Newsletter#4 - Referendum: prima di votare, leggimi
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#4
Dalle piazze alle urne: la nostra voce
🇪🇺 ECCO L’EUROPA NELLE STRADE
Il 9 Maggio è la Giornata dell’Europa. Una data simbolica e importante perchè ricorda il giorno del 1950 nel quale l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman gettò le basi per una cooperazione europea, un documento che di fatto è considerato l’atto di nascita di quella che oggi è l’Unione Europea: “L'Europa non potrà farsi in una volta sola, nè sarà costruita tutta insieme: essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto"
Dopo 75 anni da quel giorno, l’Unione Europea rischia di apparire distante, debole o marginale, schiacciata da due opposti populismi antieuropei: per questo è fondamentale riaffermare la sua centralità.
Non come riflesso del passato, ma come scelta per il futuro.
In tutta Italia, più di 50 eventi (LINK) stanno animando questo fine settimana: banchetti, incontri, manifestazioni, momenti di confronto e visibilità.
I nostri militanti sono nelle piazze con passione, idee e spirito di iniziativa, portando avanti un messaggio chiaro: l’Europa si costruisce, ogni giorno, dal basso.
In molti territori si sta lavorando fianco a fianco con altre realtà europeiste, a testimonianza di una volontà comune di rendere l’Unione più forte, più vicina, più democratica.
📸 In questa newsletter iniziamo a raccontarvi cosa sta accadendo, con le prime immagini arrivate dai territori.
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▶️ A Roma intanto abbiamo parlato di dazi, export e libero mercato. GUARDA IL VIDEO
UNIVERSITA’ E RICERCA: PERCHÉ BISOGNA INVESTIRE
Crediamo che investire nell’istruzione e nelle università significhi investire sul futuro. Con Choose Europe, l’Ue stanzia 500 milioni di euro fino al 2027 per garantire una università libera e aperta, garantire le giuste retribuzioni e favorire l’ingresso di nuovi talenti (Leggi online le nostre proposte)
REFERENDUM: ANALISI CRITICA DELLE PROPOSTE
Cosa cambia davvero su lavoro, cittadinanza e appalti
L’8 e 9 giugno voteremo su cinque quesiti referendari, quattro dei quali riguardano il lavoro e uno la cittadinanza.
I referendum sono abrogativi, ossia chi vota SÌ vuole cancellare una parte della legge attuale, mentre chi vota NO vuole mantenerla così com’è.
Ma attenzione: il risultato è valido solo se va a votare almeno il 50% degli aventi diritto.
Nel merito dei quesiti, la pensiamo così:
🛑 NO all’abolizione del contratto a tutele crescenti introdotto dal Jobs Act
🛑 NO al reintegro automatico per i licenziamenti anche nelle piccole imprese
🛑 NO alla riduzione delle causali per i contratti a termine
🛑 NO alla reintroduzione della responsabilità solidale illimitata negli appalti
✅ SÌ al referendum per estendere la cittadinanza ai bambini nati o cresciuti in Italia
La nostra posizione è chiara: i quattro quesiti sul lavoro guardano al passato, non al futuro e per questo SIAMO CONTRARI (LINK) Lo ha sottolineato anche Andrea Marcucci, annunciando che ritirerà solo la scheda sulla cittadinanza per votare SÌ convintamente.

Di seguito, una breve spiegazione per ciascun quesito. Chi volesse approfondire può leggere il documento completo sul nostro sito. (LINK)
🛑 LAVORO – CONTRATTO A TUTELE CRESCENTI (Jobs Act)
Cosa chiede il referendum: abrogare la disciplina delle tutele crescenti nei licenziamenti.
Perché SIAMO CONTRARI:
Con il SI non si tornerebbe non all’articolo 18 bensì alla Legge Fornero, che prevede indennità minori di quelle attuali. Inoltre la norma, peraltro modificata dalla Corte costituzionale, prevede già il reintegro per licenziamento illegittimo. Insomma chi dice che il Jobs Act ha favorito i licenziamenti mente sapendo di mentire: è vero invece che il contratto a tutele crescenti ha portato più stabilità e assunzioni.
🛑 LAVORO – PICCOLE IMPRESE
Cosa chiede il referendum: eliminare il tetto delle 6 mensilità previsto per il calcolo delle indennità per i licenziamenti nelle aziende sotto i 15 dipendenti.
Perché SIAMO CONTRARI:
Eliminare questo tetto significherebbe introdurre una disparità ingiustificata tra piccole e grandi imprese, penalizzando le realtà più fragili. Si passerebbe inoltre da un sistema con regole chiare a una situazione di totale discrezionalità del giudice, generando maggiore incertezza per tutti. Paradossalmente, si potrebbe arrivare al punto in cui licenziare in una microimpresa costi più che in una grande azienda, con effetti distorsivi sull’intero mercato del lavoro.
🛑 LAVORO – CONTRATTI A TERMINE
Cosa chiede il referendum: cancellare la norma che permette ai contratti collettivi di definire le causali.
Perché SIAMO CONTRARI:
Cancellare l’attuale flessibilità vorrebbe dire ostacolare le assunzioni a tempo determinato anche quando esistono reali esigenze temporanee. Il referendum renderebbe impossibile stipulare contratti se non esiste una causale rigida o un contratto collettivo applicabile, cosa che non è affatto garantita, soprattutto in molti contesti lavorativi. A farne maggiormente le spese sarebbero le piccole imprese, i settori stagionali e tutte quelle realtà dove la presenza sindacale è più debole o assente.
🛑 LAVORO – RESPONSABILITÀ SOLIDALE NEGLI APPALTI
Cosa chiede il referendum: reintrodurre la responsabilità solidale illimitata tra committente, appaltatore e subappaltatore.
Perché SIAMO CONTRARI:
Il referendum punta a cancellare una norma che oggi distingue tra la responsabilità diretta del committente e i rischi specifici affidati ad appaltatori qualificati. Eliminare questa distinzione significherebbe attribuire al committente ogni responsabilità, anche per aspetti su cui non ha alcun controllo effettivo. Il rischio concreto è quello di bloccare o complicare seriamente il sistema degli appalti, senza garantire reali benefici aggiuntivi per la tutela dei lavoratori.
✅ CITTADINANZA – BAMBINI NATI O CRESCIUTI IN ITALIA
Cosa chiede il referendum: abrogare la norma che impone agli stranieri residenti in Italia un requisito di 10 anni consecutivi di residenza legale per poter richiedere la cittadinanza. In caso di vittoria del Sì, questo limite verrebbe ridotto a 5 anni, lasciando invariati tutti gli altri criteri (lingua, reddito, assenza di condanne, ecc.).
Perché diciamo SÌ:
Ridurre da 10 a 5 anni il requisito di residenza rappresenta una riforma giusta, civile e moderata, già adottata in molti altri Paesi europei. Significa riconoscere come cittadini 2,5 milioni di persone che da anni vivono, lavorano, studiano e contribuiscono attivamente alla nostra società. Molti di questi addirittura in Italia sono nati e cresciuti, da famiglie di origine straniera. Votare SI, vuol dire quindi garantire a loro e ai loro figli diritti pieni: dal diritto di voto alla partecipazione civica, dall’accesso ai concorsi pubblici ai programmi di studio all’estero.
ATTENZIONE
I referendum abrogativi sono validi solo se vota la maggioranza degli aventi diritto (quorum del 50%). Questo significa che anche la scelta di non ritirare la scheda referendaria può incidere sull’esito, contribuendo a non raggiungere il quorum e quindi a mantenere in vigore le leggi attuali.
👉 RICORDA. Se ti rechi al seggio per votare, puoi scegliere liberamente quali schede ritirare.
COSA ABBIAMO IMPARATO DAL BLACKOUT SPAGNOLO?
Le nostre proposte per affrontare la transizione energetica
Il Primo Maggio è stata la festa dei lavoratori. Ma oggi più che mai il lavoro ha bisogno di essere liberato: da regole obsolete, da vincoli che frenano l’iniziativa, da una fiscalità che punisce chi crea valore.
Per questo come Partito Liberaldemocratico proponiamo quattro misure concrete, senza ideologia, pensate per un’Italia che non si accontenta.
Il blackout spagnolo ha mostrato con chiarezza i rischi di una transizione energetica guidata più dall’ideologia che dalla pianificazione concreta. Una penetrazione massiccia delle fonti rinnovabili nella rete elettrica può infatti generare difficoltà gestionali tali da causare incidenti di vasta portata. Il buon funzionamento della rete richiede smart grid, batterie, impianti e accumulatori da mantenere in efficienza costante, un attento bilanciamento tra domanda e offerta e investimenti significativi nella rete di distribuzione. Senza questi presupposti, le interruzioni di sistema possono oggi avere conseguenze molto vaste.
Per affrontare queste sfide, il Partito Liberaldemocratico propone:
- un mix energetico bilanciato che includa anche l’energia nucleare di nuova generazione, sicura e a basse emissioni;
- investimenti mirati nelle smart grid e nelle infrastrutture per l’accumulo energetico;
- una programmazione della transizione ecologica fondata su evidenze scientifiche e compatibilità economiche.
⠀👉 Scopri tutte le nostre proposte sull’ambiente e l’energia: partitoliberaldemocratico.com/ambienteenergia
IL PAPA E LA SFIDA GLOBALE
La Chiesa Cattolica ha una nuova guida con l’elezione di Robert Francis Prevost, col nome di Leone XIV, al seggio papale. Statunitense, missionario in Perù e nominato cardinale da Papa Francesco, nel suo primo discorso si è definito costruttore di ponti. In un mondo frammentato e segnato dagli estremismi, è una missione oggi più che mai difficile ma assolutamente necessaria.
Come Partito Liberaldemocratico, gli auguriamo di riuscirci, perchè ce n’è davvero bisogno.
DAI TERRITORI

