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Dalle piazze alle urne: la nostra voce


🇪🇺 ECCO L’EUROPA NELLE STRADE

Il 9 Maggio è la Giornata dell’Europa. Una data simbolica e importante perchè ricorda il giorno del 1950 nel quale l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman gettò le basi per una cooperazione europea, un documento che di fatto è considerato l’atto di nascita di quella che oggi è l’Unione Europea: “L'Europa non potrà farsi in una volta sola, nè sarà costruita tutta insieme: essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto"
Dopo 75 anni da quel giorno, l’Unione Europea rischia di apparire distante, debole o marginale, schiacciata da due opposti populismi antieuropei: per questo è fondamentale riaffermare la sua centralità.

Non come riflesso del passato, ma come scelta per il futuro.

In tutta Italia, più di 50 eventi (LINKstanno animando questo fine settimana: banchetti, incontri, manifestazioni, momenti di confronto e visibilità.
I nostri militanti sono nelle piazze con passione, idee e spirito di iniziativa, portando avanti un messaggio chiaro: l’Europa si costruisce, ogni giorno, dal basso.

In molti territori si sta lavorando fianco a fianco con altre realtà europeiste, a testimonianza di una volontà comune di rendere l’Unione più forte, più vicina, più democratica.

📸 In questa newsletter iniziamo a raccontarvi cosa sta accadendo, con le prime immagini arrivate dai territori.

 

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▶️ A Roma intanto abbiamo parlato di dazi, export e libero mercato. GUARDA IL VIDEO

 


 

UNIVERSITA’ E RICERCA: PERCHÉ BISOGNA INVESTIRE

Crediamo che investire nell’istruzione e nelle università significhi investire sul futuro. Con Choose Europe, l’Ue stanzia 500 milioni di euro fino al 2027 per garantire una università libera e aperta, garantire le giuste retribuzioni e favorire l’ingresso di nuovi talenti (Leggi online le nostre proposte)

 


 

REFERENDUM: ANALISI CRITICA DELLE PROPOSTE

Cosa cambia davvero su lavoro, cittadinanza e appalti

L’8 e 9 giugno voteremo su cinque quesiti referendari, quattro dei quali riguardano il lavoro e uno la cittadinanza.
I referendum sono abrogativi, ossia chi vota vuole cancellare una parte della legge attuale, mentre chi vota NO vuole mantenerla così com’è.
Ma attenzione: il risultato è valido solo se va a votare almeno il 50% degli aventi diritto.

Nel merito dei quesiti, la pensiamo così:

🛑 NO all’abolizione del contratto a tutele crescenti introdotto dal Jobs Act
🛑 NO al reintegro automatico per i licenziamenti anche nelle piccole imprese
🛑 NO alla riduzione delle causali per i contratti a termine
🛑 NO alla reintroduzione della responsabilità solidale illimitata negli appalti
al referendum per estendere la cittadinanza ai bambini nati o cresciuti in Italia

La nostra posizione è chiara: i quattro quesiti sul lavoro guardano al passato, non al futuro e per questo SIAMO CONTRARI (LINK) Lo ha sottolineato anche Andrea Marcucci, annunciando che ritirerà solo la scheda sulla cittadinanza per votare SÌ convintamente. 

Di seguito, una breve spiegazione per ciascun quesito. Chi volesse approfondire può leggere il documento completo sul nostro sito. (LINK)

🛑 LAVORO – CONTRATTO A TUTELE CRESCENTI (Jobs Act)

Cosa chiede il referendum: abrogare la disciplina delle tutele crescenti nei licenziamenti.

Perché SIAMO CONTRARI:

Con il SI non si tornerebbe non all’articolo 18 bensì alla Legge Fornero, che prevede indennità minori di quelle attuali. Inoltre la norma, peraltro modificata dalla Corte costituzionale, prevede già il reintegro per licenziamento illegittimo. Insomma chi dice che il Jobs Act ha favorito i licenziamenti mente sapendo di mentire: è vero invece che il contratto a tutele crescenti ha portato più stabilità e assunzioni.

🛑 LAVORO – PICCOLE IMPRESE

Cosa chiede il referendum: eliminare il tetto delle 6 mensilità previsto per il calcolo delle indennità per i licenziamenti nelle aziende sotto i 15 dipendenti.

Perché SIAMO CONTRARI:

Eliminare questo tetto significherebbe introdurre una disparità ingiustificata tra piccole e grandi imprese, penalizzando le realtà più fragili. Si passerebbe inoltre da un sistema con regole chiare a una situazione di totale discrezionalità del giudice, generando maggiore incertezza per tutti. Paradossalmente, si potrebbe arrivare al punto in cui licenziare in una microimpresa costi più che in una grande azienda, con effetti distorsivi sull’intero mercato del lavoro.

🛑 LAVORO – CONTRATTI A TERMINE

Cosa chiede il referendum: cancellare la norma che permette ai contratti collettivi di definire le causali.

Perché SIAMO CONTRARI:

Cancellare l’attuale flessibilità vorrebbe dire ostacolare le assunzioni a tempo determinato anche quando esistono reali esigenze temporanee. Il referendum renderebbe impossibile stipulare contratti se non esiste una causale rigida o un contratto collettivo applicabile, cosa che non è affatto garantita, soprattutto in molti contesti lavorativi. A farne maggiormente le spese sarebbero le piccole imprese, i settori stagionali e tutte quelle realtà dove la presenza sindacale è più debole o assente.

