FISCO
Una spending review rigorosa serve non solo a realizzare avanzi primari più consistenti per la riduzione del debito, ma per liberare risorse attraverso la riduzione di spesa corrente improduttiva, destinandole invece a sanità, scuola, università e ricerca. Tutti settori in cui capitali e competenze dei privati vanno incentivati e coinvolti in forme moderne di partenariato pubblico-privato meglio capace di raggiungere gli obiettivi che lo Stato non riesce a conseguire efficientemente.
Il fisco va rivisto dalle fondamenta. Va reso più semplice, meno oppressivo per chi oggi paga troppo, deve costituire una leva per la crescita e non, com’è oggi, un distorto incentivo all’evasione, come avviene nell’IRPEF la cui base imponibile è stata scardinata grazie al proliferare di bonus a tempo la cui soglia fa scattare aliquote reali folli. Un Paese in cui solo sul 15% dei contribuenti grava oltre il 60% del gettito IRPEF uccide il ceto medio. L’Irap va abrogata per tutte le imprese. L’IRES deve prevedere consistenti abbattimenti di aliquota non solo per chi accresce investimenti, produttività e valore aggiunto, ma altresì per avviare una grande campagna di aggregazioni e fusioni d’impresa per l’accrescimento della loro dimensione e patrimonializzazione. NO ai ripetuti condoni e alle reiterate maxi rottamazioni.
Le politiche di assistenza sociale hanno fallito, malgrado una continua impennata della spesa, in volume, finanziata a carico della fiscalità generale. Serve un’anagrafe generale dell’assistenza sociale che oggi manca in Italia, un unico assegno universale per carichi familiari, spese d’istruzione, disabili e non autosufficienti, azzerando la giungla attuale di deduzioni e detrazioni IRPEF. E orientandolo in maniera prioritaria verso giovani e donne. Occorre liberare una quota di contribuzione obbligatoria a favore dei fondi complementari privati, per alleggerire i costi pubblici e liberare risorse a favore di investimenti produttivi da parte di fondi pensione che nel resto dell’Occidente sono soggetti finanziari primari della crescita e per i quali occorre rivederne la tassazione. E un grande potenziamento dei controlli ispettivi in quei settori del mercato del lavoro in cui INPS e Agenzia delle Entrate attestano da anni che si concentrano vasti fenomeni irregolarità contributiva, salari in nero e violazione dei diritti del lavoro.
Per un’identità liberaldemocratica e riformatrice sui temi fiscali
Quattro direttrici prioritarie:
1- Una “vera” riforma del fisco e della giustizia tributaria, puntando:
- sull’alleggerimento delle imposte (in particolare dell’Irpef, attraverso un graduale allargamento degli scaglioni, la revisione dei “gradini” della scala delle aliquote e lo scambio tra sfoltimento delle tax expenditures e riduzione delle aliquote a seguito di interventi di riduzione selettiva della spesa pubblica
- sul superamento dell’attuale dicotomia tra principi costituzionali (cd. equità orizzontale dell’onere fiscale sulla capacità contributiva effettiva e principio della tassatività della previsione di Legge delle prestazioni monetarie e burocratiche) e prassi operativa data dall’esondazione di normazione secondaria e regolamentare, sull’implementazione
- sull’implementazione di un nuovo calendario delle scadenze fiscali meno oneroso in termini burocratici e più efficiente in termini operativi. Ciò sia per i contribuenti e i professionisti del fisco, dal lato adempimenti e scadenze, che andrebbero semplificati, i primi, e accorpate, le seconde; e sia per l’Amministrazione Finanziaria, introducendo tre finestre temporali fisse per l’emissione di atti/richieste ai contribuenti, garantendo, da un lato, di non arrivare in prossimità del cambio di anno e riducendo così il rischio di decadenza per le pretese erariali, ma anche, dall’altro, di non sovrapporsi a periodi coincidenti con le ferie estive e/o le festività natalizie, riducendo il rischio di assenze e/o di mancate notifiche con conseguente decorso dei termini dato dall’inattuale procedura di iscrizione all’albo pretorio/comunale)
- sull’effettiva realizzazione di un sistema di giustizia fiscale efficiente e davvero indipendente dagli Enti impositori, il tutto anche attraverso specifiche correzioni del recente impianto di riforma;
2- Interventi sul settore finanziario, in termini di efficienza della fiscalità del risparmio e degli investimenti (anche alla luce delle evoluzioni del segmento fintech e dei cryptoasset, oltre che delle distorsioni di talune imposte specifiche come l’attuale versione della tobin tax e/o della tassazione della previdenza complementare), tenendo conto dell’impatto fiscale sia sulla competitività del sistema dei mercati finanziari e della rete degli intermediari finanziari e sia sul rapporto banca-impresa (anche alla luce dell’evoluzione delle regole del fondo centrale di garanzia, della gestione degli npe/npl rispetto alle regole del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza nonché degli effetti derivanti dal risiko bancario in atto); abolizione della distinzione tra redditi diversi e redditi da capitale per quanto concerne la tassazione del risparmio.