È stata inaugurata la prima sede del Partito Liberaldemocratico in Puglia (LINK)
In provincia di Monza e della Brianza, invece, il consigliere comunale di Lissone Alberto Bertolini, entra nel Partito Liberaldemocratico. Benvenuto!
PARLANO DI NOI
- A proposito dell’abbassamento delle tasse al ceto medio, dopo l’interrogazione presentata dall’On. Luigi Marattin e la risposta del ministro Giorgetti (GUARDA IL VIDEO), Marattin è stato intervistato da Il Riformista (LINK), La Repubblica (LINK), Il Sole 24 ore (LINK) e Il Messaggero (LINK)
- Sempre Marattin su Affari italiani dà una valutazione sull’operato del governo (LINK)
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Cambiamo l’Italia insieme!
08 - 09 - 10 - 11 MAGGIO - L'EUROPA NELLE STRADE
📅 L’Europa Nelle Strade – 8, 9, 10 e 11 Maggio
In tutta Italia, ci troviamo nelle strade per incontrare cittadini, studenti, simpatizzanti e iscritti.
Un’occasione per parlare d’Europa, ascoltare idee e costruire insieme il futuro.
Ecco dove trovarci:
🇮🇹 CALABRIA
📍 Rende (CS)
🗓 Sabato 10 Maggio
📌 Banchetto informativo presso l’Università della Calabria – Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza “Giovanni Anania” (Cubo 0/C, ingresso Campus – Via P. Bucci, Arcavacata)
🕥 Dalle ore 10:30
📍 Diamante (CS)
🗓 Sabato 10 Maggio
📌 Incontro al locale “Il Gigante” – Via Mario Pagano 9
🕖 Dalle ore 19:00
🇮🇹 CAMPANIA
📍 Napoli
🗓 Venerdì 9 Maggio
📌 Incontro con iscritti e simpatizzanti – Uscita Metro 1, Piazza Vanvitelli
🕖 Ore 19:00
🇮🇹 EMILIA-ROMAGNA
📍 Bologna
🗓 Sabato 10 Maggio
📌 Evento “L’Europa che vogliamo” – Centro Congressuale CostArena, Via Azzo Giardino 44
🕦 Dalle 11:30 alle 13:00
📌 Banchetto in Via Ugo Bassi 25 (Mercato delle Erbe)
🕘 Dalle 9:00 alle 12:30
📍 Rimini
🗓 Sabato 10 Maggio
📌 Ponte di Tiberio (vicino edicola)
🕘 Dalle 9:30 alle 12:30
📍 Reggio Emilia
🗓 Domenica 11 Maggio
📌 Piazza del Monte
🕘 Dalle 9:45 alle 12:45
🇮🇹 FRIULI-VENEZIA GIULIA
📍 Pordenone
🗓 Sabato 10 Maggio
📌 Gazebo in Piazza Cavour
🕙 Dalle ore 10:00
🇮🇹 LAZIO
📍 Roma
🗓 Venerdì 9 Maggio
📌 Cena liberaldemocratica – Ristorante Capperi, Via Damiano Chiesa 10
🕗 Ore 20:00
📍 Roma
🗓 Sabato 10 Maggio
📌 Banchetti “L’Europa Nelle Strade” in:
- Largo Argentina (Feltrinelli) Dalle 15:00 alle 20:00
- Piazza Bologna (Poste ) Dalle 16:00 alle 19:00
- Viale Marconi, 176 (Feltrinelli) Dalle 10:00 alle 12:30
- Viale Europa / Tupini Dalle 10:00 alle 12:30
- Via Leonardo Bufalini, 46 (San Barnaba) Dalle 10:00 alle 12:30
- VELLETRI – Piazza Mazzini, 29 Dalle 18:30 alle 20:00
- Ponte Milvio (Torretta Ponte) Dalle 10:00 alle 12:30
🗓 Domenica 11 Maggio
📌 Banchetti “L’Europa Nelle Strade” in:
- Piazza del Popolo / Flaminio Dalle 15:00 alle 18:00
- Largo Ippolito Nievo (Porta Portese) Dalle 10:00 alle 12:30
📍 Viterbo
🗓 Sabato 10 Maggio
📌 Banchetto in Piazza della Repubblica
🕒 Dalle 15:00 alle 20:00
📍 Velletri (RM)
🗓 Sabato 10 Maggio
📌 Incontro in Piazza Mazzini 29
🕠 Ore 18:30
🇮🇹 LIGURIA
📍 Genova
🗓 Venerdì 9 Maggio
📌 Evento “L’Europa nelle strade”, Bi.Bi. Service, Via XX Settembre, 41/3p, Genova
🕡 Ore 18:00
📍 La Spezia
🗓 Domenica 11 Maggio
📌 Gazebo in Piazza Mentana
🕡 Ore 15:00
🇮🇹 LOMBARDIA
📍 Milano
🗓 Domenica 11 Maggio
📌 Gazebo in Piazza 25 Aprile
🕥 Dalle 10:30 alle 20:00
📍 Brescia – Venerdì 9 Maggio: Aperitivo in P.tta Sant’Alessandro (angolo Via Moretto, Corso Cavour di fronte al Mo.Ca.) dalle 18.30
📍 Chiari (BS) – Sabato 10 Maggio: Banchetto al mercato cittadino presso l’area pedonale di Via Carmagnola “Rata” dalle 8.00
📍 Como – Sabato 10 Maggio: Banchetto 9:30–12:30
📍 Cantù (CO) – Sabato 10 Maggio: Banchetto 9:30–12:30
📍 Lecco – Sabato 10 Maggio: Aperitivo presso “Galleria Roma”, Piazza Mazzini 6/C – ore 11:00
📍 Monza – Sabato 10 Maggio: Banchetto in P.za Centemero e Paleari dalle 9:30
📍 Vigevano (PV) – Sabato 10 Maggio: “Colazione a 12 stelle” – Viale Industria 14 – ore 10:00
📍 Voghera (PV) – Domenica 11 Maggio: “Aperitivo a 12 stelle” – Corso Rosselli 58 – ore 11:00
🇮🇹 PIEMONTE
📍 Alessandria – Sabato 10 Maggio: Gazebo in Piazza Marconi (lato portici di Piazza Garibaldi) – 10:00–12:30
📍 Cuneo – Sabato 10 Maggio: Aperitivo in Via Roma 28 – dalle 17:00
📍 Novara – Sabato 10 Maggio: Gazebo in Largo Don Minzoni, angolo Via Dante – 9:30–12:30
📍 Torino – Sabato 10 Maggio: in Piazza Arbarello angolo Via della Consolata – 10:00–13:00 e 15:00–19:00
🇮🇹 PUGLIA
📍 Taranto
🗓 Venerdì 9 Maggio
📌 Aperitivo “L’Europa nelle Strade” con la presenza di Luigi Marattin – presso “Fischio, Info Point & Mini Bar”, Piazza Garibaldi
🕔 Ore 17:00
🇮🇹 SARDEGNA
📍 Olbia
🗓 Venerdì 9 Maggio
📌 Aperitivo presso “Il molo food & drink”, Via Piovene 28
🕔 Ore 17:00
🇮🇹 SICILIA
📍 Catania
🗓 Giovedì 8 Maggio
📌 Evento “Quale futuro per l’UE?” – Libreria “CataniaLibri”, Via Etnea 325
📺 L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming
📌 Ulteriore iniziativa in definizione per il weekend 9–11 maggio
🇮🇹 TOSCANA
📍 Prato
🗓 Sabato 10 Maggio – Piazza del Comune – 🕒 Dalle 15:00 alle 18:00
🗓 Domenica 11 Maggio – Piazza del Comune – 🕙 Dalle 10:00 alle 13:00
📍 Livorno
🗓 Sabato 10 Maggio
📌 Banchetto in Via Grande (angolo Via del Giglio)
🕙 Dalle 10:00 alle 12:00
📍 Pisa
🗓 Venerdì 9 Maggio
📌 Banchetto in Largo Ciro Menotti
🕓 Dalle 16:00 alle 19:00
🇮🇹 TRENTINO
📍 Trento
🗓 Venerdì 9 Maggio
📌 Aperitivo presso “Hotel America” – Via Torre Verde 50
🕕 Ore 18:00
🇮🇹 VENETO
📍 Verona
🗓 Sabato 10 Maggio
📌 Banchetto a Porta Borsari – 10:00–16:00
📌 Aperitivo europeo con il Prof. Roberto Ricciuti – “Bar Re Carlo”, Via Cattaneo 12 – ore 18:30
📍 Cerea (VR)
🗓 Domenica 11 Maggio
📌 Banchetto in Via Paride – 9:00–12:00
📍 Padova
🗓 Sabato 10 Maggio
📌 Banchetto in Piazza dei Signori – 11:00–15:00
📍 Rovigo
🗓 Sabato 10 Maggio
📌 Presidio davanti al monumento a Matteotti in Corso del Popolo – 12.15
🎉 Vieni a trovaci
Per un’Europa più vicina.
Ti aspettiamo!
Partito Liberaldemocratico

