LIBERARE ENERGIA

 PREMESSA 

 L’energia è la misura della libertà di un Paese. Senza energia accessibile e sicura non esistono crescita né autonomia. Ma l’autonomia energetica richiede infrastrutture efficienti e fonti stabili, in grado di sostenere la domanda a fronte di un mondo più instabile, sia sul piano climatico che geopolitico. L’energia non è una merce come le altre: è un’infrastruttura abilitante. Senza una disponibilità continua, sicura e a costi sostenibili, non possono esistere la produzione industriale, i servizi avanzati, la sanità moderna, le infrastrutture digitali né una piena partecipazione sociale. La qualità del sistema energetico determina il livello di libertà economica e politica di un Paese. Un sistema fragile genera dipendenza, instabilità dei prezzi, perdita di competitività e vulnerabilità alle crisi geopolitiche. La politica energetica deve quindi essere concepita come una politica di sicurezza nazionale, di sviluppo economico e di sovranità democratica, fondata su dati, scienza e strumenti di mercato. La sicurezza energetica comprende anche la vigilanza sulle filiere tecnologiche strategiche, al fine di evitare nuove dipendenze industriali concentrate. 


 1 ENERGIA, SVILUPPO E SICUREZZA NAZIONALE 

 Lo sviluppo economico moderno è storicamente associato a una crescente disponibilità di energia e a un miglioramento continuo dell’efficienza tecnologica. L’aumento del PIL e la riduzione dell’intensità energetica non sono processi contraddittori: i Paesi più avanzati sono quelli che producono più valore per unità di energia consumata, non quelli che rinunciano all’energia. Oggi l’Italia presenta una vulnerabilità strutturale: una dipendenza elevata dalle importazioni di energia primaria, in particolare di gas naturale e petrolio. Nel 2022 l’Italia ha importato oltre il 74% dell’energia primaria che consuma2, questa dipendenza ha tre effetti sistemici: 

1.esposizione alla volatilità dei prezzi internazionali

2.trasferimento netto di ricchezza all’estero

3.riduzione dell’autonomia decisionale in contesti di crisi geopolitica

Ridurre la dipendenza energetica significa creare le condizioni perché imprese e cittadini operino in un contesto più libero, competitivo e aperto, favorendo decisioni economiche e industriali meno vincolate da fattori esterni. 

In questo quadro, la sicurezza energetica richiede il superamento degli ostacoli sociali, economici e di sistema che limitano la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali. È necessario rimuovere i vincoli normativi e autorizzativi che impediscono un aumento dei siti di estrazioni nazionali di idrocarburi, laddove tecnicamente ed economicamente sostenibile, al fine di sostituire una quota di petrolio e gas naturale importati, sia via gasdotto sia in forma liquefatta. Tale approccio non mira all’autosufficienza, ma a una riduzione strutturale della dipendenza estera nella fase di transizione. In tale contesto, un maggiore coordinamento tra produzione nazionale di gas e fabbisogno interno contribuirebbe a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e l’efficienza del sistema energetico. 

La transizione energetica deve quindi perseguire simultaneamente: 

• sicurezza degli approvvigionamenti 

• riduzione e stabilità dei prezzi 

• competitività industriale 

• decarbonizzazione 

Nel valutare la sicurezza energetica è necessario considerare anche la dipendenza da filiere tecnologiche concentrate in pochi Paesi extra-europei. La capacità di produrre, manutenere e rinnovare le infrastrutture energetiche è parte integrante della sovranità economica. 


2 IL SISTEMA ELETTRICO ITALIANO: REALTÀ FISICA E LIMITI STRUTTURALI 

Il sistema elettrico italiano è caratterizzato da una crescente elettrificazione dei consumi finali: climatizzazione, mobilità elettrica, data center, servizi digitali e industria. Questa evoluzione aumenta non solo il fabbisogno annuo di energia, ma soprattutto la necessità di potenza disponibile nei momenti critici. 

Nel 2024, le rinnovabili hanno coperto il 41,2% della domanda elettrica italiana, il gas naturale il 40,7%, il carbone meno del 4%. Le fonti rinnovabili non programmabili hanno aumentato significativamente il contributo alla produzione elettrica, ma presentano limiti fisici non eliminabili: 

• produzione variabile nel tempo 

• disallineamento tra produzione e domanda 

• concentrazione geografica delle risorse 

Gli eventi climatici estremi (siccità, ondate di calore) hanno dimostrato che anche fonti storicamente affidabili, come l’idroelettrico, possono diventare vulnerabili. 

Già nel 2022, la grave scarsità di risorsa idrica registrata mise a dura prova il settore energetico e l’Italia, con un calo della produzione di circa 17 TWh, fu il Paese europeo che risentì maggiormente della carenza d’acqua4, quell’anno la produzione idroelettrica si ridusse di oltre il 20% rispetto alla media del decennio 2010-20205. 

Un sistema elettrico non può essere valutato sulla media annua, ma sulla sua capacità di reggere i picchi di stress e d seguire il profilo della domanda. 

Ne consegue la necessità di un mix energetico che integri: 

• fonti intermittenti con accumulo 

• flessibilità 

• capacità programmabile a basse emissioni 

L’espansione delle fonti rinnovabili deve essere valutata in funzione dell’equilibrio complessivo del sistema elettrico, della resilienza infrastrutturale e della sicurezza degli approvvigionamenti dei materiali. 


3 PRINCIPI GUIDA DELLA POLITICA ENERGETICA LIBERAL-DEMOCRATICA 

Il Partito LiberalDemocratico adotta un approccio pragmatico e non ideologico alla transizione energetica, fondato su sei principi: 

1. Sicurezza energetica come interesse nazionale primario 

2. Neutralità tecnologica, nel rispetto degli obiettivi climatici e della competitività delle soluzioni tecniche 

3. Mercati concorrenziali e regolazione efficace 

4. Responsabilità degli operatori per gli effetti di sistema 

5. Trasparenza e coinvolgimento informato dei cittadini 

6. Diversificazione tecnologica e industriale: nessuna tecnologia energetica può diventare pilastro esclusivo del sistema se associata a dipendenze critiche e concentrate da fornitori esteri. 

Lo Stato non deve scegliere le tecnologie vincitrici, ma creare le condizioni affinché le soluzioni più efficienti emergano. Ciò richiede tuttavia una capacità pubblica solida di valutazione tecnica ed economica delle tecnologie disponibili, senza la quale non è possibile disegnare strumenti di mercato efficaci e neutrali. 


4 GOVERNANCE, AUTORIZZAZIONI, RETI E MERCATI 

4.1 Indirizzo strategico nazionale e cooperazione istituzionale 

La frammentazione delle competenze tra Stato e Regioni ha rallentato lo sviluppo di infrastrutture energetiche strategiche. È necessario rafforzare il coordinamento senza esautorare i territori. 

 

Proposte 

1. Definire con chiarezza il ruolo dello Stato e delle Regioni in materia energetica 

Lo Stato stabilisce le priorità strategiche nazionali e gli obiettivi da raggiungere; le Regioni realizzano gli interventi e rilasciano le autorizzazioni entro tempi certi. In caso di ritardi o mancato rispetto delle scadenze previste dalla legge, è possibile l’intervento sostitutivo dello Stato. 

Obiettivo: evitare conflitti di competenza, ridurre i blocchi decisionali e garantire la realizzazione delle infrastrutture energetiche strategiche. 

2. Assicurare una regia nazionale sul rispetto dei tempi e degli impegni 

Senza creare nuovi enti, lo Stato attiva un sistema di coordinamento e monitoraggio che controlla l’avanzamento dei progetti energetici strategici e interviene solo nei casi di stallo, nei limiti previsti dalla Costituzione. 

Obiettivo: garantire coerenza delle scelte a livello nazionale, rispetto degli impegni europei e certezza dei tempi di realizzazione. 

 

4.2 Semplificazione autorizzativa e certezza dei procedimenti 

La complessità autorizzativa è uno dei principali fattori di rischio per gli investimenti energetici in Italia. 

La produzione diffusa resta frenata da iter autorizzativi lunghi e disomogenei: per un parco eolico servono in media 7 anni di permessi. 

 

Proposte 

1. Digitalizzare integralmente i procedimenti autorizzativi attraverso sportelli unici nazionali e regionali, con tracciabilità e scadenze vincolanti. 

Obiettivo: ridurre drasticamente i tempi autorizzativi e il rischio amministrativo. 