3- Revisione della fiscalità del settore immobiliare (dopo la drammatica stagione dei bonus edilizi e pre-transizione energetica comunitaria) sia in termini di impatto sul mercato delle transazioni immobiliari che sulla competitività delle imprese del comparto stesso;
4- Interventi sulla competitività fiscale, in termini di maggiore attrazione degli investimenti (domestici e internazionali), anche intervenendo sul miglioramento della regolamentazione degli scambi cross-border (in termini di tariffe doganali e di accordi multi/bi-laterali) e su una nuova (e necessaria) regolamentazione dei servizi digitali (anche in relazione alla soluzione delle questioni legate alla territorialità impositiva), nonché di revisione della cd. IRES premiale sulle società al 15%, favorendo maggiori investimenti, aumenti verificati della produttività e aggregazioni/fusioni fra imprese, abrogazione diretta dell’IRAP senza sua sostituzione con addizionali proporzionali (che danneggerebbero le imprese in crescita);
LE PROPOSTE
Le proposte di seguito indicate sono caratterizzate dalla loro attualità, nel dibattito mediatico politico e tecnico-fiscale, e dalla loro immediata attuabilità pratica, in termini di tempi e di piena sostenibilità finanziaria complessiva per l’Erario.
Queste sono:
1. Radicale riforma del sistema fiscale
Radicale riforma del sistema fiscale all’insegna di efficienza e semplicità: abolizione dell’Irap (e integrazione del suo gettito all’interno delle altre imposte), radicale semplificazione dell’Irpef e dell’Ires tramite uno scambio tra abolizione tax expenditures e riduzione delle aliquote, semplificazione strutturale delle aliquote Iva, riordino degli strumenti fiscali assegnando – in un’ottica di vero federalismo e di accountability – ad ogni livello di governo il suo strumento fiscale esclusivo, completamento del processo di avvicinamento tra bilancio civilistico e bilancio fiscale. Tra cinque anni dovrà essere possibile pagare le imposte col telefonino.
2. Authority fiscale terza di garanzia (AFG):
Nonostante la recente riforma fiscale in corso di attuazione, lo squilibrio del rapporto fra Stato e Cittadino appare tuttora evidente in ambito tributario, soprattutto nella fase endoprocedimentale (pur non esaustivamente: discrezionalità nella selezione e nell’attuazione dei controlli, inversioni dell’onere della prova, micro-accertamenti tesi ad ottenere acquiescenza per evitare eccessivi oneri di difesa, disapplicazione del principio di soccombenza e di refusione delle spese di lite in caso di vittoria del contribuente). Le frequenti previsioni legislative in spregio ai principi dello Statuto dei diritti del contribuente; la non condivisibile scelta di subordinare l’inapplicabilità di sanzioni tributarie, apparentemente a favore del contribuente, all’adesione ai dettami delle circolari ministeriali scritte – senza contraddittorio e senza impugnabilità diretta, ampliandone di fatto la valenza – dallo stesso Ente che ne determina le modalità di accertamento; il sostanziale conflitto di interessi costituito dalla concentrazione di poteri del trinomio MEF/AdE/AdER, che legifera, norma in via regolamentare, interpreta, accerta, escute, media, transa e perfino gestisce il Garante del contribuente; il frequente mancato rispetto del dettato costituzionale sull’impossibilità di richiedere prestazioni patrimoniali e personali (i.e. adempimenti) se non in forza di una Legge (i.e. quindi non a seguito di normativa secondaria o, peggio, per via interpretativa); sono tutti elementi oggettivi che erodono il diritto alla difesa dei contribuenti.
Si propone, dunque, l’introduzione di un’Authority fiscale terza di garanzia (AFG), con poteri indipendenti di:
- Coordinamento della struttura del Garante del contribuente
- Sospensione eventuale dell’efficacia di interpelli e/o delle circolari interpretative emanate dall’AdE, chiedendone la revisione ove difformi ai principi dello Statuto dei diritti dei contribuenti
- Azione interdittiva (con sospensione dei termini), in caso di specifiche violazioni endoprocedimentali dei principi del medesimo Statuto nell’ambito delle procedure di controllo in capo ai singoli contribuenti
- Funzioni consultive (in materia di normazione tributaria, anche attraverso procedure di “bollinatura” del rispetto dei principi dello Statuto nella promulgazione di nuove Leggi tributarie) e consuntive (relazione annuale al parlamento).
