Il femminismo o è universale o non esiste.
I diritti sanciti dalla Costituzione italiana valgono per tutte e per tutti i cittadini italiani.
Mentre in Iran e in Afghanistan le donne rischiano la vita e vengono uccise per rivendicare spazi misti e rifiutare il velo, in Italia c’è chi applaude alle piscine con orari segregati in nome del “rispetto delle culture”.
Smettiamo di prenderci in giro: questo non è progressismo. Questo è il razzismo delle basse aspettative.
È l’idea, subdola e paternalistica, che i diritti fondamentali – conquistati con fatica e coraggio – non valgano per tutte le donne, ma solo per quelle nate nella cultura affine a quella occidentale.
Come partito liberale, rifiutiamo questa ipocrisia.
Non barattiamo le conquiste di civiltà per elemosinare consensi (come invece fa una certa sinistra) o per la paura codarda di essere etichettati come “intolleranti”.
La segregazione di genere non è inclusione.
È oppressione. E chi la giustifica ne è complice.


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