Per anni il populismo – di destra e di sinistra – ci ha rotto le scatole con gli stipendi dei politici e dei manager pubblici.
Obiettivo sbagliato: se non paghiamo il giusto chi si occupa della cosa pubblica, a farlo saranno soltanto i mediocri o gli incapaci.
Nel frattempo, prosperava silenzioso il vero scandalo: “buonuscite” milionarie, da corrispondere anche se un manager si sposta per andare in una società più grande e a prendere più soldi.
Come sta accadendo in questo caso, con l’ex- amministratrice delegata di Terna (Giuseppina Di Foggia) che dopo soli 3 anni reclama una buona uscita di 7,3 milioni di euro nonostante sia stata designata per fare il presidente di ENI.
Che questa vicenda sia di insegnamento:
1) il populismo viene sempre usato per indicare un falso problema, spesso solo al fine di continuare a tenere in vita (e nascosto) il vero problema.
2) governare è più complicato di conquistare il consenso con gli slogan: quando arrivi al governo, devi risolvere le situazioni. Magari proprio quelle contro cui tanto ti scagliavi quando eri all’opposizione.


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