🛑 LAVORO – RESPONSABILITÀ SOLIDALE NEGLI APPALTI

Cosa chiede il referendum: reintrodurre la responsabilità solidale illimitata tra committente, appaltatore e subappaltatore.

Perché SIAMO CONTRARI:

Il referendum punta a cancellare una norma che oggi distingue tra la responsabilità diretta del committente e i rischi specifici affidati ad appaltatori qualificati. Eliminare questa distinzione significherebbe attribuire al committente ogni responsabilità, anche per aspetti su cui non ha alcun controllo effettivo. Il rischio concreto è quello di bloccare o complicare seriamente il sistema degli appalti, senza garantire reali benefici aggiuntivi per la tutela dei lavoratori.

CITTADINANZA – BAMBINI NATI O CRESCIUTI IN ITALIA

Cosa chiede il referendum: abrogare la norma che impone agli stranieri residenti in Italia un requisito di 10 anni consecutivi di residenza legale per poter richiedere la cittadinanza. In caso di vittoria del Sì, questo limite verrebbe ridotto a 5 anni, lasciando invariati tutti gli altri criteri (lingua, reddito, assenza di condanne, ecc.).

Perché diciamo SÌ:

Ridurre da 10 a 5 anni il requisito di residenza rappresenta una riforma giusta, civile e moderata, già adottata in molti altri Paesi europei. Significa riconoscere come cittadini 2,5 milioni di persone che da anni vivono, lavorano, studiano e contribuiscono attivamente alla nostra società. Molti di questi addirittura in Italia sono nati e cresciuti, da famiglie di origine straniera. Votare SI, vuol dire quindi  garantire a loro e ai loro figli diritti pieni: dal diritto di voto alla partecipazione civica, dall’accesso ai concorsi pubblici ai programmi di studio all’estero.

ATTENZIONE
I referendum abrogativi sono validi solo se vota la maggioranza degli aventi diritto (quorum del 50%). Questo significa che anche la scelta di non ritirare la scheda referendaria può incidere sull’esito, contribuendo a non raggiungere il quorum e quindi a mantenere in vigore le leggi attuali.

👉 RICORDA. Se ti rechi al seggio per votare, puoi scegliere liberamente quali schede ritirare.

 


 

COSA ABBIAMO IMPARATO DAL BLACKOUT SPAGNOLO?

Le nostre proposte per affrontare la transizione energetica

Il Primo Maggio è stata la festa dei lavoratori. Ma oggi più che mai il lavoro ha bisogno di essere liberato: da regole obsolete, da vincoli che frenano l’iniziativa, da una fiscalità che punisce chi crea valore.

Per questo come Partito Liberaldemocratico proponiamo quattro misure concrete, senza ideologia, pensate per un’Italia che non si accontenta.

Il blackout spagnolo ha mostrato con chiarezza i rischi di una transizione energetica guidata più dall’ideologia che dalla pianificazione concreta. Una penetrazione massiccia delle fonti rinnovabili nella rete elettrica può infatti generare difficoltà gestionali tali da causare incidenti di vasta portata. Il buon funzionamento della rete richiede smart grid, batterie, impianti e accumulatori da mantenere in efficienza costante, un attento bilanciamento tra domanda e offerta e investimenti significativi nella rete di distribuzione. Senza questi presupposti, le interruzioni di sistema possono oggi avere conseguenze molto vaste.

Per affrontare queste sfide, il Partito Liberaldemocratico propone:

  • un mix energetico bilanciato che includa anche l’energia nucleare di nuova generazione, sicura e a basse emissioni;
  • investimenti mirati nelle smart grid e nelle infrastrutture per l’accumulo energetico;
  • una programmazione della transizione ecologica fondata su evidenze scientifiche e compatibilità economiche.

⠀👉 Scopri tutte le nostre proposte sull’ambiente e l’energia: partitoliberaldemocratico.com/ambienteenergia

 


 

IL PAPA E LA SFIDA GLOBALE

La Chiesa Cattolica ha una nuova guida con l’elezione di Robert Francis Prevost, col nome di Leone XIV, al seggio papale. Statunitense, missionario in Perù e nominato cardinale da Papa Francesco, nel suo primo discorso si è definito costruttore di ponti. In un mondo frammentato e segnato dagli estremismi, è una missione oggi più che mai difficile ma assolutamente necessaria.
Come Partito Liberaldemocratico, gli auguriamo di riuscirci, perchè ce n’è davvero bisogno.

 


 

DAI TERRITORI

È stata inaugurata la prima sede del Partito Liberaldemocratico in Puglia (LINK)

 

In provincia di Monza e della Brianza, invece, il consigliere comunale di Lissone Alberto Bertolini, entra nel Partito Liberaldemocratico. Benvenuto!

 


 

PARLANO DI NOI

  • A proposito dell’abbassamento delle tasse al ceto medio, dopo l’interrogazione presentata dall’On. Luigi Marattin e la risposta del ministro Giorgetti (GUARDA IL VIDEO), Marattin è stato intervistato da Il Riformista (LINK), La Repubblica (LINK), Il Sole 24 ore (LINK) e Il Messaggero (LINK)
  • Sempre Marattin su Affari italiani dà una valutazione sull’operato del governo (LINK)

 


 

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