Programma Ulivo 1996: quando il centrosinistra vinse con idee liberali




Nei giorni scorsi abbiamo assistito alle celebrazioni del trentennale della vittoria elettorale del centrosinistra nel #1996.
Ma è stata trattata come quella di un altro evento storico di quell’anno, e cioè l’ultima volta che la Juve ha vinto la Champions League.
E cioè “ah com’era bello, dai speriamo ricapiti ancora!”.
Noi invece siamo andati a guardare CON QUALE PROGRAMMA e con QUALE POSIZIONAMENTO POLITICO il centrosinistra vinse le elezioni quell’anno.
Le parole che trovate nelle due card sono esatte citazioni de “Le 88 tesi de L’#Ulivo”, che reperite facilmente online.
Potete giudicare da soli.
E potete verificare quale sia la vera anomalia della politica italiana: dichiararsi di “sinistra” o “di destra” non in forza di un convincimento ideale, ma esattamente alla stregua di come ci si dichiara juventino o milanista.
E vi lasciamo con la domanda delle domande: ma chi - 30 anni dopo - la pensa ancora così (come riportato nelle card), oggi che cosa deve votare, visto che questi concetti sono disprezzati sia dall’attuale sinistra che dall’attuale destra? #respiralibertà
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Dal programma dell'Ulivo al massimalismo: perché siamo diversi

L’altro giorno abbiamo pubblicato il programma con cui L’#Ulivo vinse nel #1996: riduzione della spesa pubblica, riduzione #tasse al ceto medio, Stato minimo, liberalizzazioni e concorrenza.
Sono cose che il centrosinistra di oggi vede come il fumo negli occhi, bollandole come “di destra” o “liberismo selvaggio”, e che invece come sapete sono i principali elementi identitari del Partito Liberaldemocratico.
Il centrosinistra oggi è diventato una formazione di sinistra radicale e massimalista, con cui un partito come il nostro non ha niente a che vedere. Ma non per motivazioni tattiche: semplicemente, perché abbiamo un’idea radicalmente diversa di cosa serva all’Italia per invertire il declino.
Il radicalismo e il massimalismo del #centrosinistra (dalla politica estera al fisco, dal mercato del lavoro all’energia, dalla giustizia alla scuola) non cambiano a seconda di chi lo guida : altrimenti si cede all’idea che la politica sia determinata da simboli, “figurine” e convenienze, e non dalle idee.
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