2. Standardizzare requisiti e fasi procedurali a livello nazionale, limitando la discrezionalità non motivata. 

Obiettivo: garantire parità di trattamento e prevedibilità regolatoria. 

 

4.3 Strumenti di mercato: CfD, PPA e bancabilità 

La transizione energetica richiede investimenti molto elevati e tempi di rientro lunghi, in un contesto di forte incertezza dei prezzi. Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza energetica e competitività industriale è quindi essenziale ridurre il rischio per chi investe, così da abbassare il costo del capitale. In Italia sono già presenti meccanismi di tipo CfD (Contract for Difference) per le fonti rinnovabili. Tuttavia, nella configurazione attuale essi operano prevalentemente come strumenti di incentivo e non sempre consentono una piena riduzione del rischio di mercato, in particolare per le tecnologie caratterizzate da elevata intensità di capitale e da esposizione alla volatilità dei prezzi. 

 

Proposte 

1. Rafforzare ed evolvere i CfD come strumento pubblico di stabilizzazione dei ricavi e di riduzione del rischio sistemico, attraverso schemi differenziati in funzione delle tecnologie e del contributo al sistema: 

• rinnovabili non programmabili (eolico e FV): per nuovi impianti e repowering, CfD progettati per mitigare l’esposizione alla volatilità dei prezzi, alla cannibalizzazione e al curtailment 

• idroelettrico (nuovi impianti, rifacimenti e potenziamenti) 

• tecnologie a basse emissioni in grado di garantire produzione programmabile 

• soluzioni che contribuiscono alla flessibilità e all’adeguatezza del sistema, attraverso schemi di CfD dedicati 

I CfD dovranno essere assegnati tramite aste competitive e trasparenti, nel rispetto delle regole UE su concorrenza e aiuti di Stato. Le procedure dovranno essere progettate in modo da ridurre effettivamente il rischio per gli investitori, favorire la realizzazione dei progetti e garantire continuità e prevedibilità degli investimenti, consentendo, ove opportuno, l’integrazione con PPA (Power Purchase Agreement) di lungo termine, anche attraverso CfD parziali. 

Nelle aste potranno essere inclusi criteri oggettivi e non discriminatori legati alla resilienza delle catene di fornitura e alla diversificazione dei fornitori. 

Obiettivo: ridurre il costo del capitale e stabilizzare i prezzi dell’energia, senza aumentare i costi per i consumatori (con i CFD, quando il prezzo dell’energia sale oltre un livello prestabilito, i ricavi extra dei produttori non restano a loro, ma vengono restituiti al sistema. Queste risorse servono a ridurre gli oneri di sistema e contribuiscono così ad abbassare il costo finale dell’energia per famiglie e imprese.) 

2. Favorire la diffusione di PPA a lungo termine tra produttori e consumatori industriali, anche attraverso: 

• la definizione di standard contrattuali semplici e replicabili, anche tramite piattaforme organizzate di mercato, per ridurre i costi di negoziazione e aumentare la trasparenza;

• strumenti di mitigazione del rischio di controparte, ulteriori rispetto a quelli esistenti, in particolare a favore di nuovi entranti e PMI; 

• forme di aggregazione per PMI e filiere, in grado di consentire l’accesso ai PPA anche a imprese di dimensioni ridotte. 

I Power Purchase Agreement (PPA) consentono alle imprese di fissare nel tempo il prezzo dell’energia, riducendo l’esposizione alla volatilità dei mercati, e agli investitori di disporre di ricavi stabili e prevedibili, favorendo investimenti di lungo periodo basati su logiche di mercato. I PPA per le fonti intermittenti (o virtuale PPA) potranno essere consentiti finchè la rete elettrica nazionale potrà assorbire lo sfasamento produzione/consumo senza generare congestioni, curtailment e costi di bilanciamento. 

Obiettivo: rafforzare la competitività dell’industria, ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi e sostenere investimenti di lungo periodo. 

CfD e PPA sono strumenti diversi ma complementari: i primi riducono il rischio sistemico, i secondi rafforzano il mercato e l’industria. 

 

4.4 Adeguatezza, flessibilità e responsabilizzazione 

Il meccanismo di remunerazione della capacità (Capacity Market) è già uno strumento fondamentale per garantire la sicurezza del sistema elettrico italiano. Nel tempo, dovrà però adattarsi a un sistema sempre più complesso, caratterizzato da una forte presenza di fonti rinnovabili, da una maggiore variabilità della produzione e dall’ingresso di nuove soluzioni tecnologiche, inclusi i sistemi di accumulo e, nel lungo periodo, anche forme di generazione programmabile a basse emissioni, come il nucleare di nuova generazione. 