📷 Ci Siamo
Intervista | Luigi Marattin | Affaritaliani | 09/05/2025
🗞️ Intervista | Luigi Marattin | Affaritaliani | 09/05/2025
“Marattin: “Elezioni anticipate? Magari! Ecco come riportare il Centro… al centro”
Data: 09/05/2025
Testata: Affaritaliani
Autore: Marco Scotti

Marattin: “Elezioni anticipate? Magari!”. L’intervista
“Se si vota presto? Non ne ho paura. Anzi, lo auspico: sarebbe l’occasione per rompere il bipolarismo malato che sta soffocando l’Italia”. Luigi Marattin, ex esponente di Italia Viva e ora fondatore del Partito Liberaldemocratico, non si nasconde. Né quando parla della deriva populista dei due poli, né quando lancia la sfida per costruire un’alternativa liberale, riformista, atlantista.
In questa intervista racconta perché ha deciso di fondare un nuovo soggetto politico, quali sono le sue ambizioni e dove vuole arrivare. E non risparmia critiche, dal golden power a Unicredit-Bpm fino al Pnrr, passando per Generali, Mps e la fiscalità “fuori controllo”. Ma ci sono anche parole di apprezzamento: per la premier, “che sta facendo bene in politica internazionale” e per gli altri soggetti al centro, da Calenda a Renzi fino a…
In una politica sempre più bipolare – a volte anche nel senso deteriore del termine – che bisogno c’era di un nuovo partito e che spazio andate a colmare?
Dopo la fine della Prima Repubblica, l’Italia si è voluta illudere di essere un paese in cui fosse utile ed efficiente organizzare il sistema politico su base bipolarista. E in tanti, compreso il sottoscritto, ci hanno creduto. Nonostante fosse chiaro che il tentativo non fosse proprio convintissimo, visto che non sono mai state fatte le riforme istituzionali necessarie per supportare pienamente uno schema del genere (come una legge elettorale pienamente maggioritaria, o la riforma dei regolamenti parlamentari).
Da tempo io invece mi sono convinto che in Italia il bipolarismo abbia fatto solo giganteschi danni. Un paese non può inventarsi a tavolino il proprio DNA politico e culturale. I paesi dove funziona il bipolarismo sono quelli anglosassoni, dove da 200 anni ci sono solo due culture politiche (oltre che una legge elettorale pienamente maggioritaria). Nella nostra storia invece contiamo almeno 5 culture politiche (socialista, comunista, laico-liberale-repubblicana, cattolico popolare, destra sociale): è illusorio pensare di poterle forzatamente ridurre a due. In secondo luogo, almeno negli Anni Novanta e Duemila il fragile bipolarismo italiano competeva per l’elettore mediano: lo faceva con due schieramenti che avevano due leader centristi (Prodi e Berlusconi) e forze politiche tendenzialmente centriste che avevano la guida politica delle due coalizioni.
Da una decina d’anni invece i motori politici delle due coalizioni sono diventati i partiti estremisti e populisti, e si compete per l’elettore estremo, non per quello mediano. Salvini, Meloni, Vannacci fanno a gara a solleticare l’elettore più sovranista. Schlein e Conte fanno la stessa cosa con l’elettore più radicale di sinistra. Questo lascia un pezzo di paese, addirittura potenzialmente maggioritario, senza rappresentanza politica. Non a caso stiamo osservando tassi di astensionismo mai sperimentati nella nostra storia
Il Partito Liberaldemocratico è nato per colmare, assieme a tutti quelli che condividono questa impostazione, questo pericoloso vuoto di rappresentanza. E per dare voce a tutti quelli che credono che l’Italia abbia bisogno di un’ondata di riforme liberali per tornare a crescere e smetterla di essere il paese che, nell’ultimo trentennio, ha registrato il tasso di crescita medio più basso sull’intero Pianeta.
Alla presentazione del Partito Liberaldemocratico c’era molta società civile, qualche nome anche “di peso”: che accoglienza avete ricevuto?
Abbiamo un tesseramento solo digitale, e con pagamento obbligatorio di 25 euro della tessera: questo non aiuta i tesseramenti di massa! Ma ciononostante in meno di 60 giorni abbiamo fatto più di 2.000 tesserati, e stiamo crescendo molto in particolare tra gli amministratori locali. Siamo presenti in tutte le regioni e in quasi la totalità dei capoluoghi di provincia. Abbiamo già fatto una giornata, il mese scorso, di banchetti in piazza in tutta Italia e questo weekend la replicheremo in occasione della festa dell’Europa.
Il 28 e 29 giugno, a Bologna faremo il nostro primo congresso, con l’elezione degli organi dirigenti nazionali. C’è molta curiosità attorno al nostro progetto. Faremo di tutto per meritarci la fiducia che ci viene data. E mi faccia ringraziare di cuore i nostri militanti e i nostri dirigenti, che da mesi lavorano diverse ore al giorno per il nostro progetto, rimettendoci tempo e soldi. Ma lo fanno solo per un motivo: perché credono che la politica in Italia possa tornare a essere una cosa seria, e non la televendita che è diventata in questi anni.
In un’ottica sempre orientata al maggioritario, la vostra casa è il centrosinistra o il centrodestra?
Non siamo certo i soli a credere in una piattaforma liberaldemocratica e riformatrice, fatta di fedeltà alle liberaldemocrazie atlantiche, sostegno all’Ucraina, garantismo, riduzione della spesa pubblica, rivoluzione concorrenziale, meritocrazia nella pubblica amministrazione, ecc.
Ma siamo i soli che pensano che sia fallita la sfida di far vivere questo approccio all’interno di uno dei poli. È fallita la sfida di “temperare” o “condizionare” i populismi. I populismi vanno combattuti sul piano elettorale, non corteggiati. Hanno già fatto abbastanza danni.
Alle elezioni politiche del 2027, chi sostiene una impostazione autenticamente liberal-democratica e riformatrice deve presentarsi con una unica formazione, forte, orgogliosa, autonoma e dalla leadership contendibile. Per far sì che nella prossima legislatura i populisti di destra e di sinistra il governo del paese lo vedano solo col binocolo.
La frattura con Renzi e prima ancora con Calenda è sanabile?
Noi non abbiamo fratture con nessuno. Esistono semmai diverse opinioni politiche. In particolare, Italia Viva l’anno scorso ha deciso di abbandonare la collocazione terzopolista (che aveva tenuto sin dalla sua nascita nel 2019) e schierarsi col centrosinistra, con il M5S e a favore di Elly Schlein premier. Una scelta legittima ma che larga parte di quel partito non ha condiviso, abbandonando Italia Viva e dando vita prima all’associazione “Orizzonti Liberali” e poi – assieme ad altre realtà politiche – al Partito Liberaldemocratico.
