SANITÀ

SANITÀ

La possibilità̀ di poter contare su servizi sanitari adeguati, a prescindere dalle proprie condizioni economiche, è uno dei principali baluardi del welfare. Esso contribuisce in modo significativo alla serenità̀ delle famiglie e dei lavoratori, conferisce maggiore capacità di lavoro ai cittadini, è un elemento irrinunciabile del contratto sociale degli italiani e rappresenta un punto di forza per l’intero Paese. Tale possibilità̀ è oggi assicurata dall’esistenza del servizio sanitario nazionale (SSN) a copertura universale. Abbiamo quindi elaborato una serie di proposte in grado di migliorare notevolmente l’efficienza del nostro SSN. 

Su queste proposte intendiamo ingaggiare un dibattito con le altre forze politiche, che in realtà̀ sono perfettamente d’accordo tra loro su un’unica soluzione, che considerano sufficiente a risolvere ogni problema: aumentare la spesa, peraltro senza indicare come coprirla. È necessario incrementare il finanziamento del fondo sanitario nazionale, ma non senza intervenire, contestualmente, su tutti i meccanismi che ne impediscono il buon funzionamento, che generano sprechi e disservizi. 

Spendiamo meglio i fondi già̀ attualmente disponibili, solo così le maggiori risorse investite sul servizio sanitario potranno produrre risultati tangibili. 

La riforma che vogliamo abbraccia tutti i principali ambiti della sanità, ed è essenziale che abbia attuazione omogenea in tutto il Paese: non possono esserci 20 modelli organizzativi diversi se vogliamo superare i gap sanitari territoriali. Le nostre proposte comprendono sette ambiti di intervento. 


PRIMO AMBITO – PIANIFICAZIONE PROGRAMMAZIONE E MONITORAGGIO

Ciascun Servizio Sanitario Regionale (SSR) è costituito da un gruppo complesso di aziende sanitarie locali (ASL) e di aziende ospedaliere (AO), coordinate da un’unica capogruppo: la regione. Ciascuna regione deve redigere un Piano Socio-Sanitario Regionale (PSSR) con cadenza triennale. Purtroppo, la politica non ha compreso la valenza gestionale dei PSSR e li interpreta come un puro atto burocratico formale.

Ogni regione lo predispone con modalità che non ne consentono il confronto, né con altre regioni, né tra periodi diversi nella medesima regione. Alcune regioni non innovano il proprio PSSR e oggi ne sono prive. La disomogeneità dei piani e dei sistemi di rilevazione non permette di comparare centralmente (a livello ministeriale) la situazione esistente nelle diverse regioni. La capacità di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e di mantenere l’equilibrio economico non è assolutamente uniforme tra le regioni, minando nei fatti il diritto all’equità di accesso ai servizi da parte dei cittadini che vivono nelle diverse aree geografiche del Paese. 

PROPOSTA 1.1
Definizione da parte del ministero di una struttura di piano sanitario regionale e di una metodologia di elaborazione omogenea, comune a tutte le regioni, sulla base di analisi demografiche ed epidemiologiche e della disponibilità̀ di infrastrutture che permettano la mobilità dei pazienti e l’impiego di soluzioni di telemedicina.

PROPOSTA 1.2
Obbligo, per tutte le regioni, di adottare il piano socio-sanitario regionale (PSSR), pena la trattenuta di una quota dei fondi spettanti alla regione, fino all’adozione dello stesso.

PROPOSTA 1.3
Definizione di un modello comune di rilevazione delle attività̀ e prestazioni erogate, dei costi e della rendicontazione degli stessi, per aree gestionali omogenee, ai fini del controllo di gestione e della comparabilità dei dati a livello interaziendale. 

PROPOSTA 1.4
Commissariamento delle regioni non in grado di assicurare livelli sufficienti dei servizi sanitari e capacità gestionali adeguate. In questo caso il ministero deve subentrare nella gestione dei SSR inadeguati per almeno cinque anni, avocando a sé nomina dei direttori generali e realizzazione di progetti di adeguamento e razionalizzazione gestionale. 


SECONDO AMBITO – PRESA IN CARICO DEL PAZIENTE E APPROPRIATEZZA DELLE PRESTAZIONI

La presa in carico del paziente è oggi disomogenea e soggetta a notevoli differenze, tra regioni, aree della stessa regione o addirittura della stessa ASL. Mancano percorsi di diagnosi e cura standardizzati. Percorsi scorretti comportano rischi di errori, ripetizioni di attività, proliferazione di visite ed esami inappropriati. Risultato: liste d’attesa, sprechi, scarsa qualità dei servizi, insoddisfazione dei pazienti. Le nostre proposte sono finalizzate a perseguire l’uniformità di trattamento del paziente, a prescindere dal luogo di residenza, la massima efficacia del percorso sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, la riduzione dei costi legati a diagnosi e cura errate e a conseguenti ripetizioni di prestazioni. 

PROPOSTA 2.1
Elaborazione, a livello nazionale, di linee guida di Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA), da adottarsi da parte di tutti i sistemi sanitari regionali, con gli adattamenti necessari per tener conto delle peculiarità territoriali. I PDTA devono tenere conto delle linee guida delle società scientifiche e sono soggetti al continuo monitoraggio di appropriatezza ed efficacia, in coerenza con le nuove scoperte, conoscenze scientifiche e con le nuove tecnologie disponibili. 

PROPOSTA 2.2
Potenziamento della medicina del territorio attraverso la messa a regime delle Case di Comunità (CdC) con apertura 24H 7/7gg, presenza di guardia medica, servizio infermieristico, servizi diagnostici di base integrati con telemedicina, Centrali Operative Territoriali (COT) e coordinamento dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). 

PROPOSTA 2.3
Potenziamento delle attività̀ dei Pronto Soccorso. Creazione di un percorso parallelo per i codici bianchi, gestito da MMG e da PLS. Creazione di posti letto per i pazienti che vengono ricoverati, in apposita astanteria o direttamente nei reparti, liberando i P.S. dall’incombenza di dover gestire pazienti ricoverati per giorni sulle barelle. Divieto di ricorrere alle cooperative di gettonisti. I medici non inseriti organicamente nel SSN, devono essere selezionati da apposite commissioni regionali.

PROPOSTA 2.4
Investire quote aggiuntive di fondo sanitario nazionale nel finanziamento di programmi di prevenzione uniformi, su scala nazionale, gestiti direttamente dal ministero in stretto coordinamento con i dipartimenti di prevenzione delle ASL, per garantire uniformità di servizio sul territorio nazionale. 


TERZO AMBITO– RAZIONALIZZAZIONE ORGANIZZATIVA E CONTENIMENTO DEI COSTI

PROPOSTA 3.1
Ridurre i costi amministrativi e migliorare il servizio concentrando le funzioni amministrative, logistiche e tecniche delle aziende sanitarie, su un unico centro servizi regionale condiviso, es: bilancio, contabilità generale, analitica, personale, acquisti, compresa la centrale unica di committenza regionale. 

PROPOSTA 3.2
Revisione dei processi gestionali, sia sanitari sia amministrativi. Creazione di un modello pilota replicabile a livello nazionale. 

PROPOSTA 3.3
Ampliamento dell’orario delle attività di apparecchiature diagnostiche, con particolare riferimento a quelle più costose (Risonanze, TAC, PET e altro), su più turni, per almeno 12 – 18 ore giornaliere.

PROPOSTA 3.4
Centralizzazione dei laboratori di analisi biochimiche, di analisi molecolare e di anatomia patologica, presso poche strutture attive per almeno 10 ore al giorno su due turni. 

PROPOSTA 3.5
Dismissione obbligatoria di tutte le società in house per la produzione di servizi informatici a favore delle aziende sanitarie e degli altri enti regionali, mettendo a gara i relativi servizi. 

PROPOSTA 3.6
Cessione di tutti gli immobili non strumentali, evitando costi di gestione e acquisendo liquidità da investire in attività sanitarie. 

PROPOSTA 3.7
Avvio di un progetto nazionale di efficientamento energetico e di autoproduzione energetica, con priorità agli interventi ad altissimo rendimento economico.


QUARTO AMBITO – FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO (FSE), INFORMATION TECHNOLOGY, TELEMEDICINA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Lo sviluppo dell’Information Technology (IT) in sanità offre grandi opportunità di miglioramento del servizio agli assistiti e contestuale riduzione dei costi. Il completamento del FSE, nell’ambito della Piattaforma Nazionale di Telemedicina (PNT) permetterebbe enormi vantaggi, sia per la presa in carico, diagnosi e cura dei cittadini, sia per le attività di programmazione, ricerca clinica ed epidemiologica. Un’altra innovazione essenziale è l’implementazione di soluzioni di intelligenza artificiale, messa a sistema con il FSE e l’adozione di PDTA. Si pensi, ad esempio, al possibile sviluppo delle attività epidemiologiche e di prevenzione, al supporto ai medici nella diagnosi e nel trattamento, personalizzando l’impiego di macchinari e di soluzioni farmacologiche in modo più efficace ed efficiente, all’identificazione di inefficienze nei percorsi di cura e al suggerimento di correzioni più efficienti, al miglioramento dell’interazione tra servizio sanitario e cittadino nella prenotazione di visite ed esami. Per realizzare tutto questo sè necessario che gli applicativi IT in tutte le regioni garantiscano l’interoperabilità. 

PROPOSTA 4.1
Completamento del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), su database unico nazionale e introduzione della certificazione degli applicativi clinici adottati in tutte le regioni, che ne garantisca l’interfaccia con il FSE. Prevedere l’interoperabilità semantica, con l’adozione dei sistemi di codifica internazionali, attraverso le necessarie azioni di formazione e di change management

PROPOSTA 4.2
Adozione di sistemi informatici omogenei, almeno a livello regionale, sia in ambito clinico, sia in ambito amministrativo gestionale. 

PROPOSTA 4.3
Sviluppo e implementazione di soluzioni di intelligenza artificiale in sanità.


QUINTO AMBITO - POLITICHE DI GESTIONE E SVILUPPO DELLE RISORSE UMANE

Un aspetto molto critico del SSN è oggi la carenza di personale sanitario (medici e infermieri). Questa è dovuta a molteplici ragioni: l’errata programmazione dei corsi universitari e di specializzazione, l’andamento demografico, i rischi professionali, patrimoniali e penali, dovuti a frequenti cause da parte dei pazienti, la fuga verso l’estero, ecc. Occorre rendere le professioni sanitarie più attrattive per garantire il corretto dimensionamento del personale. 

PROPOSTA 5.1
Progressivo incremento dei livelli retributivi del personale sanitario, accompagnato dalla razionalizzazione delle mansioni (meno burocrazia) e incremento della produttività. In questo ambito è inoltre necessario differenziare il trattamento economico a favore delle specializzazioni e dei ruoli che riscuotono minori adesioni. 

PROPOSTA 5.2
Gli incrementi retributivi devono essere accompagnati da un sistema di valutazione delle performance, basato su obiettivi individuali e di reparto. 

PROPOSTA 5.3
Riconoscimento economico ai dirigenti medici delle ore di lavoro straordinario.

PROPOSTA 5.4
Facilitare l’assunzione di medici specializzandi a tempo indeterminato, riconoscendone le attività formative pratiche svolte, da parte della scuola di specializzazione. 

PROPOSTA 5.5
Introduzione della facoltà, per i medici che praticano l’Attività Libero Professionale in Intramoenia (ALPI), di rinunciare in modo permanente all’ALPI per dedicare un equivalente numero di ore di lavoro all’attività pubblica, in cambio di una congrua remunerazione delle ore aggiuntive.

PROPOSTA 5.6
Divieto di esercitare l’intramoenia al di fuori delle strutture pubbliche nelle quali si opera, con l’impegno, da parte dell’azienda di riferimento, a garantire la disponibilità di spazi e strutture idonee all’esercizio dell’attività libero-professionale.

PROPOSTA 5.7
Abolizione della responsabilità penale per il caso di errori medici, mantenendo la responsabilità civile.

PROPOSTA 5.8
Incentivare i medici di medicina generale a operare nelle Case di Comunità. Proporre ai MMG di erogare ore aggiuntive rispetto a quelle dovute in base al numero di assistiti, remunerate separatamente. Le ore aggiuntive possono essere dedicate, a scelta del medico, alla CdC o ai Pronto Soccorso. 

PROPOSTA 5.9
Divieto di ricorso alle cooperative di gettonisti. I medici non inseriti organicamente nel SSN vanno valutati e selezionati da apposite commissioni pubbliche in ogni regione, con personale comandato dalle aziende.


SESTO AMBITO - PARTNERSHIP CON LE AZIENDE DELLA FILIERA SANITARIA

Spesso le aziende che operano nella filiera sanitaria come fornitori del SSN vengono percepite come antagoniste, rispetto agli interessi del servizio pubblico. Tale concezione ha provocato conseguenze grottesche quale quella del pay- back: dato un certo tetto all’acquisizione di farmaci e dispositivi medici, in caso di acquisti in esubero da parte delle aziende del SSN, le case farmaceutiche e i produttori di dispositivi sono tenuti a rimborsarne l’eccedenza. Sono misure contrarie agli interessi del SSN. Lo sviluppo di nuovi farmaci e dispositivi medici permette nuove opportunità di diagnosi e cura. Un ulteriore fattore di ritardo del SSN è dovuto alla necessità di recepimento dei nuovi farmaci approvati dall’AIFA nel prontuario farmaceutico di ciascuna regione. Il che provoca diseguaglianze di accesso degli assistiti ai nuovi prodotti. 

PROPOSTA 6.1
Abolizione dei tetti di spesa su farmaci e dispositivi medici e abolizione dei relativi pay-back. In cambio di tali misure, negoziare un controllo permanente dei prezzi dei farmaci e dei medical device con effetto economico che tenga conto dell’inflazione e dei costi industriali ma a partire dall’ultimo pay-back pagato.

PROPOSTA 6.2
Abolizione del prontuario farmaceutico regionale e recepimento diretto dei prodotti approvati da AIFA. 

PROPOSTA 6.3
Creazione di un’unità centralizzata di Health Technology Assessment (HTA) presso il ministero, per la valutazione di impatto economico dell’impiego di farmaci o medical device, tenendo conto dei possibili percorsi del paziente. Contestuale abolizione delle unità di HTA create in diverse regioni. 

PROPOSTA 6.4
Stipula di contratti centralizzati con case farmaceutiche e di medical device, basati sul principio del risk sharing e/o del costo basato sull’efficacia dimostrata sul campo (es: sulla percentuale dei pazienti sui quali il farmaco ha efficacia).

PROPOSTA 6.5
Creare un rapporto di partnership con gli erogatori privati di prestazioni in convenzione, a condizione che il CUP regionale abbia piena disponibilità̀ di tutte le agende, che vi sia piena interoperabilità̀ tra le cartelle cliniche degli erogatori convenzionati e di quelle pubbliche, che gli esiti e le SDO confluiscano nel fascicolo sanitario elettronico, che esista un ufficio di controllo di appropriatezza delle prestazioni erogate dai privati convenzionati con controlli a campione, e che periodicamente si mettano a gara quote di prestazioni, al miglior rapporto qualità̀/prezzo. 

PROPOSTA 6.6
Ridefinizione delle RSA in base a standard omogenei comuni a tutte le regioni. Creazione di forme standardizzate di collaborazione con le RSA pubbliche e private. Individuazione e normazione omogenea, a livello nazionale, di tutti i parametri che regolano queste strutture di offerta socio-sanitaria, requisiti strutturali e organizzativi e riordino del sistema di finanziamento.


SETTIMO AMBITO - IL FINANZIAMENTO

L’attivazione di tutte le misure proposte nei diversi ambiti di intervento sarebbe in grado di migliorare la qualità del servizio e di realizzare una progressiva riduzione dei costi, che andrebbe a regime in pochi anni. L’attuale livello di finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) non è sufficiente a coprire il fabbisogno del servizio sanitario nazionale. E la spesa out of pocket sostenuta direttamente dai cittadini ha superato i 45 miliardi di euro l‘anno. La spesa dei cittadini va sostenuta fiscalmente, ma servono fondi aggiuntivi per remunerare meglio il personale sanitario, contenere la fuga verso l’estero, incrementare la produzione di servizi, ridurre le liste d’attesa, incrementare la prevenzione, rinnovare il parco tecnologico del SSN, migliorare l’efficienza energetica degli edifici. Le risorse aggiuntive non devono determinare deficit aggiuntivo.

L’incremento della spesa sanitaria da noi auspicato si realizza non solo attraverso tutte le radicali revisioni organizzative e gestionali che abbiamo sin qui proposto, ma altresì liberando a favore di sanità e scuola risorse pubbliche grazie a un’incisiva revisione della spesa corrente e dell’enorme esplosione avvenuta negli ultimi anni nella spesa assistenziale, adottando le misure previste in altri capitoli del nostro programma.

PROPOSTA 7. 1
Incrementare progressivamente il FSN dei seguenti addendi: 

  • adeguamento del FSN dell’esercizio precedente al tasso d’inflazione a/a, per mantenere il potere d’acquisto; 
  • quota aggiuntiva per il lancio di campagne di prevenzione coordinate direttamente dal ministero (come da proposta 2.4); 
  • quota aggiuntiva per il reclutamento di nuovo personale e per l’istituzione di un nuovo fondo incentivazione, da riconoscere al personale rigorosamente in base ai risultati; 
  • quota aggiuntiva dedicata al finanziamento di progetti concordati, di efficientamento organizzativo, di cui si dimostrino i benefici e l’effettiva realizzazione; 
  • quota aggiuntiva per interventi di efficientamento energetico e autoproduzione di energia (come da proposta 3.7). Si tratta di un investimento ad alto rendimento. Eventualmente potrebbe essere gestito fuori dal FSN.

SCUOLA

SCUOLA

La riforma del sistema educativo è la madre di tutte le riforme: istruzione e cura della crescita delle giovani generazioni sono le chiavi del futuro di un paese. Per questo vogliamo fin dai primi anni dell’infanzia mettere al centro i bambini, il loro diritto di accedere a istruzione di qualità in una scuola in cui la conoscenza venga promossa in un percorso di crescita sicuro, in cui infanzia e adolescenza vengono protette, valorizzate, rispettate e stimolate alla creatività.

Per molti, la scuola è l’unica opportunità non solo per raggiungere un’indipendenza economica, ma anche per crescere in un ambiente sano che può fornir loro gli strumenti necessari per scoprire il proprio talento. Per noi la scuola è motore del futuro della società civile, la più importante delle start-up su cui investire competenze e risorse. Ci ribelliamo all’idea di bimbi condannati a non realizzare il proprio potenziale, o spesso addirittura trascorrere una vita in povertà, sin dal momento in cui erano nel grembo materno. Istruzione e cultura siano il più grande strumento di libertà e di ascesa sociale, la chiave per redistribuire opportunità e consentire l’emancipazione personale, sociale ed economica di ogni individuo. La conoscenza è conquista; la libertà accademica e la ricerca condizioni essenziali del progresso.

La riforma del sistema educativo che proponiamo è complessa, deve mettere in conto molte difficoltà per l’impatto tra gli equilibri delle parti coinvolte, per la durata dell’offerta scolastica e per il necessario constante aggiornamento di essa in relazione ad un mondo in continuo cambiamento. Però è assolutamente necessaria: l’obiettivo è una società italiana più istruita, consapevole e dotata di pensiero critico, una società più sicura, resiliente e felice.

La nostra proposta mira a rispondere alla necessità di ammodernamento della scuola in linea con le direttive europee dei curriculum scolastici, adeguata alle esigenze di mercato e della società contemporanea al fine di ridurre drasticamente la perdita di talenti. In questo percorso, è prezioso ruolo degli insegnanti e intendiamo promuovere il riconoscimento della loro figura di educatori esemplari all’interno della società civile.

Diamo forte rilevanza e spazio ai cosiddetti “Early Years”, i primi anni dell’infanzia, come un bacino inesauribile di possibilità oggi trascurate per i bambini di sviluppare competenze e interazione sociale ed emotiva, e attraverso di queste imparare a rapportarsi con il mondo circostante. 

Sosteniamo la necessità di una forte autonomia scolastica, che attribuisca a ogni istituto la gestione dei processi di assunzione, vigilanza e valutazione degli insegnanti attraverso criteri oggettivi e con metriche verificabili. Tale scelta libera molte risorse finanziarie per la scuola oggi gestite a livello nazionale, devolvendole a sostegno delle competenze affidate all’autonomia degli istituti.

La sostenibilità della proposta si articola su piani diversi: maggiore efficienza nella gestione delle risorse in essere; opportunità di maggiore offerta formativa dovuta all’aumento della denatalità; nel medio e lungo periodo, come nel settore sanitario, una vera campagna di investimenti sulle infrastrutture e formazione per ora non facilmente quantificabili, ma necessari per il miglioramento del sistema.

La nostra proposta investe quattro aspetti: ordinamenti, curriculum, modello istituzionale, personale.


1- ORDINAMENTI

Scuola obbligatoria 3-18 anni. Tempo pieno 3-15 anni (40 ore incluso tempo mensa) con opzione bilinguismo. 

Proponiamo una scuola dell’infanzia obbligatoria dai 3 ai 6 anni di almeno 25 ore settimanali. che se integrata a 40 ore può prevedere in maniera facoltativa l’opzione bilingue. Ogni scuola dell’infanzia deve sviluppare una piccola biblioteca dove i bambini trascorrono parte del loro tempo e si abituano alla cultura dell’uso del libro e manuali e alla lettura quotidiana proporzionata alle proprie conoscenze e capacità. I 3-6 anni rappresentano un bacino immenso di potenzialità ed influiscono profondamente sullo sviluppo emotivo e cognitivo della persona.

SCUOLA PRIMARIA
Primo ciclo da 6 a 11 anni, prevede il tempo pieno e l’insegnamento di tre materie del core curriculum in lingua inglese

SCUOLA SECONDARIA
Secondo ciclo da 11 a 18 anni, divisa in tre fasi:

  • Prima fase (3 anni a tempo pieno): prevede un programma generale con l’obiettivo di offrire un’educazione generale e completa per tutti, esplorando diverse discipline e sviluppando un’ampia gamma di competenze attraverso attività laboratoriali interdisciplinari.
  • Seconda fase (1 anno a tempo pieno): è un anno comune di orientamento dove le studentesse e gli studenti scelgono di avvicinarsi a materie verso le quali sentono proclività.
  • Terza fase (3 anni): rivolta a una specializzazione personalizzata che può trovare sbocco nei licei, negli istituti tecnici, nelle scuole professionali o in attività di apprendistato o di alternanza scuola-lavoro.

All’interno di questo sistema, le studentesse e gli studenti sono tenuti a seguire un percorso scolastico obbligatorio fino a 18 anni.

L’anno scolastico ha inizio la prima settimana di settembre e termina a fine giugno garantendo condizioni infrastrutturali scolastiche adatte a tale calendario.

Welfare Scolastico


L’attuale sistema scolastico presenta una frammentazione degli interventi educativi e un’integrazione insufficiente tra scuola, servizi sociali e sanitari, con un impatto negativo su studenti, famiglie e docenti. Per rispondere a queste criticità, si propone l’istituzione delle Equipe di Educatori Scolastici di Plesso (EESP), composte da professionisti privati altamente qualificati, selezionati tramite bandi pubblici e operanti in sinergia con il sistema scolastico.

Queste figure multidisciplinari – educatori, psicologi, mediatori relazionali ed esperti in didattica inclusiva – forniranno un supporto integrato, migliorando l’inclusione, prevenendo la dispersione scolastica e riducendo il disagio giovanile. Il progetto rappresenta un investimento strategico sul futuro, trasformando l’educazione in un motore di crescita sociale ed economica.


2 CURRICULUM

In sede europea, fin dai primi anni 2000 è stato proposto un Sillabo di otto competenze-chiave, recepito dal Decreto ministeriale n. 139 del 22 agosto 2007 “Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione”, del quale un Allegato presenta i “quattro assi culturali”: Linguaggi, Matematica, Scienze, Storia. La logica delle competenze-chiave è quella del core curriculum, che deve essere percorso da ogni ragazzo entro l’età di 18 anni. Si deve concentrare su “quattro laboratori/dipartimenti delle competenze-chiave”, Il monte-ore annuale degli insegnanti si organizza su base annuale. Gli insegnanti sono al servizio del Dipartimento e della scuola; organizzati dentro una comunità professionale educante.

La scuola è concepita creando una struttura poli-scolastica dove i ragazzi possono trascorrere l’intera giornata e vivere all’interno della loro comunità generazionale dedicandosi allo sport, al gioco, all’arte, allo studio. Il primo ciclo si concentra sulle competenze fondamentali come la lettura, la scrittura, la matematica, le scienze, le lingue, l’educazione civica e la programmazione.

I primi tre anni del secondo ciclo accompagnano gli adolescenti attraverso un’età di trasformazione, fondamentale per lo sviluppo di capacità cruciali per la formazione della persona. Occorre costruire una specificità didattica e formativa pensata per i giovani di questa età, privilegiando un approccio induttivo che superi quello deduttivo e mnemonico, e che sia mediato da docenti e figure professionali specificamente formate. L’insegnamento deve puntare sulla scoperta, la costruzione e il consolidamento per poter affrontare le fasi successive della scuola. Gli studenti svolgeranno lavori di gruppo che sviluppino, tramite attività laboratoriali interdisciplinari attraverso alternanza di team work e lavoro singolo indipendente, ma ‘assistito nella supervisione’. Le materie studiate coprono aree scientifiche come materie STEAM e programmazione, e si estendono a Design Technology, Data litteracy, laboratori artistici e musicali e produzione di manufatti. Saranno aggiunte materie tecniche quali diritto, integrazione europea e studi economici per la comprensione dell’impresa, del mercato e della finanza che compongono la realtà del mondo del lavoro. Il rafforzamento del bilinguismo tramite la metodologia CLIL va reso parte integrante della scuola. Queste materie, aggiuntive al core curriculum, saranno supportate tramite la creazione di aule di materia attrezzate in modo da stimolare la creatività e la curiosità. Per il successo di questa offerta formativa, si dovrà puntare sulle strategie meta-cognitive (pensare a come pensare/ apprendere ad apprendere) per sviluppare la capacità emergente degli adolescenti di sviluppare pensieri formalizzati.

Il quarto anno comune di orientamento vedrà l’introduzione del tutor specifico che si rapporta allo studente settimanalmente e segue le scelte formative facendo da intermediario tra docenti, genitori e studente stesso.

Gli ultimi 3 anni combinano un core curriculum fisso – approfondendo materie dei cicli precedenti – e materie specifiche al percorso scelto dalle studentesse e dagli studenti favorendo una formazione mirata e personale. Le materie insegnate nel ciclo secondario devono essere finalizzate a un curriculum interconnesso e interdisciplinare. 

Lo studio della programmazione informatica (Computing) per due ore settimanali, sin dal primo anno del primo ciclo basata su progetti come la creazione di giochi e storie interattive, è una leva fondamentale per sviluppare competenze trasversali quali il pensiero critico, la creatività e la collaborazione. Il pensiero computazionale insegna il cosiddetto problem-solving tramite la scomposizione, l’astrazione e il riconoscimento degli schemi. A questo corso sarà integrata la sicurezza informatica, la protezione dei dati personali e l’utilizzo di strumenti digitali per la produttività come l’intelligenza artificiale. La scuola deve fornire gli strumenti per poter navigare i mari del sapere in un mondo in cui ogni aspetto della vita è collegato alla tecnologia. 

Data la denatalità, è da superare la norma vigente che fissa come parametro numerico delle classi di scuola primaria la soglia di almeno 15 bimbi. Classi a numero inferiore saranno sempre più comuni anche nei cicli successivi. Il declino demografico comporta molti rischi a forte impatto sul PIL potenziale, ma presenta   anche l’aspetto di creare nella scuola un migliore e più ravvicinato rapporto insegnanti-studenti.


3. ASSETTO ISTITUZIONALE: LA SCELTA DELL’AUTONOMIA

Spettano allo Stato e domani all'Europa tre compiti:
  • La definizione del curriculum essenziale delle discipline (non oltre il 50% dell'intero curriculum) 
  • Il finanziamento pro capite di ogni ragazzo che entra nel sistema educativo; 
  • La valutazione degli istituti, dei dirigenti, dei docenti.
Alla scuola autonoma spetta tutto il resto:
  • La conoscenza del Portfolio di ciascun ragazzo in ingresso, 
  • I piani di studio personalizzati, 
  • L'organizzazione dell'attività didattica e del lavoro dei docenti. Istituzione di un piano triennale della gestione e dell’organizzazione delle attività con distinzione tra funzione docente e funzioni organizzative e di servizio diverse dalla docenza. Il dirigente scolastico determina un fondo per il piano organizzativo al fine di definire le figure di sistema necessarie nell’ambito di coordinamento e progettazione didattica.
  • Monte-ore degli insegnanti annuale, non obbligatoriamente diviso per 18/24 ore alla settimana, a loro volta da distribuire su 5 giorni. 
  • La ricerca di fondi ulteriori rispetto a quelli provenienti dal Ministero 
  • La gestione, attraverso i fondi statali (e/o ulteriori) dell'edilizia scolastica;

Quanto alla governance del sistema: al livello delle singole scuole autonome, tutte le componenti della comunità educante elaborano uno Statuto, dal quale risultino chiare la titolarità e la responsabilità delle decisioni. 

Il Consiglio di Gestione (formato da Dirigente, Docenti e rappresentanti della componente genitori ed alunni) delibera sulla gestione economico finanziaria della scuola; il Collegio dei Docenti, in collaborazione coi Dipartimenti disciplinari, delibera sulle scelte che riguardano i curricula personalizzati, i quadri orari, i progetti e più in generale sugli indirizzi didattici e la funzione docente. 

Le scuole autonome svolgono funzione di:

  • assunzione dei dirigenti e dei docenti (già dotati di laurea abilitante e che abbiano superato una selezione nazionale) da destinare alle singole scuole attraverso la costituzione di Commissioni apposite (vedasi punto sul Reclutamento e assunzione docenti).
  • vigilanza e controllo per garantire il rispetto da parte delle scuole autonome delle regole nazionali (legalità) e dei principi di buona amministrazione, efficienza ed efficacia.

A livello nazionale servono due organi:

  • l’Autorità del curriculum, con il compito della ricerca, dell’innovazione didattica e dell’elaborazione permanente del Sillabo delle competenze-chiave. Essa potrebbe coincidere con l’attuale INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) opportunamente rifunzionalizzato;
  • il Sistema nazionale di valutazione (INVALSI), che si avvalga, analogamente a quello inglese, di un corpo di ispettori, composto da dirigenti, docenti, esperti in scienze dell’educazione, che vengono periodicamente inviati nelle scuole e che utilizzano test, colloqui, osservazioni dirette per accertare la qualità dell’offerta educativa.

Il Ministero dell’Istruzione avrà un’attività molto ridotta rispetto all’attuale e ridefinita in maniera sussidiaria, liberando risorse finanziarie da destinare all’autonomia scolastica. A livello nazionale e internazionale, esercita ruolo sussidiario di ciò che le reti delle autonomie non riescono a fare da sole.

Tutta la governance scolastica (nazionale ed autonoma degli istituti) richiede una drastica riduzione degli adempimenti burocratici e una semplificazione della normativa lasciando spazio alla didattica ed interventi educativi individualizzati.


4. FORMAZIONE,  ASSUNZIONE E CARRIERA PROFESSIONALE

Formazione


  • Scuola primaria e dell’infanzia: percorso formativo di 5 anni con laurea magistrale abilitante in Scienze della formazione;
  • Scuola secondaria di 1° e 2° grado: percorso formativo di 5 anni con laurea magistrale abilitante. 
  • A partire dal quarto anno, dopo un test psicoattitudinale, l’aspirante docente accede a un’area pedagogico-didattica, a numero programmato, nella quale:- si continuano gli studi della disciplina fino al quinto anno;- si integrano gli studi con insegnamenti di psicologia dell’età evolutiva, di storia della scuola, di legislazione scolastica, di metodologia e tecniche didattiche;- si fanno esperienze tri-quadrimestrali di apprendistato nelle scuole, sotto la guida di insegnanti esperti-tutor.
  • La laurea abilitante all’insegnamento viene conferita per duplice giudizio, quello dell’Università e quello delle scuole in cui il candidato ha fatto esperienze di apprendistato.

Assunzione


  • La domanda di assunzione viene indirizzata direttamente dal laureato alle Scuole che mettano a disposizione dei posti;
  • Le Scuole istituiscono un Comitato per l’Assunzione, composto dal Dirigente scolastico, da un tutor, da due docenti della disciplina, sorteggiati da un elenco stilato dall’Unione Scolastica Territoriale;
  • Il docente viene assunto in prova-tirocinio della durata di 1 anno, al termine del quale il Comitato per l’Assunzione decide o no per l’assunzione definitiva.

Carriera Professionale


  • Progressione mista di carriera (minima per anzianità, massima per merito) con 3 livelli di docenza successivi (iniziale, ordinario, esperto) che consentono l’accesso agli step retributivi superiori. Il passaggio da un grado all’altro è richiesto dall’interessato, non è legato all’anzianità ma solo al riconoscimento del merito; 
  • Applicazione dei criteri meritocratici per la progressione di carriera anche al personale già in ruolo in modo progressivo (senza intaccare quanto già maturato ma applicandolo agli scatti successivi).
  • Un Comitato di valutazione, composto dal Dirigente scolastico, da un insegnante esperto interno e da uno esterno all’Istituto, decide della richiesta. 

LE RIFORME ISTITUZIONALI

LE RIFORME
ISTITUZIONALI

1- IL MONOCAMERALISMO

Il sistema parlamentare italiano è attualmente basato su un modello bicamerale perfetto, in cui Camera dei Deputati e Senato della Repubblica esercitano le stesse funzioni legislative. Sebbene questo sistema sia stato pensato per consentire che leggi e provvedimenti fossero assunti con maggiore ponderazione, esso ha spesso generato problemi di lentezza decisionale, iter legislativi complessi e difficoltà nella formazione di governi stabili. La realtà attuale è ormai molto diversa da quella disegnata in Costituzione.

Il potere legislativo è di fatto esercitato pressoché integralmente attraverso decreti legge dei governi, la cui lettura in seconda Camera consiste nel votare in fretta i testi approvati dalla prima, per evitare la decadenza del decreto. Anche la legge di bilancio da anni viene approvata in realtà dopo un esame da parte di una sola Camera. Il monocameralismo rappresenta dunque una proposta che mira a superare tali limiti, prevedendo un’unica camera legislativa. 

Vantaggi del monocameralismo:


  • Efficienza legislativa: le leggi sarebbero approvate più rapidamente, senza i continui rimpalli tra Camera e Senato.
  • Chiarezza istituzionale: un'unica camera renderebbe più trasparente il processo decisionale e attribuirebbe maggiore responsabilità ai parlamentari.
  • Maggiore rapidità nel processo legislativo, eliminando il doppio passaggio delle leggi tra le due camere, che spesso porta a lungaggini e inefficienze.
  • Maggior stabilità governativa, riducendo il rischio di maggioranze differenti tra le due camere e facilitando l'approvazione dei provvedimenti del governo.
  • Migliore rappresentatività territoriale, con una revisione del sistema elettorale che garantisca una più equa distribuzione dei seggi tra le diverse aree del Paese.

Tuttavia, il monocameralismo comporta anche alcune criticità da considerare: l’eventualità di minor controllo sulle decisioni legislative, una limitazione del ruolo del Parlamento come contrappeso.

Tali criticità rendono necessaria anche una riforma elettorale adeguata: per evitare squilibri nella rappresentanza, riteniamo fondamentale adottare un sistema elettorale che garantisca rappresentatività, equità e stabilità.


2- RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE

L’ attuale sistema elettorale presenta numerosi difetti e problemi strutturali che vanno affrontati in modo urgente:

– DISAFFEZIONE POLITICA E ASTENSIONE CRESCENTE:
L’astensione elettorale, che ha raggiunto il 36,1% nelle elezioni politiche del 2022, è un fenomeno preoccupante. La crescente distanza tra cittadini e istituzioni è il risultato di un sistema elettorale che risulta incomprensibile, in cui la scelta del voto non si traduce sempre in un cambiamento tangibile. La difficoltà nel comprendere il sistema e la percezione di scarsa efficacia delle istituzioni politiche contribuiscono a una crescente disaffezione.

BIPOLARISMO FORZATO E LIMITAZIONE DELLA RAPPRESENTANZA:
Il sistema attuale premia le coalizioni di grandi dimensioni e limita la possibilità di espressione la possibilità di espressione per le minoranze, il cui ruolo in democrazia è vitale.  Non va infatti mortificato il pluralismo politico e la rappresentanza di una parte significativa della popolazione. Nemmeno va sottovalutato, che nella storia italiana, istanze prima minoritarie (si pensi per tutte al divorzio), siano risultate condivisibili, e condivise, dalla maggioranza grazie al confronto tra le diverse e plurali tendenze in sede parlamentare.

