
Se in questo paese siamo arrivati a ministri che dicono che le Brigate Rosse uccisero Piersanti Mattarella (e, prima ancora, Presidenti del Consiglio che non ne conoscevano il nome) non è un caso.
È accaduto perché in Italia non interessa a nessuno ricordare cosa è avvenuto in quegli anni: ne parliamo solo svogliatamente negli anniversari (con parole vuote e rituali come quelle che leggerete oggi) e non ci sogniamo neanche lontanamente di parlarne nei programmi scolastici o di affrontare il tema apertamente nel dibattito pubblico.
E men che meno interessa scoprire cosa realmente accadde.
Su quello che è successo oggi 48 anni fa, ad esempio, il Parlamento italiano (e non Napalm 51 o noncelodicono!) ha votato all’unanimità una relazione che spiega che no, Moro non fu ucciso in un garage di Via Montalcini e non era rannicchiato nel bagagliaio quando arrivarono i colpi.
Ne deriva che ancor oggi, quasi mezzo secolo dopo, in realtà non sappiamo ancora nulla su come avvenne il più importante delitto politico della storia d’Italia, e forse la “sliding door” principale della nostra avventura collettiva.
Ma non ce ne frega nulla. Non ne parliamo mai, non ci interessa, non serve a salire nei sondaggi.
E il paradosso è che forse è meglio così: se emergessero nuovi elementi su cosa è realmente accaduto in Italia negli Anni 60 e 70, non saremmo abbastanza maturi da leggerli con gli occhiali della storia. Li useremmo, probabilmente, per attaccare l’avversario politico o (peggio ancora) nel dibattito di oggi sulla situazione internazionale.
Ed è anche così – ignorando il proprio passato e non essendo pronti a guardarlo in faccia- che un paese lentamente muore.
Per il 48esimo anno intanto, il fantasma di Aldo Moro – l’uomo così distante dalla politica di oggi ma che, fosse rimasto in vita, forse l’avrebbe cambiata – saluta, ringrazia e se ne va.
Condividi veloce su uno di questi social: