SANITÀ

La possibilità̀ di poter contare su servizi sanitari adeguati, a prescindere dalle proprie condizioni economiche, è uno dei principali baluardi del welfare. Esso contribuisce in modo significativo alla serenità̀ delle famiglie e dei lavoratori, conferisce maggiore capacità di lavoro ai cittadini, è un elemento irrinunciabile del contratto sociale degli italiani e rappresenta un punto di forza per l’intero Paese. Tale possibilità̀ è oggi assicurata dall’esistenza del servizio sanitario nazionale (SSN) a copertura universale. Abbiamo quindi elaborato una serie di proposte in grado di migliorare notevolmente l’efficienza del nostro SSN. 

Su queste proposte intendiamo ingaggiare un dibattito con le altre forze politiche, che in realtà̀ sono perfettamente d’accordo tra loro su un’unica soluzione, che considerano sufficiente a risolvere ogni problema: aumentare la spesa, peraltro senza indicare come coprirla. È necessario incrementare il finanziamento del fondo sanitario nazionale, ma non senza intervenire, contestualmente, su tutti i meccanismi che ne impediscono il buon funzionamento, che generano sprechi e disservizi. 

Spendiamo meglio i fondi già̀ attualmente disponibili, solo così le maggiori risorse investite sul servizio sanitario potranno produrre risultati tangibili. 

La riforma che vogliamo abbraccia tutti i principali ambiti della sanità, ed è essenziale che abbia attuazione omogenea in tutto il Paese: non possono esserci 20 modelli organizzativi diversi se vogliamo superare i gap sanitari territoriali. Le nostre proposte comprendono sette ambiti di intervento. 


PRIMO AMBITO – PIANIFICAZIONE PROGRAMMAZIONE E MONITORAGGIO

Ciascun Servizio Sanitario Regionale (SSR) è costituito da un gruppo complesso di aziende sanitarie locali (ASL) e di aziende ospedaliere (AO), coordinate da un’unica capogruppo: la regione. Ciascuna regione deve redigere un Piano Socio-Sanitario Regionale (PSSR) con cadenza triennale. Purtroppo, la politica non ha compreso la valenza gestionale dei PSSR e li interpreta come un puro atto burocratico formale.

Ogni regione lo predispone con modalità che non ne consentono il confronto, né con altre regioni, né tra periodi diversi nella medesima regione. Alcune regioni non innovano il proprio PSSR e oggi ne sono prive. La disomogeneità dei piani e dei sistemi di rilevazione non permette di comparare centralmente (a livello ministeriale) la situazione esistente nelle diverse regioni. La capacità di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e di mantenere l’equilibrio economico non è assolutamente uniforme tra le regioni, minando nei fatti il diritto all’equità di accesso ai servizi da parte dei cittadini che vivono nelle diverse aree geografiche del Paese. 

PROPOSTA 1.1
Definizione da parte del ministero di una struttura di piano sanitario regionale e di una metodologia di elaborazione omogenea, comune a tutte le regioni, sulla base di analisi demografiche ed epidemiologiche e della disponibilità̀ di infrastrutture che permettano la mobilità dei pazienti e l’impiego di soluzioni di telemedicina.

PROPOSTA 1.2
Obbligo, per tutte le regioni, di adottare il piano socio-sanitario regionale (PSSR), pena la trattenuta di una quota dei fondi spettanti alla regione, fino all’adozione dello stesso.

PROPOSTA 1.3
Definizione di un modello comune di rilevazione delle attività̀ e prestazioni erogate, dei costi e della rendicontazione degli stessi, per aree gestionali omogenee, ai fini del controllo di gestione e della comparabilità dei dati a livello interaziendale. 

PROPOSTA 1.4
Commissariamento delle regioni non in grado di assicurare livelli sufficienti dei servizi sanitari e capacità gestionali adeguate. In questo caso il ministero deve subentrare nella gestione dei SSR inadeguati per almeno cinque anni, avocando a sé nomina dei direttori generali e realizzazione di progetti di adeguamento e razionalizzazione gestionale. 


SECONDO AMBITO – PRESA IN CARICO DEL PAZIENTE E APPROPRIATEZZA DELLE PRESTAZIONI

La presa in carico del paziente è oggi disomogenea e soggetta a notevoli differenze, tra regioni, aree della stessa regione o addirittura della stessa ASL. Mancano percorsi di diagnosi e cura standardizzati. Percorsi scorretti comportano rischi di errori, ripetizioni di attività, proliferazione di visite ed esami inappropriati. Risultato: liste d’attesa, sprechi, scarsa qualità dei servizi, insoddisfazione dei pazienti. Le nostre proposte sono finalizzate a perseguire l’uniformità di trattamento del paziente, a prescindere dal luogo di residenza, la massima efficacia del percorso sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, la riduzione dei costi legati a diagnosi e cura errate e a conseguenti ripetizioni di prestazioni. 