 

Proposte 

1. Rafforzare il Capacity Market valorizzando la disponibilità effettiva e l’affidabilità della capacità nelle condizioni di stress del sistema e basandolo su aste competitive e tecnologicamente neutrali. Tutte le tecnologie in grado di contribuire alla sicurezza del sistema (generazione programmabile, accumuli e domanda flessibile) dovrebbero poter competere su basi paritarie, senza distorsioni o preferenze amministrative. 

Obiettivo: garantire la sicurezza del sistema elettrico nel lungo periodo, favorendo investimenti efficienti guidati dal mercato e contenendo i costi per i consumatori. 

2. Rafforzare la responsabilizzazione degli operatori attraverso: 

• penalità chiare e realmente applicabili in caso di indisponibilità della capacità impegnata; 

• un’attribuzione dei costi di sbilanciamento che faccia ricadere i costi su chi li genera, in base ai comportamenti reali degli operatori e secondo le regole dei mercati di bilanciamento. 

Obiettivo: incentivare comportamenti responsabili, ridurre inefficienze e tutelare i consumatori finali, rafforzando la fiducia nel funzionamento del mercato elettrico. 

 

4.5 Produzione di prossimità e comunità energetiche 

L’integrazione della generazione distribuita è una priorità liberale per ridurre i carichi sulla rete di trasmissione e minimizzare le perdite energetiche. Sebbene il D.Lgs. 199/2021 e il Decreto CACER (n. 41/2024) abbiano avviato il percorso delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), occorre superare la logica del sussidio per approdare a una reale efficienza di mercato. 

 

Proposte 

1. Parità di trattamento tra autoconsumo collettivo e individuale: Allineando l’Italia ai modelli nord-europei, il Distributore (DSO) deve operare la sterilizzazione diretta in bolletta di oneri di sistema, costi di trasporto, accise e imposte regionali per i kWh condivisi localmente (sotto la medesima cabina primaria). Questa riforma dei meccanismi contabili riduce i tempi di ritorno dell’investimento senza gravare su incentivi a fondo perduto, trasformando il risparmio in valore di sistema anziché in rendita. 

2. Ampliamento della partecipazione ai Distretti Produttivi: È necessario semplificare l’avvio delle CER includendo esplicitamente le aggregazioni produttive. L’integrazione dei distretti industriali permette di ottimizzare le curve di carico e garantire stabilità alla rete, ampliando la partecipazione dei soggetti energivori e aumentando la competitività della manifattura locale. 

In conclusione, la nostra visione mira a trasformare le CER da strumenti di integrazione sociale a veri e propri modelli di business efficienti, dove la riduzione del carico sulla rete si traduce in un beneficio economico diretto per il cittadino e l’impresa, riducendo l’intermediazione statale e favorendo la libertà di iniziativa energetica. 


5 IL RUOLO DEL NUCLEARE NEL MIX ITALIANO 

Lo sviluppo di capacità nucleare programmabile consente di ridurre la necessità di una crescita eccessiva delle fonti non programmabili, contribuendo a un mix più equilibrato e meno dipendente da singole filiere tecnologiche. Le centrali nucleari sono a zero emissioni dirette di CO₂, sicure e affidabili: i reattori di terza generazione e terza generazione avanzata, oggi pienamente commercializzati, sono progettati per rispondere in modo passivo a guasti e anomalie, garantendo massimi standard di sicurezza7. 

Il combustibile nucleare, l’uranio, può essere approvvigionato in modo stabile da una rete di Paesi democratici (Canada, Australia, UE, USA) e incide in misura minima sul prezzo finale dell’energia8: a differenza del gas, le variazioni del prezzo dell’uranio hanno un impatto trascurabile sul costo dell’energia prodotta. 

Nel nucleare il valore si concentra nell’ingegneria, nella costruzione e nella gestione, non nell’approvvigionamento del combustibile. 

 

Proposte 

1. Istituzione di un centro di competenza nazionale sul nucleare 

Riconoscere e riorganizzare ENEA come centro di competenza nazionale sul nucleare, oppure istituire un nuovo ente dedicato che assuma il ruolo di braccio tecnico-scientifico dello Stato, sul modello del CNEN. 

