure su contratti e tassazione dei piccoli proprietari devono essere affiancate da una strategia urbanistico-fiscale mirata a favorire la nascita di operatori professionali della locazione, complementari alla proprietà diffusa. In questa direzione si propone di:
- riconoscere gli immobili residenziali destinati stabilmente alla locazione da parte di operatori professionali come beni strumentali dell’attività, e non come meri beni patrimoniali;
- consentire la deducibilità integrale dei costi di costruzione, manutenzione, gestione e finanziamento, allineando il trattamento fiscale a quello previsto per le altre attività produttive;
- determinare il reddito imponibile sulla base del reddito effettivo (canoni incassati meno costi deducibili), superando logiche forfettarie o basate esclusivamente sulla rendita catastale;
Questa impostazione si integra con la proposta, già formulata per i proprietari persone fisiche, di rendere deducibili i costi di manutenzione per tutti gli immobili locati: la logica comune è incentivare chi immette case sul mercato e contribuisce ad ampliare l’offerta regolare, non chi lascia gli immobili vuoti o sottoutilizzati.
4. Obbiettivi della riforma
L’obiettivo generale della riforma è quello di ripristinare la libertà di scelta tra affitto breve e affitto lungo, superando le distorsioni prodotte da un sistema normativo rigido, punitivo e incapace di garantire ai proprietari condizioni di sicurezza e prevedibilità.
Oggi molti immobili vengono lasciati vuoti o destinati esclusivamente agli affitti brevi perché i contratti di lungo termine, così come strutturati, espongono il proprietario a rischi eccessivi: sfratti interminabili, tassazione su canoni non percepiti, scarsa tutela in caso di morosità, obblighi di durata non sempre compatibili con le esigenze reali delle parti.
Le misure proposte – maggiore flessibilità contrattuale con durata minima di un anno, tutela bilanciata, deducibilità dei costi di manutenzione e stabilità fiscale – riavvicineranno i due mercati e rimuoveranno gli ostacoli che oggi rendono l’affitto lungo una scelta penalizzante.
Il proprietario potrà così valutare con piena libertà e responsabilità quale forma di locazione sia più adatta alla propria situazione, senza la pressione di regimi fiscali punitivi o di un sistema contrattuale che lo espone a rischi sproporzionati.
Un secondo obiettivo è favorire un clima di trasparenza e fiducia reciproca, superando quell’atteggiamento conflittuale che per decenni ha contrapposto locatori e conduttori.
Quando diritti e doveri sono chiari, le procedure sono rapide e il quadro normativo è comprensibile, il rapporto tra le parti torna a essere un patto equilibrato e non più un terreno di scontro.
La riforma vuole quindi riappacificare le parti, restituendo al rapporto locativo la sua natura originaria: un accordo volontario tra due soggetti che hanno entrambi interesse a rispettarlo.
Fondamentale è anche l’obiettivo di ridurre l’evasione fiscale e il ricorso agli affitti in nero.
Questo non si ottiene con misure repressive o con aumenti di aliquote, ma attraverso un sistema che renda conveniente e sicura la registrazione dei contratti.
La possibilità di dedurre i costi di manutenzione, l’esistenza di un regime fiscale stabile e non punitivo e l’introduzione di procedure di rilascio certe e rapide faranno sì che la legalità diventi la scelta più razionale per tutti.
Inoltre, una maggiore sicurezza per i proprietari porterà naturalmente a un aumento dell’offerta regolare di immobili in affitto.
L’ingresso di nuove abitazioni sul mercato – diverse dalle sole case vacanza – contribuirà a soddisfare le esigenze di mobilità abitativa e professionale, fondamentali per studenti, lavoratori e giovani famiglie.
Più offerta significa anche prezzi più equilibrati, perché come sempre accade in un mercato concorrenziale, è la disponibilità reale di immobili a determinare l’andamento dei canoni, non misure coercitive o interventi emergenziali.
Infine, la riforma mira a creare un equilibrio moderno tra libertà contrattuale e tutela dei diritti fondamentali, superando quella logica del conflitto permanente che ha segnato per decenni il dibattito sulle locazioni.
Il nostro obiettivo è sostituire un sistema difensivo e punitivo con un modello fondato sulla responsabilità reciproca, sulla libertà negoziale e sulla certezza delle regole, così da costruire un mercato più giusto, dinamico e collaborativo, in cui le parti possano davvero scegliere e accordarsi liberamente all’interno di un quadro trasparente e garantito.
LIBERARE ENERGIA
LIBERARE ENERGIA
PREMESSA
L’energia è la misura della libertà di un Paese. Senza energia accessibile e sicura non esistono crescita né autonomia. Ma l’autonomia energetica richiede infrastrutture efficienti e fonti stabili, in grado di sostenere la domanda a fronte di un mondo più instabile, sia sul piano climatico che geopolitico. L’energia non è una merce come le altre: è un’infrastruttura abilitante. Senza una disponibilità continua, sicura e a costi sostenibili, non possono esistere la produzione industriale, i servizi avanzati, la sanità moderna, le infrastrutture digitali né una piena partecipazione sociale. La qualità del sistema energetico determina il livello di libertà economica e politica di un Paese. Un sistema fragile genera dipendenza, instabilità dei prezzi, perdita di competitività e vulnerabilità alle crisi geopolitiche. La politica energetica deve quindi essere concepita come una politica di sicurezza nazionale, di sviluppo economico e di sovranità democratica, fondata su dati, scienza e strumenti di mercato. La sicurezza energetica comprende anche la vigilanza sulle filiere tecnologiche strategiche, al fine di evitare nuove dipendenze industriali concentrate.
1 ENERGIA, SVILUPPO E SICUREZZA NAZIONALE
Lo sviluppo economico moderno è storicamente associato a una crescente disponibilità di energia e a un miglioramento continuo dell’efficienza tecnologica. L’aumento del PIL e la riduzione dell’intensità energetica non sono processi contraddittori: i Paesi più avanzati sono quelli che producono più valore per unità di energia consumata, non quelli che rinunciano all’energia. Oggi l’Italia presenta una vulnerabilità strutturale: una dipendenza elevata dalle importazioni di energia primaria, in particolare di gas naturale e petrolio. Nel 2022 l’Italia ha importato oltre il 74% dell’energia primaria che consuma2, questa dipendenza ha tre effetti sistemici:
1.esposizione alla volatilità dei prezzi internazionali
2.trasferimento netto di ricchezza all’estero
3.riduzione dell’autonomia decisionale in contesti di crisi geopolitica
Ridurre la dipendenza energetica significa creare le condizioni perché imprese e cittadini operino in un contesto più libero, competitivo e aperto, favorendo decisioni economiche e industriali meno vincolate da fattori esterni.
In questo quadro, la sicurezza energetica richiede il superamento degli ostacoli sociali, economici e di sistema che limitano la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali. È necessario rimuovere i vincoli normativi e autorizzativi che impediscono un aumento dei siti di estrazioni nazionali di idrocarburi, laddove tecnicamente ed economicamente sostenibile, al fine di sostituire una quota di petrolio e gas naturale importati, sia via gasdotto sia in forma liquefatta. Tale approccio non mira all’autosufficienza, ma a una riduzione strutturale della dipendenza estera nella fase di transizione. In tale contesto, un maggiore coordinamento tra produzione nazionale di gas e fabbisogno interno contribuirebbe a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e l’efficienza del sistema energetico.
La transizione energetica deve quindi perseguire simultaneamente:
• sicurezza degli approvvigionamenti
• riduzione e stabilità dei prezzi
• competitività industriale
• decarbonizzazione
Nel valutare la sicurezza energetica è necessario considerare anche la dipendenza da filiere tecnologiche concentrate in pochi Paesi extra-europei. La capacità di produrre, manutenere e rinnovare le infrastrutture energetiche è parte integrante della sovranità economica.
2 IL SISTEMA ELETTRICO ITALIANO: REALTÀ FISICA E LIMITI STRUTTURALI
Il sistema elettrico italiano è caratterizzato da una crescente elettrificazione dei consumi finali: climatizzazione, mobilità elettrica, data center, servizi digitali e industria. Questa evoluzione aumenta non solo il fabbisogno annuo di energia, ma soprattutto la necessità di potenza disponibile nei momenti critici.
Nel 2024, le rinnovabili hanno coperto il 41,2% della domanda elettrica italiana, il gas naturale il 40,7%, il carbone meno del 4%. Le fonti rinnovabili non programmabili hanno aumentato significativamente il contributo alla produzione elettrica, ma presentano limiti fisici non eliminabili:
• produzione variabile nel tempo
• disallineamento tra produzione e domanda
• concentrazione geografica delle risorse
Gli eventi climatici estremi (siccità, ondate di calore) hanno dimostrato che anche fonti storicamente affidabili, come l’idroelettrico, possono diventare vulnerabili.
Già nel 2022, la grave scarsità di risorsa idrica registrata mise a dura prova il settore energetico e l’Italia, con un calo della produzione di circa 17 TWh, fu il Paese europeo che risentì maggiormente della carenza d’acqua4, quell’anno la produzione idroelettrica si ridusse di oltre il 20% rispetto alla media del decennio 2010-20205.
Un sistema elettrico non può essere valutato sulla media annua, ma sulla sua capacità di reggere i picchi di stress e d seguire il profilo della domanda.
Ne consegue la necessità di un mix energetico che integri:
• fonti intermittenti con accumulo
• flessibilità
• capacità programmabile a basse emissioni
L’espansione delle fonti rinnovabili deve essere valutata in funzione dell’equilibrio complessivo del sistema elettrico, della resilienza infrastrutturale e della sicurezza degli approvvigionamenti dei materiali.
3 PRINCIPI GUIDA DELLA POLITICA ENERGETICA LIBERAL-DEMOCRATICA
Il Partito LiberalDemocratico adotta un approccio pragmatico e non ideologico alla transizione energetica, fondato su sei principi:
1. Sicurezza energetica come interesse nazionale primario
2. Neutralità tecnologica, nel rispetto degli obiettivi climatici e della competitività delle soluzioni tecniche
3. Mercati concorrenziali e regolazione efficace
4. Responsabilità degli operatori per gli effetti di sistema
5. Trasparenza e coinvolgimento informato dei cittadini
6. Diversificazione tecnologica e industriale: nessuna tecnologia energetica può diventare pilastro esclusivo del sistema se associata a dipendenze critiche e concentrate da fornitori esteri.
Lo Stato non deve scegliere le tecnologie vincitrici, ma creare le condizioni affinché le soluzioni più efficienti emergano. Ciò richiede tuttavia una capacità pubblica solida di valutazione tecnica ed economica delle tecnologie disponibili, senza la quale non è possibile disegnare strumenti di mercato efficaci e neutrali.
4 GOVERNANCE, AUTORIZZAZIONI, RETI E MERCATI
4.1 Indirizzo strategico nazionale e cooperazione istituzionale
La frammentazione delle competenze tra Stato e Regioni ha rallentato lo sviluppo di infrastrutture energetiche strategiche. È necessario rafforzare il coordinamento senza esautorare i territori.
Proposte
1. Definire con chiarezza il ruolo dello Stato e delle Regioni in materia energetica
Lo Stato stabilisce le priorità strategiche nazionali e gli obiettivi da raggiungere; le Regioni realizzano gli interventi e rilasciano le autorizzazioni entro tempi certi. In caso di ritardi o mancato rispetto delle scadenze previste dalla legge, è possibile l’intervento sostitutivo dello Stato.
Obiettivo: evitare conflitti di competenza, ridurre i blocchi decisionali e garantire la realizzazione delle infrastrutture energetiche strategiche.
2. Assicurare una regia nazionale sul rispetto dei tempi e degli impegni
Senza creare nuovi enti, lo Stato attiva un sistema di coordinamento e monitoraggio che controlla l’avanzamento dei progetti energetici strategici e interviene solo nei casi di stallo, nei limiti previsti dalla Costituzione.
Obiettivo: garantire coerenza delle scelte a livello nazionale, rispetto degli impegni europei e certezza dei tempi di realizzazione.
4.2 Semplificazione autorizzativa e certezza dei procedimenti
La complessità autorizzativa è uno dei principali fattori di rischio per gli investimenti energetici in Italia.
La produzione diffusa resta frenata da iter autorizzativi lunghi e disomogenei: per un parco eolico servono in media 7 anni di permessi.
Proposte
1. Digitalizzare integralmente i procedimenti autorizzativi attraverso sportelli unici nazionali e regionali, con tracciabilità e scadenze vincolanti.
Obiettivo: ridurre drasticamente i tempi autorizzativi e il rischio amministrativo.
2. Standardizzare requisiti e fasi procedurali a livello nazionale, limitando la discrezionalità non motivata.
Obiettivo: garantire parità di trattamento e prevedibilità regolatoria.
4.3 Strumenti di mercato: CfD, PPA e bancabilità
La transizione energetica richiede investimenti molto elevati e tempi di rientro lunghi, in un contesto di forte incertezza dei prezzi. Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza energetica e competitività industriale è quindi essenziale ridurre il rischio per chi investe, così da abbassare il costo del capitale. In Italia sono già presenti meccanismi di tipo CfD (Contract for Difference) per le fonti rinnovabili. Tuttavia, nella configurazione attuale essi operano prevalentemente come strumenti di incentivo e non sempre consentono una piena riduzione del rischio di mercato, in particolare per le tecnologie caratterizzate da elevata intensità di capitale e da esposizione alla volatilità dei prezzi.
Proposte
1. Rafforzare ed evolvere i CfD come strumento pubblico di stabilizzazione dei ricavi e di riduzione del rischio sistemico, attraverso schemi differenziati in funzione delle tecnologie e del contributo al sistema:
• rinnovabili non programmabili (eolico e FV): per nuovi impianti e repowering, CfD progettati per mitigare l’esposizione alla volatilità dei prezzi, alla cannibalizzazione e al curtailment
• idroelettrico (nuovi impianti, rifacimenti e potenziamenti)
• tecnologie a basse emissioni in grado di garantire produzione programmabile
• soluzioni che contribuiscono alla flessibilità e all’adeguatezza del sistema, attraverso schemi di CfD dedicati
I CfD dovranno essere assegnati tramite aste competitive e trasparenti, nel rispetto delle regole UE su concorrenza e aiuti di Stato. Le procedure dovranno essere progettate in modo da ridurre effettivamente il rischio per gli investitori, favorire la realizzazione dei progetti e garantire continuità e prevedibilità degli investimenti, consentendo, ove opportuno, l’integrazione con PPA (Power Purchase Agreement) di lungo termine, anche attraverso CfD parziali.
Nelle aste potranno essere inclusi criteri oggettivi e non discriminatori legati alla resilienza delle catene di fornitura e alla diversificazione dei fornitori.
Obiettivo: ridurre il costo del capitale e stabilizzare i prezzi dell’energia, senza aumentare i costi per i consumatori (con i CFD, quando il prezzo dell’energia sale oltre un livello prestabilito, i ricavi extra dei produttori non restano a loro, ma vengono restituiti al sistema. Queste risorse servono a ridurre gli oneri di sistema e contribuiscono così ad abbassare il costo finale dell’energia per famiglie e imprese.)
2. Favorire la diffusione di PPA a lungo termine tra produttori e consumatori industriali, anche attraverso:
• la definizione di standard contrattuali semplici e replicabili, anche tramite piattaforme organizzate di mercato, per ridurre i costi di negoziazione e aumentare la trasparenza;
• strumenti di mitigazione del rischio di controparte, ulteriori rispetto a quelli esistenti, in particolare a favore di nuovi entranti e PMI;
• forme di aggregazione per PMI e filiere, in grado di consentire l’accesso ai PPA anche a imprese di dimensioni ridotte.