Azione invece rimane nell’area liberaldemocratica, e pertanto è ovviamente un interlocutore. Qui semmai la questione è capire se i soggetti rimasti in questa area debbano farsi la guerra tra loro o, come noi speriamo, fare un cammino comune finalizzato ad offrire agli italiani una alternativa unitaria e forte. Del resto tutte le rilevazioni concordano che quest’area vale potenzialmente il 15% dell’elettorato. Se nessuno dei soggetti esistenti, in qualche anno ormai, è arrivato a coprire più di un quinto di tale somma, allora forse dobbiamo fare qualcosa di più grande tutti insieme, invece di intestardirci di essere, da soli, non solo necessari ma anche sufficienti.
Anche perché se gli elettori si troveranno ancora una volta due o addirittura più formazioni che dicono le stesse cose ma sono divise perché ognuno pensa di avercelo più lungo degli altri (il pensiero, ovviamente), penso che manderanno tutti a quel paese. Come già accaduto in passato.
Qualcuno dice che entro l’inizio del prossimo anno si tornerà a votare, con la premier pronta a monetizzare la crescente fiducia di cui gode: voi che cosa pensate? Sareste pronti alle elezioni?
La politica per certe cose è una scienza esatta. Se una coalizione di governo si rompe, non si presenta – 45 giorni dopo – al voto di nuovo insieme. E il centrodestra, con questo politica e di legge elettorale, può vincere solo se si presenta unito. Quindi l’unico caso in cui ritengo possibile che si vada al voto anticipato è una modifica radicale degli assetti politici, in direzione di una rottura di questo malsano bipolarismo. Ed essendo in ultima analisi proprio questo l’esito che auspico, non posso certo averne paura.
In materia economica, qualche giudizio secco: golden power su UniCredit, sì o no? Mps-Mediobanca? E della partita di Generali (appena conclusa ma già di nuovo di attualità)?
Aver utilizzato la golden power in quel modo sull’operazione Unicredit-BPM è stata una delle cose più ridicole che abbia visto ultimamente. Quella disciplina nasce per proteggere settori cruciali per la nostra sicurezza (come la difesa o le telecomunicazioni) da acquisizioni da parte di paesi non alleati. Qui invece viene usata per ostacolare una possibile fusione tra due banche italiane. Pazzesco.
Riguardo MPS, siccome non sono un nostalgico né delle partecipazioni statali né delle banche controllate dalla politica, preferirei che prima lo Stato uscisse completamente dal capitale di MPS e poi che questo istituto, e questi nuovi “capitani coraggiosi”, provino tutti gli “assalti al cielo” che desiderano. Sarà il mercato a decidere. Lo Stato si faccia gli affari suoi: in una moderna economia di mercato, il potere pubblico su queste cose interviene solo tramite le autorità di regolamentazione, che a loro volta devono intervenire solo per tutelare il principio della concorrenza e per evitare la costituzione di posizioni dominanti.
Su Generali infine, mi ha molto sorpreso l’ostilità di buona parte della politica italiana verso l’operazione di fusione tra Generali Investment Holdings e Natixis. Si tratta della stessa politica che si spella le mani quando Draghi dice che all’interno della UE dobbiamo creare l’unione del mercato dei capitali, creare soggetti transazionali di dimensione europea, integrare i mercati nazionali, ecc. Poi quando si tratta di farlo, si spaventano tutti. La verità è che per la politica italiana le cose sono belle solo quando rimangono intenzioni. Nella fattispecie, troppo forte per qualcuno la paura che la classica telefonata di “moral suasion” verso Generali per tenere in pancia i titoli del debito pubblico anche quando perdono di valore sia un po’ più difficile in caso di fusione con i francesi. Perché in Italia in realtà l’unico partito al governo in Italia è il PUSP (il Partito Unico della Spesa Pubblica), che comprende sia la destra che la sinistra.
Come giudica il rapporto tra Giorgia Meloni e Donald Trump?
Immagino che ogni relazione con Donald Trump non sia proprio semplice. Un giorno ti loda, il giorno dopo può dirti che gli devi baciare il culo. Già il fatto che la presidente Meloni sia riuscita a stare nello Studio Ovale (anche dicendo cose molto efficaci, come che a “tornare grande” deve essere l’Occidente, non semplicemente l’America) senza farsi maltrattare mi sembra un ottimo risultato.
Al di là di giudizi di parte, è soddisfatto di questi primi 30 mesi di esecutivo Meloni?
In politica internazionale sì, bisognerebbe essere in malafede per negarlo. In politica interna assolutamente no. La pressione fiscale è salita dal 41,7% del 2022 al 42,6% del 2024 (fonte Istat) e lo stesso governo scrive nei documenti ufficiali che rimarrà a quel livello fino alla fine della legislatura. Di liberalizzazione e concorrenza neanche l’ombra, in Italia abbiamo l’unica destra del mondo che è contro il mercato. Faccio solo un esempio: il governo si appresta a varare un altro disegno di legge sulla concorrenza. Accetta un nostro suggerimento? Liberalizzi completamente i saldi. L’idea che un negozio possa abbassare i prezzi della merce solo quando lo decide il sindaco è un retaggio di un mondo che non esiste più.
E poi: la spesa pubblica continua a essere fuori controllo, non c’è nessuna volontà di innescare un serio meccanismo secondo cui prima di spendere un euro di nuovi soldi pubblici bisogna verificare che i 1.200 miliardi che già spendiamo siano usati nel modo migliore possibile. Il Pnrr arranca: sono rimasto sconvolto quando, poche settimane fa, il Ministro Foti ha candidamente ammesso che ci sono 12 miliardi già impegnati ma che non hanno un soggetto attuatore: cioè ci sono 12 miliardi che sono in giro ma non si sa a chi siano stati dati.
La corsa agli armamenti: giusta e necessaria o frettolosa e fuori dal tempo?
La sicurezza è un bene pubblico. Che non vuol dire gratuito, ma vuol dire che deve essere offerto obbligatoriamente dal potere pubblico. Per 80 anni ne abbiamo usufruito senza di fatto pagarlo, perché ce lo fornivano gli USA. Se è vero, come pare, che non sono più disposti a farlo (perlomeno non nella misura che si è verificata finora), allora dobbiamo fornircelo da soli.
Trovo infantili le polemiche di chi dice “non spendiamo in sicurezza, spendiamo in scuole e ospedali”. Sembrano un gruppo di hyppie. Non capiscono che senza il bene pubblico “difesa e sicurezza”, è inutile parlare di scuole, ospedali, ricerca e tutte le cose che giustamente ci stanno molto più a cuore.
Si può parlare con Putin?
In politica internazionale si deve parlare con tutti. Mi pare però che l’unico modo che il signore di cui sopra utilizza per parlare siano le bombe e i missili. E allora, purtroppo, bisogna stare nella conversazione, diciamo. Mi pare che alla fine se ne sia accorto persino Trump.
Questa intervista è stata realizzata da Affaritaliani
il contenuto è disponibile a questo link
Partito Liberaldemocratico