Caratteristiche chiave 

• mandato chiaro e pluriennale 

• governance autonoma e responsabilità parlamentare 

• funzioni di: ingegneria di sistema e valutazione tecnologica, supporto tecnico alle decisioni pubbliche e coordinamento della ricerca applicata 

• netta separazione dal ruolo regolatorio (in capo all’ISIN) 

Obiettivo: Ricostruire una capacità nazionale permanente di competenza, progettazione e valutazione tecnica nel settore nucleare, condizione necessaria per qualsiasi scelta industriale o regolatoria credibile. 

2. Rafforzamento dell’autorità nazionale di sicurezza nucleare e radioprotezione (ISIN) 

Rafforzare strutturalmente ISIN per adeguarne capacità, risorse e mandato a un possibile ritorno del nucleare civile in Italia. 

Linee di intervento 

• incremento stabile dell’organico tecnico-specialistico 

• potenziamento delle competenze di licensing per nuovi impianti (III/III+, SMR) 

• rafforzamento dell’autonomia finanziaria e operativa 

• allineamento sistematico agli standard IAEA e UE 

• cooperazione strutturata con autorità omologhe internazionali 

ISIN resta autorità indipendente, distinta da qualsiasi soggetto promotore, progettuale o industriale. 

Obiettivo 

Garantire i massimi livelli di sicurezza, credibilità internazionale e fiducia pubblica, prerequisito essenziale per autorizzare e controllare qualsiasi attività nucleare. 

3. Definizione di una roadmap nucleare nazionale progressiva e tecnologicamente neutra 

Adottare una roadmap nazionale articolata per fasi successive, fondata su gradualità, neutralità tecnologica e riduzione del rischio industriale e finanziario. 

La strategia dovrà prevedere: 

• impiego prioritario, nel breve-medio termine, di reattori di III e III+ generazione già in esercizio in Paesi OCSE; 

• sviluppo di Small Modular Reactors (SMR) per applicazioni industriali specifiche, teleriscaldamento e integrazione in reti isolate; 

• partecipazione ai programmi internazionali di ricerca su IV generazione e fusione. 

Struttura temporale indicativa 

Fase iniziale – Decisione politica e quadro normativo (0–1 anno) 

Approvazione di una legge-quadro che renda giuridicamente possibile il ritorno al nucleare civile, ne riconosca il carattere strategico e definisca il ruolo dello Stato come regolatore, garante della sicurezza e facilitatore finanziario, non come costruttore. 

Fase istituzionale – Regole e capacità amministrative (1–4 anni) 

Costruzione del sistema autorizzativo nazionale, rafforzamento delle autorità competenti, definizione delle procedure ambientali e completamento del quadro su rifiuti e smantellamento. 

Fase economico-finanziaria – Attrazione degli investimenti (3–6 anni) 

Introduzione di strumenti di stabilizzazione dei ricavi, garanzie pubbliche mirate e meccanismi di mercato per rendere i progetti bancabili e attrarre capitali privati. 

Fase territoriale – Selezione dei siti e consultazioni (4–7 anni) 

Individuazione dei criteri nazionali di localizzazione, consultazioni pubbliche trasparenti, valutazioni ambientali strategiche e selezione di uno o due siti prioritari. 

Fase autorizzativa finale – Progetto e decisione d’investimento (7–10 anni) 

Valutazione tecnica del reattore scelto, rilascio delle licenze e finalizzazione del pacchetto finanziario. 

Fase realizzativa – Costruzione e avviamento (10–16 anni) 

Costruzione dell’impianto, test e avvio commerciale. 

In condizioni favorevoli e con continuità politica, il primo reattore potrebbe entrare in esercizio circa 15–16 anni dopo la decisione iniziale. Con una decisione nel 2026, l’entrata in esercizio potrebbe collocarsi nel periodo 2040–2042 

Obiettivo 

Reintrodurre capacità nucleare in modo graduale, sicuro e coerente con la maturità tecnologica, evitando accelerazioni non realistiche e minimizzando il rischio per cittadini e investitori. 

4. Accelerazione della realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi 

Accelerare in modo irreversibile il processo di localizzazione, autorizzazione e realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, integrandolo esplicitamente nella strategia energetica nazionale. 