PROPOSTA 2.1
Elaborazione, a livello nazionale, di linee guida di Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA), da adottarsi da parte di tutti i sistemi sanitari regionali, con gli adattamenti necessari per tener conto delle peculiarità territoriali. I PDTA devono tenere conto delle linee guida delle società scientifiche e sono soggetti al continuo monitoraggio di appropriatezza ed efficacia, in coerenza con le nuove scoperte, conoscenze scientifiche e con le nuove tecnologie disponibili. 

PROPOSTA 2.2
Potenziamento della medicina del territorio attraverso la messa a regime delle Case di Comunità (CdC) con apertura 24H 7/7gg, presenza di guardia medica, servizio infermieristico, servizi diagnostici di base integrati con telemedicina, Centrali Operative Territoriali (COT) e coordinamento dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). 

PROPOSTA 2.3
Potenziamento delle attività̀ dei Pronto Soccorso. Creazione di un percorso parallelo per i codici bianchi, gestito da MMG e da PLS. Creazione di posti letto per i pazienti che vengono ricoverati, in apposita astanteria o direttamente nei reparti, liberando i P.S. dall’incombenza di dover gestire pazienti ricoverati per giorni sulle barelle. Divieto di ricorrere alle cooperative di gettonisti. I medici non inseriti organicamente nel SSN, devono essere selezionati da apposite commissioni regionali.

PROPOSTA 2.4
Investire quote aggiuntive di fondo sanitario nazionale nel finanziamento di programmi di prevenzione uniformi, su scala nazionale, gestiti direttamente dal ministero in stretto coordinamento con i dipartimenti di prevenzione delle ASL, per garantire uniformità di servizio sul territorio nazionale. 


TERZO AMBITO– RAZIONALIZZAZIONE ORGANIZZATIVA E CONTENIMENTO DEI COSTI

PROPOSTA 3.1
Ridurre i costi amministrativi e migliorare il servizio concentrando le funzioni amministrative, logistiche e tecniche delle aziende sanitarie, su un unico centro servizi regionale condiviso, es: bilancio, contabilità generale, analitica, personale, acquisti, compresa la centrale unica di committenza regionale. 

PROPOSTA 3.2
Revisione dei processi gestionali, sia sanitari sia amministrativi. Creazione di un modello pilota replicabile a livello nazionale. 

PROPOSTA 3.3
Ampliamento dell’orario delle attività di apparecchiature diagnostiche, con particolare riferimento a quelle più costose (Risonanze, TAC, PET e altro), su più turni, per almeno 12 – 18 ore giornaliere.

PROPOSTA 3.4
Centralizzazione dei laboratori di analisi biochimiche, di analisi molecolare e di anatomia patologica, presso poche strutture attive per almeno 10 ore al giorno su due turni. 

PROPOSTA 3.5
Dismissione obbligatoria di tutte le società in house per la produzione di servizi informatici a favore delle aziende sanitarie e degli altri enti regionali, mettendo a gara i relativi servizi. 

PROPOSTA 3.6
Cessione di tutti gli immobili non strumentali, evitando costi di gestione e acquisendo liquidità da investire in attività sanitarie. 

PROPOSTA 3.7
Avvio di un progetto nazionale di efficientamento energetico e di autoproduzione energetica, con priorità agli interventi ad altissimo rendimento economico.


QUARTO AMBITO – FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO (FSE), INFORMATION TECHNOLOGY, TELEMEDICINA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Lo sviluppo dell’Information Technology (IT) in sanità offre grandi opportunità di miglioramento del servizio agli assistiti e contestuale riduzione dei costi. Il completamento del FSE, nell’ambito della Piattaforma Nazionale di Telemedicina (PNT) permetterebbe enormi vantaggi, sia per la presa in carico, diagnosi e cura dei cittadini, sia per le attività di programmazione, ricerca clinica ed epidemiologica. Un’altra innovazione essenziale è l’implementazione di soluzioni di intelligenza artificiale, messa a sistema con il FSE e l’adozione di PDTA. Si pensi, ad esempio, al possibile sviluppo delle attività epidemiologiche e di prevenzione, al supporto ai medici nella diagnosi e nel trattamento, personalizzando l’impiego di macchinari e di soluzioni farmacologiche in modo più efficace ed efficiente, all’identificazione di inefficienze nei percorsi di cura e al suggerimento di correzioni più efficienti, al miglioramento dell’interazione tra servizio sanitario e cittadino nella prenotazione di visite ed esami. Per realizzare tutto questo sè necessario che gli applicativi IT in tutte le regioni garantiscano l’interoperabilità. 