Parlano di Noi | Valeria Pernice | Il Riformista | 09/05/2025
🗞️ Parlano di Noi | Valeria Pernice | Il Riformista | 09/05/2025
Europa, Pernice a Calenda: “Lieti di riscoprire nelle sue parole lo spirito col quale siamo nati. Costruiamo insieme quell’area necessaria al Paese”
Data: 09/05/2025
Testata: Il Riformista

“Siamo contenti che lo spirito con il quale siamo nati oggi lo riscopriamo nelle parole di Carlo Calenda, leader di Azione, che ascoltiamo con piacere. Noi ci siamo per costruire quell’area necessaria al Paese ridare voce e rappresentanza a chi non si rassegna al bipopulismo”. Così Valeria Pernice, esponente del Partito Liberaldemocratico, in risposta alle parole di Carlo Calenda, leader di Azione, che durante l’evento “Direzione Nord. L’Innovazione che serve”, in corso alla sede milanese di Assolombarda, rivolgendosi a Luigi Marattin e ad altri esponenti dell’area centrista, ha aggiunto: “Siamo pronti a farlo insieme”, relativamente all’ipotesi di un’area repubblicana, liberale e pragmatica.
“In questi giorni – conclude Pernice – siamo nelle piazze d’Italia con iniziative a cura dei nostri militanti e simpatizzanti, persone che hanno a cuore i valori dell’Europa forte, unita, democratica, nella giornata che proprio l’Europa celebra. Questo il nostro modo di rivolgerci a tutte le forze europeiste, repubblicane, liberali, proprio per costruire un’area comune. Con piacere accoglieremmo Calenda: siamo presenti anche a Roma”.
Questo articolo è stato realizzato da Il Riformista
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Partito Liberaldemocratico