I Power Purchase Agreement (PPA) consentono alle imprese di fissare nel tempo il prezzo dell’energia, riducendo l’esposizione alla volatilità dei mercati, e agli investitori di disporre di ricavi stabili e prevedibili, favorendo investimenti di lungo periodo basati su logiche di mercato. I PPA per le fonti intermittenti (o virtuale PPA) potranno essere consentiti finchè la rete elettrica nazionale potrà assorbire lo sfasamento produzione/consumo senza generare congestioni, curtailment e costi di bilanciamento.
Obiettivo: rafforzare la competitività dell’industria, ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi e sostenere investimenti di lungo periodo.
CfD e PPA sono strumenti diversi ma complementari: i primi riducono il rischio sistemico, i secondi rafforzano il mercato e l’industria.
4.4 Adeguatezza, flessibilità e responsabilizzazione
Il meccanismo di remunerazione della capacità (Capacity Market) è già uno strumento fondamentale per garantire la sicurezza del sistema elettrico italiano. Nel tempo, dovrà però adattarsi a un sistema sempre più complesso, caratterizzato da una forte presenza di fonti rinnovabili, da una maggiore variabilità della produzione e dall’ingresso di nuove soluzioni tecnologiche, inclusi i sistemi di accumulo e, nel lungo periodo, anche forme di generazione programmabile a basse emissioni, come il nucleare di nuova generazione.
Proposte
1. Rafforzare il Capacity Market valorizzando la disponibilità effettiva e l’affidabilità della capacità nelle condizioni di stress del sistema e basandolo su aste competitive e tecnologicamente neutrali. Tutte le tecnologie in grado di contribuire alla sicurezza del sistema (generazione programmabile, accumuli e domanda flessibile) dovrebbero poter competere su basi paritarie, senza distorsioni o preferenze amministrative.
Obiettivo: garantire la sicurezza del sistema elettrico nel lungo periodo, favorendo investimenti efficienti guidati dal mercato e contenendo i costi per i consumatori.
2. Rafforzare la responsabilizzazione degli operatori attraverso:
• penalità chiare e realmente applicabili in caso di indisponibilità della capacità impegnata;
• un’attribuzione dei costi di sbilanciamento che faccia ricadere i costi su chi li genera, in base ai comportamenti reali degli operatori e secondo le regole dei mercati di bilanciamento.
Obiettivo: incentivare comportamenti responsabili, ridurre inefficienze e tutelare i consumatori finali, rafforzando la fiducia nel funzionamento del mercato elettrico.
4.5 Produzione di prossimità e comunità energetiche
L’integrazione della generazione distribuita è una priorità liberale per ridurre i carichi sulla rete di trasmissione e minimizzare le perdite energetiche. Sebbene il D.Lgs. 199/2021 e il Decreto CACER (n. 41/2024) abbiano avviato il percorso delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), occorre superare la logica del sussidio per approdare a una reale efficienza di mercato.
Proposte
1. Parità di trattamento tra autoconsumo collettivo e individuale: Allineando l’Italia ai modelli nord-europei, il Distributore (DSO) deve operare la sterilizzazione diretta in bolletta di oneri di sistema, costi di trasporto, accise e imposte regionali per i kWh condivisi localmente (sotto la medesima cabina primaria). Questa riforma dei meccanismi contabili riduce i tempi di ritorno dell’investimento senza gravare su incentivi a fondo perduto, trasformando il risparmio in valore di sistema anziché in rendita.
2. Ampliamento della partecipazione ai Distretti Produttivi: È necessario semplificare l’avvio delle CER includendo esplicitamente le aggregazioni produttive. L’integrazione dei distretti industriali permette di ottimizzare le curve di carico e garantire stabilità alla rete, ampliando la partecipazione dei soggetti energivori e aumentando la competitività della manifattura locale.
In conclusione, la nostra visione mira a trasformare le CER da strumenti di integrazione sociale a veri e propri modelli di business efficienti, dove la riduzione del carico sulla rete si traduce in un beneficio economico diretto per il cittadino e l’impresa, riducendo l’intermediazione statale e favorendo la libertà di iniziativa energetica.
5 IL RUOLO DEL NUCLEARE NEL MIX ITALIANO
Lo sviluppo di capacità nucleare programmabile consente di ridurre la necessità di una crescita eccessiva delle fonti non programmabili, contribuendo a un mix più equilibrato e meno dipendente da singole filiere tecnologiche. Le centrali nucleari sono a zero emissioni dirette di CO₂, sicure e affidabili: i reattori di terza generazione e terza generazione avanzata, oggi pienamente commercializzati, sono progettati per rispondere in modo passivo a guasti e anomalie, garantendo massimi standard di sicurezza7.
Il combustibile nucleare, l’uranio, può essere approvvigionato in modo stabile da una rete di Paesi democratici (Canada, Australia, UE, USA) e incide in misura minima sul prezzo finale dell’energia8: a differenza del gas, le variazioni del prezzo dell’uranio hanno un impatto trascurabile sul costo dell’energia prodotta.
Nel nucleare il valore si concentra nell’ingegneria, nella costruzione e nella gestione, non nell’approvvigionamento del combustibile.
Proposte
1. Istituzione di un centro di competenza nazionale sul nucleare
Riconoscere e riorganizzare ENEA come centro di competenza nazionale sul nucleare, oppure istituire un nuovo ente dedicato che assuma il ruolo di braccio tecnico-scientifico dello Stato, sul modello del CNEN.
Caratteristiche chiave
• mandato chiaro e pluriennale
• governance autonoma e responsabilità parlamentare
• funzioni di: ingegneria di sistema e valutazione tecnologica, supporto tecnico alle decisioni pubbliche e coordinamento della ricerca applicata
• netta separazione dal ruolo regolatorio (in capo all’ISIN)
Obiettivo: Ricostruire una capacità nazionale permanente di competenza, progettazione e valutazione tecnica nel settore nucleare, condizione necessaria per qualsiasi scelta industriale o regolatoria credibile.
2. Rafforzamento dell’autorità nazionale di sicurezza nucleare e radioprotezione (ISIN)
Rafforzare strutturalmente ISIN per adeguarne capacità, risorse e mandato a un possibile ritorno del nucleare civile in Italia.
Linee di intervento
• incremento stabile dell’organico tecnico-specialistico
• potenziamento delle competenze di licensing per nuovi impianti (III/III+, SMR)
• rafforzamento dell’autonomia finanziaria e operativa
• allineamento sistematico agli standard IAEA e UE
• cooperazione strutturata con autorità omologhe internazionali
ISIN resta autorità indipendente, distinta da qualsiasi soggetto promotore, progettuale o industriale.
Obiettivo
Garantire i massimi livelli di sicurezza, credibilità internazionale e fiducia pubblica, prerequisito essenziale per autorizzare e controllare qualsiasi attività nucleare.
3. Definizione di una roadmap nucleare nazionale progressiva e tecnologicamente neutra
Adottare una roadmap nazionale articolata per fasi successive, fondata su gradualità, neutralità tecnologica e riduzione del rischio industriale e finanziario.
La strategia dovrà prevedere:
• impiego prioritario, nel breve-medio termine, di reattori di III e III+ generazione già in esercizio in Paesi OCSE;
• sviluppo di Small Modular Reactors (SMR) per applicazioni industriali specifiche, teleriscaldamento e integrazione in reti isolate;
• partecipazione ai programmi internazionali di ricerca su IV generazione e fusione.
Struttura temporale indicativa
Fase iniziale – Decisione politica e quadro normativo (0–1 anno)
Approvazione di una legge-quadro che renda giuridicamente possibile il ritorno al nucleare civile, ne riconosca il carattere strategico e definisca il ruolo dello Stato come regolatore, garante della sicurezza e facilitatore finanziario, non come costruttore.
Fase istituzionale – Regole e capacità amministrative (1–4 anni)
Costruzione del sistema autorizzativo nazionale, rafforzamento delle autorità competenti, definizione delle procedure ambientali e completamento del quadro su rifiuti e smantellamento.
Fase economico-finanziaria – Attrazione degli investimenti (3–6 anni)
Introduzione di strumenti di stabilizzazione dei ricavi, garanzie pubbliche mirate e meccanismi di mercato per rendere i progetti bancabili e attrarre capitali privati.
Fase territoriale – Selezione dei siti e consultazioni (4–7 anni)
Individuazione dei criteri nazionali di localizzazione, consultazioni pubbliche trasparenti, valutazioni ambientali strategiche e selezione di uno o due siti prioritari.
Fase autorizzativa finale – Progetto e decisione d’investimento (7–10 anni)
Valutazione tecnica del reattore scelto, rilascio delle licenze e finalizzazione del pacchetto finanziario.
Fase realizzativa – Costruzione e avviamento (10–16 anni)
Costruzione dell’impianto, test e avvio commerciale.
In condizioni favorevoli e con continuità politica, il primo reattore potrebbe entrare in esercizio circa 15–16 anni dopo la decisione iniziale. Con una decisione nel 2026, l’entrata in esercizio potrebbe collocarsi nel periodo 2040–2042
Obiettivo
Reintrodurre capacità nucleare in modo graduale, sicuro e coerente con la maturità tecnologica, evitando accelerazioni non realistiche e minimizzando il rischio per cittadini e investitori.
4. Accelerazione della realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi
Accelerare in modo irreversibile il processo di localizzazione, autorizzazione e realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, integrandolo esplicitamente nella strategia energetica nazionale.
Principi
• pieno adempimento agli obblighi internazionali
• massima trasparenza e coinvolgimento territoriale
• riconoscimento del deposito come infrastruttura strategica di sicurezza nazionale
Obiettivo: Creare le condizioni legali, industriali e reputazionali indispensabili per qualsiasi programma nucleare, presente o futuro, rafforzando al contempo la gestione responsabile dei rifiuti esistenti.
5. Creazione di un quadro finanziario per la bancabilità dei progetti nucleari
Rendere i progetti nucleari bancabili attraverso un mix di strumenti pubblici e di mercato, allineati alle migliori pratiche internazionali.
Strumenti
• contratti per differenza (CfD) per la stabilizzazione dei ricavi
• Power Purchase Agreements (PPA) di lungo termine
• meccanismi di risk-sharing pubblico sul rischio regolatorio e di primo impianto
Lo Stato non è costruttore né operatore, ma garante della stabilità del quadro regolatorio e finanziario.
Obiettivo: attrarre capitali privati, ridurre il costo del capitale e rendere sostenibili investimenti ad alta intensità iniziale ma con benefici sistemici di lungo periodo.
6 TERRITORI, FIDUCIA E TRASPARENZA
La transizione fallisce senza consenso informato. La fiducia non nasce dall’imposizione, ma dalla conoscenza verificabile. La trasparenza deve riguardare anche l’origine delle tecnologie impiegate, le filiere di fornitura e i rischi di concentrazione industriale.
Negli ultimi anni, numerose opere energetiche in Italia hanno subito ritardi a causa di iter autorizzativi complessi, oneri amministrativi e opposizioni locali.
Le moderne tecnologie energetiche, dal nucleare alle rinnovabili, operano oggi sotto controlli ambientali e di sicurezza sempre più stringenti, nel quadro delle norme europee più avanzate in materia di tutela ambientale e trasparenza
Ricostruire la fiducia significa coinvolgere i cittadini nei processi decisionali, con il supporto di adeguata e approfondita informazione, evitando l’imposizione e contrastando fermamente fake e distorsioni della realtà tecnico-scientifica.
Proposte
1. Creare un portale nazionale integrato dei dati energetici, alimentato da ARERA, ISPRA, GSE, Terna e DSO.
Obiettivo: rendere accessibili informazioni affidabili su sicurezza, impatti e funzionamento degli impianti.
2. Avviare programmi nazionali di alfabetizzazione energetica affidati a università ed enti indipendenti.
Obiettivo: contrastare disinformazione e paure infondate.
3. Coinvolgere strutturalmente le comunità locali nei processi di pianificazione.
Obiettivo: ridurre conflitti e ritardi, aumentare consenso sociale.
4. Orientamento regolatorio verso il metering indipendente e la titolarità dei dati
Obiettivo: dare concreta attuazione al principio della proprietà primaria dei dati di consumo del cliente finale, garantendo la possibilità di affidare il servizio di misura a soggetti indipendenti, nel rispetto degli standard di sicurezza, interoperabilità e protezione dei dati.
5. Attivazione della flessibilità lato domanda tramite piani tariffari dinamici.
L’Italia dispone di oltre 30 milioni di contatori intelligenti, oggi utilizzati solo parzialmente.
Superare l’attuale schema tariffario rigido (mono/bi-orario), non più coerente con un sistema caratterizzato da elevata penetrazione delle fonti rinnovabili e da prezzi all’ingrosso con granularità quartoraria, attraverso l’introduzione di piani tariffari modulabili, dinamici e facilmente comprensibili, che consentano ai clienti finali di:
• spostare volontariamente i consumi verso le fasce a minor prezzo;
• ridurre la spesa energetica;
• contribuire alla stabilità e sicurezza della rete.
Obiettivo: trasformare la trasparenza in partecipazione attiva dei cittadini al sistema energetico, valorizzando il potenziale degli smart meter già installati.
7 INNOVAZIONE, RICERCA E FUTURO INDUSTRIALE
Senza ricerca e competenze la transizione diventa dipendenza tecnologica. L’Italia nel 2023 ha investito solo l’1,38% del PIL in ricerca e sviluppo, contro una media europea del 2,26%12. Eppure, nei progetti europei di punta (dalla fusione nucleare a Padova (RFX) alle reti intelligenti) il Paese conserva eccellenze scientifiche e industriali riconosciute. Innovare non significa inseguire una tecnologia o un modello: significa mettere scienza, impresa e istituzioni in condizione di collaborare, con regole chiare, capitali accessibili e percorsi formativi adeguati. La politica industriale per l’energia deve includere il recupero di capacità produttive e di integrazione di sistema nelle filiere critiche (fotovoltaico, inverter, elettronica di potenza, sistemi di accumulo), anche in cooperazione europea. L’innovazione energetica non è un atto tecnico: è un investimento sulla libertà e sull’indipendenza del Paese.
Proposte
1. Costruire un sistema nazionale integrato della ricerca energetica con ENEA, INFN13, università e imprese.
Obiettivo: trasformare l’Italia da importatore a produttore di tecnologia.
2. Incentivare capitale privato e venture capital con regole fiscali stabili.
Obiettivo: attrarre investimenti e trattenere competenze.
3. Rafforzare formazione tecnica, ITS e aggiornamento professionale.
Obiettivo: costruire le competenze necessarie alla nuova economia dell’energia.
8 INTEGRAZIONE NEL MERCATO UNICO EUROPEO
La sicurezza nazionale è indissolubile da quella europea. Il Partito Liberaldemocratico sostiene:
• Il potenziamento degli interconnector transfrontalieri per una gestione europea della flessibilità.
• La creazione di un’Unione dell’Energia che agisca come blocco unico nei negoziati internazionali per l’approvvigionamento di materie prime.
• Un mercato unico dei certificati e della capacità che premi la stabilità del sistema e non solo la produzione spot.
Dichiarazione di Intenti: Non perseguiamo l’isolazionismo, ma la libertà dai ricatti geopolitici. Un sistema energetico diversificato, tecnologicamente neutro e integrato in Europa è la garanzia che l’Italia rimanga una democrazia industriale forte e libera.
Proposte
1. Costruire un sistema nazionale integrato della ricerca energetica con ENEA, INFN13, università e imprese.
Obiettivo: trasformare l’Italia da importatore a produttore di tecnologia.
2. Incentivare capitale privato e venture capital con regole fiscali stabili.
Obiettivo: attrarre investimenti e trattenere competenze.
3. Rafforzare formazione tecnica, ITS e aggiornamento professionale.
Obiettivo: costruire le competenze necessarie alla nuova economia dell’energia.
9 CONCLUSIONI
La transizione energetica è una scelta strutturale di lungo periodo che richiede rigore scientifico, realismo economico e responsabilità politica. Le analisi sviluppate in questo policy paper evidenziano come il successo del percorso dipenda dalla solidità del sistema energetico e dalla sua capacità di sostenere crescita e autonomia decisionale.
