Laureati in partenza, ideologia in passerella: Verona perde il futuro

di Valeria Pernice e Patrizio Del Prete – Segreteria Nazionale Partito Liberaldemocratico
di Massimiliano Saladino – Coordinatore provinciale Partito Liberaldemocratico Verona

Nel 2024 Verona ha toccato un nuovo record negativo: 1.206 giovani tra i 18 e i 34 anni si sono cancellati dall’anagrafe per trasferirsi all’estero. Un numero mai così alto, in netta crescita rispetto agli 865 del 2023 e ben oltre la media degli ultimi dieci anni, ferma tra i 600 e i 700. Dal 2011, oltre 9.000 giovani veronesi hanno lasciato il territorio, mentre solo 2.932 sono rientrati. Un saldo profondamente negativo, che dovrebbe accendere l’allarme in tutte le sedi istituzionali.
E invece, il silenzio è assordante.

Tacciono il Comune di Verona e l’Amministrazione provinciale così come la Camera di Commercio e le Associazioni imprenditoriali.
Eppure sappiamo tutti, e ce lo confermano le varie ricerche in materia, compresa quella recente di Fondazione Nord Est, che sono molteplici i fattori che spingono sempre di più i giovani a lasciare il territorio veronese, alcuni principalmente di livello nazionale, altri più locale.
Ci sono i salari bassi, un mercato del lavoro locale che offre più occasioni di trovare occupazione per le basse qualifiche che per quelle più alte, una mancata valorizzazione della professionalità per migliorare la propria posizione.
Le nostre proposte sulla contrattazione aziendale e sul welfare aziendale sono una prima risposta a livello nazionale. Così come, sempre a livello nazionale, Il Partito Liberaldemocratico sostiene da tempo la proposta di introdurre un credito d’imposta triennale per i giovani che decidono di rientrare in Italia dopo un’esperienza all’estero, a patto che investano nella creazione d’impresa o vengano assunti da aziende ad alto contenuto tecnologico. Un’idea semplice, che potrebbe essere adottata anche su scala locale, integrandola con incentivi comunali e strumenti territoriali.
Tuttavia, anche a Verona si può fare di più.

Ad esempio, avviare seriamente la discussione sull’area della Marangona che non può essere limitata solo alla questione, pur importante, del consumo di suolo. E, soprattutto, non può essere lasciata solo in mano al consiglio di amministrazione del Consorzio Zai.
Ma è soprattutto sulle altre cause dell’esodo di giovani che si può e si deve intervenire a livello locale. Tutte le indagini ci dicono che c’è un problema che riguarda la casa, i trasporti, la sanità, gli eventi culturali. In una parola, la qualità della vita sul nostro territorio sulla quale le attese sono molto alte.
Lo stesso sforzo di realizzare studentati per chi frequenta la nostra università può rivelarsi inefficace se poi, una volta laureati, i giovani se ne vanno.
Insomma, ciò che manca è una strategia strutturale di sviluppo.
Verona non ha messo in campo alcuna politica che punti a costruire sinergie tra istituzioni locali, università, rappresentanze di categoria, ordini professionali e mondo imprenditoriale. Non esiste un tavolo permanente di confronto, né una cabina di regia per l’attrazione di nuovi capitali e nuove imprese. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i giovani più preparati se ne vanno, e chi resta fatica a intravedere opportunità.
In questa direzione è insostituibile il ruolo dell’Amministrazione comunale del capoluogo che, pur non avendo tutte le competenze in materia, può e deve svolgere un ruolo forte di riferimento e sollecitazione.
Non possiamo permetterci che Verona diventi solo una città da visitare.
Deve tornare a essere una città dove si sceglie di vivere, lavorare, costruire.

Dove i giovani non siano costretti a partire per cercare dignità e ambizione altrove.
È ora di far seguire i fatti alle parole: i numeri non sono una moda passeggera, ma una chiamata politica a cui non si può più rispondere con slogan, passerelle e retorica.


Condividi veloce su uno di questi social:

Privacy Preference Center