Comunicato Posizione Ufficiale del Partito Liberaldemocratico Referendum 8-9 Giugno 2025
Schede sui referendum. 8 e 9 giugno 2025
Referendum sui contratti di lavoro a tutele crescenti.
Contenuti e scopi del referendum.
Il referendum intende abrogare nella sua interezza la disciplina sui licenziamenti del contratto a tutele crescenti contenuta nel c.d. Jobs Act (d.lgs. n.23/2015). I proponenti lamentano, in primo luogo, che, a seguito della legge, nelle imprese con più di 15 dipendenti, i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 non possono essere reintegrati nel loro posto di lavoro dopo un licenziamento illegittimo; in secondo luogo, che la legge impedisce il reintegro anche nel caso in cui il giudice abbia dichiarata ingiusta e infondata l’interruzione del rapporto.
Perché votare No.
Perché il referendum propone di eliminare il contratto a tutele crescenti, senza considerare che la vittoria del “Si” non restituirebbe ai lavoratori le tutele dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori, bensì quelle ridotte, rispetto alle prime, della legge Fornero del 2012. Infatti, per i licenziamenti disciplinari o per quelli per motivi oggettivi, ma privi di giustificati motivi, il Jobs Act prevede una indennità fino a un massimo di 36 mesi, mentre la legge Fornero prevede un’indennità fino a un massimo di 24 mesi.
Perché esiste ancora la possibilità per il lavoratore di essere reintegrato nel suo posto di lavoro, nel caso di licenziamento illegittimo per gravi motivi.
Perché la Corte costituzionale ha già migliorato la norma in più punti. Infatti, essa ha statuito, per un verso, che la tutela reintegratoria attenuata deve essere applicata anche in caso di licenziamento disciplinare se i contratti collettivi prevedano una sanzione conservativa e di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, se la circostanza addotta dal datore di lavoro risulta insussistente; per un altro verso, che il giudice, nell’esercizio del margine di discrezionalità del quale dispone, deve tenere conto di diversi criteri per quantificare l’indennità risarcitoria, tra cui l’anzianità di servizio, il numero dei dipendenti occupati, le dimensioni dell’impresa, il comportamento e le condizioni delle parti.
Perché nessun aumento dei licenziamenti è stato registrato dopo le riforme. Anzi, dopo l’introduzione del Jobs Act, in Italia, il numero delle nuove assunzioni ha superato di gran lunga (circa un milione: da verificare) il numero dei licenziamenti.
Referendum sulle piccole imprese – Licenziamenti e relativa indennità.
Contenuti e scopi del referendum.
Il referendum intende abrogare parzialmente l’articolo 8 della legge n. 604/1966 che regola il calcolo delle indennità spettanti, in caso di licenziamento, ai lavoratori delle piccole imprese assunti prima del 7 marzo 2015. In particolare, il referendum ha il fine di eliminare il limite massimo di sei mensilità (e le sue maggiorazioni nei casi previsti dalla legge stessa), previsto per il calcolo delle indennità spettanti ai lavoratori.
Perché votare No.
Perché la prevalenza dei Si non garantisce che i giudici concedano importi superiori a quelli attualmente previsti.
Perché se prevalesse il Si, si produrrebbe l’effetto paradossale di avere un regime sanzionatorio del licenziamento per le piccole imprese più favorevole, a seconda dell’esito del referendum sul Jobs Act , o rispetto a quello previsto per le grandi imprese oppure rispetto a quello previsto per i nuovi assunti nelle piccole imprese. Per i lavoratori delle grandi imprese, infatti, il massimo di mensilità riconoscibili sarebbedi 24 (secondo la legge Fornero)). Per i lavoratori delle piccole imprese, invece, non ci sarebbe alcun tetto imposto dalla legge e spetterebbe al giudice, in caso di licenziamento, stabilire discrezionalmente la misura del risarcimento.
Perché, quindi, si creerebbe una disparità di trattamento tra i lavoratori delle piccole e quelli delle grandi imprese, che esporrebbe la norma risultante dal referendum a un possibile giudizio di incostituzionalità della Corte costituzionale.
Viceversa, in caso di conferma del Jobs Act, si creerebbe una disparità di trattamento tra il regime ad esaurimento dei vecchi assunti e la disciplina ordinaria dell’indennizzo per i nuovi assunti nelle piccole imprese, che continuerebbe ad essere ivi regolata da una norma sulla quale la Consulta ha già emesso una sentenza monito al legislatore affinchè corregga l’esiguità dell’indennizzo e il criterio occupazionale.
Referendum sull’abrogazione parziale di norme in materia di apposizione di termine al contratto di lavoro subordinato, durata massima e condizioni per proroghe e rinnovi
Contenuti e scopi del referendum.
Il quesito referendario riguarda l’abrogazione di alcune previsioni del decreto legislativo numero 81 del 2015 che attualmente consentono la stipulazione di contratti di lavoro a tempo determinato (e anche la loro proroga e/o il rinnovo) fino a un anno senza dover fornire alcuna giustificazione; e, per quelli di durata superiore, sulla base di una giustificazione individuata dalle parti, anche se non prevista né dalla legge, né dai contratti collettivi stipulati dai sindacati più rappresentativi a livello nazionale.
Perché votare No.
Perché se prevalesse il Si, le imprese non avrebbero la possibilità di fare contratti a termine nemmeno di fronte a incrementi straordinari, imprevedibili e di produzione.
Perché se prevalesse il Si, le imprese potrebbero fare contratti a termine solo ed esclusivamente per la sostituzione dei lavoratori, differentemente persino da quanto avveniva sotto il regime di una legge molto più rigorosa sul contratto a termine, quella n.230/1962.
Perché l’argomento dei sostenitori del referendum circa il possibile intervento dei contratti collettivi non è risolutivo: non tutte le imprese sono coperte dai contratti collettivi; fino a quando il contratto collettivo non c’è, l’assunzione a termine non è possibile, nemmeno per incrementi temporanei eccezionali di attività.
Referendum sull’ esclusione della responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per infortuni subiti dal lavoratore dipendente di impresa appaltatrice o subappaltatrice, come conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: Abrogazione.
Contenuti e scopi del referendum.
Attualmente, l’art. 26, comma 4, del d.lgs. 81/2008 stabilisce, al primo periodo, la responsabilità solidale dell’imprenditore committente con l’appaltatore e con ciascuno dei subappaltatori «per tutti i danni per i quali il lavoratore, dipendente dall’appaltatore o dal subappaltatore, non risulti indennizzato ad opera dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) o dell’Istituto di previdenza per il settore marittimo (IPSEMA)». Viceversa, il secondo periodo della stessa disposizione prevede che l’imprenditore committente non risponda in solido per i «danni conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici». Il referendum abrogativo mira a eliminare la limitazione della responsabilità solidale, mediante la soppressione di questo secondo periodo, che tale limitazione ha disposto.
Perché votare No.
Perché colpisce il principio importante contenuto nella norma, quello che esclude la solidarietà tra committente e appaltatore quando si tratta di un appalto conferito a un appaltatore che ha una specifica professionalità.
Perché non avrebbe senso accollare al committente una solidarietà su una attività che è stata conferita specificamente a quell’appaltatore proprio in ragione della sua professionalità.
Perché l’abrogazione della norma eliminerebbe la distinzione tra appalti per così dire generali e appalti specifici.
Referendum sulla cittadinanza.
Contenuti e scopi del referendum.
Con il referendum si intende abrogare l’art.9, comma 1, lettera f, della legge n.91/1992. In base a questa norma, gli stranieri maggiorenni che risiedono in Italia e che rispettano una serie di requisiti (dalla conoscenza della lingua alle condizioni economiche sociali) devono dimostrare di aver vissuto in Italia per 10 anni consecutivi.
Il referendum propone di dimezzare da 10 a 5 anni il tempo di residenza legale necessario per potere presentare la domanda di cittadinanza, lasciando intatti tutti gli altri requisiti
Perché votare Si.
Perché l’abrogazione della norma del 1992 consente di facilitare l’integrazione in Italia di molti cittadini stranieri extra Ue (circa 2 milioni e mezzo secondo alcune stime) che vivono e lavorano in Italia da anni, contribuendo, in questo modo, alla crescita e allo sviluppo del Paese.
Perché, in particolare, consente loro di acquisire, in tempi più rapidi, diritti riconosciuti ai cittadini italiani: per esempio, quelli di partecipare a un concorso pubblico; votare ed essere eletti; fruire delle opportunità di studio all’estero; rappresentare l’Italia nelle competizioni sportive internazionali, ecc.
Perché consente ai cittadini stranieri di trasmettere automaticamente, in tempi più rapidi, la cittadinanza italiana ai figli minorenni.
Perché consente all’Italia di adeguarsi agli standard dei maggiori paesi europei.
Perché ripristina la disciplina già in vigore in Italia fino al 1992.
Grazie
Partito Liberaldemocratico