Una politica energetica efficace rafforza la libertà economica e la qualità delle decisioni pubbliche.
Un assetto energetico affidabile e competitivo costituisce un presupposto essenziale per la tutela degli interessi strategici nazionali. In questa prospettiva, la sicurezza degli approvvigionamenti deve essere riconosciuta come un interesse pubblico primario, in coerenza con gli obiettivi climatici e con il funzionamento dei mercati.
La sicurezza energetica è una condizione di apertura, non di chiusura.
La strategia proposta dal Partito LiberalDemocratico si articola su sei pilastri: sicurezza energetica come priorità di interesse pubblico; neutralità tecnologica; mercati concorrenziali accompagnati da una regolazione forte e imparziale; responsabilità degli operatori rispetto agli effetti di sistema; trasparenza delle decisioni e coinvolgimento informato dei cittadini e diversificazione tecnologica e industriale: la transizione energetica deve ridurre le dipendenze dell’Italia, non sostituirle.
Mercati aperti, regole credibili e cittadini informati sono il fondamento di una transizione sostenibile.
Questo impianto consente di perseguire un percorso ambizioso e pragmatico, orientato all’interesse generale e fondato su un equilibrio durevole tra sicurezza energetica, competitività economica e sostenibilità ambientale.
La transizione riesce quando unisce libertà, responsabilità e fiducia nelle istituzioni.
RESPONSABILITÀ DIGITALE E CIBERNETICA
RESPONSABILITÀ DIGITALE E CIBERNETICA
Il Partito Liberal Democratico propone un sistema innovativo di identificazione digitale in background con l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza nello spazio online, rafforzare la fiducia degli utenti e allo stesso tempo tutelare la privacy. Oggi le piattaforme digitali rappresentano un punto di incontro fondamentale per milioni di persone, ma portano con sé rischi significativi: profili falsi, campagne di disinformazione, cyber-attacchi, abusi e l’esposizione dei minori a contenuti inappropriati. Il quadro attuale è frammentato, con cooperazioni lente e disomogenee. Da qui nasce l’esigenza di introdurre regole comuni e strumenti moderni.
Obiettivi della proposta
La proposta ha come finalità la tracciabilità degli autori di abusi online senza introdurre schedature di massa, migliorare la protezione dei minori e contrastare le campagne di disinformazione. Si punta a un sistema conforme al GDPR, applicabile sia alle piattaforme europee che extra-UE, in modo da ridurre drasticamente i falsi account e garantire tempi certi di risposta alle autorità.
Riconoscimento in background: come funziona
Il cuore della proposta è il meccanismo di riconoscimento in background. Ogni cittadino può ottenere un token digitale anonimo, certificato tramite eID, CIE o SPID, conforme al protocollo europeo eIDAS. Questo token, firmato digitalmente, permette di iscriversi a piattaforme online con nickname, dimostrando però di essere una persona reale. La piattaforma non riceve dati personali, ma solo la conferma che l’utente è autentico.
Un aspetto fondamentale è che il sistema adotta un modello di token ‘pairwise’: per ogni piattaforma viene rilasciato un token specifico, diverso dagli altri. Ciò garantisce che non vi sia tracciamento cross-piattaforma, proteggendo la privacy dell’utente e permettendo, se necessario, una revoca granulare senza compromettere l’accesso ad altri servizi.
| N. | SOGGETTO | A CHI | COSA |
| 1 | Utente | L’Utente vuole iscriversi a una piattaforma digitale (social media). | |
| 2 | Utente | Ente Certificatore | L’Utente effettua una richiesta di token anonimo ad un ente certificatore tramite CIE/eID(protocollo eIDAS).
La certificazione dovrebbe essere coordinata a livello europeo e armonizzata con Age Verification. Inoltre finché presente si può prevedere anche SPID integrato in eIDAS. |
| 3 | Ente Certificatore | Utente | L’Ente verifica che la persona sia reale, attesta inoltre la maggiore o minore età, e rilascia un token/codice anonimo firmato digitalmente.
Il token è legato all’account, ma non rivela l’identità alla piattaforma. |
| 4 | Utente | Piattaforma Digitale | L’Utente naviga online e sceglie una piattaforma a cui iscriversi. |
| 5 | Utente | Piattaforma Digitale | L’Utente può iscriversi con nickname, ma inserisce il token segnalando alla piattaforma che è un utente reale. |
| 6 | Piattaforma Digitale | La Piattaforma non acquisisce i dati dell’Utente reale, ma unicamente sa che si tratta di una persona reale. | |
| 7 | Autorità Giudiziaria | Ente Certificatore | Solo in caso di attività illecite l’Autorità Giudiziaria può chiedere a chi appartenga il token/codice. |
| 8 | Ente Certificatore | Il token/codice di accesso viene ricollegato alla persona dall’Ente Certificatore. |

Dal punto di vista dell’esperienza utente (UX) il processo rimane semplice e fluido. Durante la registrazione o l’accesso l’Utente seleziona l’opzione ‘Verifica che sono una persona reale’, si apre l’Identity Wallet (CIE/eIDAS/SPID) e viene generato un token anonimo. Il tutto avviene in pochi secondi e senza rivelare dati sensibili. Il token ha validità limitata (ad esempio un anno) e si rinnova automaticamente in background, senza interruzioni o pop-up continui. Solo in caso di utilizzo da un nuovo dispositivo si richiede una rapida conferma tramite wallet e passkey. In questo modo la sicurezza è garantita senza sacrificare la semplicità d’uso.
Benefici attesi
L’adozione del sistema comporterebbe benefici tangibili:
- Riduzione significativa di fake news, botnet e campagne di disinformazione;
- Maggiore protezione dei minori;
- Maggiore fiducia degli utenti nel digitale;
- Cooperazione più rapida e uniforme con le autorità;
- Applicazione delle regole anche ai colossi extra-UE con sanzioni per chi non collabora.
Analisi costi-benefici
L’investimento previsto per l’Italia è stimato in 60–100 milioni di euro con benefici complessivi annuali tra i 20 e i 25 miliardi. A livello europeo l’investimento si aggirerebbe sui 2–3 miliardi con benefici stimati in 200–250 miliardi all’anno. Il rapporto costi-benefici risulta quindi estremamente favorevole con un ritorno stimato di 1 a 200–300 per l’Italia e 1 a 80–100 per l’Europa.
“Eh ma basta una VPN o un IP estero e la proposta è da buttare”
In informatica non esistono sistemi “inespugnabili”: esiste la deterrenza. Pensare che basti “cammuffare l’IP” per diventare invisibili è una semplificazione fuorviante: IP ≠ identità ≠ non riconoscibilità. Le piattaforme moderne valutano molti segnali insieme, browser fingerprinting, ASN (il “tipo” di rete da cui ti colleghi, es. residenziale vs datacenter/VPN), lingua e fuso orario, oltre a meccanismi di risk scoring adattivo, per stimare l’affidabilità di una sessione anche quando l’IP cambia. Le VPN commerciali o alcuni tipi di Browser inoltre agiscono da IP noti. Il token di responsabilità opera a livello applicativo, non di rete: non serve a “bloccare tutto”, ma a introdurre attrito, alzare i costi e ridurre drasticamente la scalabilità industriale dell’abuso (più frizione, più costo, meno volume). È lo stesso principio dei sistemi antifrode efficaci: non l’illusione del controllo totale, ma una riduzione concreta e misurabile degli abusi.
Conclusione
Il sistema di riconoscimento in background rappresenta una proposta equilibrata: concilia la protezione della privacy con la necessità di responsabilità online. Ogni utente rimane libero di interagire in modo anonimo sulle piattaforme, ma in caso di abuso diventa possibile risalire all’identità reale tramite un Ente Certificatore. Grazie alla logica dei token pairwise e all’integrazione trasparente con strumenti di identità digitale già esistenti la proposta rafforza sicurezza, fiducia e sovranità digitale europea, mantenendo al centro l’esperienza dell’Utente.
FISCO
FISCO
Una spending review rigorosa serve non solo a realizzare avanzi primari più consistenti per la riduzione del debito, ma per liberare risorse attraverso la riduzione di spesa corrente improduttiva, destinandole invece a sanità, scuola, università e ricerca. Tutti settori in cui capitali e competenze dei privati vanno incentivati e coinvolti in forme moderne di partenariato pubblico-privato meglio capace di raggiungere gli obiettivi che lo Stato non riesce a conseguire efficientemente.
Il fisco va rivisto dalle fondamenta. Va reso più semplice, meno oppressivo per chi oggi paga troppo, deve costituire una leva per la crescita e non, com’è oggi, un distorto incentivo all’evasione, come avviene nell’IRPEF la cui base imponibile è stata scardinata grazie al proliferare di bonus a tempo la cui soglia fa scattare aliquote reali folli. Un Paese in cui solo sul 15% dei contribuenti grava oltre il 60% del gettito IRPEF uccide il ceto medio. L’Irap va abrogata per tutte le imprese. L’IRES deve prevedere consistenti abbattimenti di aliquota non solo per chi accresce investimenti, produttività e valore aggiunto, ma altresì per avviare una grande campagna di aggregazioni e fusioni d’impresa per l’accrescimento della loro dimensione e patrimonializzazione. NO ai ripetuti condoni e alle reiterate maxi rottamazioni.
Le politiche di assistenza sociale hanno fallito, malgrado una continua impennata della spesa, in volume, finanziata a carico della fiscalità generale. Serve un’anagrafe generale dell’assistenza sociale che oggi manca in Italia, un unico assegno universale per carichi familiari, spese d’istruzione, disabili e non autosufficienti, azzerando la giungla attuale di deduzioni e detrazioni IRPEF. E orientandolo in maniera prioritaria verso giovani e donne. Occorre liberare una quota di contribuzione obbligatoria a favore dei fondi complementari privati, per alleggerire i costi pubblici e liberare risorse a favore di investimenti produttivi da parte di fondi pensione che nel resto dell’Occidente sono soggetti finanziari primari della crescita e per i quali occorre rivederne la tassazione. E un grande potenziamento dei controlli ispettivi in quei settori del mercato del lavoro in cui INPS e Agenzia delle Entrate attestano da anni che si concentrano vasti fenomeni irregolarità contributiva, salari in nero e violazione dei diritti del lavoro.
Per un’identità liberaldemocratica e riformatrice sui temi fiscali
Quattro direttrici prioritarie:
1- Una “vera” riforma del fisco e della giustizia tributaria, puntando:
- sull’alleggerimento delle imposte (in particolare dell’Irpef, attraverso un graduale allargamento degli scaglioni, la revisione dei “gradini” della scala delle aliquote e lo scambio tra sfoltimento delle tax expenditures e riduzione delle aliquote a seguito di interventi di riduzione selettiva della spesa pubblica
- sul superamento dell’attuale dicotomia tra principi costituzionali (cd. equità orizzontale dell’onere fiscale sulla capacità contributiva effettiva e principio della tassatività della previsione di Legge delle prestazioni monetarie e burocratiche) e prassi operativa data dall’esondazione di normazione secondaria e regolamentare, sull’implementazione
- sull’implementazione di un nuovo calendario delle scadenze fiscali meno oneroso in termini burocratici e più efficiente in termini operativi. Ciò sia per i contribuenti e i professionisti del fisco, dal lato adempimenti e scadenze, che andrebbero semplificati, i primi, e accorpate, le seconde; e sia per l’Amministrazione Finanziaria, introducendo tre finestre temporali fisse per l’emissione di atti/richieste ai contribuenti, garantendo, da un lato, di non arrivare in prossimità del cambio di anno e riducendo così il rischio di decadenza per le pretese erariali, ma anche, dall’altro, di non sovrapporsi a periodi coincidenti con le ferie estive e/o le festività natalizie, riducendo il rischio di assenze e/o di mancate notifiche con conseguente decorso dei termini dato dall’inattuale procedura di iscrizione all’albo pretorio/comunale)
- sull’effettiva realizzazione di un sistema di giustizia fiscale efficiente e davvero indipendente dagli Enti impositori, il tutto anche attraverso specifiche correzioni del recente impianto di riforma;
2- Interventi sul settore finanziario, in termini di efficienza della fiscalità del risparmio e degli investimenti (anche alla luce delle evoluzioni del segmento fintech e dei cryptoasset, oltre che delle distorsioni di talune imposte specifiche come l’attuale versione della tobin tax e/o della tassazione della previdenza complementare), tenendo conto dell’impatto fiscale sia sulla competitività del sistema dei mercati finanziari e della rete degli intermediari finanziari e sia sul rapporto banca-impresa (anche alla luce dell’evoluzione delle regole del fondo centrale di garanzia, della gestione degli npe/npl rispetto alle regole del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza nonché degli effetti derivanti dal risiko bancario in atto); abolizione della distinzione tra redditi diversi e redditi da capitale per quanto concerne la tassazione del risparmio.
3- Revisione della fiscalità del settore immobiliare (dopo la drammatica stagione dei bonus edilizi e pre-transizione energetica comunitaria) sia in termini di impatto sul mercato delle transazioni immobiliari che sulla competitività delle imprese del comparto stesso;
4- Interventi sulla competitività fiscale, in termini di maggiore attrazione degli investimenti (domestici e internazionali), anche intervenendo sul miglioramento della regolamentazione degli scambi cross-border (in termini di tariffe doganali e di accordi multi/bi-laterali) e su una nuova (e necessaria) regolamentazione dei servizi digitali (anche in relazione alla soluzione delle questioni legate alla territorialità impositiva), nonché di revisione della cd. IRES premiale sulle società al 15%, favorendo maggiori investimenti, aumenti verificati della produttività e aggregazioni/fusioni fra imprese, abrogazione diretta dell’IRAP senza sua sostituzione con addizionali proporzionali (che danneggerebbero le imprese in crescita);
LE PROPOSTE
Le proposte di seguito indicate sono caratterizzate dalla loro attualità, nel dibattito mediatico politico e tecnico-fiscale, e dalla loro immediata attuabilità pratica, in termini di tempi e di piena sostenibilità finanziaria complessiva per l’Erario.
Queste sono:
1. Radicale riforma del sistema fiscale
Radicale riforma del sistema fiscale all’insegna di efficienza e semplicità: abolizione dell’Irap (e integrazione del suo gettito all’interno delle altre imposte), radicale semplificazione dell’Irpef e dell’Ires tramite uno scambio tra abolizione tax expenditures e riduzione delle aliquote, semplificazione strutturale delle aliquote Iva, riordino degli strumenti fiscali assegnando – in un’ottica di vero federalismo e di accountability – ad ogni livello di governo il suo strumento fiscale esclusivo, completamento del processo di avvicinamento tra bilancio civilistico e bilancio fiscale. Tra cinque anni dovrà essere possibile pagare le imposte col telefonino.
2. Authority fiscale terza di garanzia (AFG):
Nonostante la recente riforma fiscale in corso di attuazione, lo squilibrio del rapporto fra Stato e Cittadino appare tuttora evidente in ambito tributario, soprattutto nella fase endoprocedimentale (pur non esaustivamente: discrezionalità nella selezione e nell’attuazione dei controlli, inversioni dell’onere della prova, micro-accertamenti tesi ad ottenere acquiescenza per evitare eccessivi oneri di difesa, disapplicazione del principio di soccombenza e di refusione delle spese di lite in caso di vittoria del contribuente). Le frequenti previsioni legislative in spregio ai principi dello Statuto dei diritti del contribuente; la non condivisibile scelta di subordinare l’inapplicabilità di sanzioni tributarie, apparentemente a favore del contribuente, all’adesione ai dettami delle circolari ministeriali scritte – senza contraddittorio e senza impugnabilità diretta, ampliandone di fatto la valenza – dallo stesso Ente che ne determina le modalità di accertamento; il sostanziale conflitto di interessi costituito dalla concentrazione di poteri del trinomio MEF/AdE/AdER, che legifera, norma in via regolamentare, interpreta, accerta, escute, media, transa e perfino gestisce il Garante del contribuente; il frequente mancato rispetto del dettato costituzionale sull’impossibilità di richiedere prestazioni patrimoniali e personali (i.e. adempimenti) se non in forza di una Legge (i.e. quindi non a seguito di normativa secondaria o, peggio, per via interpretativa); sono tutti elementi oggettivi che erodono il diritto alla difesa dei contribuenti.