– COMPLESSITÀ E CONFUSIONE NELLE MODALITÀ DI VOTO:
La combinazione tra maggioritario e proporzionale di cui al “Rosatellum” si sostanzia in un maggioritario ingannevole perché il candidato nell’uninominale è eletto grazie ai voti dati dalle liste collegate. Pochi sanno che l’elettore che non gradisca il proprio candidato nell’uninominale può solo cambiare il voto alla lista. Va inoltre notato che la soglia di sbarramento favorisce la dispersione e il non voto di chi rifiuta il bipolarismo forzato.

– INSTABILITÀ DEI GOVERNI: 
Nonostante gli sforzi per creare maggioranze stabili, il sistema elettorale italiano e gli statuti parlamentari, che non scoraggiano la migrazione di eletti nelle liste in gruppi diversi da quelli per cui hanno ottenuto i voti popolari, continuano a portare a frequenti crisi di governo, ostacolando la capacità di attuare politiche coerenti e di lungo periodo. 

Il “Rosatellum” non bilancia la rappresentanza politica né frena la frammentazione e la trasmigrazione tra i gruppi, tanto che successivamente alle alleanze forzate i parlamentari si costituiscono in vari gruppi e sottogruppi (nel gruppo misto) “artificiali” in numero ben superiore ai dieci nuovi “partiti” che non hanno origine nella votazione dei cittadini. Perché mai, se non è stato il popolo a pronunciarsi? 

Le due riforme elettorali possibili


Negli ultimi trent’anni l’Italia ha cambiato tre sistemi elettorali, ma ogni volta la scelta è stata viziata da due aspetti:

  • È stata fatta non avendo in mente un modello di democrazia ma il minimo comune denominatore tra le convenienze di brevissimo termine dei partiti politici.
  • Implicava una combinazione (a pesi variabili in ciascuno dei tre modelli) tra maggioritario e proporzionale, finendo per sommare i difetti di questi sistemi, invece che i pregi.

È arrivato invece il momento di scegliere un sistema elettorale stabile (e quindi non soggetto, periodicamente, alla revisione basata sul cambiamento delle convenienze relative dei partiti) e che indichi un modello preciso di organizzazione del sistema politico e di funzionamento delle istituzioni democratiche.

Per noi gli obiettivi fondamentali da raggiungere devono essere tre:

  • Massimizzare la stabilità dei governi.
  • Restituire ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente il proprio parlamentare.
  • L’incremento della partecipazione elettorale.

Per questo, sosteniamo che la scelta del nuovo sistema elettorale debba essere presa con un larghissimo accordo tra le forze politiche, ma che possa oscillare solo tra due modelli:

1. Un sistema maggioritario a doppio turno, sul modello di quello in vigore in Francia (ma in cui ad andare al ballottaggio sono solo i primi due classificati al primo turno).

Questo primo modello (pressoché identico a quello in vigore in Francia) indica una democrazia maggioritaria (nell’unica forma possibile – il doppio turno – in un Paese privo di una pluricentenaria tradizione bipartitica), in cui la governabilità prevale sulla rappresentanza e il governo viene indicato chiaramente dagli elettori.

2. Un sistema interamente proporzionale con sbarramento e con preferenze.

Questo secondo modello (in vigore in molti paesi europei, dalla Germania all’Austria, passando per Danimarca e Olanda) indica una democrazia proporzionale, in cui la rappresentanza prevale sulla governabilità e il governo viene formato dopo il voto tramite un accordo trasparente tra le forze politiche, la cui forza relativa nella negoziazione viene assegnata dagli elettori.


3- AUTONOMIA REGIONALE PER UN FEDERALISMO SENSATO

Riteniamo ancora che, di pari passo alla riforma costituzionale del c.d. Monocameralismo, debba accompagnarsi un radicale mutamento dell’ordinamento statale con una impostazione però completamente differente rispetto alla riforma delle autonomie regionali c.d. “Riforma Calderoli”.

Federarsi significa unirsi: gli Stati federali nascono tramite l’unione di entità potenzialmente del tutto autonome, ma che decidono di mettere in comune determinate strutture per lo svolgimento di funzioni specifiche (tipicamente: difesa, rapporti internazionali, moneta), e di unificare determinate normative (costituzione, leggi fondamentali in materia civile e penale). 

Con ciò ottengono un maggior peso politico a livello internazionale (dovuto alle maggiori dimensioni), un risparmio di spesa (dovuto alle economie di scala) ed una semplificazione (dovuta alla uniformità delle norme. 

Non è stato così in Italia, che ha visto un’addizione di poteri regionali a quelli dello Stato centrale. 

La confusa architettura dei poteri concorrenti tra Stato e Regioni ordinarie realizzata dalla riforma costituzionale del 2001 ha comportato l’ulteriore aumento della spesa pubblica, il peggior funzionamento dell’apparato della pubblica amministrazione, l’esplosione della conflittualità tra Stato e regioni di fronte alla Corte Costituzionale, gravata da un numero crescente di impugnative reciproche di atti normativi contestati per conflitto di attribuzione.  Complessivamente: più svantaggi sia per i cittadini sia per le imprese. Alcuni problemi hanno assunto dimensioni enormi: a cominciare dalla sciagurata gestione della Sanità.

La Corte Costituzionale a nostro giudizio ha lodevolmente bocciato molto aspetti rilevanti della cosiddetta “Riforma Calderoli” sull’Autonomia Differenziata delle regioni. Non si può procedere in assenza di una precisa determinazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP).

La Corte Costituzionale ha sottolineato che i LEP devono garantire un’eguaglianza sostanziale nei diritti su tutto il territorio nazionale. E per colmare gli enormi gap nei LEP oggi esistenti in Italia a livello territoriale serve un’adeguata copertura finanziaria, ogni idea di riforma a costo zero è infondata a meno di voler perseguire un ulteriore aggravamento delle rilevanti disparità territoriali in Italia. 

Noi restiamo convinti che il pasticcio costituzionale del 2001 rischi di aggravarsi: non è ipotizzabile un’Italia che devolva alle Regioni la competenza sulla politica del commercio estero, del mercato energetico, delle infrastrutture di tlc e via proseguendo. Su tutte queste materie economicamente strategiche bisogna pensare a realizzare e rafforzare un mercato unico europeo, non mercatini regionali.

Il nostro progetto prevede di arrivare ad un assetto in cui sia possibile applicare il sano principio liberale “pago, vedo, voto”.

Occorre definire con chiarezza in quanti livelli di governo territoriali si articoli il settore pubblico (e anche questo semplice concetto, da un decennio, è al momento sfuggente). Poi occorre dotare ciascun livello di governo di competenze chiare ed esclusive (eliminando non solo le materie concorrenti tra Stato e regioni ma anche la confusione esistente tra Regioni – che nascevano come ente di programmazione e non di gestione – e comuni) e di uno strumento fiscale esclusivo e manovrabile liberamente. E il terzo indispensabile elemento è realizzare una perequazione totale tra fabbisogni standard e capacità fiscali, in modo da mettere tutti i territori sullo stesso punto di partenza. 

A quel punto, si realizzerebbe un vero ed efficiente federalismo, che non è dato dal numero di materie devolute agli enti territoriali ma dalla realizzazione del vero connubio tra Autonomia e Responsabilità sulle materie che – in un contesto globale che è sideralmente diverso dagli Anni Novanta del secolo scorso – è più efficiente far gestire a livello decentrato. In tale situazione, in altre parole, il cittadino è pienamente consapevole di quali sono i compiti esclusivi del livello di governo che va ad eleggere (e sa che è stato messo nelle condizioni di farlo) e sa qual è la tassa che gli versa affinché possa svolgere quei compiti: per cui quando entrerà in cabina elettorale sarà nelle condizioni di valutare quale dei due “piatti della bilancia” pesi di più, se le tasse che ha versato o i servizi che ha ricevuto in cambio.