Parlano di Noi | Luigi Marattin | La Repubblica | 08/05/2025
🗞️ Parlano di Noi | Luigi Marattin | La Repubblica | 08/05/2025
“Meno tasse al ceto medio Giorgetti prende tempo“Intervento in più. anni”
Data: 08/05/2025
Testata: La Repubblica

il taglio delle tasse per il ceto medio si fa più: lontano. A mettere un freno alle spinte di Forza Italia e Fdl, che insistono per un intervento a stretto giro, é Giancarlo Giorgetti. L’orizzonte é «pluriennale», chiarisce il ministro dell’Economia quando nell’aula della Camera é il deputato Luigi Marattin (Liberaldemocratici) a chiedere cosa intende fare il governo per alleviare il peso che grava sui redditi medi. E in un altro passaggio del question time a Montecitorio, il titolare del Tesoro parla di «un progressivo abbattimento» della pressione fiscale in favore dei contribuenti in questione.
Il convitato di pietra: le risorse. Servono circa 4 miliardi per soddisfare le richieste di Forza Italia, che punta su un taglio Irpef di due punti percentuali, dal 35% al 33%, dell’aliquota di riferimento, ma anche all’estensione dello scaglione, da 50 a 60 mila euro. I margini sono stretti. Anche un intervento più limitato sarebbe comunque impegnativo. Altre urgenze, nelle scorse settimane, hanno messo in evidenza la necessita di restare prudenti i 3 miliardi stanziati contro il caro bollette sono la cartina di torna sole di questa difficolta.
Se i tempi dell’intervento per il ceto medio sono incerti, nessun dubbio invece sull’impegno. Giorgetti rassicura: la riduzione delle tasse andra avanti. «Voglio qui ribadire l’intento del governo più volte dichiarato, e più volte dimostrato, dalle due due leggi di bilancio del 2023 e 2024», sottolinea nella replica all’interrogazione. I riferimento é al taglio del cuneo fiscale per iredditi finoa 35 mila euro, esteso a partire da quest’anno fino a 40 mila.
Misure che Giorgetti associa a una riduzione della pressione fiscale di 18 miliardi. E proprio I’allargamento del perimetro dei beneficiari viene preso come riferimento per inquadrare il prossimo passaggio – la misura per il ceto medio – nella prospettiva pluriennale. «Il percorso aggiunge – é stato gia avviato». Le parole del ministro non convincono Marattin: «Giorgetti – controbatte – dice bugie: i 18 miliardi non sono stati stanziati sui redditi medi, come sostiene, ma sui redditi bassi, inferiori ai 35 mila euro annui».
Intanto il cantiere del fisco sià pre con il parere della commissione Finanze della Camera al decreto legislativo che corregge il concordato preventivo biennale. Tra le venti osservazioni che accompagnano il via libera al testo spunta la richiesta al governo di permettere ai contribuenti che aderiranno al concordato 2025-2026 di avvalersi ancora del ravvedimento speciale, includendo i debiti maturati nel 2023.
Questo articolo è stato realizzato da La Repubblica
Partito Liberaldemocratico

Parlano di Noi | Luigi Marattin | Il Sole 24 Ore | 07/05/2025
🗞️ Parlano di Noi | Luigi Marattin | Il Sole 24 Ore | 07/05/2025
“Giorgetti: orizzonte pluriennale per i tagli di tasse al ceto medio”
Data: 07/05/2025
Testata: Il Sole 24 Ore

Alla Camera
Il ministro risponde alle obiezioni di Marattin sul carico fiscale
Fra gli obiettivi del Governo c’é il «progressivo abbattimento dell’entità della pressione fiscale anche per i redditi medi». Lo ha ribadito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo ieri al Question Time alla Camera.
Il tema, sollevato dal fondatore del Partito liberaldemocratico Luigi Marattin, é quello del «macigno fiscale» riassunto dall’ultimo rapporto sul tema pubblicato dall’Ocse, secondo il quale per i contribuenti appena sopra la soglia dei 35mila euro lordi all’anno le aliquote fiscali sugli eventuali aumenti di reddito sono i peggiori fra i 38 Paesi dell’Organizzazione.
«Per un lavoratore single senza figli un incremento di i 100 euro del salario lordo si traduce in unincremento di soli 68 euro di reddito netto, contro una media di 85 euro per l’area Ocse – riassume Marattin- per una famiglia di due lavoratori, in cui almeno uno abbia il reddito pari a quello medio, tale valore diventa 50 euro, contro una media
Ocse di 79 euro, per una famiglia di due lavoratori entrambi con reddito medio, tale valore diventa 55, contro una media Ocse di 81euro».
La riduzione del peso delle tasse sul ceto medio, pilastro sempre più centrale nell’architettura dell’Irpef,
per Giorgetti non é solo un obiettivo teorico, ma un «intento dimostrato con le leggi di bilancio del 2023 e 2024». L’ultima manovra, ha ricordato il ministro, ha cominciato a intervenire anche sopra quota 35mila euro, con il decalage che estende benefici, discendenti al crescere della dichiarazione, fino a 40 mila euro. «Il percorso é stato avviato»,
sostiene dunque il titolare dei conti, ma«presuppone un orizzonte temporale pluriennale».
Anche sull’eventuale evoluzione
della Digital Tax, oggetto di un’altra interrogazione presentata da Italia Viva con Davide Faraone, il percorso non é né facile né breve.
Una tassa digitale in Italia già c’è differenza di quanto accade in Germania e in altri Paesi europei, ha rivendicato Giorgetti, «siamo orientati a lavorare soprattutto in sede internazionale», dove pesa pero il macigno di Trump.
E tempi lunghi attendono anche l’attuazione dell’autonomia
differenziata, in un cantiere destinato a ripartire con il Ddl Calderoli sui Livelli essenziali delle prestazioni atteso «a breve» in consiglio dei ministri.
Questo articolo è stato realizzato da Il Sole 24 ore
Partito Liberaldemocratico

Parlano di Noi | Luigi Marattin | La Stampa | 07/05/2025
🗞️ Parlano di Noi | Luigi Marattin | La Stampa | 07/05/2025
IL RAPPORTO TAXING WAGES 2025 – Ocse, in ialia i redditi medi più tassati Marattin: “Cosi non si può crescere”
Data: 07/05/2025
Testata: La Stampa