Si propone, dunque, l’introduzione di un’Authority fiscale terza di garanzia (AFG), con poteri indipendenti di:
- Coordinamento della struttura del Garante del contribuente
- Sospensione eventuale dell’efficacia di interpelli e/o delle circolari interpretative emanate dall’AdE, chiedendone la revisione ove difformi ai principi dello Statuto dei diritti dei contribuenti
- Azione interdittiva (con sospensione dei termini), in caso di specifiche violazioni endoprocedimentali dei principi del medesimo Statuto nell’ambito delle procedure di controllo in capo ai singoli contribuenti
- Funzioni consultive (in materia di normazione tributaria, anche attraverso procedure di “bollinatura” del rispetto dei principi dello Statuto nella promulgazione di nuove Leggi tributarie) e consuntive (relazione annuale al parlamento).
Il tutto a costo sostanzialmente zero (sono funzioni già presenti oggi, vertice apicale a parte) e secondo il principio che per combattere seriamente l’evasione (che c’è), occorre prima tutelare i contribuenti onesti (che ci sono).
3. Revisione del sistema incentivante dell’AdE
La revisione del sistema incentivante dell’AdE, per la parte basata sul valore degli accertamenti emessi. Come detto, l’attuale percezione di sfiducia nella imposizione tributaria, sin dall’esercizio dei poteri di controllo e verifica, oggi ancora decisamente disequilibrati a favore dell’Erario e a svantaggio dei contribuenti (e degli investitori esteri), verrebbe sicuramente mitigata dall’abolizione dei “premi di produttività”, che di fatto inducono a volte in situazioni tali da confliggere con il principio costituzionale di capacità contributiva, inducendo a vere e proprie ricerche di gettito aggiuntivo nei confronti di contribuenti già sostanzialmente regolari, invece che indirizzarsi verso situazioni veramente evasive meno facilmente individuabili.
Proponiamo di conseguenza una energica revisione dei cosiddetti “bonus” erogati ai funzionari AdE quali “premi di produttività /performance”, le cui modalità/entità sono consultabili nella sezione “amministrazione trasparente” del sito dell’Agenzia Entrate [qui gli attuali i criteri di valutazione: 84df0748-f67d-1ec8-e6a1-57aff9c3697e / qui per l’ammontare dei premi erogati: L’Agenzia – Ammontare complessivo dei premi – Agenzia delle Entrate].
4. (Re) Introduzione della tassazione differenziata sugli investimenti di lungo periodo
Una tassazione agevolata in base alla durata dell’investimento incentiverebbe il risparmio a lungo termine, premiando chi investe in modo responsabile per il proprio futuro o per quello della propria famiglia, in modo da sostenere i fondamentali di lungo periodo delle imprese e la stabilità dei mercati finanziari, riducendone la volatilità. Si propone un’aliquota ridotta del 21% (invece dell’ordinario 26%, un livello analogo alla tassazione sugli affitti agevolati) sulle plusvalenze di natura finanziaria derivanti dalla detenzione continuativa di strumenti e/o prodotti finanziari per almeno 36 mesi. Ciò potrebbe essere inserito, peraltro, nella più generale revisione delle regole della tassazione delle rendite finanziarie prevista dalla legge delega di riforma fiscale in corso di attuazione.
Occorre abbattere l’anomalia italiana che tassa i fondi previdenziali complementari sul maturato annuale, invece che al momento finale dell’incasso dell’assegno previdenziale da parte del sottoscrittore: è un ostacolo sia alla crescita dei fondi, sempre più necessari per l’equilibrio del sistema, sia al ruolo dei fondi come primari attori finanziari degli investimenti produttivi, come invece avviene nei Paesi avanzati.
5. Concordato fiscale preventivo successorio
Le attuali esigenze “di cassa” dello Stato e la circostanza che il nostro Paese abbia una fiscalità molto più ridotta degli altri Paesi europei sull’imposta delle successioni, determinano la ricorrente discussione sull’introduzione di imposte patrimoniali e/o di innalzamento o di riduzione delle franchigie oggi applicabili. Una strada per ovviare a tali incertezze e, al contempo, per generare possibili nuove entrate per l’Erario ma con un vantaggio fiscale per i contribuenti, è introdurre un concordato fiscale preventivo successorio, cioè la possibilità di pagare anticipatamente in vita le future imposte sulle successioni alle aliquote e con le franchigie attuali, sterilizzando – fino all’ammontare del valore ad oggi – gli eventuali aggravi che in futuro potrebbero essere introdotti sulla successione.
6- Riduzione mirata della spesa pubblica e della pressione tributaria
Riduzione mirata della spesa pubblica e riduzione della pressione tributaria devono procedere di pari passo. Spagna, Portogallo e Grecia in questi anni hanno mostrato che intervenendo sulla spesa il debito pubblico può scendere in pochi anni di molti punti di PIL.
La diligenza del buon padre di famiglia impone di non lasciare un debito finanziario eccessivo alle future generazioni. Il denaro pubblico appartiene ai cittadini. Si propone l’introduzione normativa di un metodo tecnico-scientifico e strutturato per il monitoraggio di quanto una spesa sia effettivamente necessaria o meno, definendo ex-ante le metriche misurabili dei risultati attesi e imputando le riduzioni attuabili ad un fondo destinato automaticamente alla riduzione del carico tributario complessivo. Non, come accade oggi, al ripiano di nuova spesa pubblica in deficit.
L’EUROPA CHE VOGLIAMO
L' EUROPA
CHE VOGLIAMO
L’Europa è a un bivio: cambiare o perire. Dopo decenni di relativa stabilità, il peso della storia torna a scuotere le certezze del futuro, e oggi l’Unione europea rischia di essere condannata all’irrilevanza, se non alla scomparsa. L’avanzata di forze populiste e nazionaliste è contraddistinta da un euroscetticismo volto a smantellare la nostra casa europea. Nel frattempo, l’Europa è diventata sempre più bersaglio delle politiche di potenza di ostili attori esterni sul piano economico e commerciale, politico e militare, con rischi enormi per la sua tenuta.
Noi abbiamo una posizione convintamente europeista di stampo federalista. Crediamo che un futuro diverso sia possibile, in cui l’Europa torni ad essere baluardo di pace, progresso, democrazia, prosperità e rispetto della dignità umana. Crediamo fermamente nel bisogno di un’Unione europea (UE) forte e sovrana, capace di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini e alle grandi sfide della storia. Ci proponiamo dunque di rafforzare il processo di costruzione europea nel nome di un europeismo ambizioso e tenace, che sappia fronteggiare le minacce provenienti da chi, sia dentro che fuori dall’Europa, tenta sempre più attivamente di minarla. Serve più che mai un’Europa protagonista nel mondo, e un’Italia all’altezza del suo ruolo di Paese fondatore. Anche per scongiurare tutti insieme il rischio di una sempre più grave crisi industriale europea, alla cui origine ci son anche errori commessi dall’Europa negli ultimi anni e che vanno oggi rapidamente corretti.
L’UE deve andare verso una sempre maggiore integrazione, sia sul piano politico che su quello economico. Nessun paese europeo da solo, tantomeno l’Italia, dispone delle risorse necessarie per gestire efficacemente i rischi legati ai fenomeni globali del nostro tempo. Oggi più che mai, l’interesse nazionale degli Stati Membri e l’interesse europeo sono due facce della stessa medaglia.
Uno spazio democratico consolidato per assumere responsabilità comuni. L’UE deve procedere verso una maggiore integrazione politica secondo il paradigma della democrazia liberale rappresentativa, fondata sul pluralismo e sullo stato di diritto. Nella stessa ottica, l’UE deve sempre più attivamente promuovere la democrazia, lo stato di diritto e le libertà fondamentali in tutte le sedi, nazionali e internazionali.
Uno spazio economico rafforzato per rilanciare la crescita. L’UE deve procedere verso una maggiore integrazione economica e finanziaria secondo il paradigma del mercato libero e inclusivo, fondato sui principi della libera concorrenza e delle pari opportunità. Questo è necessario per tornare ad essere uno spazio di slancio economico, che offra alle persone l’opportunità di perseguire le proprie ambizioni.
Proposte relative all’architettura istituzionale UE
- ELEZIONI EUROPEE
Uniformare la legge elettorale tra gli Stati Membri per garantire maggiore coerenza, equità e rappresentatività nell’assegnazione dei seggi. Introdurre criteri comuni, come soglie minime armonizzate, un’unica età minima di partecipazione, e liste elettorali transazionali che includano candidati per tutta l’UE. Servono misure di maggiore trasparenza nel finanziamento dei partiti e delle attività di campagna elettorale, prevedendo meccanismi istituzionali volti a proteggere le elezioni da ingerenze estere. - PARLAMENTO EUROPEO
Rafforzare il ruolo del Parlamento europeo come organo rappresentativo dei cittadini, conferendogli il potere di iniziativa legislativa e aumentando il controllo che esercita sull’operato della Commissione europea, ad esempio applicando il meccanismo della fiducia/sfiducia nei confronti della/del Presidente e dei singoli Commissari. Inoltre, è necessario ampliare gli ambiti in cui si applica la procedura legislativa ordinaria dell’UE (“co-decisione”), che vede i poteri del Parlamento europeo equiparati a quelli del Consiglio dell’Unione europea, procedendo quindi verso un modello legislativo sempre più bicamerale, adattato alle specificità del paradigma giuridico europeo. - COMMISSIONE EUROPEA
La Commissione europea deve evolvere verso un vero e proprio “Governo dell’UE” sotto il controllo politico del Parlamento europeo. A questo scopo, è necessario aumentare la legittimità democratica della Commissione, ad esempio tramite l’elezione diretta della/del Presidente. Inoltre, la Commissione europea deve acquisire poteri esecutivi più incisivi e una struttura più efficiente, che preveda un numero ridotto di Commissari con deleghe più ampie. Nell’ottica di tali sviluppi, il Consiglio europeo riduce il suo ruolo di indirizzo politico e assume le funzioni di un organo di coordinamento intergovernativo su tematiche non ricoperte dall’UE. - EUROPA A PIÙ VELOCITÀ
Utilizzare appieno e rafforzare i meccanismi di integrazione a più velocità (“cooperazione rafforzata”) che consentono a gruppi di Stati Membri interessati di raggiungere un grado maggiore di integrazione rispetto agli altri in determinate aree. Questo è necessario per garantire una risposta rapida ad urgenti bisogni comuni, a partire dalla Difesa comune. Ma anche in altri ambiti in cui l’Europa e la sua competitività sono oggi sotto scacco. - COMPETENZE DELL'UE
Devolvere maggiori competenze all’UE in primis nelle seguenti materie: politica estera e difesa, energia, gestione dell’immigrazione, ricerca scientifica e tutela dell’ambiente, valutando poi un maggiore ruolo per l’UE anche in altre aree come salute pubblica e istruzione. - DIRITTO DI VETO
Rimuovere il voto all’unanimità (e quindi il diritto di veto) nel Consiglio dell’UE negli ambiti in cui è oggi applicabile e sostituirlo con il meccanismo di voto a maggioranza (qualificata), in particolare sui temi della politica estera, delle sanzioni e della difesa. - BILANCIO EUROPEO
Accrescere la dimensione del bilancio europeo senza nuove tasse, devolvendo al bilancio europeo la quota di gettito IVA che attualmente finanzia a livello nazionale le funzioni che saranno devolute a livello Ue. - DEBITO COMUNE EUROPEO
Istituire un meccanismo per l’emissione di debito comune permanente, destinato a finanziare la fornitura di beni pubblici europei e gli investimenti strategici nelle grandi politiche di competitività e di accrescimento della produttività. Insieme a un bilancio ampliato, questo strumento rafforzerebbe anche le possibilità di intervento fiscale da parte dell’UE per rispondere agli shock economici asimmetrici tra gli Stati Membri. - MECCANISMO EUROPEO DI STABILITÀ (MES) E BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI (BEI)
L’Italia deve ratificare il MES. Va poi ampliato in sede comunitaria il ruolo della BEI per sostenere più efficacemente programmi di investimento di lungo termine in aree strategiche per l’UE.
Proposte relative alle politiche interne dell'Unione europea
- SUPPORTO ALLE IMPRESE
Introdurre un codice unico europeo di diritto commerciale (Regime 28) applicabile su base volontaria alle grandi e medie imprese con attività transfrontaliere, semplificando la normativa e riducendo la frammentazione nazionale. Creare un fondo europeo per l’innovazione destinato a start-up e scale-up. Rivedere l’approccio normativo al controllo delle fusioni e delle acquisizioni per consentire l’emergere di “campioni europei”, in particolare nei settori strategici. Promuovere una politica industriale coordinata per sostenere settori strategici, inclusa la produzione di materie prime critiche per tecnologie avanzate e sostenibili. - MERCATO UNICO DEL CREDITO E DEL RISPARMIO
Completare l’integrazione al livello europeo dei mercati dei capitali a sostegno della crescita economica. Ciò consente di semplificare l’accesso al capitale, di diversificare le fonti di finanziamento per le imprese e progetti ad alto rischio ma con grande potenziale di innovazione, e di ampliare le opportunità di investimento per i risparmiatori nel nome di una maggiore libertà finanziaria. Completare l’Unione bancaria introducendo un meccanismo europeo di assicurazione sui depositi per garantire stabilità e fiducia nel sistema bancario europeo. Introdurre un Regime 28 anche per l’industria finanziaria, semplificando la normativa per le attività transfrontaliere. - MERCATO UNICO DELL'ENERGIA
L’unione energetica deve andare oltre l'interconnessione delle infrastrutture, includendo una politica comune per l'approvvigionamento energetico (acquirente unico) e la diversificazione delle fonti. Un mercato unico dell’energia garantirebbe sicurezza energetica, riduzione dei costi per i cittadini e le imprese, e maggiore efficienza nella transizione verso energie rinnovabili. È essenziale investire in reti intelligenti, infrastrutture di stoccaggio e progetti innovativi come la fusione nucleare e gli SMR (reattori modulari di piccole dimensioni), garantendo anche l'accelerazione delle procedure autorizzative per le energie rinnovabili. - AGENDA PER LA SOSTENIBILITÀ
L’UE deve perseguire la transizione ecologica attraverso un approccio pragmatico fondato sul principio della neutralità tecnologica, per cui la regolamentazione si concentra sui risultati da raggiungere in termini di decarbonizzazione, lasciando al mercato la scelta delle specifiche tecnologie da utilizzare a questo scopo. Tale regolamentazione neutrale va accompagnata da piani di investimento mirati e incentivi fiscali per favorire lo sviluppo di tecnologie pulite (incluse quelle di cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio) e di un mercato ad esse connesso, insieme a fondi di supporto diretto alle imprese per affrontare i costi della transizione. - AGENDA PER LA DIGITALIZZAZIONE
Rafforzare il Mercato Unico Digitale attraverso l’armonizzazione delle normative nazionali al livello europeo, in particolare riguardo all’accesso e all’utilizzo dei dati, evitando che un’eccessiva burocrazia soffochi l’innovazione tecnologica in Europa. Supportare gli investimenti in aree strategiche come l’intelligenza artificiale, la cybersicurezza, la connettività ultraveloce (5G e 6G) e il calcolo ad alte prestazioni. Promuovere la digitalizzazione delle imprese, con particolare attenzione alle PMI, attraverso incentivi fiscali e accesso agevolato ai finanziamenti. - SPAZIO EUROPEO DELLA RICERCA E DELL'INNOVAZIONE
Creare una nuova libertà di circolazione per ricerca e innovazione, favorendo la mobilità dei talenti, la condivisione delle conoscenze e il rafforzamento delle capacità tecnologiche e accademiche dell’UE. Istituire una piattaforma unica per l’accesso a dati e ricerche scientifiche e un sistema di crediti riconosciuti a livello europeo per progetti accademici. Riorganizzare i programmi di ricerca puntando su priorità strategiche e innovazioni dirompenti, con investimenti in settori chiave come Intelligenza Artificiale, batterie e idrogeno. - ISTRUZIONE E CITTADINANZA EUROPEA
Introdurre un curriculum comune su educazione civica, storia dell’UE e multilinguismo, per favorire la diffusione di una consapevole cittadinanza europea. Ampliare programmi di mobilità studentesca come Erasmus+ anche alla scuola secondaria e alla formazione professionale. Semplificare il processo per il riconoscimento dei titoli di studio e delle qualifiche professionali per favorire l’integrazione del mercato del lavoro. - UNIONE DELLA SANITÀ
Sviluppare una strategia comune per la prevenzione e la gestione delle crisi sanitarie, tramite la creazione di scorte europee di medicinali e attrezzature mediche essenziali e il ricorso ad all’approvvigionamento comune in caso di crisi. Garantire una maggiore difesa della proprietà intellettuale e investire maggiori risorse nella ricerca biomedica, nella produzione autonoma di farmaci e vaccini e nella digitalizzazione. - AGRICOLTURA
Intervenire attraverso la Politica Agricola Comune (PAC) per rendere il settore agricolo europeo più resiliente, sostenibile e competitivo, con incentivi per pratiche agricole innovative e a basso impatto ambientale. Investire in ricerca e sviluppo per l’agricoltura di precisione, l’uso di biotecnologie e l’efficienza delle filiere agroalimentari. Adottare politiche che promuovano una maggiore interconnessione su scala europea del settore agricolo con i settori secondario e terziario. - SPAZIO MEDIATICO EUROPEO
Creare un ecosistema mediatico europeo di servizio pubblico libero e indipendente, basato su piattaforme multimediali e digitali accessibili a tutti, promosso e coordinato dalle istituzioni europee. È importante che questo servizio si focalizzi sulle tematiche e gli eventi di interesse europeo, promuovendo allo stesso tempo il dibattito democratico e rafforzando il senso di appartenenza a una comunità europea di valori.