Ma nessuno in Italia ne parla in questi termini. Anche perché ciò comporterebbe una revisione profonda di come la Costituzione aveva disegnato province e regioni. 

La “Società Geografica Italiana” nel 2013 proposte uno schema che rispetto a 130 enti tra province e regioni sostituiva solo 36 ampi enti territoriali su basi di omogeneità e tessuto economico ben diverse e meglio definite, eliminando dunque 94 enti. Disegni eventuali di energico accorpamento, perseguendo obiettivi di ottimizzazione dei servizi da offrire e di efficientamento34 delle risorse pubbliche, potrebbero costituire antidoti efficaci contro rischi di ulteriore frammentazione nazionale collegati a una riforma dell’autonomia differenziata tanto improvvidamente confusa e ideologica come quella affossata dalla Corte Costituzionale. Ma noi purtroppo non ne vediamo alcuna premessa seria, nella posizione attuale delle forze politiche presenti in parlamento. 


INNOVAZIONE E COMPETITIVITÀ

INNOVAZIONE E
COMPETITIVITÀ

L’Italia, e più in generale l’Europa, affrontano una fase di crescita economica debole e un ulteriore declino della capacità competitiva rispetto ai concorrenti globali, in particolare asiatici e americani.

I principali fattori che limitano produttività e competitività del sistema produttivo italiano:

  • ECCESSO DI BUROCRAZIA
    Gli oneri e adempimenti burocratici costano a cittadini e imprese circa 150 miliardi l’anno.
  • PUBBLICA AMMINISTRAZIONE INEFFICIENTE
    L’Italia è al penultimo posto in UE per fiducia dei cittadini verso la Pubblica Amministrazione. Peggio di noi solo la Grecia.
  • COSTO ELEVATO DELL'ENERGIA
    Gli italiani pagano le bollette, in media, il 23% in più della media UE. Per le aziende, i costi legati all’energia sono il 24% più elevati della media UE, con punte fino al 40% e oltre.
  • DEFICIT DI CONCORRENZA
    Mercati italiani in numerosi casi regolamentati da barriere all’ingresso che limitano la competizione.  
  • DEFICIT DI INNOVAZIONE E COMPETENZE
    Le spese in ricerca e sviluppo nei paesi dell’Unione europea sono in media il 2,2% del PIL, in Italia appena l’1,3% mentre in Germania addirittura il 3,1%.
  • ELEVATA FRAMMENTAZIONE DEL SISTEMA PRODUTTIVO
    A fronte di una media nei paesi dell’Unione europea di 5,1 addetti per impresa, l’Italia ne registra appena 3,9 mentre in Germania addirittura 12,1.

Affrontare queste criticità richiede un’agenda coraggiosa e interventi strutturali. L’Italia ha un enorme potenziale di crescita, ma per esprimerlo pienamente è necessario un cambio di paradigma. Le proposte delineate puntano a:

  • Liberare l’iniziativa imprenditoriale attraverso una vigorosa semplificazione normativa e burocratica.
  • Abbattere il costo dell’energia e promuovere l'autosufficienza energetica.
  • Rilanciare l’innovazione come motore della crescita economica.
  • Accrescere la concorrenza, per creare un sistema di produzione e servizi alle aziende e ai cittadini più dinamico e competitivo.

È fondamentale che queste proposte siano integrate in un’agenda politica coerente e sostenuta da un forte consenso, sia a livello nazionale che europeo.


LE PROPOSTE

1. Semplificazione amministrativa e riforma burocratica


  • Principio di autorizzazione all’attività economica: Introdurre e generalizzare il principio per cui l’impresa può iniziare le proprie attività ed investimenti all’atto del deposito della segnalazione di inizio attività, con facoltà dell’amministrazione di fermare nei soli casi di non conformità sostanziale.
  • Riduzione degli obblighi di reportistica: eliminare tutti gli obblighi di comunicazione previsti dalle normative a carico delle imprese che non siano direttamente collegati all’uso di risorse pubbliche o che non avvengano nell’ambito di processi di verifica avviati dalle amministrazioni. Rafforzare il divieto di richiesta alle aziende di informazioni già in possesso dell’amministrazione prevedendo la non sanzionabilità della mancata risposta in caso di richiesta di dati già in possesso in possesso dell’Amministrazione, o desumibili da dati già in possesso della stessa.
  • Introduzione del principio dell’avviso (warning”/“compliance notice”): Prevedere, nei casi in cui non sussistano dolo o danni quantificati per l’amministrazione o per terzi, che alla prima infrazione l’amministrazione fornisca un avviso all’impresa, illustrando la natura dell’infrazione e concedendo un termine per adeguarsi. 
  • Riduzione delle spese accessorie contrattuali: Sostituire gli obblighi di certificazione notarile dei contratti e degli atti societari con la notifica sotto responsabilità delle imprese a un registro pubblico digitale che ne garantisca l’immutabilità.
  • Digitalizzazione dei processi amministrativi: Implementare un sistema elettronico di tracciamento delle pratiche pubbliche che consenta:
    alle imprese di monitorare l’avanzamento delle proprie istanze
    -
    alla cittadinanza di controllare i carichi di lavoro degli uffici pubblici, migliorando trasparenza e accountability
    - a
    lle amministrazioni di interoperare effettivamente tra loro.
  • Integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi pubblici: Ai fini di aumentare prevedibilità e trasparenza dell'azione pubblica, implementare sistemi di intelligenza artificiale per la pre-verifica delle pratiche pubbliche, permettendo a cittadini e imprese di valutare in anticipo la conformità delle proprie istanze alle normative vigenti.
  • Rafforzamento delle sezioni specializzate in materia d’impresa e brevetti nei tribunali: Introdurre giudizi collegiali con competenze multidisciplinari e un percorso di carriera specifico per i magistrati delle sezioni di impresa. Prevedere il reclutamento nei ranghi della magistratura d’impresa di esperti anche non giuristi a metà carriera.
  • Riorganizzazione dei piccoli comuni: la loro frammentazione non consente economie di scala nella gestione dei servizi, le loro inadeguate dotazioni di personale tecnico non consentono la redazione efficace di bandi e gare rivolti a imprese. I forti incentivi monetari all’accorpamento dei comuni hanno prodotto risultati solo marginali (la riduzione da 8100 a 7900 comuni) soprattutto a causa dell’obbligo di referendum. Occorrono procedure diverse di consultazione delle comunità locali e rimodulare gli incentivi, rendendoli ancor più incisivi per le fusioni di due o più comuni che arrivino ad una dimensione compresa tra i 5.000 e i 15.000 abitanti, riducendoli per gli altri. 
  • Blockchain per archiviazione dei documenti per fini pubblici: consentire l’utilizzo della tecnologia blockchain per la produzione e la conservazione di tutta la documentazione relativa a controlli pubblici.
  • Inversione degli oneri di certificazione: eliminare l’analisi controfattuale in capo alle imprese e semplificare il rilascio del DURC e della certificazione antimafia, implementando un sistema automatico periodico di invio da parte delle PA alle imprese.
  • Eliminazione dei regimi fiscali speciali e dei bandi a progetto: Abolire gradualmente i regimi fiscali speciali per le imprese, riducendo in modo corrispondente le aliquote per la generalità delle imprese. Analogamente, destinare a riduzione d’imposta le risorse destinate oggi a bandi a progetto a favore delle imprese.
  • Riduzione del cuneo previdenziale per le giovani generazioni: introdurre progressivamente un sistema contributivo a versamento che consenta alle giovani generazioni di investire una quota dei fondi previdenziali ora versati a INPS a fondi pensione individuali e nominativi, o almeno, per esigenze di equilibrio di finanza pubblica, in buoni del tesoro individuali vincolati a lungo termine. Eliminare l’obbligo di ulteriori versamenti una volta raggiunta una determinata soglia minima.
  • Concorrenza nell’assicurazione sugli infortuni: Affiancare al sistema attuale un sistema di mercato, mettendo INAIL in competizione con operatori di mercato.