PROPOSTA 4.1
Completamento del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), su database unico nazionale e introduzione della certificazione degli applicativi clinici adottati in tutte le regioni, che ne garantisca l’interfaccia con il FSE. Prevedere l’interoperabilità semantica, con l’adozione dei sistemi di codifica internazionali, attraverso le necessarie azioni di formazione e di change management

PROPOSTA 4.2
Adozione di sistemi informatici omogenei, almeno a livello regionale, sia in ambito clinico, sia in ambito amministrativo gestionale. 

PROPOSTA 4.3
Sviluppo e implementazione di soluzioni di intelligenza artificiale in sanità.


QUINTO AMBITO - POLITICHE DI GESTIONE E SVILUPPO DELLE RISORSE UMANE

Un aspetto molto critico del SSN è oggi la carenza di personale sanitario (medici e infermieri). Questa è dovuta a molteplici ragioni: l’errata programmazione dei corsi universitari e di specializzazione, l’andamento demografico, i rischi professionali, patrimoniali e penali, dovuti a frequenti cause da parte dei pazienti, la fuga verso l’estero, ecc. Occorre rendere le professioni sanitarie più attrattive per garantire il corretto dimensionamento del personale. 

PROPOSTA 5.1
Progressivo incremento dei livelli retributivi del personale sanitario, accompagnato dalla razionalizzazione delle mansioni (meno burocrazia) e incremento della produttività. In questo ambito è inoltre necessario differenziare il trattamento economico a favore delle specializzazioni e dei ruoli che riscuotono minori adesioni. 

PROPOSTA 5.2
Gli incrementi retributivi devono essere accompagnati da un sistema di valutazione delle performance, basato su obiettivi individuali e di reparto. 

PROPOSTA 5.3
Riconoscimento economico ai dirigenti medici delle ore di lavoro straordinario.

PROPOSTA 5.4
Facilitare l’assunzione di medici specializzandi a tempo indeterminato, riconoscendone le attività formative pratiche svolte, da parte della scuola di specializzazione. 

PROPOSTA 5.5
Introduzione della facoltà, per i medici che praticano l’Attività Libero Professionale in Intramoenia (ALPI), di rinunciare in modo permanente all’ALPI per dedicare un equivalente numero di ore di lavoro all’attività pubblica, in cambio di una congrua remunerazione delle ore aggiuntive.

PROPOSTA 5.6
Divieto di esercitare l’intramoenia al di fuori delle strutture pubbliche nelle quali si opera, con l’impegno, da parte dell’azienda di riferimento, a garantire la disponibilità di spazi e strutture idonee all’esercizio dell’attività libero-professionale.

PROPOSTA 5.7
Abolizione della responsabilità penale per il caso di errori medici, mantenendo la responsabilità civile.

PROPOSTA 5.8
Incentivare i medici di medicina generale a operare nelle Case di Comunità. Proporre ai MMG di erogare ore aggiuntive rispetto a quelle dovute in base al numero di assistiti, remunerate separatamente. Le ore aggiuntive possono essere dedicate, a scelta del medico, alla CdC o ai Pronto Soccorso. 

PROPOSTA 5.9
Divieto di ricorso alle cooperative di gettonisti. I medici non inseriti organicamente nel SSN vanno valutati e selezionati da apposite commissioni pubbliche in ogni regione, con personale comandato dalle aziende.


SESTO AMBITO - PARTNERSHIP CON LE AZIENDE DELLA FILIERA SANITARIA

Spesso le aziende che operano nella filiera sanitaria come fornitori del SSN vengono percepite come antagoniste, rispetto agli interessi del servizio pubblico. Tale concezione ha provocato conseguenze grottesche quale quella del pay- back: dato un certo tetto all’acquisizione di farmaci e dispositivi medici, in caso di acquisti in esubero da parte delle aziende del SSN, le case farmaceutiche e i produttori di dispositivi sono tenuti a rimborsarne l’eccedenza. Sono misure contrarie agli interessi del SSN. Lo sviluppo di nuovi farmaci e dispositivi medici permette nuove opportunità di diagnosi e cura. Un ulteriore fattore di ritardo del SSN è dovuto alla necessità di recepimento dei nuovi farmaci approvati dall’AIFA nel prontuario farmaceutico di ciascuna regione. Il che provoca diseguaglianze di accesso degli assistiti ai nuovi prodotti. 