Proposte relative al ruolo internazionale dell'Unione europea
- POLITICA ESTERA COMUNE
Introdurre il voto a maggioranza qualificata per decisioni di politica estera dell’UE. Rafforzare il ruolo della diplomazia europea, in particolare nelle organizzazioni regionali e internazionali, e favorire il riconoscimento della personalità giuridica dell’UE come attore internazionale. Portare il Servizio Europeo per l’Azione Esterna pienamente all’interno della Commissione europea, sotto un vero e proprio Commissario europeo per la politica estera e di sicurezza, come figura potenziata rispetto a quella attuale di Alto Rappresentante. - DIFESA UNICA EUROPEA
Promuovere un’industria della difesa europea integrata, basata su standard comuni, centri di ricerca congiunti e un sistema di appalti centralizzato al livello UE. Uniformare i processi militari, in particolare per quanto riguarda il reclutamento, la formazione e le dotazioni militari. Creare gradualmente delle Forze Armate europee permanenti partendo da una Forza Comune di Intervento Rapido adeguatamente munita di forze militari e piattaforme tecnologicamente avanzate, da finanziare con un budget europeo pari al 2% del PIL dell’UE, indipendenti dai singoli Stati Membri e gestite direttamente da un organo politico-militare in seno alle istituzioni UE. - GESTIONE COMUNE DEI FLUSSI MIGRATORI
Adottare una politica migratoria comune basata sul rispetto dei diritti umani, sulla distribuzione equa dei migranti tra gli Stati Membri e su standard europei di integrazione sul piano culturale, linguistico e lavorativo. Nello spirito del “diritto di rimanere”, è necessario aumentare le risorse per realizzare dei partenariati efficaci con i paesi di origine e transito, per reprimere il crimine e affrontare le cause profonde della migrazione nel rispetto dei diritti fondamentali. - POLITICA COMMERCIALE
Negoziare accordi di libero scambio sempre più estesi verso l’area ASEAN, EMEA e BRIC, che includano clausole sul rispetto dei diritti umani e sulla sostenibilità ambientale, utilizzando il peso del mercato unico per incentivare pratiche responsabili a livello globale.
SANITÀ
SANITÀ
La possibilità̀ di poter contare su servizi sanitari adeguati, a prescindere dalle proprie condizioni economiche, è uno dei principali baluardi del welfare. Esso contribuisce in modo significativo alla serenità̀ delle famiglie e dei lavoratori, conferisce maggiore capacità di lavoro ai cittadini, è un elemento irrinunciabile del contratto sociale degli italiani e rappresenta un punto di forza per l’intero Paese. Tale possibilità̀ è oggi assicurata dall’esistenza del servizio sanitario nazionale (SSN) a copertura universale. Abbiamo quindi elaborato una serie di proposte in grado di migliorare notevolmente l’efficienza del nostro SSN.
Su queste proposte intendiamo ingaggiare un dibattito con le altre forze politiche, che in realtà̀ sono perfettamente d’accordo tra loro su un’unica soluzione, che considerano sufficiente a risolvere ogni problema: aumentare la spesa, peraltro senza indicare come coprirla. È necessario incrementare il finanziamento del fondo sanitario nazionale, ma non senza intervenire, contestualmente, su tutti i meccanismi che ne impediscono il buon funzionamento, che generano sprechi e disservizi.
Spendiamo meglio i fondi già̀ attualmente disponibili, solo così le maggiori risorse investite sul servizio sanitario potranno produrre risultati tangibili.
La riforma che vogliamo abbraccia tutti i principali ambiti della sanità, ed è essenziale che abbia attuazione omogenea in tutto il Paese: non possono esserci 20 modelli organizzativi diversi se vogliamo superare i gap sanitari territoriali. Le nostre proposte comprendono sette ambiti di intervento.
PRIMO AMBITO – PIANIFICAZIONE PROGRAMMAZIONE E MONITORAGGIO
Ciascun Servizio Sanitario Regionale (SSR) è costituito da un gruppo complesso di aziende sanitarie locali (ASL) e di aziende ospedaliere (AO), coordinate da un’unica capogruppo: la regione. Ciascuna regione deve redigere un Piano Socio-Sanitario Regionale (PSSR) con cadenza triennale. Purtroppo, la politica non ha compreso la valenza gestionale dei PSSR e li interpreta come un puro atto burocratico formale.
Ogni regione lo predispone con modalità che non ne consentono il confronto, né con altre regioni, né tra periodi diversi nella medesima regione. Alcune regioni non innovano il proprio PSSR e oggi ne sono prive. La disomogeneità dei piani e dei sistemi di rilevazione non permette di comparare centralmente (a livello ministeriale) la situazione esistente nelle diverse regioni. La capacità di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e di mantenere l’equilibrio economico non è assolutamente uniforme tra le regioni, minando nei fatti il diritto all’equità di accesso ai servizi da parte dei cittadini che vivono nelle diverse aree geografiche del Paese.
PROPOSTA 1.1
Definizione da parte del ministero di una struttura di piano sanitario regionale e di una metodologia di elaborazione omogenea, comune a tutte le regioni, sulla base di analisi demografiche ed epidemiologiche e della disponibilità̀ di infrastrutture che permettano la mobilità dei pazienti e l’impiego di soluzioni di telemedicina.
PROPOSTA 1.2
Obbligo, per tutte le regioni, di adottare il piano socio-sanitario regionale (PSSR), pena la trattenuta di una quota dei fondi spettanti alla regione, fino all’adozione dello stesso.
PROPOSTA 1.3
Definizione di un modello comune di rilevazione delle attività̀ e prestazioni erogate, dei costi e della rendicontazione degli stessi, per aree gestionali omogenee, ai fini del controllo di gestione e della comparabilità dei dati a livello interaziendale.
PROPOSTA 1.4
Commissariamento delle regioni non in grado di assicurare livelli sufficienti dei servizi sanitari e capacità gestionali adeguate. In questo caso il ministero deve subentrare nella gestione dei SSR inadeguati per almeno cinque anni, avocando a sé nomina dei direttori generali e realizzazione di progetti di adeguamento e razionalizzazione gestionale.
SECONDO AMBITO – PRESA IN CARICO DEL PAZIENTE E APPROPRIATEZZA DELLE PRESTAZIONI
La presa in carico del paziente è oggi disomogenea e soggetta a notevoli differenze, tra regioni, aree della stessa regione o addirittura della stessa ASL. Mancano percorsi di diagnosi e cura standardizzati. Percorsi scorretti comportano rischi di errori, ripetizioni di attività, proliferazione di visite ed esami inappropriati. Risultato: liste d’attesa, sprechi, scarsa qualità dei servizi, insoddisfazione dei pazienti. Le nostre proposte sono finalizzate a perseguire l’uniformità di trattamento del paziente, a prescindere dal luogo di residenza, la massima efficacia del percorso sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, la riduzione dei costi legati a diagnosi e cura errate e a conseguenti ripetizioni di prestazioni.
PROPOSTA 2.1
Elaborazione, a livello nazionale, di linee guida di Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA), da adottarsi da parte di tutti i sistemi sanitari regionali, con gli adattamenti necessari per tener conto delle peculiarità territoriali. I PDTA devono tenere conto delle linee guida delle società scientifiche e sono soggetti al continuo monitoraggio di appropriatezza ed efficacia, in coerenza con le nuove scoperte, conoscenze scientifiche e con le nuove tecnologie disponibili.
PROPOSTA 2.2
Potenziamento della medicina del territorio attraverso la messa a regime delle Case di Comunità (CdC) con apertura 24H 7/7gg, presenza di guardia medica, servizio infermieristico, servizi diagnostici di base integrati con telemedicina, Centrali Operative Territoriali (COT) e coordinamento dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI).
PROPOSTA 2.3
Potenziamento delle attività̀ dei Pronto Soccorso. Creazione di un percorso parallelo per i codici bianchi, gestito da MMG e da PLS. Creazione di posti letto per i pazienti che vengono ricoverati, in apposita astanteria o direttamente nei reparti, liberando i P.S. dall’incombenza di dover gestire pazienti ricoverati per giorni sulle barelle. Divieto di ricorrere alle cooperative di gettonisti. I medici non inseriti organicamente nel SSN, devono essere selezionati da apposite commissioni regionali.
PROPOSTA 2.4
Investire quote aggiuntive di fondo sanitario nazionale nel finanziamento di programmi di prevenzione uniformi, su scala nazionale, gestiti direttamente dal ministero in stretto coordinamento con i dipartimenti di prevenzione delle ASL, per garantire uniformità di servizio sul territorio nazionale.
TERZO AMBITO– RAZIONALIZZAZIONE ORGANIZZATIVA E CONTENIMENTO DEI COSTI
PROPOSTA 3.1
Ridurre i costi amministrativi e migliorare il servizio concentrando le funzioni amministrative, logistiche e tecniche delle aziende sanitarie, su un unico centro servizi regionale condiviso, es: bilancio, contabilità generale, analitica, personale, acquisti, compresa la centrale unica di committenza regionale.
PROPOSTA 3.2
Revisione dei processi gestionali, sia sanitari sia amministrativi. Creazione di un modello pilota replicabile a livello nazionale.
PROPOSTA 3.3
Ampliamento dell’orario delle attività di apparecchiature diagnostiche, con particolare riferimento a quelle più costose (Risonanze, TAC, PET e altro), su più turni, per almeno 12 – 18 ore giornaliere.
PROPOSTA 3.4
Centralizzazione dei laboratori di analisi biochimiche, di analisi molecolare e di anatomia patologica, presso poche strutture attive per almeno 10 ore al giorno su due turni.
PROPOSTA 3.5
Dismissione obbligatoria di tutte le società in house per la produzione di servizi informatici a favore delle aziende sanitarie e degli altri enti regionali, mettendo a gara i relativi servizi.
PROPOSTA 3.6
Cessione di tutti gli immobili non strumentali, evitando costi di gestione e acquisendo liquidità da investire in attività sanitarie.
PROPOSTA 3.7
Avvio di un progetto nazionale di efficientamento energetico e di autoproduzione energetica, con priorità agli interventi ad altissimo rendimento economico.
QUARTO AMBITO – FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO (FSE), INFORMATION TECHNOLOGY, TELEMEDICINA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Lo sviluppo dell’Information Technology (IT) in sanità offre grandi opportunità di miglioramento del servizio agli assistiti e contestuale riduzione dei costi. Il completamento del FSE, nell’ambito della Piattaforma Nazionale di Telemedicina (PNT) permetterebbe enormi vantaggi, sia per la presa in carico, diagnosi e cura dei cittadini, sia per le attività di programmazione, ricerca clinica ed epidemiologica. Un’altra innovazione essenziale è l’implementazione di soluzioni di intelligenza artificiale, messa a sistema con il FSE e l’adozione di PDTA. Si pensi, ad esempio, al possibile sviluppo delle attività epidemiologiche e di prevenzione, al supporto ai medici nella diagnosi e nel trattamento, personalizzando l’impiego di macchinari e di soluzioni farmacologiche in modo più efficace ed efficiente, all’identificazione di inefficienze nei percorsi di cura e al suggerimento di correzioni più efficienti, al miglioramento dell’interazione tra servizio sanitario e cittadino nella prenotazione di visite ed esami. Per realizzare tutto questo sè necessario che gli applicativi IT in tutte le regioni garantiscano l’interoperabilità.
PROPOSTA 4.1
Completamento del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), su database unico nazionale e introduzione della certificazione degli applicativi clinici adottati in tutte le regioni, che ne garantisca l’interfaccia con il FSE. Prevedere l’interoperabilità semantica, con l’adozione dei sistemi di codifica internazionali, attraverso le necessarie azioni di formazione e di change management.
PROPOSTA 4.2
Adozione di sistemi informatici omogenei, almeno a livello regionale, sia in ambito clinico, sia in ambito amministrativo gestionale.
PROPOSTA 4.3
Sviluppo e implementazione di soluzioni di intelligenza artificiale in sanità.
QUINTO AMBITO - POLITICHE DI GESTIONE E SVILUPPO DELLE RISORSE UMANE
Un aspetto molto critico del SSN è oggi la carenza di personale sanitario (medici e infermieri). Questa è dovuta a molteplici ragioni: l’errata programmazione dei corsi universitari e di specializzazione, l’andamento demografico, i rischi professionali, patrimoniali e penali, dovuti a frequenti cause da parte dei pazienti, la fuga verso l’estero, ecc. Occorre rendere le professioni sanitarie più attrattive per garantire il corretto dimensionamento del personale.
PROPOSTA 5.1
Progressivo incremento dei livelli retributivi del personale sanitario, accompagnato dalla razionalizzazione delle mansioni (meno burocrazia) e incremento della produttività. In questo ambito è inoltre necessario differenziare il trattamento economico a favore delle specializzazioni e dei ruoli che riscuotono minori adesioni.
PROPOSTA 5.2
Gli incrementi retributivi devono essere accompagnati da un sistema di valutazione delle performance, basato su obiettivi individuali e di reparto.
PROPOSTA 5.3
Riconoscimento economico ai dirigenti medici delle ore di lavoro straordinario.
PROPOSTA 5.4
Facilitare l’assunzione di medici specializzandi a tempo indeterminato, riconoscendone le attività formative pratiche svolte, da parte della scuola di specializzazione.