Principi 

• pieno adempimento agli obblighi internazionali 

• massima trasparenza e coinvolgimento territoriale 

• riconoscimento del deposito come infrastruttura strategica di sicurezza nazionale 

Obiettivo: Creare le condizioni legali, industriali e reputazionali indispensabili per qualsiasi programma nucleare, presente o futuro, rafforzando al contempo la gestione responsabile dei rifiuti esistenti. 

5. Creazione di un quadro finanziario per la bancabilità dei progetti nucleari 

Rendere i progetti nucleari bancabili attraverso un mix di strumenti pubblici e di mercato, allineati alle migliori pratiche internazionali. 

Strumenti 

• contratti per differenza (CfD) per la stabilizzazione dei ricavi 

• Power Purchase Agreements (PPA) di lungo termine 

• meccanismi di risk-sharing pubblico sul rischio regolatorio e di primo impianto 

Lo Stato non è costruttore né operatore, ma garante della stabilità del quadro regolatorio e finanziario. 

Obiettivo: attrarre capitali privati, ridurre il costo del capitale e rendere sostenibili investimenti ad alta intensità iniziale ma con benefici sistemici di lungo periodo. 


6 TERRITORI, FIDUCIA E TRASPARENZA 

La transizione fallisce senza consenso informato. La fiducia non nasce dall’imposizione, ma dalla conoscenza verificabile. La trasparenza deve riguardare anche l’origine delle tecnologie impiegate, le filiere di fornitura e i rischi di concentrazione industriale. 

Negli ultimi anni, numerose opere energetiche in Italia hanno subito ritardi a causa di iter autorizzativi complessi, oneri amministrativi e opposizioni locali. 

Le moderne tecnologie energetiche, dal nucleare alle rinnovabili, operano oggi sotto controlli ambientali e di sicurezza sempre più stringenti, nel quadro delle norme europee più avanzate in materia di tutela ambientale e trasparenza

Ricostruire la fiducia significa coinvolgere i cittadini nei processi decisionali, con il supporto di adeguata e approfondita informazione, evitando l’imposizione e contrastando fermamente fake e distorsioni della realtà tecnico-scientifica. 

 

Proposte 

1. Creare un portale nazionale integrato dei dati energetici, alimentato da ARERA, ISPRA, GSE, Terna e DSO. 

Obiettivo: rendere accessibili informazioni affidabili su sicurezza, impatti e funzionamento degli impianti. 

2. Avviare programmi nazionali di alfabetizzazione energetica affidati a università ed enti indipendenti. 

Obiettivo: contrastare disinformazione e paure infondate. 

3. Coinvolgere strutturalmente le comunità locali nei processi di pianificazione. 

Obiettivo: ridurre conflitti e ritardi, aumentare consenso sociale. 

4. Orientamento regolatorio verso il metering indipendente e la titolarità dei dati 

Obiettivo: dare concreta attuazione al principio della proprietà primaria dei dati di consumo del cliente finale, garantendo la possibilità di affidare il servizio di misura a soggetti indipendenti, nel rispetto degli standard di sicurezza, interoperabilità e protezione dei dati. 

5. Attivazione della flessibilità lato domanda tramite piani tariffari dinamici. 

L’Italia dispone di oltre 30 milioni di contatori intelligenti, oggi utilizzati solo parzialmente. 

Superare l’attuale schema tariffario rigido (mono/bi-orario), non più coerente con un sistema caratterizzato da elevata penetrazione delle fonti rinnovabili e da prezzi all’ingrosso con granularità quartoraria, attraverso l’introduzione di piani tariffari modulabili, dinamici e facilmente comprensibili, che consentano ai clienti finali di: 

• spostare volontariamente i consumi verso le fasce a minor prezzo; 

• ridurre la spesa energetica; 

• contribuire alla stabilità e sicurezza della rete. 

Obiettivo: trasformare la trasparenza in partecipazione attiva dei cittadini al sistema energetico, valorizzando il potenziale degli smart meter già installati. 