2. Riforme nel Settore Energetico


  • Rimozione dei vincoli alla produzione di energia nucleare: Eliminare i divieti per la produzione di energia da fonte nucleare, facendo salve esclusivamente le normative a presidio della sicurezza tecnica.
  • Promozione dell’autoconsumo energetico: Liberalizzare la produzione di energia per autoconsumo fino a 200 kW, con esenzione totale dal regime di accisa. Eliminare il vincolo della medesima cabina primaria dalla configurazione dell’autoconsumo a distanza.
  • Incentivi alla localizzazione degli impianti energetici: Esentare dalla quota relativa alle tariffe di trasporto dell’energia le comunità che ospitano impianti sistemici di produzione.
  • Disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da fonte rinnovabile da quello da fonte fossile: promuovere a livello nazionale una profonda revisione del meccanismo di formazione del prezzo ("market design"), nonchè lo sviluppo di un mercato di lungo termine in modo che il prezzo dell'elettricità sia maggiormente basato sul costo medio delle rinnovabili (LCOE, levelized cost of energy) e non più sul costo marginale del gas.

3. Promozione dell’innovazione e rafforzamento delle competenze


RIFORMA DEL SISTEMA DELLA RICERCA:
  • Completare l’autonomia del sistema della ricerca trasformando gli Enti di Ricerca e le Università in Fondazioni di diritto privato a capitale interamente pubblico sul modello IIT, FBK, e Max Planck Gesellschaft al fine di allinearsi alle migliori pratiche internazionali.
  • Rafforzare gli Uffici di trasferimento tecnologico e di divulgazione (“Knowledge and Technology Transfer Office”) con finanziamenti dedicati per investire su brevetti, prototipi, marketing e reclutamento di professionalità adeguate.
RAFFORZAMENTO DEL SISTEMA DELLA FORMAZIONE:
  • Rafforzare – eliminando tutti i correttivi ex-post che in questi anni nei fatti ne hanno vanificato gli effetti – l’allocazione del Fondo di Finanziamento Ordinario degli Atenei interamente sulla base dei risultati della valutazione della didattica e della ricerca, e non più su base storica.
  • Potenziare ed estendere l’esperienza degli ITS. Riconoscere la formazione effettuata nelle accademie aziendali.
  • Prevedere espressamente la possibilità per gli ITS Academy di stipulare specifiche convenzioni con le imprese per consentire la partecipazione dei dipendenti delle stesse, dotati della esperienza professionale richiesta, all’erogazione dei percorsi formativi.
  • Creare una forma di contratto stagionale per l’inserimento degli studenti delle scuole superiori in azienda durante il periodo estivo, prevedendo un regime incentivante sia dal punto di vista fiscale, che contributivo.
AMBIENTI REGOLATORI SEMPLIFICATI ("SANDBOX REGOLATORIE")
  • Creare ambienti regolatori semplificati per i settori manifatturiero e digitale, consentendo alle imprese di sperimentare innovazioni per periodi temporanei senza il peso di regolamentazioni eccessive, previa comunicazione alle autorità di controllo rilevanti delle proprie attività.
EURODIGITALE
  • Supportare ed accelerare il progetto della Banca Centrale Europea di introduzione dell’euro digitale, come strumento di semplificazione dei pagamenti (e di lotta all’evasione fiscale) e di contrasto ai pericolosi rischi di utilizzo di monete alternative.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE:
  • Agire a livello europeo per ottenere una riduzione dei vincoli allo sviluppo dell'intelligenza artificiale introdotti dall'AI Act, anche attraverso l'introduzione di apposite sandbox regolatorie. Includere gli investimenti in AI tra quelli ammissibili per i benefici di Industria 4.0 e 5.0.

4. Potenziare l’ecosistema startup italiano


RIFORMA GLI SPIN-OFF UNIVERSITARI:
  • Potenziare i programmi di incubazione e accelerazione nelle università, incentivando la creazione di ecosistemi innovativi e la valorizzazione commerciale della ricerca accademica.
SBLOCCARE I CAPITALI PRIVATI SUL MODELLO FRANCESE:
  • Favorire un accordo tra investitori istituzionali, grandi imprese e attori pubblici, ispirato al modello francese "Initiative Tibi", per canalizzare miliardi di euro nel venture capital italiano.
INCENTIVARE GLI INVESTIMENTI EARLY-STAGE:
  • Introdurre maggiori agevolazioni fiscali per chi investe nel primo aumento di capitale di una startup, tassazione agevolata sulle plusvalenze per incentivare il finanziamento di progetti ad alto potenziale nelle fasi iniziali. 

5. Rafforzamento della concorrenza


  • Gestione concorrenziale dei servizi pubblici: Passare ad un modello di Stato regolatore e non esecutore, con messa a gara generalizzata dei servizi pubblici di tipo esecutivo, e delle concessioni con durata massima degli affidamenti dai 5 agli 8 anni a seconda dei settori. Rafforzamento dei servizi di supporto tecnico alle amministrazioni per la redazione dei bandi di gara e vincolo degli stanziamenti pubblici all’adozione delle buone pratiche individuate. 
  • Eliminazione delle barriere all’ingresso: Vietare limitazioni all’esercizio delle attività economiche basate su numeri contingentati (es. taxi, notai) e garantire che eventuali requisiti tecnici richiesti siano verificati periodicamente in modo non discriminatorio su tutti i titolari e non solo i nuovi entranti.
  • Concorrenza nelle pubbliche concessioni: Limitare concessioni e licenze ai soli casi di utilizzo di risorse pubbliche specifiche. Rendere inderogabile il principio di messa a gara periodico delle      concessioni pubbliche.
  • Concorrenza nelle professioni: nel rispetto della libertà dei professionisti di associarsi liberamente, limitare il riconoscimento pubblico degli ordini professionali ai soli casi in cui risulta strettamente necessario tutelare la fede pubblica e l’asimmetria informativa tra professionisti e cittadini, come ad esempio nel caso dell’avvocatura, dei commercialisti, della sanità, della ingegneria civile.

6. Sostegno alla crescita, aggregazione e patrimonializzazione del sistema produttivo


  • Rafforzare la fiscalità premiale nei casi di reinvestimento degli utili ed introdurre una IRES premiale al 15% di supporto ai processi di crescita delle imprese, con criteri prevalenti l’aumento verificato della produttività e la realizzazione di operazioni di fusione-aggregazione.
  • Affiancare alla legge sulla concorrenza una legge per la produttività, che definisca obiettivi e strumenti per la crescita della produttività e del valore aggiunto.
  • Prevedere la deducibilità fiscale del sovrapprezzo di fusione nei casi di aggregazione industriale.
  • Estendere anche ai casi di aggregazione di impresa le previsioni fiscali previste per i casi di passaggio generazionale delle imprese nell’ambito della stessa famiglia.
  • Eliminare le disparità normative di vantaggio per le PMI che non siano legate alla crescita dimensionale dell’impresa stessa.

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