PROPOSTA 5.5
Introduzione della facoltà, per i medici che praticano l’Attività Libero Professionale in Intramoenia (ALPI), di rinunciare in modo permanente all’ALPI per dedicare un equivalente numero di ore di lavoro all’attività pubblica, in cambio di una congrua remunerazione delle ore aggiuntive.
PROPOSTA 5.6
Divieto di esercitare l’intramoenia al di fuori delle strutture pubbliche nelle quali si opera, con l’impegno, da parte dell’azienda di riferimento, a garantire la disponibilità di spazi e strutture idonee all’esercizio dell’attività libero-professionale.
PROPOSTA 5.7
Abolizione della responsabilità penale per il caso di errori medici, mantenendo la responsabilità civile.
PROPOSTA 5.8
Incentivare i medici di medicina generale a operare nelle Case di Comunità. Proporre ai MMG di erogare ore aggiuntive rispetto a quelle dovute in base al numero di assistiti, remunerate separatamente. Le ore aggiuntive possono essere dedicate, a scelta del medico, alla CdC o ai Pronto Soccorso.
PROPOSTA 5.9
Divieto di ricorso alle cooperative di gettonisti. I medici non inseriti organicamente nel SSN vanno valutati e selezionati da apposite commissioni pubbliche in ogni regione, con personale comandato dalle aziende.
SESTO AMBITO - PARTNERSHIP CON LE AZIENDE DELLA FILIERA SANITARIA
Spesso le aziende che operano nella filiera sanitaria come fornitori del SSN vengono percepite come antagoniste, rispetto agli interessi del servizio pubblico. Tale concezione ha provocato conseguenze grottesche quale quella del pay- back: dato un certo tetto all’acquisizione di farmaci e dispositivi medici, in caso di acquisti in esubero da parte delle aziende del SSN, le case farmaceutiche e i produttori di dispositivi sono tenuti a rimborsarne l’eccedenza. Sono misure contrarie agli interessi del SSN. Lo sviluppo di nuovi farmaci e dispositivi medici permette nuove opportunità di diagnosi e cura. Un ulteriore fattore di ritardo del SSN è dovuto alla necessità di recepimento dei nuovi farmaci approvati dall’AIFA nel prontuario farmaceutico di ciascuna regione. Il che provoca diseguaglianze di accesso degli assistiti ai nuovi prodotti.
PROPOSTA 6.1
Abolizione dei tetti di spesa su farmaci e dispositivi medici e abolizione dei relativi pay-back. In cambio di tali misure, negoziare un controllo permanente dei prezzi dei farmaci e dei medical device con effetto economico che tenga conto dell’inflazione e dei costi industriali ma a partire dall’ultimo pay-back pagato.
PROPOSTA 6.2
Abolizione del prontuario farmaceutico regionale e recepimento diretto dei prodotti approvati da AIFA.
PROPOSTA 6.3
Creazione di un’unità centralizzata di Health Technology Assessment (HTA) presso il ministero, per la valutazione di impatto economico dell’impiego di farmaci o medical device, tenendo conto dei possibili percorsi del paziente. Contestuale abolizione delle unità di HTA create in diverse regioni.
PROPOSTA 6.4
Stipula di contratti centralizzati con case farmaceutiche e di medical device, basati sul principio del risk sharing e/o del costo basato sull’efficacia dimostrata sul campo (es: sulla percentuale dei pazienti sui quali il farmaco ha efficacia).
PROPOSTA 6.5
Creare un rapporto di partnership con gli erogatori privati di prestazioni in convenzione, a condizione che il CUP regionale abbia piena disponibilità̀ di tutte le agende, che vi sia piena interoperabilità̀ tra le cartelle cliniche degli erogatori convenzionati e di quelle pubbliche, che gli esiti e le SDO confluiscano nel fascicolo sanitario elettronico, che esista un ufficio di controllo di appropriatezza delle prestazioni erogate dai privati convenzionati con controlli a campione, e che periodicamente si mettano a gara quote di prestazioni, al miglior rapporto qualità̀/prezzo.
PROPOSTA 6.6
Ridefinizione delle RSA in base a standard omogenei comuni a tutte le regioni. Creazione di forme standardizzate di collaborazione con le RSA pubbliche e private. Individuazione e normazione omogenea, a livello nazionale, di tutti i parametri che regolano queste strutture di offerta socio-sanitaria, requisiti strutturali e organizzativi e riordino del sistema di finanziamento.
SETTIMO AMBITO - IL FINANZIAMENTO
L’attivazione di tutte le misure proposte nei diversi ambiti di intervento sarebbe in grado di migliorare la qualità del servizio e di realizzare una progressiva riduzione dei costi, che andrebbe a regime in pochi anni. L’attuale livello di finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) non è sufficiente a coprire il fabbisogno del servizio sanitario nazionale. E la spesa out of pocket sostenuta direttamente dai cittadini ha superato i 45 miliardi di euro l‘anno. La spesa dei cittadini va sostenuta fiscalmente, ma servono fondi aggiuntivi per remunerare meglio il personale sanitario, contenere la fuga verso l’estero, incrementare la produzione di servizi, ridurre le liste d’attesa, incrementare la prevenzione, rinnovare il parco tecnologico del SSN, migliorare l’efficienza energetica degli edifici. Le risorse aggiuntive non devono determinare deficit aggiuntivo.
L’incremento della spesa sanitaria da noi auspicato si realizza non solo attraverso tutte le radicali revisioni organizzative e gestionali che abbiamo sin qui proposto, ma altresì liberando a favore di sanità e scuola risorse pubbliche grazie a un’incisiva revisione della spesa corrente e dell’enorme esplosione avvenuta negli ultimi anni nella spesa assistenziale, adottando le misure previste in altri capitoli del nostro programma.
PROPOSTA 7. 1
Incrementare progressivamente il FSN dei seguenti addendi:
- adeguamento del FSN dell’esercizio precedente al tasso d’inflazione a/a, per mantenere il potere d’acquisto;
- quota aggiuntiva per il lancio di campagne di prevenzione coordinate direttamente dal ministero (come da proposta 2.4);
- quota aggiuntiva per il reclutamento di nuovo personale e per l’istituzione di un nuovo fondo incentivazione, da riconoscere al personale rigorosamente in base ai risultati;
- quota aggiuntiva dedicata al finanziamento di progetti concordati, di efficientamento organizzativo, di cui si dimostrino i benefici e l’effettiva realizzazione;
- quota aggiuntiva per interventi di efficientamento energetico e autoproduzione di energia (come da proposta 3.7). Si tratta di un investimento ad alto rendimento. Eventualmente potrebbe essere gestito fuori dal FSN.
SCUOLA
SCUOLA
La riforma del sistema educativo è la madre di tutte le riforme: istruzione e cura della crescita delle giovani generazioni sono le chiavi del futuro di un paese. Per questo vogliamo fin dai primi anni dell’infanzia mettere al centro i bambini, il loro diritto di accedere a istruzione di qualità in una scuola in cui la conoscenza venga promossa in un percorso di crescita sicuro, in cui infanzia e adolescenza vengono protette, valorizzate, rispettate e stimolate alla creatività.
Per molti, la scuola è l’unica opportunità non solo per raggiungere un’indipendenza economica, ma anche per crescere in un ambiente sano che può fornir loro gli strumenti necessari per scoprire il proprio talento. Per noi la scuola è motore del futuro della società civile, la più importante delle start-up su cui investire competenze e risorse. Ci ribelliamo all’idea di bimbi condannati a non realizzare il proprio potenziale, o spesso addirittura trascorrere una vita in povertà, sin dal momento in cui erano nel grembo materno. Istruzione e cultura siano il più grande strumento di libertà e di ascesa sociale, la chiave per redistribuire opportunità e consentire l’emancipazione personale, sociale ed economica di ogni individuo. La conoscenza è conquista; la libertà accademica e la ricerca condizioni essenziali del progresso.
La riforma del sistema educativo che proponiamo è complessa, deve mettere in conto molte difficoltà per l’impatto tra gli equilibri delle parti coinvolte, per la durata dell’offerta scolastica e per il necessario constante aggiornamento di essa in relazione ad un mondo in continuo cambiamento. Però è assolutamente necessaria: l’obiettivo è una società italiana più istruita, consapevole e dotata di pensiero critico, una società più sicura, resiliente e felice.
La nostra proposta mira a rispondere alla necessità di ammodernamento della scuola in linea con le direttive europee dei curriculum scolastici, adeguata alle esigenze di mercato e della società contemporanea al fine di ridurre drasticamente la perdita di talenti. In questo percorso, è prezioso ruolo degli insegnanti e intendiamo promuovere il riconoscimento della loro figura di educatori esemplari all’interno della società civile.
Diamo forte rilevanza e spazio ai cosiddetti “Early Years”, i primi anni dell’infanzia, come un bacino inesauribile di possibilità oggi trascurate per i bambini di sviluppare competenze e interazione sociale ed emotiva, e attraverso di queste imparare a rapportarsi con il mondo circostante.
Sosteniamo la necessità di una forte autonomia scolastica, che attribuisca a ogni istituto la gestione dei processi di assunzione, vigilanza e valutazione degli insegnanti attraverso criteri oggettivi e con metriche verificabili. Tale scelta libera molte risorse finanziarie per la scuola oggi gestite a livello nazionale, devolvendole a sostegno delle competenze affidate all’autonomia degli istituti.
La sostenibilità della proposta si articola su piani diversi: maggiore efficienza nella gestione delle risorse in essere; opportunità di maggiore offerta formativa dovuta all’aumento della denatalità; nel medio e lungo periodo, come nel settore sanitario, una vera campagna di investimenti sulle infrastrutture e formazione per ora non facilmente quantificabili, ma necessari per il miglioramento del sistema.
La nostra proposta investe quattro aspetti: ordinamenti, curriculum, modello istituzionale, personale.
1- ORDINAMENTI
Scuola obbligatoria 3-18 anni. Tempo pieno 3-15 anni (40 ore incluso tempo mensa) con opzione bilinguismo.
Proponiamo una scuola dell’infanzia obbligatoria dai 3 ai 6 anni di almeno 25 ore settimanali. che se integrata a 40 ore può prevedere in maniera facoltativa l’opzione bilingue. Ogni scuola dell’infanzia deve sviluppare una piccola biblioteca dove i bambini trascorrono parte del loro tempo e si abituano alla cultura dell’uso del libro e manuali e alla lettura quotidiana proporzionata alle proprie conoscenze e capacità. I 3-6 anni rappresentano un bacino immenso di potenzialità ed influiscono profondamente sullo sviluppo emotivo e cognitivo della persona.

SCUOLA PRIMARIA
Primo ciclo da 6 a 11 anni, prevede il tempo pieno e l’insegnamento di tre materie del core curriculum in lingua inglese
SCUOLA SECONDARIA
Secondo ciclo da 11 a 18 anni, divisa in tre fasi:
- Prima fase (3 anni a tempo pieno): prevede un programma generale con l’obiettivo di offrire un’educazione generale e completa per tutti, esplorando diverse discipline e sviluppando un’ampia gamma di competenze attraverso attività laboratoriali interdisciplinari.
- Seconda fase (1 anno a tempo pieno): è un anno comune di orientamento dove le studentesse e gli studenti scelgono di avvicinarsi a materie verso le quali sentono proclività.
- Terza fase (3 anni): rivolta a una specializzazione personalizzata che può trovare sbocco nei licei, negli istituti tecnici, nelle scuole professionali o in attività di apprendistato o di alternanza scuola-lavoro.
All’interno di questo sistema, le studentesse e gli studenti sono tenuti a seguire un percorso scolastico obbligatorio fino a 18 anni.
L’anno scolastico ha inizio la prima settimana di settembre e termina a fine giugno garantendo condizioni infrastrutturali scolastiche adatte a tale calendario.
Welfare Scolastico
L’attuale sistema scolastico presenta una frammentazione degli interventi educativi e un’integrazione insufficiente tra scuola, servizi sociali e sanitari, con un impatto negativo su studenti, famiglie e docenti. Per rispondere a queste criticità, si propone l’istituzione delle Equipe di Educatori Scolastici di Plesso (EESP), composte da professionisti privati altamente qualificati, selezionati tramite bandi pubblici e operanti in sinergia con il sistema scolastico.
Queste figure multidisciplinari – educatori, psicologi, mediatori relazionali ed esperti in didattica inclusiva – forniranno un supporto integrato, migliorando l’inclusione, prevenendo la dispersione scolastica e riducendo il disagio giovanile. Il progetto rappresenta un investimento strategico sul futuro, trasformando l’educazione in un motore di crescita sociale ed economica.
2 CURRICULUM
In sede europea, fin dai primi anni 2000 è stato proposto un Sillabo di otto competenze-chiave, recepito dal Decreto ministeriale n. 139 del 22 agosto 2007 “Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione”, del quale un Allegato presenta i “quattro assi culturali”: Linguaggi, Matematica, Scienze, Storia. La logica delle competenze-chiave è quella del core curriculum, che deve essere percorso da ogni ragazzo entro l’età di 18 anni. Si deve concentrare su “quattro laboratori/dipartimenti delle competenze-chiave”, Il monte-ore annuale degli insegnanti si organizza su base annuale. Gli insegnanti sono al servizio del Dipartimento e della scuola; organizzati dentro una comunità professionale educante.
La scuola è concepita creando una struttura poli-scolastica dove i ragazzi possono trascorrere l’intera giornata e vivere all’interno della loro comunità generazionale dedicandosi allo sport, al gioco, all’arte, allo studio. Il primo ciclo si concentra sulle competenze fondamentali come la lettura, la scrittura, la matematica, le scienze, le lingue, l’educazione civica e la programmazione.
I primi tre anni del secondo ciclo accompagnano gli adolescenti attraverso un’età di trasformazione, fondamentale per lo sviluppo di capacità cruciali per la formazione della persona. Occorre costruire una specificità didattica e formativa pensata per i giovani di questa età, privilegiando un approccio induttivo che superi quello deduttivo e mnemonico, e che sia mediato da docenti e figure professionali specificamente formate. L’insegnamento deve puntare sulla scoperta, la costruzione e il consolidamento per poter affrontare le fasi successive della scuola. Gli studenti svolgeranno lavori di gruppo che sviluppino, tramite attività laboratoriali interdisciplinari attraverso alternanza di team work e lavoro singolo indipendente, ma ‘assistito nella supervisione’. Le materie studiate coprono aree scientifiche come materie STEAM e programmazione, e si estendono a Design Technology, Data litteracy, laboratori artistici e musicali e produzione di manufatti. Saranno aggiunte materie tecniche quali diritto, integrazione europea e studi economici per la comprensione dell’impresa, del mercato e della finanza che compongono la realtà del mondo del lavoro. Il rafforzamento del bilinguismo tramite la metodologia CLIL va reso parte integrante della scuola. Queste materie, aggiuntive al core curriculum, saranno supportate tramite la creazione di aule di materia attrezzate in modo da stimolare la creatività e la curiosità. Per il successo di questa offerta formativa, si dovrà puntare sulle strategie meta-cognitive (pensare a come pensare/ apprendere ad apprendere) per sviluppare la capacità emergente degli adolescenti di sviluppare pensieri formalizzati.
Il quarto anno comune di orientamento vedrà l’introduzione del tutor specifico che si rapporta allo studente settimanalmente e segue le scelte formative facendo da intermediario tra docenti, genitori e studente stesso.
Gli ultimi 3 anni combinano un core curriculum fisso – approfondendo materie dei cicli precedenti – e materie specifiche al percorso scelto dalle studentesse e dagli studenti favorendo una formazione mirata e personale. Le materie insegnate nel ciclo secondario devono essere finalizzate a un curriculum interconnesso e interdisciplinare.