Il tutto a costo sostanzialmente zero (sono funzioni già presenti oggi, vertice apicale a parte) e secondo il principio che per combattere seriamente l’evasione (che c’è), occorre prima tutelare i contribuenti onesti (che ci sono).
3. Revisione del sistema incentivante dell’AdE
La revisione del sistema incentivante dell’AdE, per la parte basata sul valore degli accertamenti emessi. Come detto, l’attuale percezione di sfiducia nella imposizione tributaria, sin dall’esercizio dei poteri di controllo e verifica, oggi ancora decisamente disequilibrati a favore dell’Erario e a svantaggio dei contribuenti (e degli investitori esteri), verrebbe sicuramente mitigata dall’abolizione dei “premi di produttività”, che di fatto inducono a volte in situazioni tali da confliggere con il principio costituzionale di capacità contributiva, inducendo a vere e proprie ricerche di gettito aggiuntivo nei confronti di contribuenti già sostanzialmente regolari, invece che indirizzarsi verso situazioni veramente evasive meno facilmente individuabili.
Proponiamo di conseguenza una energica revisione dei cosiddetti “bonus” erogati ai funzionari AdE quali “premi di produttività /performance”, le cui modalità/entità sono consultabili nella sezione “amministrazione trasparente” del sito dell’Agenzia Entrate [qui gli attuali i criteri di valutazione: 84df0748-f67d-1ec8-e6a1-57aff9c3697e / qui per l’ammontare dei premi erogati: L’Agenzia – Ammontare complessivo dei premi – Agenzia delle Entrate].
4. (Re) Introduzione della tassazione differenziata sugli investimenti di lungo periodo
Una tassazione agevolata in base alla durata dell’investimento incentiverebbe il risparmio a lungo termine, premiando chi investe in modo responsabile per il proprio futuro o per quello della propria famiglia, in modo da sostenere i fondamentali di lungo periodo delle imprese e la stabilità dei mercati finanziari, riducendone la volatilità. Si propone un’aliquota ridotta del 21% (invece dell’ordinario 26%, un livello analogo alla tassazione sugli affitti agevolati) sulle plusvalenze di natura finanziaria derivanti dalla detenzione continuativa di strumenti e/o prodotti finanziari per almeno 36 mesi. Ciò potrebbe essere inserito, peraltro, nella più generale revisione delle regole della tassazione delle rendite finanziarie prevista dalla legge delega di riforma fiscale in corso di attuazione.
Occorre abbattere l’anomalia italiana che tassa i fondi previdenziali complementari sul maturato annuale, invece che al momento finale dell’incasso dell’assegno previdenziale da parte del sottoscrittore: è un ostacolo sia alla crescita dei fondi, sempre più necessari per l’equilibrio del sistema, sia al ruolo dei fondi come primari attori finanziari degli investimenti produttivi, come invece avviene nei Paesi avanzati.
5. Concordato fiscale preventivo successorio
Le attuali esigenze “di cassa” dello Stato e la circostanza che il nostro Paese abbia una fiscalità molto più ridotta degli altri Paesi europei sull’imposta delle successioni, determinano la ricorrente discussione sull’introduzione di imposte patrimoniali e/o di innalzamento o di riduzione delle franchigie oggi applicabili. Una strada per ovviare a tali incertezze e, al contempo, per generare possibili nuove entrate per l’Erario ma con un vantaggio fiscale per i contribuenti, è introdurre un concordato fiscale preventivo successorio, cioè la possibilità di pagare anticipatamente in vita le future imposte sulle successioni alle aliquote e con le franchigie attuali, sterilizzando – fino all’ammontare del valore ad oggi – gli eventuali aggravi che in futuro potrebbero essere introdotti sulla successione.
6- Riduzione mirata della spesa pubblica e della pressione tributaria
Riduzione mirata della spesa pubblica e riduzione della pressione tributaria devono procedere di pari passo. Spagna, Portogallo e Grecia in questi anni hanno mostrato che intervenendo sulla spesa il debito pubblico può scendere in pochi anni di molti punti di PIL.
La diligenza del buon padre di famiglia impone di non lasciare un debito finanziario eccessivo alle future generazioni. Il denaro pubblico appartiene ai cittadini. Si propone l’introduzione normativa di un metodo tecnico-scientifico e strutturato per il monitoraggio di quanto una spesa sia effettivamente necessaria o meno, definendo ex-ante le metriche misurabili dei risultati attesi e imputando le riduzioni attuabili ad un fondo destinato automaticamente alla riduzione del carico tributario complessivo. Non, come accade oggi, al ripiano di nuova spesa pubblica in deficit.
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