7 INNOVAZIONE, RICERCA E FUTURO INDUSTRIALE 

Senza ricerca e competenze la transizione diventa dipendenza tecnologica. L’Italia nel 2023 ha investito solo l’1,38% del PIL in ricerca e sviluppo, contro una media europea del 2,26%12. Eppure, nei progetti europei di punta (dalla fusione nucleare a Padova (RFX) alle reti intelligenti) il Paese conserva eccellenze scientifiche e industriali riconosciute. Innovare non significa inseguire una tecnologia o un modello: significa mettere scienza, impresa e istituzioni in condizione di collaborare, con regole chiare, capitali accessibili e percorsi formativi adeguati. La politica industriale per l’energia deve includere il recupero di capacità produttive e di integrazione di sistema nelle filiere critiche (fotovoltaico, inverter, elettronica di potenza, sistemi di accumulo), anche in cooperazione europea. L’innovazione energetica non è un atto tecnico: è un investimento sulla libertà e sull’indipendenza del Paese. 

 

Proposte 

1. Costruire un sistema nazionale integrato della ricerca energetica con ENEA, INFN13, università e imprese. 

Obiettivo: trasformare l’Italia da importatore a produttore di tecnologia. 

2. Incentivare capitale privato e venture capital con regole fiscali stabili. 

Obiettivo: attrarre investimenti e trattenere competenze. 

3. Rafforzare formazione tecnica, ITS e aggiornamento professionale. 

Obiettivo: costruire le competenze necessarie alla nuova economia dell’energia. 


8 INTEGRAZIONE NEL MERCATO UNICO EUROPEO 

La sicurezza nazionale è indissolubile da quella europea. Il Partito Liberaldemocratico sostiene: 

• Il potenziamento degli interconnector transfrontalieri per una gestione europea della flessibilità. 

• La creazione di un’Unione dell’Energia che agisca come blocco unico nei negoziati internazionali per l’approvvigionamento di materie prime. 

• Un mercato unico dei certificati e della capacità che premi la stabilità del sistema e non solo la produzione spot. 

Dichiarazione di Intenti: Non perseguiamo l’isolazionismo, ma la libertà dai ricatti geopolitici. Un sistema energetico diversificato, tecnologicamente neutro e integrato in Europa è la garanzia che l’Italia rimanga una democrazia industriale forte e libera. 

 

Proposte 

1. Costruire un sistema nazionale integrato della ricerca energetica con ENEA, INFN13, università e imprese. 

Obiettivo: trasformare l’Italia da importatore a produttore di tecnologia. 

2. Incentivare capitale privato e venture capital con regole fiscali stabili. 

Obiettivo: attrarre investimenti e trattenere competenze. 

3. Rafforzare formazione tecnica, ITS e aggiornamento professionale. 

Obiettivo: costruire le competenze necessarie alla nuova economia dell’energia. 


9 CONCLUSIONI 

La transizione energetica è una scelta strutturale di lungo periodo che richiede rigore scientifico, realismo economico e responsabilità politica. Le analisi sviluppate in questo policy paper evidenziano come il successo del percorso dipenda dalla solidità del sistema energetico e dalla sua capacità di sostenere crescita e autonomia decisionale. 

Una politica energetica efficace rafforza la libertà economica e la qualità delle decisioni pubbliche. 

Un assetto energetico affidabile e competitivo costituisce un presupposto essenziale per la tutela degli interessi strategici nazionali. In questa prospettiva, la sicurezza degli approvvigionamenti deve essere riconosciuta come un interesse pubblico primario, in coerenza con gli obiettivi climatici e con il funzionamento dei mercati. 

La sicurezza energetica è una condizione di apertura, non di chiusura. 

La strategia proposta dal Partito LiberalDemocratico si articola su sei pilastri: sicurezza energetica come priorità di interesse pubblico; neutralità tecnologica; mercati concorrenziali accompagnati da una regolazione forte e imparziale; responsabilità degli operatori rispetto agli effetti di sistema; trasparenza delle decisioni e coinvolgimento informato dei cittadini e diversificazione tecnologica e industriale: la transizione energetica deve ridurre le dipendenze dell’Italia, non sostituirle. 

Mercati aperti, regole credibili e cittadini informati sono il fondamento di una transizione sostenibile. 

Questo impianto consente di perseguire un percorso ambizioso e pragmatico, orientato all’interesse generale e fondato su un equilibrio durevole tra sicurezza energetica, competitività economica e sostenibilità ambientale. 

La transizione riesce quando unisce libertà, responsabilità e fiducia nelle istituzioni. 

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