Lo studio della programmazione informatica (Computing) per due ore settimanali, sin dal primo anno del primo ciclo basata su progetti come la creazione di giochi e storie interattive, è una leva fondamentale per sviluppare competenze trasversali quali il pensiero critico, la creatività e la collaborazione. Il pensiero computazionale insegna il cosiddetto problem-solving tramite la scomposizione, l’astrazione e il riconoscimento degli schemi. A questo corso sarà integrata la sicurezza informatica, la protezione dei dati personali e l’utilizzo di strumenti digitali per la produttività come l’intelligenza artificiale. La scuola deve fornire gli strumenti per poter navigare i mari del sapere in un mondo in cui ogni aspetto della vita è collegato alla tecnologia.
Data la denatalità, è da superare la norma vigente che fissa come parametro numerico delle classi di scuola primaria la soglia di almeno 15 bimbi. Classi a numero inferiore saranno sempre più comuni anche nei cicli successivi. Il declino demografico comporta molti rischi a forte impatto sul PIL potenziale, ma presenta anche l’aspetto di creare nella scuola un migliore e più ravvicinato rapporto insegnanti-studenti.
3. ASSETTO ISTITUZIONALE: LA SCELTA DELL’AUTONOMIA
- La definizione del curriculum essenziale delle discipline (non oltre il 50% dell'intero curriculum)
- Il finanziamento pro capite di ogni ragazzo che entra nel sistema educativo;
- La valutazione degli istituti, dei dirigenti, dei docenti.
- La conoscenza del Portfolio di ciascun ragazzo in ingresso,
- I piani di studio personalizzati,
- L'organizzazione dell'attività didattica e del lavoro dei docenti. Istituzione di un piano triennale della gestione e dell’organizzazione delle attività con distinzione tra funzione docente e funzioni organizzative e di servizio diverse dalla docenza. Il dirigente scolastico determina un fondo per il piano organizzativo al fine di definire le figure di sistema necessarie nell’ambito di coordinamento e progettazione didattica.
- Monte-ore degli insegnanti annuale, non obbligatoriamente diviso per 18/24 ore alla settimana, a loro volta da distribuire su 5 giorni.
- La ricerca di fondi ulteriori rispetto a quelli provenienti dal Ministero
- La gestione, attraverso i fondi statali (e/o ulteriori) dell'edilizia scolastica;
Quanto alla governance del sistema: al livello delle singole scuole autonome, tutte le componenti della comunità educante elaborano uno Statuto, dal quale risultino chiare la titolarità e la responsabilità delle decisioni.
Il Consiglio di Gestione (formato da Dirigente, Docenti e rappresentanti della componente genitori ed alunni) delibera sulla gestione economico finanziaria della scuola; il Collegio dei Docenti, in collaborazione coi Dipartimenti disciplinari, delibera sulle scelte che riguardano i curricula personalizzati, i quadri orari, i progetti e più in generale sugli indirizzi didattici e la funzione docente.
Le scuole autonome svolgono funzione di:
- assunzione dei dirigenti e dei docenti (già dotati di laurea abilitante e che abbiano superato una selezione nazionale) da destinare alle singole scuole attraverso la costituzione di Commissioni apposite (vedasi punto sul Reclutamento e assunzione docenti).
- vigilanza e controllo per garantire il rispetto da parte delle scuole autonome delle regole nazionali (legalità) e dei principi di buona amministrazione, efficienza ed efficacia.
A livello nazionale servono due organi:
- l’Autorità del curriculum, con il compito della ricerca, dell’innovazione didattica e dell’elaborazione permanente del Sillabo delle competenze-chiave. Essa potrebbe coincidere con l’attuale INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) opportunamente rifunzionalizzato;
- il Sistema nazionale di valutazione (INVALSI), che si avvalga, analogamente a quello inglese, di un corpo di ispettori, composto da dirigenti, docenti, esperti in scienze dell’educazione, che vengono periodicamente inviati nelle scuole e che utilizzano test, colloqui, osservazioni dirette per accertare la qualità dell’offerta educativa.
Il Ministero dell’Istruzione avrà un’attività molto ridotta rispetto all’attuale e ridefinita in maniera sussidiaria, liberando risorse finanziarie da destinare all’autonomia scolastica. A livello nazionale e internazionale, esercita ruolo sussidiario di ciò che le reti delle autonomie non riescono a fare da sole.
Tutta la governance scolastica (nazionale ed autonoma degli istituti) richiede una drastica riduzione degli adempimenti burocratici e una semplificazione della normativa lasciando spazio alla didattica ed interventi educativi individualizzati.
4. FORMAZIONE, ASSUNZIONE E CARRIERA PROFESSIONALE
Formazione
- Scuola primaria e dell’infanzia: percorso formativo di 5 anni con laurea magistrale abilitante in Scienze della formazione;
- Scuola secondaria di 1° e 2° grado: percorso formativo di 5 anni con laurea magistrale abilitante.
- A partire dal quarto anno, dopo un test psicoattitudinale, l’aspirante docente accede a un’area pedagogico-didattica, a numero programmato, nella quale:- si continuano gli studi della disciplina fino al quinto anno;- si integrano gli studi con insegnamenti di psicologia dell’età evolutiva, di storia della scuola, di legislazione scolastica, di metodologia e tecniche didattiche;- si fanno esperienze tri-quadrimestrali di apprendistato nelle scuole, sotto la guida di insegnanti esperti-tutor.
- La laurea abilitante all’insegnamento viene conferita per duplice giudizio, quello dell’Università e quello delle scuole in cui il candidato ha fatto esperienze di apprendistato.
Assunzione
- La domanda di assunzione viene indirizzata direttamente dal laureato alle Scuole che mettano a disposizione dei posti;
- Le Scuole istituiscono un Comitato per l’Assunzione, composto dal Dirigente scolastico, da un tutor, da due docenti della disciplina, sorteggiati da un elenco stilato dall’Unione Scolastica Territoriale;
- Il docente viene assunto in prova-tirocinio della durata di 1 anno, al termine del quale il Comitato per l’Assunzione decide o no per l’assunzione definitiva.
Carriera Professionale
- Progressione mista di carriera (minima per anzianità, massima per merito) con 3 livelli di docenza successivi (iniziale, ordinario, esperto) che consentono l’accesso agli step retributivi superiori. Il passaggio da un grado all’altro è richiesto dall’interessato, non è legato all’anzianità ma solo al riconoscimento del merito;
- Applicazione dei criteri meritocratici per la progressione di carriera anche al personale già in ruolo in modo progressivo (senza intaccare quanto già maturato ma applicandolo agli scatti successivi).
- Un Comitato di valutazione, composto dal Dirigente scolastico, da un insegnante esperto interno e da uno esterno all’Istituto, decide della richiesta.
LE RIFORME ISTITUZIONALI
LE RIFORME
ISTITUZIONALI
1- IL MONOCAMERALISMO
Il sistema parlamentare italiano è attualmente basato su un modello bicamerale perfetto, in cui Camera dei Deputati e Senato della Repubblica esercitano le stesse funzioni legislative. Sebbene questo sistema sia stato pensato per consentire che leggi e provvedimenti fossero assunti con maggiore ponderazione, esso ha spesso generato problemi di lentezza decisionale, iter legislativi complessi e difficoltà nella formazione di governi stabili. La realtà attuale è ormai molto diversa da quella disegnata in Costituzione.
Il potere legislativo è di fatto esercitato pressoché integralmente attraverso decreti legge dei governi, la cui lettura in seconda Camera consiste nel votare in fretta i testi approvati dalla prima, per evitare la decadenza del decreto. Anche la legge di bilancio da anni viene approvata in realtà dopo un esame da parte di una sola Camera. Il monocameralismo rappresenta dunque una proposta che mira a superare tali limiti, prevedendo un’unica camera legislativa.
Vantaggi del monocameralismo:
- Efficienza legislativa: le leggi sarebbero approvate più rapidamente, senza i continui rimpalli tra Camera e Senato.
- Chiarezza istituzionale: un'unica camera renderebbe più trasparente il processo decisionale e attribuirebbe maggiore responsabilità ai parlamentari.
- Maggiore rapidità nel processo legislativo, eliminando il doppio passaggio delle leggi tra le due camere, che spesso porta a lungaggini e inefficienze.
- Maggior stabilità governativa, riducendo il rischio di maggioranze differenti tra le due camere e facilitando l'approvazione dei provvedimenti del governo.
- Migliore rappresentatività territoriale, con una revisione del sistema elettorale che garantisca una più equa distribuzione dei seggi tra le diverse aree del Paese.
Tuttavia, il monocameralismo comporta anche alcune criticità da considerare: l’eventualità di minor controllo sulle decisioni legislative, una limitazione del ruolo del Parlamento come contrappeso.
Tali criticità rendono necessaria anche una riforma elettorale adeguata: per evitare squilibri nella rappresentanza, riteniamo fondamentale adottare un sistema elettorale che garantisca rappresentatività, equità e stabilità.
2- RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE
L’ attuale sistema elettorale presenta numerosi difetti e problemi strutturali che vanno affrontati in modo urgente:
– DISAFFEZIONE POLITICA E ASTENSIONE CRESCENTE:
L’astensione elettorale, che ha raggiunto il 36,1% nelle elezioni politiche del 2022, è un fenomeno preoccupante. La crescente distanza tra cittadini e istituzioni è il risultato di un sistema elettorale che risulta incomprensibile, in cui la scelta del voto non si traduce sempre in un cambiamento tangibile. La difficoltà nel comprendere il sistema e la percezione di scarsa efficacia delle istituzioni politiche contribuiscono a una crescente disaffezione.

– BIPOLARISMO FORZATO E LIMITAZIONE DELLA RAPPRESENTANZA:
Il sistema attuale premia le coalizioni di grandi dimensioni e limita la possibilità di espressione la possibilità di espressione per le minoranze, il cui ruolo in democrazia è vitale. Non va infatti mortificato il pluralismo politico e la rappresentanza di una parte significativa della popolazione. Nemmeno va sottovalutato, che nella storia italiana, istanze prima minoritarie (si pensi per tutte al divorzio), siano risultate condivisibili, e condivise, dalla maggioranza grazie al confronto tra le diverse e plurali tendenze in sede parlamentare.
– COMPLESSITÀ E CONFUSIONE NELLE MODALITÀ DI VOTO:
La combinazione tra maggioritario e proporzionale di cui al “Rosatellum” si sostanzia in un maggioritario ingannevole perché il candidato nell’uninominale è eletto grazie ai voti dati dalle liste collegate. Pochi sanno che l’elettore che non gradisca il proprio candidato nell’uninominale può solo cambiare il voto alla lista. Va inoltre notato che la soglia di sbarramento favorisce la dispersione e il non voto di chi rifiuta il bipolarismo forzato.
– INSTABILITÀ DEI GOVERNI:
Nonostante gli sforzi per creare maggioranze stabili, il sistema elettorale italiano e gli statuti parlamentari, che non scoraggiano la migrazione di eletti nelle liste in gruppi diversi da quelli per cui hanno ottenuto i voti popolari, continuano a portare a frequenti crisi di governo, ostacolando la capacità di attuare politiche coerenti e di lungo periodo.
Il “Rosatellum” non bilancia la rappresentanza politica né frena la frammentazione e la trasmigrazione tra i gruppi, tanto che successivamente alle alleanze forzate i parlamentari si costituiscono in vari gruppi e sottogruppi (nel gruppo misto) “artificiali” in numero ben superiore ai dieci nuovi “partiti” che non hanno origine nella votazione dei cittadini. Perché mai, se non è stato il popolo a pronunciarsi?

Le due riforme elettorali possibili
Negli ultimi trent’anni l’Italia ha cambiato tre sistemi elettorali, ma ogni volta la scelta è stata viziata da due aspetti:
- È stata fatta non avendo in mente un modello di democrazia ma il minimo comune denominatore tra le convenienze di brevissimo termine dei partiti politici.
- Implicava una combinazione (a pesi variabili in ciascuno dei tre modelli) tra maggioritario e proporzionale, finendo per sommare i difetti di questi sistemi, invece che i pregi.
È arrivato invece il momento di scegliere un sistema elettorale stabile (e quindi non soggetto, periodicamente, alla revisione basata sul cambiamento delle convenienze relative dei partiti) e che indichi un modello preciso di organizzazione del sistema politico e di funzionamento delle istituzioni democratiche.
Per noi gli obiettivi fondamentali da raggiungere devono essere tre:
- Massimizzare la stabilità dei governi.
- Restituire ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente il proprio parlamentare.
- L’incremento della partecipazione elettorale.
Per questo, sosteniamo che la scelta del nuovo sistema elettorale debba essere presa con un larghissimo accordo tra le forze politiche, ma che possa oscillare solo tra due modelli:
1. Un sistema maggioritario a doppio turno, sul modello di quello in vigore in Francia (ma in cui ad andare al ballottaggio sono solo i primi due classificati al primo turno).
Questo primo modello (pressoché identico a quello in vigore in Francia) indica una democrazia maggioritaria (nell’unica forma possibile – il doppio turno – in un Paese privo di una pluricentenaria tradizione bipartitica), in cui la governabilità prevale sulla rappresentanza e il governo viene indicato chiaramente dagli elettori.
2. Un sistema interamente proporzionale con sbarramento e con preferenze.
Questo secondo modello (in vigore in molti paesi europei, dalla Germania all’Austria, passando per Danimarca e Olanda) indica una democrazia proporzionale, in cui la rappresentanza prevale sulla governabilità e il governo viene formato dopo il voto tramite un accordo trasparente tra le forze politiche, la cui forza relativa nella negoziazione viene assegnata dagli elettori.
3- AUTONOMIA REGIONALE PER UN FEDERALISMO SENSATO
Riteniamo ancora che, di pari passo alla riforma costituzionale del c.d. Monocameralismo, debba accompagnarsi un radicale mutamento dell’ordinamento statale con una impostazione però completamente differente rispetto alla riforma delle autonomie regionali c.d. “Riforma Calderoli”.
Federarsi significa unirsi: gli Stati federali nascono tramite l’unione di entità potenzialmente del tutto autonome, ma che decidono di mettere in comune determinate strutture per lo svolgimento di funzioni specifiche (tipicamente: difesa, rapporti internazionali, moneta), e di unificare determinate normative (costituzione, leggi fondamentali in materia civile e penale).
Con ciò ottengono un maggior peso politico a livello internazionale (dovuto alle maggiori dimensioni), un risparmio di spesa (dovuto alle economie di scala) ed una semplificazione (dovuta alla uniformità delle norme.
Non è stato così in Italia, che ha visto un’addizione di poteri regionali a quelli dello Stato centrale.
La confusa architettura dei poteri concorrenti tra Stato e Regioni ordinarie realizzata dalla riforma costituzionale del 2001 ha comportato l’ulteriore aumento della spesa pubblica, il peggior funzionamento dell’apparato della pubblica amministrazione, l’esplosione della conflittualità tra Stato e regioni di fronte alla Corte Costituzionale, gravata da un numero crescente di impugnative reciproche di atti normativi contestati per conflitto di attribuzione. Complessivamente: più svantaggi sia per i cittadini sia per le imprese. Alcuni problemi hanno assunto dimensioni enormi: a cominciare dalla sciagurata gestione della Sanità.
La Corte Costituzionale a nostro giudizio ha lodevolmente bocciato molto aspetti rilevanti della cosiddetta “Riforma Calderoli” sull’Autonomia Differenziata delle regioni. Non si può procedere in assenza di una precisa determinazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP).
La Corte Costituzionale ha sottolineato che i LEP devono garantire un’eguaglianza sostanziale nei diritti su tutto il territorio nazionale. E per colmare gli enormi gap nei LEP oggi esistenti in Italia a livello territoriale serve un’adeguata copertura finanziaria, ogni idea di riforma a costo zero è infondata a meno di voler perseguire un ulteriore aggravamento delle rilevanti disparità territoriali in Italia.