PROPOSTA 6.1
Abolizione dei tetti di spesa su farmaci e dispositivi medici e abolizione dei relativi pay-back. In cambio di tali misure, negoziare un controllo permanente dei prezzi dei farmaci e dei medical device con effetto economico che tenga conto dell’inflazione e dei costi industriali ma a partire dall’ultimo pay-back pagato.

PROPOSTA 6.2
Abolizione del prontuario farmaceutico regionale e recepimento diretto dei prodotti approvati da AIFA. 

PROPOSTA 6.3
Creazione di un’unità centralizzata di Health Technology Assessment (HTA) presso il ministero, per la valutazione di impatto economico dell’impiego di farmaci o medical device, tenendo conto dei possibili percorsi del paziente. Contestuale abolizione delle unità di HTA create in diverse regioni. 

PROPOSTA 6.4
Stipula di contratti centralizzati con case farmaceutiche e di medical device, basati sul principio del risk sharing e/o del costo basato sull’efficacia dimostrata sul campo (es: sulla percentuale dei pazienti sui quali il farmaco ha efficacia).

PROPOSTA 6.5
Creare un rapporto di partnership con gli erogatori privati di prestazioni in convenzione, a condizione che il CUP regionale abbia piena disponibilità̀ di tutte le agende, che vi sia piena interoperabilità̀ tra le cartelle cliniche degli erogatori convenzionati e di quelle pubbliche, che gli esiti e le SDO confluiscano nel fascicolo sanitario elettronico, che esista un ufficio di controllo di appropriatezza delle prestazioni erogate dai privati convenzionati con controlli a campione, e che periodicamente si mettano a gara quote di prestazioni, al miglior rapporto qualità̀/prezzo. 

PROPOSTA 6.6
Ridefinizione delle RSA in base a standard omogenei comuni a tutte le regioni. Creazione di forme standardizzate di collaborazione con le RSA pubbliche e private. Individuazione e normazione omogenea, a livello nazionale, di tutti i parametri che regolano queste strutture di offerta socio-sanitaria, requisiti strutturali e organizzativi e riordino del sistema di finanziamento.


SETTIMO AMBITO - IL FINANZIAMENTO

L’attivazione di tutte le misure proposte nei diversi ambiti di intervento sarebbe in grado di migliorare la qualità del servizio e di realizzare una progressiva riduzione dei costi, che andrebbe a regime in pochi anni. L’attuale livello di finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) non è sufficiente a coprire il fabbisogno del servizio sanitario nazionale. E la spesa out of pocket sostenuta direttamente dai cittadini ha superato i 45 miliardi di euro l‘anno. La spesa dei cittadini va sostenuta fiscalmente, ma servono fondi aggiuntivi per remunerare meglio il personale sanitario, contenere la fuga verso l’estero, incrementare la produzione di servizi, ridurre le liste d’attesa, incrementare la prevenzione, rinnovare il parco tecnologico del SSN, migliorare l’efficienza energetica degli edifici. Le risorse aggiuntive non devono determinare deficit aggiuntivo.

L’incremento della spesa sanitaria da noi auspicato si realizza non solo attraverso tutte le radicali revisioni organizzative e gestionali che abbiamo sin qui proposto, ma altresì liberando a favore di sanità e scuola risorse pubbliche grazie a un’incisiva revisione della spesa corrente e dell’enorme esplosione avvenuta negli ultimi anni nella spesa assistenziale, adottando le misure previste in altri capitoli del nostro programma.

PROPOSTA 7. 1
Incrementare progressivamente il FSN dei seguenti addendi: 

  • adeguamento del FSN dell’esercizio precedente al tasso d’inflazione a/a, per mantenere il potere d’acquisto; 
  • quota aggiuntiva per il lancio di campagne di prevenzione coordinate direttamente dal ministero (come da proposta 2.4); 
  • quota aggiuntiva per il reclutamento di nuovo personale e per l’istituzione di un nuovo fondo incentivazione, da riconoscere al personale rigorosamente in base ai risultati; 
  • quota aggiuntiva dedicata al finanziamento di progetti concordati, di efficientamento organizzativo, di cui si dimostrino i benefici e l’effettiva realizzazione; 
  • quota aggiuntiva per interventi di efficientamento energetico e autoproduzione di energia (come da proposta 3.7). Si tratta di un investimento ad alto rendimento. Eventualmente potrebbe essere gestito fuori dal FSN.

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