di Christian Francia (Teramo – Abruzzo)
Con l’avvento della globalizzazione, cioè della liberalizzazione dell’economia affermatasi in particolare in Inghilterra con Margaret Thatcher e negli USA con Ronald Reagan, seguita dall’unipolarismo delle democrazie occidentali dopo il crollo del blocco sovietico, l’economia di mercato si è diffusa ovunque con una crescita costante.
All’inizio degli anni ’90 l’Italia annunciava di essere la quarta potenza mondiale come valore del Prodotto Interno Lordo. Dopo 35 anni siamo l’ottava Nazione per PIL e ci apprestiamo ad essere sorpassati da Canada e Brasile che ci tallonano da vicinissimo.
Nel frattempo, al netto dei conflitti extraeuropei, da tre anni è tornata la guerra sul suolo europeo e questo ha comportato sia effetti economici negativi e sia un nuovo avvento del muscolarismo internazionale, dove la “forza” è tornata il vero metro di giudizio diplomatico, sotto forma di arsenali militari e nucleari da sbandierare e far crepitare per imporre ragioni neoimperialistiche che affondano le radici nel disprezzo del diritto internazionale (mi riferisco alla Russia, ovviamente, ma anche USA e Cina non nascondono più le proprie mire egemoniche e annunciano le liste dei Paesi che dovranno entrare o tornare nelle loro sfere di influenza e di dominio).
Vista con l’occhio della Storia, la situazione politica non è affatto strana, perché il desiderio di conquista non si è mai sopito nel corso dei millenni e oggi riemerge affamato e spietato.
Vista con l’occhio della Filosofia, la situazione politica va reinquadrata affinché si possa trovare il bandolo della matassa e a questo scopo soccorrono Kant ed Hegel, ovvero un idealista e un realista.
Lo scacchiere politico internazionale viene solitamente diviso fra una sinistra e una destra e il potere oscilla costantemente come un pendolo fra la sinistra radicata nell’idealismo e la destra radicata nel realismo.
Kant vede la storia come il percorso di ascesa dell’umanità verso gli ideali universali della morale: la legge morale trascende la storia e chiama all’imperativo categorico di un agire teso al bene, fondato sulla razionalità e sull’universalità, in un’ottica di progresso che renda concreti gli ideali: la pace perpetua, il diritto internazionale, la federazione mondiale degli Stati.
Hegel si discosta e si pone agli antipodi con un immanentismo che fa risiedere la verità nella storia e la razionalità nel mondo reale. Le guerre non sono tragedie da evitare, bensì passaggi da attraversare perché la storia è il tribunale del mondo.
Le cosiddette Sinistre tendono ad idealizzare, a rifarsi a princìpi universali quali l’eguaglianza, la giustizia, i diritti umani, civili e politici, sforzandosi di ascendere verso una moralità condivisa, l’accoglienza dell’altro, la riduzione delle disuguaglianze, l’ambientalismo, la sostenibilità, la diffidenza verso la tirannia della sfera economica che fagocita la primazia della politica.
Le cosiddette Destre tendono ad essere realiste e a prendere atto della storia, piuttosto che a trasformarla: le diseguaglianze sono inevitabili perché figlie del libero mercato, gli Stati devono prioritariamente pensare al proprio benessere interno (per il raggiungimento del quale gli immigrati sono un ostacolo), l’ambiente e la sostenibilità devono soccombere se rappresentano inciampi per la corsa del motore economico.
L’idealità può sfociare nella sterilità dell’utopia e nella genericità dell’astratto, ma rappresenta un orizzonte di progresso per l’umanità. Il realismo viene sovente tacciato di cinismo, ma ha il vantaggio di restare con i piedi per terra.
La trascendenza si offre come guida della storia, l’immanenza come compagna di viaggio della storia che esplica e offre le proprie verità nel divenire degli avvenimenti.
A ciascuno la propria oscillazione del pendolo: condivisibile chiunque cerchi l’attuazione pratica dei propri ideali e altrettanto condivisibile chiunque si immerga nel fiume del divenire storico senza moralismi. Ma non bisogna astrarre troppo allontanandosi dalla concretezza dei fatti, né restare incollati alla freddezza del reale rinunciando ad alzare lo sguardo su orizzonti valoriali che sono patrimonio immateriale dell’umanità.
La politica diviene strabica se lascia che i due fuochi dell’ellisse della vita civile si allontanino senza dialogare e cercare una sintesi necessaria, un compromesso possibile: l’assoluto deve parlare al contingente, l’eterno guardare alla storia, la morale aprirsi al pragmatismo.
Ai valori occorre trovare gambe per camminare e farsi realtà, così come alla storia bisogna dare un orizzonte di senso che trascenda la sordità dei fatti: in questa tensione continua fra visioni, fra l’assoluto e il divenire, si deve esercitare l’arte della politica.
I Liberal-Democratici sin dal nome accolgono questo dualismo e se ne fanno orgogliosi interpreti: si può e si deve essere sia liberali e sia democratici se si vuole offrire una via d’uscita al sistema bloccato che oggi ci governa, vittima di riflessi condizionati, di uno statalismo inefficiente e inefficace, di scimmiottamenti di teorie politiche, di genuflessioni verso gli orientamenti fluttuanti delle grandi potenze internazionali.
La mediazione è un processo in fieri che non è mai definitivo, le ricette economiche sono digeribili solo se le pietanze siano a lunga cottura, il successo elettorale è figlio dell’esercizio incrollabile della pazienza, il buon governo nasce solo dalla fiducia nel compromesso, nei frutti che producono le relazioni, nell’arte del convincimento, nell’aspirazione non al meglio, bensì al meglio possibile nelle circostanze date.
Diamo fede e credito, stima e credibilità a questo progetto che oggi vede la luce, non perché non ci siano alternative, non perché destra e sinistra siano palesemente inadeguate a governare, non perché ciascuno di noi ambisca legittimamente ad un posto al sole della politica, ma perché – se il fallimento delle ricette politiche già sperimentate in Italia è inscritto nei numeri degli ultimi 40 anni – forse è il tempo di prendere in considerazione anche le ricette liberali, le quali provengono da una lunga e prestigiosa storia culturale che nel mondo ha conosciuto declinazioni di grande successo per il progresso economico e sociale che ne è derivato.
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