Noi restiamo convinti che il pasticcio costituzionale del 2001 rischi di aggravarsi: non è ipotizzabile un’Italia che devolva alle Regioni la competenza sulla politica del commercio estero, del mercato energetico, delle infrastrutture di tlc e via proseguendo. Su tutte queste materie economicamente strategiche bisogna pensare a realizzare e rafforzare un mercato unico europeo, non mercatini regionali.
Il nostro progetto prevede di arrivare ad un assetto in cui sia possibile applicare il sano principio liberale “pago, vedo, voto”.
Occorre definire con chiarezza in quanti livelli di governo territoriali si articoli il settore pubblico (e anche questo semplice concetto, da un decennio, è al momento sfuggente). Poi occorre dotare ciascun livello di governo di competenze chiare ed esclusive (eliminando non solo le materie concorrenti tra Stato e regioni ma anche la confusione esistente tra Regioni – che nascevano come ente di programmazione e non di gestione – e comuni) e di uno strumento fiscale esclusivo e manovrabile liberamente. E il terzo indispensabile elemento è realizzare una perequazione totale tra fabbisogni standard e capacità fiscali, in modo da mettere tutti i territori sullo stesso punto di partenza.
A quel punto, si realizzerebbe un vero ed efficiente federalismo, che non è dato dal numero di materie devolute agli enti territoriali ma dalla realizzazione del vero connubio tra Autonomia e Responsabilità sulle materie che – in un contesto globale che è sideralmente diverso dagli Anni Novanta del secolo scorso – è più efficiente far gestire a livello decentrato. In tale situazione, in altre parole, il cittadino è pienamente consapevole di quali sono i compiti esclusivi del livello di governo che va ad eleggere (e sa che è stato messo nelle condizioni di farlo) e sa qual è la tassa che gli versa affinché possa svolgere quei compiti: per cui quando entrerà in cabina elettorale sarà nelle condizioni di valutare quale dei due “piatti della bilancia” pesi di più, se le tasse che ha versato o i servizi che ha ricevuto in cambio.
Ma nessuno in Italia ne parla in questi termini. Anche perché ciò comporterebbe una revisione profonda di come la Costituzione aveva disegnato province e regioni.
La “Società Geografica Italiana” nel 2013 proposte uno schema che rispetto a 130 enti tra province e regioni sostituiva solo 36 ampi enti territoriali su basi di omogeneità e tessuto economico ben diverse e meglio definite, eliminando dunque 94 enti. Disegni eventuali di energico accorpamento, perseguendo obiettivi di ottimizzazione dei servizi da offrire e di efficientamento34 delle risorse pubbliche, potrebbero costituire antidoti efficaci contro rischi di ulteriore frammentazione nazionale collegati a una riforma dell’autonomia differenziata tanto improvvidamente confusa e ideologica come quella affossata dalla Corte Costituzionale. Ma noi purtroppo non ne vediamo alcuna premessa seria, nella posizione attuale delle forze politiche presenti in parlamento.
INNOVAZIONE E COMPETITIVITÀ
INNOVAZIONE E
COMPETITIVITÀ
L’Italia, e più in generale l’Europa, affrontano una fase di crescita economica debole e un ulteriore declino della capacità competitiva rispetto ai concorrenti globali, in particolare asiatici e americani.
I principali fattori che limitano produttività e competitività del sistema produttivo italiano:
- ECCESSO DI BUROCRAZIA
Gli oneri e adempimenti burocratici costano a cittadini e imprese circa 150 miliardi l’anno. - PUBBLICA AMMINISTRAZIONE INEFFICIENTE
L’Italia è al penultimo posto in UE per fiducia dei cittadini verso la Pubblica Amministrazione. Peggio di noi solo la Grecia. - COSTO ELEVATO DELL'ENERGIA
Gli italiani pagano le bollette, in media, il 23% in più della media UE. Per le aziende, i costi legati all’energia sono il 24% più elevati della media UE, con punte fino al 40% e oltre. - DEFICIT DI CONCORRENZA
Mercati italiani in numerosi casi regolamentati da barriere all’ingresso che limitano la competizione. - DEFICIT DI INNOVAZIONE E COMPETENZE
Le spese in ricerca e sviluppo nei paesi dell’Unione europea sono in media il 2,2% del PIL, in Italia appena l’1,3% mentre in Germania addirittura il 3,1%. - ELEVATA FRAMMENTAZIONE DEL SISTEMA PRODUTTIVO
A fronte di una media nei paesi dell’Unione europea di 5,1 addetti per impresa, l’Italia ne registra appena 3,9 mentre in Germania addirittura 12,1.
Affrontare queste criticità richiede un’agenda coraggiosa e interventi strutturali. L’Italia ha un enorme potenziale di crescita, ma per esprimerlo pienamente è necessario un cambio di paradigma. Le proposte delineate puntano a:
- Liberare l’iniziativa imprenditoriale attraverso una vigorosa semplificazione normativa e burocratica.
- Abbattere il costo dell’energia e promuovere l'autosufficienza energetica.
- Rilanciare l’innovazione come motore della crescita economica.
- Accrescere la concorrenza, per creare un sistema di produzione e servizi alle aziende e ai cittadini più dinamico e competitivo.
È fondamentale che queste proposte siano integrate in un’agenda politica coerente e sostenuta da un forte consenso, sia a livello nazionale che europeo.
LE PROPOSTE
1. Semplificazione amministrativa e riforma burocratica
- Principio di autorizzazione all’attività economica: Introdurre e generalizzare il principio per cui l’impresa può iniziare le proprie attività ed investimenti all’atto del deposito della segnalazione di inizio attività, con facoltà dell’amministrazione di fermare nei soli casi di non conformità sostanziale.
- Riduzione degli obblighi di reportistica: eliminare tutti gli obblighi di comunicazione previsti dalle normative a carico delle imprese che non siano direttamente collegati all’uso di risorse pubbliche o che non avvengano nell’ambito di processi di verifica avviati dalle amministrazioni. Rafforzare il divieto di richiesta alle aziende di informazioni già in possesso dell’amministrazione prevedendo la non sanzionabilità della mancata risposta in caso di richiesta di dati già in possesso in possesso dell’Amministrazione, o desumibili da dati già in possesso della stessa.
- Introduzione del principio dell’avviso (“warning”/“compliance notice”): Prevedere, nei casi in cui non sussistano dolo o danni quantificati per l’amministrazione o per terzi, che alla prima infrazione l’amministrazione fornisca un avviso all’impresa, illustrando la natura dell’infrazione e concedendo un termine per adeguarsi.
- Riduzione delle spese accessorie contrattuali: Sostituire gli obblighi di certificazione notarile dei contratti e degli atti societari con la notifica sotto responsabilità delle imprese a un registro pubblico digitale che ne garantisca l’immutabilità.
- Digitalizzazione dei processi amministrativi: Implementare un sistema elettronico di tracciamento delle pratiche pubbliche che consenta:
- alle imprese di monitorare l’avanzamento delle proprie istanze
- alla cittadinanza di controllare i carichi di lavoro degli uffici pubblici, migliorando trasparenza e accountability
- alle amministrazioni di interoperare effettivamente tra loro.
- Integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi pubblici: Ai fini di aumentare prevedibilità e trasparenza dell'azione pubblica, implementare sistemi di intelligenza artificiale per la pre-verifica delle pratiche pubbliche, permettendo a cittadini e imprese di valutare in anticipo la conformità delle proprie istanze alle normative vigenti.
- Rafforzamento delle sezioni specializzate in materia d’impresa e brevetti nei tribunali: Introdurre giudizi collegiali con competenze multidisciplinari e un percorso di carriera specifico per i magistrati delle sezioni di impresa. Prevedere il reclutamento nei ranghi della magistratura d’impresa di esperti anche non giuristi a metà carriera.
- Riorganizzazione dei piccoli comuni: la loro frammentazione non consente economie di scala nella gestione dei servizi, le loro inadeguate dotazioni di personale tecnico non consentono la redazione efficace di bandi e gare rivolti a imprese. I forti incentivi monetari all’accorpamento dei comuni hanno prodotto risultati solo marginali (la riduzione da 8100 a 7900 comuni) soprattutto a causa dell’obbligo di referendum. Occorrono procedure diverse di consultazione delle comunità locali e rimodulare gli incentivi, rendendoli ancor più incisivi per le fusioni di due o più comuni che arrivino ad una dimensione compresa tra i 5.000 e i 15.000 abitanti, riducendoli per gli altri.
- Blockchain per archiviazione dei documenti per fini pubblici: consentire l’utilizzo della tecnologia blockchain per la produzione e la conservazione di tutta la documentazione relativa a controlli pubblici.
- Inversione degli oneri di certificazione: eliminare l’analisi controfattuale in capo alle imprese e semplificare il rilascio del DURC e della certificazione antimafia, implementando un sistema automatico periodico di invio da parte delle PA alle imprese.
- Eliminazione dei regimi fiscali speciali e dei bandi a progetto: Abolire gradualmente i regimi fiscali speciali per le imprese, riducendo in modo corrispondente le aliquote per la generalità delle imprese. Analogamente, destinare a riduzione d’imposta le risorse destinate oggi a bandi a progetto a favore delle imprese.
- Riduzione del cuneo previdenziale per le giovani generazioni: introdurre progressivamente un sistema contributivo a versamento che consenta alle giovani generazioni di investire una quota dei fondi previdenziali ora versati a INPS a fondi pensione individuali e nominativi, o almeno, per esigenze di equilibrio di finanza pubblica, in buoni del tesoro individuali vincolati a lungo termine. Eliminare l’obbligo di ulteriori versamenti una volta raggiunta una determinata soglia minima.
- Concorrenza nell’assicurazione sugli infortuni: Affiancare al sistema attuale un sistema di mercato, mettendo INAIL in competizione con operatori di mercato.
2. Riforme nel Settore Energetico
- Rimozione dei vincoli alla produzione di energia nucleare: Eliminare i divieti per la produzione di energia da fonte nucleare, facendo salve esclusivamente le normative a presidio della sicurezza tecnica.
- Promozione dell’autoconsumo energetico: Liberalizzare la produzione di energia per autoconsumo fino a 200 kW, con esenzione totale dal regime di accisa. Eliminare il vincolo della medesima cabina primaria dalla configurazione dell’autoconsumo a distanza.
- Incentivi alla localizzazione degli impianti energetici: Esentare dalla quota relativa alle tariffe di trasporto dell’energia le comunità che ospitano impianti sistemici di produzione.
- Disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da fonte rinnovabile da quello da fonte fossile: promuovere a livello nazionale una profonda revisione del meccanismo di formazione del prezzo ("market design"), nonchè lo sviluppo di un mercato di lungo termine in modo che il prezzo dell'elettricità sia maggiormente basato sul costo medio delle rinnovabili (LCOE, levelized cost of energy) e non più sul costo marginale del gas.
3. Promozione dell’innovazione e rafforzamento delle competenze
- Completare l’autonomia del sistema della ricerca trasformando gli Enti di Ricerca e le Università in Fondazioni di diritto privato a capitale interamente pubblico sul modello IIT, FBK, e Max Planck Gesellschaft al fine di allinearsi alle migliori pratiche internazionali.
- Rafforzare gli Uffici di trasferimento tecnologico e di divulgazione (“Knowledge and Technology Transfer Office”) con finanziamenti dedicati per investire su brevetti, prototipi, marketing e reclutamento di professionalità adeguate.
- Rafforzare – eliminando tutti i correttivi ex-post che in questi anni nei fatti ne hanno vanificato gli effetti – l’allocazione del Fondo di Finanziamento Ordinario degli Atenei interamente sulla base dei risultati della valutazione della didattica e della ricerca, e non più su base storica.
- Potenziare ed estendere l’esperienza degli ITS. Riconoscere la formazione effettuata nelle accademie aziendali.
- Prevedere espressamente la possibilità per gli ITS Academy di stipulare specifiche convenzioni con le imprese per consentire la partecipazione dei dipendenti delle stesse, dotati della esperienza professionale richiesta, all’erogazione dei percorsi formativi.
- Creare una forma di contratto stagionale per l’inserimento degli studenti delle scuole superiori in azienda durante il periodo estivo, prevedendo un regime incentivante sia dal punto di vista fiscale, che contributivo.
- Creare ambienti regolatori semplificati per i settori manifatturiero e digitale, consentendo alle imprese di sperimentare innovazioni per periodi temporanei senza il peso di regolamentazioni eccessive, previa comunicazione alle autorità di controllo rilevanti delle proprie attività.
- Supportare ed accelerare il progetto della Banca Centrale Europea di introduzione dell’euro digitale, come strumento di semplificazione dei pagamenti (e di lotta all’evasione fiscale) e di contrasto ai pericolosi rischi di utilizzo di monete alternative.
- Agire a livello europeo per ottenere una riduzione dei vincoli allo sviluppo dell'intelligenza artificiale introdotti dall'AI Act, anche attraverso l'introduzione di apposite sandbox regolatorie. Includere gli investimenti in AI tra quelli ammissibili per i benefici di Industria 4.0 e 5.0.
4. Potenziare l’ecosistema startup italiano
- Potenziare i programmi di incubazione e accelerazione nelle università, incentivando la creazione di ecosistemi innovativi e la valorizzazione commerciale della ricerca accademica.
- Favorire un accordo tra investitori istituzionali, grandi imprese e attori pubblici, ispirato al modello francese "Initiative Tibi", per canalizzare miliardi di euro nel venture capital italiano.
- Introdurre maggiori agevolazioni fiscali per chi investe nel primo aumento di capitale di una startup, tassazione agevolata sulle plusvalenze per incentivare il finanziamento di progetti ad alto potenziale nelle fasi iniziali.
5. Rafforzamento della concorrenza
- Gestione concorrenziale dei servizi pubblici: Passare ad un modello di Stato regolatore e non esecutore, con messa a gara generalizzata dei servizi pubblici di tipo esecutivo, e delle concessioni con durata massima degli affidamenti dai 5 agli 8 anni a seconda dei settori. Rafforzamento dei servizi di supporto tecnico alle amministrazioni per la redazione dei bandi di gara e vincolo degli stanziamenti pubblici all’adozione delle buone pratiche individuate.
- Eliminazione delle barriere all’ingresso: Vietare limitazioni all’esercizio delle attività economiche basate su numeri contingentati (es. taxi, notai) e garantire che eventuali requisiti tecnici richiesti siano verificati periodicamente in modo non discriminatorio su tutti i titolari e non solo i nuovi entranti.
- Concorrenza nelle pubbliche concessioni: Limitare concessioni e licenze ai soli casi di utilizzo di risorse pubbliche specifiche. Rendere inderogabile il principio di messa a gara periodico delle concessioni pubbliche.
- Concorrenza nelle professioni: nel rispetto della libertà dei professionisti di associarsi liberamente, limitare il riconoscimento pubblico degli ordini professionali ai soli casi in cui risulta strettamente necessario tutelare la fede pubblica e l’asimmetria informativa tra professionisti e cittadini, come ad esempio nel caso dell’avvocatura, dei commercialisti, della sanità, della ingegneria civile.
6. Sostegno alla crescita, aggregazione e patrimonializzazione del sistema produttivo
- Rafforzare la fiscalità premiale nei casi di reinvestimento degli utili ed introdurre una IRES premiale al 15% di supporto ai processi di crescita delle imprese, con criteri prevalenti l’aumento verificato della produttività e la realizzazione di operazioni di fusione-aggregazione.
- Affiancare alla legge sulla concorrenza una legge per la produttività, che definisca obiettivi e strumenti per la crescita della produttività e del valore aggiunto.
- Prevedere la deducibilità fiscale del sovrapprezzo di fusione nei casi di aggregazione industriale.
- Estendere anche ai casi di aggregazione di impresa le previsioni fiscali previste per i casi di passaggio generazionale delle imprese nell’ambito della stessa famiglia.
- Eliminare le disparità normative di vantaggio per le PMI che non siano legate alla crescita dimensionale dell’impresa stessa.