Secondo l’ultimo rapporto Taxing Wages 2025 pubblicato dall’Ocse, il ceto medio italiano continua a non passarsela bene. Una tabella, in particolare, mostra come di fronte a un aumento del salariodi 100 eurolordi, un lavoratore con un reddito medio riesca a mettersi in tasca solo 68 euro netti, contro una media Ocse di 85 euro. Per una famiglia con due lavoratori di cui uno con un reddito medio, ogni 100 eure lordi di aumento ne intaschera 50, mentre la media Ocse é di 79, L’Italia, tra i 38 Paesi oggetto del rapporto, é ultima in questa classifica. Il deputato del Partito Liberaldemocratico Luigi Marattin ne chiedera conto oggi in Aula al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, perché «il governo – dice a La Stampa-finorasi é occupato solo dei redditi inferiori a 35mila euro, ma se il ceto medio soffoca, l’Italia non cresce»
Questo articolo è stato realizzato da La Stampa
Partito Liberaldemocratico

Parlano di Noi | Luigi Marattin | Il Riformista | 06/05/2025
🗞️ Parlano di Noi | Luigi Marattin | Il Riformista | 06/05/2025
Fisco, Marattin incalza Giorgetti: “L’Italia è il Paese del mondo occidentale che massacra il ceto medio”
Data: 06/05/2025
Testata: Il Riformista

“In Italia il ceto medio è massacrato: ma probabilmente non ci siamo resi conto ancora di quanto lo sia. I dati OCSE appena pubblicati ci dicono che l’aumento del netto in busta paga che – a fronte di aumenti della retribuzione lorda – ricevono i lavoratori italiani appartenenti al ceto medio è il più basso dei Paesi del mondo occidentale”. Così l’onorevole Luigi Marattin, in un video pubblicato sui social.
“Ad esempio, un lavoratore single senza figli, con reddito medio, su 100 euro di aumento lordo, riceverà 68 euro netti, contro una media di 85 euro. Nel caso di un lavoratore con reddito medio, in coppia, con due figli, il suo netto sarà di 50 euro, a fronte di una media OCSE di 75 euro”, spiega Marattin.
“Da tempo il Partito Liberaldemocratico denuncia quanto sia tartassato il ceto medio, che subisce aliquote IRPEF molto alte rispetto a quanto, a parità di reddito, accade in altri paesi, come la Francia. Se un Paese continua a tartassare così il suo ceto medio, a livello fiscale, non avrà chance di crescita. Domani, al Question Time, chiederò formalmente al Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, cosa intende fare per porre fine al massacro fiscale del ceto medio. Chi manda avanti il Paese non può morire sotto il peso delle tasse e dell’inefficienza statale”, conclude Marattin.
Questo articolo è stato realizzato da Il Riformista
Partito Liberaldemocratico

Parlano di Noi | Luigi Marattin | Il Messaggero | 08/05/2025
🗞️ Parlano di Noi | Luigi Marattin | Il Messaggero | 08/05/2025
“Irpef, tempi lunghi per il ceto medioL’italia chiede di ritoccare il PNRR”
Data: 08/05/2025
Testata: Il Messaggero

Il ministro dell’Economia, Giorgetti: «Orizzonte pluriennale per abbattere la pressione fiscale»
Presentata a Bruxelles una revisione tecnica per la settima rata. Cambi per Transizione 5.0
ROMA La linea della prudenza prevale anche su un fronte politicamente delicato come il tagliodelle tasse. Dopo l’intervento con il quale il governo ha ridotto il modo strutturale il cuneo fiscale sui redditi fino a 40 mila euro, servira pit tempo per fare il passo successivo. Valea dire ridurre la pressione fiscale sulla “classe media”, quei contribuentiche dichiarano trai 40 mila e i 50 mila euro e per i quali, da tempo, il Tesoro e Palazzo Chigi studiano una riduzione delle ali quote dal 35 al 33 per cento oltre a un innalzamento del secondo scaglione Irpef fino a 60 mila euro. Ieri il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo a un’interrogazione presentata da Luigi Marattin, ha confermato che il governo intende arrivare a un «progressivo abbattimento della pressione fiscale anche per i redditi medi». Ma questo obiettivo, ha aggiunto «presuppone un orizzonte temporale ‘pluriennale». Ci vorra tempo insomma. Del resto sul fronte del Fisco i partiti della stessa maggioranza hanno diversi progetti e sensibilita. Sul taglio dell’ Irpef alia classe media spinge in particolar modo Forza Italia, ma la misura é appoggiata anche da Fratelli d’Italia. La Lega ha altri dossier fiscali sul suo tavolo, dalla quinta operazione di rottamazione delle cartelle fiscali fino all’innalzamento della flat tax per le Partite Iva. Bisognera insomma prima di tutto riuscire a fare una sintesi tra le stesse forze di governo. Sintesi che sara necessaria, ma a livello internazionale, per capire come affrontare la tassazione delle Big Tech. L’Italia, come Francia e Spagna, ha una sua imposta sui servizi digitali con un’aliquota al 3% che colpisce le imprese con ricavisopra i 750 milioni. Lo scorso anno a portato incassi per 455 milioni di euro. Tuttavia la misura é entrata nel mirino dell’amministrazione statunitense. Era contestata gia dalla Passata presidenza Biden, ma con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca é entrata nel no-vero delle misure contestate e che Washington vorrebbe fossero cancellate nella trattativa sui dazi.
Tutta da chiarire anche la portata di un’eventuale richiesta di flessibilita per sostenere le spese in difesa. L’Italia non é tra i Paesi
che, entro il 30 aprile, hanno chiesto di attivare la clausola di salvaguardia che permette di scorporare dal conto del deficit i costi per la sicurezza e il riarmo. Roma attende di capire cosa sara deciso nel vertice Nato di giugno ese ai Paesi alleati sara chiesto di arrivare a una cifra superiore al 2% del Pil, che I’Italia raggiungera quest’anno.
IL PNRR
Bruxelles ha nel frattempo confermato di aver ricevuto una richiesta di revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza che include anche «modifiche tecniche» sugli obiettivi della settimana rata, il cui termine era alla fine dello scorso anno e oggi é in fase di verifica. Richiesta partita lo scorso 21 marzo. Roma lavora infatti a una quinta riscrittura del piano da 194,4 miliardi. Entreraé con molta probabilita un correttivo a Transizione 5.0, misura che nelle intenzioni avrebbe dovuto dare uno sprint alla spesa, impegnando circa 6 miliardi. Nelle previsioni c’é anche la creazione di fondi che permetteranno di far vivere le risorse oltre la scadenza del piano nel 2026. Il fondo diventa l’obiettivo da raggiungere e i soldi potranno essere spesi per progetti extra Pnrr, vincolati al rispetto di scadenze. Al momento non c’é invece Ia richiesta di spostare obiettivi del Piano alla Politica di Coesione.
Questo articolo è stato realizzato da Il Messaggero
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